All’Alma Mater Studiorum la lezione del pioniere della chimica reticolare
Giovedì 28 maggio 2026 nell’Aula magna dell’Università di Bologna è stato accolto il Premio Nobel per la Chimica Omar Yaghi. Lo scienziato, di fronte a una platea gremita di studenti e ricercatori, ha lanciato un forte appello sul ruolo sociale della ricerca, definendola uno sforzo umano condiviso che deve superare confini, ricchezza e nazionalità. Secondo Yaghi, l’innovazione può azzerare le storiche disuguaglianze geopolitiche solo se la capacità di definire i problemi e utilizzare le tecnologie diventa un patrimonio accessibile a tutte le comunità e non un privilegio esclusivo di pochi paesi influenti.

La tematica della giornata bolognese è stata la rivoluzione della chimica reticolare, disciplina d’avanguardia fondata da Yaghi che permette di progettare materiali cristallini con precisione nanometrica. Il risultato più dirompente di questi studi sono i MOFs (Metal-Organic Frameworks), vere e proprie “spugne molecolari” in grado di catturare i gas serra direttamente dall’atmosfera e di estrarre acqua potabile dall’umidità dell’aria, persino nelle aree più aride del pianeta. Si tratta di soluzioni radicali e concrete alle crisi interconnesse di clima, energia e scarsità di risorse, con un impatto immediato sulla sopravvivenza e sulla qualità della vita delle persone.
La portata delle tesi di Yaghi trova una spinta straordinaria nella sua stessa biografia: nato in Giordania da una famiglia di rifugiati palestinesi e cresciuto in un campo profughi ad Amman, si è trasferito a soli 15 anni negli Stati Uniti, fino a diventare professore alla University of California, Berkeley e uno dei chimici più citati al mondo. Il Nobel, condiviso con Susumu Kitagawa e Richard Robson, corona una carriera da sempre legata anche all’Italia, come testimoniano il Premio Balzan consegnatogli dal Presidente Sergio Mattarella e l’elezione a socio straniero dell’Accademia Nazionale dei Lincei. Yaghi, attraverso il Berkeley Global Science Institute, è oggi impegnato nella creazione di centri di ricerca nei paesi in via di sviluppo, traducendo l’etica della cooperazione in fatti.
Durante la sua lecture A Global Mind for Discovery, lo scienziato ha esortato inoltre le nuove generazioni a sviluppare una mente aperta e trasversale, capace di valutare gli effetti a lungo termine della tecnologia su salute e uguaglianza. L’evento, coordinato congiuntamente dai Dipartimenti di Chimica, Chimica Industriale, Farmacia e Scienze Agro-Alimentari, è culminato nel workshop Precision Chemistry for a Sustainable Planet. La presenza del Nobel sotto le Due Torri, come sottolineato dal professor Alberto Credi, certifica il ruolo guida dell’ateneo bolognese nella ricerca internazionale avanzata. La lezione più importante di Yaghi resta però di natura politica: la neutralità climatica non si raggiunge con i vincoli burocratici, ma finanziando la scienza di precisione e restituendole la sua originaria vocazione umanitaria.
K.D.L
