Bologna: lo studio sul caldo in città

Il Dipartimento di Fisica ed Astronomia dell’Università di Bologna ha analizzato la struttura tridimensionale del calore in città per mappare i quartieri più a rischio e progettare strategie di adattamento efficaci. Lo studio, pubblicato sulla rivista Urban Climate, ha esaminato l’evoluzione verticale e orizzontale delle temperature a Bologna, mettendo a confronto il microclima attuale con i futuri scenari legati al riscaldamento globale.

Veduta di Bologna

Gli scienziati, attraverso simulazioni meteorologiche ad altissima risoluzione, hanno dimostrato che il riscaldamento urbano non avviene in modo uniforme. L’accumulo di calore varia da un quartiere all’altro in base alla densità degli edifici, alla presenza di aree verdi, ai materiali da costruzione e alla ventilazione. I dati confermano un’intensificazione dell’isola di calore urbana soprattutto nelle ore notturne, quando le aree rurali si raffreddano rapidamente mentre il centro abitato continua a trattenere l’energia termica accumulata di giorno da asfalto e cemento.

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La ricerca si concentra poi sull’evoluzione dei prossimi decenni attraverso due modelli: in uno con lo scenario ad alte emissioni, il caldo accumulato persisterà a lungo durante la notte, portando lo scarto termico tra il centro città e la periferia rurale a toccare i 5°C. Nel modello invece a emissioni moderate garantirà un ritorno a temperature fresche decisamente più rapido. Lo studio evidenzia inoltre come il calore tenda a concentrarsi proprio negli strati più bassi dell’atmosfera, impattando direttamente sulla salute dei cittadini.

I risultati indicano che le future strategie urbanistiche dovranno differenziarsi in base alle criticità dei singoli quartieri. Se l’ostacolo principale in una zona sarà l’afa notturna, diventerà prioritario implementare corridoi di ventilazione, parchi e tetti riflettenti. Nei quartieri dove invece prevarrà il picco diurno, l’attenzione si sposterà su sistemi di ombreggiatura e rinfrescamento evaporativo. L’indagine è stata coordinata dalla professoressa Silvana Di Sabatino insieme ai ricercatori Marco Possega, Erika Brattich, Carlo Cintolesi e Paolo Ruggieri.

K.D.L

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