Archive for the 'Emilia Romagna' Category

lug 21 2010

Rischio ridimensionamento sede locale RAI Emilia Romagna

Published by Direttore under Emilia Romagna, Il Caso

BOLOGNA – Suscita accese preoccupazioni il rischio prospettato da più parti di un  ridimensionamento della sede Rai dell’Emilia Romagna. Una questione di così tale importanza da mobilitare anche le forze politiche della regione. L’assessore regionale alle Attività produttive, Gian Carlo Muzzarelli  ha chiesto di avere un incontro con il presidente della Rai, Paolo Garimberti. “L’Emilia-Romagna non può restare schiacciata dal peso di Torino, Milano e Roma. Siamo una Regione di oltre 4 milioni di abitanti, con una percentuale di canoni Rai tra le più alte in Italia. Serve il giusto rispetto per una realtà così importante”, ha sottolineato l’assessore. Quello in discussione è un argomento ritenuto da molti vitale e sono davvero tanti i punti critici emersi, specie da una riunione a cui hanno partecipato politici, rappresentanti delle organizzazioni sindacali territoriali della comunicazione e i lavoratori della sede Rai dell’Emilia-Romagna.  L’assessore Muzzarelli ha espresso tutta la sua preoccupazione affermando che: “il ridimensionamento delle squadre esterne di Bologna è una strategia aziendale che sembra trascurare una delle Regioni più importanti d’Italia. La Rai è la prima azienda culturale del Paese, ed ha una grande importanza sotto il profilo occupazionale: a maggior ragione, quindi, non è accettabile la smobilitazione della sede emiliano-romagnola”. Nel concludere l’assessore ha auspicato che: “il presidente Garimberti ci riceva presto dando le risposte che attendiamo, anche alla luce della considerazione che la collaborazione della Rai con altre realtà regionali procede a gonfie vele, e l’Emilia-Romagna non potrà essere da meno”.

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lug 21 2010

Carceri: la criticità delle carceri Emilia Romagna

Published by Direttore under Emilia Romagna, Il Caso

BOLOGNA – La situazione nelle carceri italiane è sempre più incandescente. Una situazione che si ripercuote in maniera drammatica e particolare poi, in alcune carceri come quelle dell’Emilia Romagna. Quello che preoccupa è soprattutto la frequenza con cui si verificano alcuni gravi episodi. A pesare su tutto l’assenza di concreti provvedimenti per il sistema carcerario da parte delle Istituzioni e della politica. In primis sopperire alla carenza di organico della polizia penitenziaria che oggi è quantificata in totale a 6 mila unità. Tutto questo genera tensioni. Le tensioni avvertite nelle carceri dell’Emilia Romagna a causa del sovraffollamento e della carenza di personale di polizia penitenziaria fanno temere un aumento del rischio di aggressioni degli agenti. A lanciare l’allarme il Sindacato autonomo polizia penitenziaria, Sappe. Diversi già gli episodi verificatisi. Un detenuto extracomunitario, in carcere per reati legati alla droga, dopo essere stato trasferito dal carcere di Parma all’ospedale della stessa città, ha aggredito uno degli agenti ed ha tentato di evadere. Nell’ospedale psichiatrico giudiziario di Reggio Emilia, un internato ha aggredito prima il medico, sbattendolo contro le inferriate, e poi due agenti di polizia penitenziaria intervenuti, i quali sono stati feriti entrambi. Nel carcere di Parma, denuncia il Sappe, ci sono circa 530 detenuti, a fronte di una capienza di circa 400 posti, mentre il personale di polizia penitenziaria è di 370 unità a fronte di un organico previsto dal decreto ministeriale di 471 agenti. Di questi 370 poi, 90 sono distaccati a prestare servizio in altri istituti. Nel carcere di Parma inoltre, ci sono 3 reparti detentivi chiusi per ristrutturazione e che non potranno essere riaperti per mancanza di personale. Non è migliore la situazione a Reggio Emilia dove la situazione, secondo il Sappe, è drammatica. Da tempo giace nel cassetto un progetto che secondo il Sappe consentirebbe di razionalizzare l’impiego delle risorse, umane e materiali. Si tratta della proposta di accorpare la gestione delle due strutture, casa circondariale ed ospedale psichiatrico giudiziario a cui però nessuno ha dato una risposta. Con questo progetto, secondo il Sappe, si potrebbero recuperare personale da impiegare nei servizi d’istituto.

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lug 16 2010

Emilia Romagna: Ondate di calore, accorgimenti e numeri utili

Published by Direttore under Emilia Romagna

L‘A.R.P.A. Emilia-Romagna e l’A.U.S.L. di Bologna prevedono per i prossimi giorni un particolare incremento delle temperature in città che potrebbero essere aggravate da elevate concentrazioni di ozono. Si invita, pertanto, coloro che sono maggiormente a rischio in queste situazioni (quali le persone di età  superiore a 65 anni, in particolare se vivono da sole; le persone non autosufficienti ed i soggetti affetti da patologie cardiocircolatorie e/o respiratorie, da ipertensione, da diabete, da
patologie tiroidee; famiglie con neonati e bambini piccoli; donne in stato
di gravidanza) a seguire alcuni accorgimenti:

 - non uscire nelle ore più calde della giornata, indicativamente dalle ore 12 alle ore 18;

 - bere molti liquidi – ad eccezione di coloro che sono affetti da specifiche patologie per le quali è necessario consultare il medico; bere anche quando non si ha sete; evitare: bevande alcoliche, con caffeina, gassate o contenenti zuccheri, ghiacciate o fredde, in quanto aumentano la sudorazione e se troppo fredde potrebbero causare anche gravi problemi di congestione;

 - mangiare abbondante frutta e verdura fresche e consumare pasti
leggeri;

 - fare bagni o docce con acqua tiepida per abbassare la temperatura
corporea;

 - utilizzare climatizzatori regolando la temperatura dell’ambiente
con una differenza di non più di 6/7 gradi rispetto alla temperatura esterna; prestare attenzione nel passaggio da ambienti caldi ad ambienti climatizzati;

 - usare ventilatori per far circolare l’aria, ma non rivolti direttamente sul corpo;

 - schermare i vetri delle finestre con tapparelle, persiane, veneziane od almeno tende, riparando l’ambiente dal calore e dai raggi di sole in modo da limitarne il riscaldamento eccessivo;

 - indossare abiti leggeri, in fibre naturali, di colore chiaro, comodi; fare uso di un copricapo per cautelarsi dai colpi di sole;

 - per coloro che per motivi di lavoro sono esposti al sole, usare
idonei mezzi di protezione;

 - utilizzando autoveicoli, non lasciare persone od animali sul veicolo al sole, anche per poco tempo; salendovi, dopo che è rimasto in sosta al sole, ventilarlo e prestare attenzione alla temperatura del seggiolino per bambini;

 - avere cura dei familiari costretti a letto, verificando anche che
non siano troppo coperti;

 - fare attenzione alla conservazione dei farmaci osservando le modalità  indicate sulle confezioni per evitare delle alterazioni, ed a quella degli alimenti che, se non conservati correttamente, potrebbero subire alterazioni e sviluppo di cariche microbiche;

 - fare attenzione a cambi di umore, eccessiva sudorazione accompagnata a crampi, disorientamento, malessere generale, nausea, vomito, cefalee, tachicardia, ecc., sintomi che rendono necessario informare il medico curante o ricorrere ai presidi sanitari;

In caso di malessere, far distendere la persona in ombra, con le gambe sollevate, slacciandogli i vestiti, e porre degli impacchi freddi sulla testa, nuca e sugli arti, chiamando immediatamente il 118.

 A tal proposito si ricorda che l’eccessivo calore provoca vari disturbi tra i quali ipotensione (abbassamento della pressione del sangue), con senso di debolezza, vertigini, annebbiamento della vista.

 Si ricorda infine ch’ è  attivo tutti i giorni per tutte le 24 ore il numero verde unico gratuito 800 562 110 a cui rivolgersi per ottenere informazioni, segnalare casi di anziani fragili, per richiesta di servizi ed aiuto.

 E’  inoltre in funzione per informazioni il numero verde del Servizio
Sanitario Regionale 800 033 033
(gratuito e attivo tutti i giorni feriali
dalle ore 8,30 alle ore 17,30, il sabato dalle ore 8,30 alle ore 13,30).

 In caso di necessità  di soccorso:
 - Bologna Soccorso 118
 - Polizia di Stato – Soccorso Pubblico di emergenza  113
 - Carabinieri – Pronto Intervento  112
 - Polizia Municipale di Bologna  051266626

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gen 20 2009

Una “globalizzazione solidale”…

Si è svolto ieri a Casalecchio di Reno(BO),presso la Casa della Conoscenza,il previsto incontro pubblico,organizzato dal locale Circolo MCL “Giacomo Lercaro”,dal tema : “combattere la povertà,costruire la pace”.

Il tema scelto dal Papa,come diffuso in un comunicato della sala stampa Vaticana,”intende sottolineare la necessità di una risposta urgente della famiglia umana alla grave questione della povertà,intesa come problema materiale,ma prima di tutto morale e spirituale…”

Relatore è stato il coordinatore di PAX CHRISTI don Fabio Corazzina che ha illustrato il messaggio di Papa Benedetto XVI
per la Giornata Mondiale della Pace del 1° gennaio 2009 del quale sintetizzavamo poc’anzi i contenuti.

Prima di riferire alla platea,don Fabio Corazzina ha brevemente
illustato ai nostri microfoni alcune delle tematiche sviluppate dal messaggio papale,tra le quali degna di notevole interesse ci è parsa quella della “globalizzazione solidale”…

Vi lascio però al filmato ed al breve scambio di battute con don Fabio Corazzina.

MDG.

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dic 29 2008

LETTERA DALL’AFRICA

L’Istituto De Gasperi di Bologna ci scrive:

Gentile Amico,

sfogliando i propri libri universitari, una nostra amica ha trovato una LETTERA DALL’AFRICA di don Tullio Contiero (1929-2006). Emozionata (la lettera è datata 10 settembre 1972), ci ha chiesto di riprodurla e diffonderla in un momento speciale dell’anno, speciale come appunto è il Natale.

Si tratta di cinque paginette scritte con una portatile Olivetti (nastro blu e rosso) e stampate in ciclostile, piegate in tre per riprodurre il formato di una busta americana, graffettata, indirizzata ed affrancata sul dorso libero dallo scritto.  Nella forma le Lettere erano rivolte ad un ideale “Carissimo medico” giovane professionista appena sfornato dall’Università, nella sostanza ad un pubblico studentesco e universitario generale (don Contiero aveva un’altissima considerazione del lavoro e della funzione intellettuali).

I  viaggi annuali in Africa di don Contiero cominciarono alla fine degli anni ’60, interessando ogni volta una ventina circa di studenti universitari. Per oltre un mese, tra luglio e agosto, ragazzi e ragazze seguivano un itinerario apparentemente spontaneo ma in realtà curatissimo di città e villaggi, università, centri culturali, ospedali e lebbrosari,  missioni, savana, laghi e fiumi di Kenia, Uganda, Tanzania, Zambia.  Gli studenti pagavano il viaggio aereo e il trasporto in bus pubblico, treno o pulmino e poco altro, spesso ospitati da missionari e chiese locali. Don Contiero invitava gli studenti, specialmente i laureandi in medicina, a rimanere o a ritornare per dare una mano concreta, conseguendo talvolta insperati successi.

Per tantissimi altri i suoi viaggi costituirono un’occasione formativa unica per  affacciarsi sul mondo.

La lettera che proponiamo suggerisce l’immagine dell’Africa come spettatrice, ansiosa ed esigente, dell’umile riduzione del Dio incarnato: “insomma per non spogliare gli altri occorre abbassarsi, cioè spogliare se stessi”. Leggendo queste pagine sembra di sentire il soffio dello spirito che ci passa accanto, libero verso le sue mete, e si acuisce la volontà di non smarrire le sue tracce.

Don Tullio Contiero
Lettera dall’Africa

Tosomaganga 10-9-72

Carissimo medico,
ti saluto dal terzo mondo. Scrivo dall’interno della Tanzania, a mille chilometri da Nairobi e a quattrocento miglia da Dar es salaam.

Tramonta il sole sulla savana e presto gli animali per la foresta verranno a cercare ristoro. Psicologicamente e’ un momento che l’animo vuole pace e preghiera, dato che al bello, e alla trascendenza aneliamo come il corpo cerca acqua in questa arsura (non piove da mesi) tra i polveroni rossi di questa terra, mentre la fame sbatte i fianchi fiacchi. L’Africa ti fa capire la fame di pane e la fame di Dio: ambedue sono doni e segni della Provvidenza per inseguire il futuro nella necessità del vivere. Vivere e aspirare all’immanente: e’ la lotta di ogni attimo. E in questi momenti di eterno ti scrivo la presente. L’esperienza della messa celebrata un’ora fa tra gli ammalati e il silenzio dell’ospedale mi piegano a positive riflessioni. Durante il rito, una piccola immagine raffigurante un
lebbroso morente con la parola di speranza “risorgerò“, posta di fronte al suo volto mi ha agitato nel subcosciente religioso pensieri di forza. Mentre distribuivo la comunione e porgevo l’ostia a una mamma che teneva

il bambino nudo legato alla schiena mi cascò per terra la particola. Quel Dio perso tra la polvere ai piedi di quegli ammalati mi ha dato tutta la intuizione della bontà di Cristo nostro fratello accumunato con l’umanità piu’ diseredata, terribilmente emarginata. L’umiltà del Signore mi ha rivelato Isaia e tutto il profetismo del servo di Iave’.

Penso che nessuna sociologia e nessun dialogo politico sapranno avvicinare l’uomo moderno nelle difficoltà internazionali, nei diaframmi di razze, di lingue e soprattutto nei complicati rapporti economici tra ricchi e poveri, servi e padroni come il significato del pane eucaristico. E’ la logica della religione realizzata nell’ “ama gli altri come te stesso”. Insomma per non spogliare gli altri, occorre abbassarsi: cioè, spogliare se stessi. Oggi il credente deve condurre
le sue convinzioni ideali a conseguenze concrete, soprattutto politiche. Forse in questo senso Paolo scrive ai Galati: “non c’e’ piu’ ne’ giudeo ne’ greco, ne’ schiavo ne’ libero ne’ maschio ne’ femmina, perché tutti siete un solo corpo”.

Sono ospite nel piccolo ospedale missionario di Tosamaganga: lavora un giovane medico di Savona con 5 infermiere francescane. Un tantino di malaria e di stanchezza mi obbligano allo stop nel mio andare dallo Zambia alla Tanzania. Non so se arriverò in Kenya ed in Uganda, dove mi attendono amici medici. La dolcezza e la testimonianza di questo personale ospedaliero assai mi allietano. Ricompenso la loro disponibilità con le mie conversazioni e ne nasce un vero
dialogo, autentici sentimenti di amicizia. I problemi del 3 mondo visti sul posto ci 1egano intimamente e ci interroghiamo se il nostro operato e’ valido o no, mentre la fede stessa viene duramente provata tra presunte motivazioni e situazioni di fondo.

Che dire dell’Africa?
L’Africa e’ un mistero pieno di grazia e di dramma. La povertà della gente, la miseria dei lebbrosi, i contrasti sociali con 1e sue città europee ( piene di traffico, di affari, di bidonville e di prostituzione, gente che va e gente che viene da ogni
continente…). La settimane scorsa attraversavo il centro di Nairobi ( la piccola Londra) e pensavo a tutte questo cose ricordando la conversazione con una suora milanese. Raccontava che al suo arrivo, all’inizio del secolo, Nairobi contava solo un piccolo ufficio postale,qualche casetta inglese e poi tutto era bosco e i sentieri si snodavano sotto le piante. Mentre camminavo osservavo
a vista d’occhio l’universita’, la cattedrale, l’hotel Hilton,i grandi viali, quasi come l’Eur di Roma. Davvero dalla savana, alla I elementare, alle scuole superiori,all’università e al traffico aereo, di cammino ne ha visto questa gente. E dire che per anni i primi missionari per convincere i genitori a lasciare liberi i bimbi per la scuola dovevano pagarli, mentre gli inglesi protestavano per la dedizione scolastica dei religiosi.

Come pure la retribuzione della mano d’opera prestata dagli africani sotto la direzione dei coloni non e’ che fosse giustamente retribuita al dire della suora. “Padre, veramente i capi dissanguavano questi africani. Con pochi scellini liquidavano i lavori fatti durante una settimana.
E magari l’operaio aveva una nidiata di bambini nella capanna… Sono cose tristi ma vere. E non e’ detto che pure qualche missionario con tutte le sue buoni intenzioni per la costruzione di scuole o di maternity Centres, non abbia lasciato a desiderare per quanto riguarda la giustizia nei confronti della paga agli operai. Non sono mancati gli errori. Che vuole, l’Italia nel 1911 e nel 36
e’ venuta in Africa con i cannoni. Colonialista accanto agli altri stati coloniali. Tutto veniva valutato dal nostro punto di vista; ci si lamentava del poco rendimento, della poca capacità e della poca costanza dell’africano nel lavoro. Vede, pure le strade più grandi della città sono frutto del lavoro dei nostri soldati italiani: erano i nostri ragazzi prigionieri durante gli anni di guerra.

Mi accorgo di lasciarmi prendere la mano da ciò che non vorrei dire, quasi per riconoscere
PAGINA 3
l’operato di questa giovane chiesa africana giudicata “trionfalistica e occidentale“ dai contestatori. Forse e’ l’innato sentimento di rivendicazione e di gratitudine per quelle centinaia e centinaia di suore maestre e operaie che con immensi sacrifici di salute, di gioventù hanno prodigato tutte le loro energie all’opera della educazione. Oggi nelle città africane é comodo visitare le ambasciate cinesi o russe, parlare di sistemi socialisti nelle università di Dar es Salaam o di Lusaka, conversare con le eleganti impiegate o professoresse africane, ma dietro tutta questa emancipazione esiste la storia di tutta una vita interiore offerta a Dio e al prossimo che ha preso le mosse dal primo educatore. Sono ex maestre che 60, 50 anni fa, appena diplomate in Romagna o
nelle ragioni del Piemonte o Veneto (queste le mie conoscenze) hanno seguito l’ideale missionario. Proprio per sottolineare la trama di questo lungo lavoro sociale basta ricordare la festa di ieri svoltasi qui a Tosamaganga in occasione del 25 di sacerdozio di un parroco africano.
La chiesa era gremita di popolo. L’organizzatore era il P. Giorda di Torino.

Neppure David con la sua sapienza ha tributato a Dio tanta elevazione di preghiera con canti, inni, accompagnati da tamburi, organo, arpe, chitarre, batti di mano, ritmi sacri, durante la funzione. L’orazione comunitaria era condotta ad una concezione estetica di bellissima poesia e di finissima
conduzione liturgica. Nel grande sagrato sono seguiti discorsi augurali, giochi di ragazzi, saggi ginnici di diverse tribu’ in uno sfavillio di colori e di abiti. Tutto ebbe termine nel primo pomeriggio. A pranzo trovai ravioli e simili consolazioni della nostra cucina italiana. Più tardi passai in cucina a ringraziare le suore. La cuoca (Emiliana) da 45 anni vive dietro le pentole.
”Che vuole, Padre, io sono convinta che i medici e le medicine siano indispensabili, ma è soprattutto necessaria una buona cucina. Ai miei primi anni di Africa la sottonutrizione e la malnutrizione distruggevano bambini, vecchi e molta povera gente. Io vengo da una famiglia contadina. Mia madre mi. ha insegnato a fare di tutto in casa… A 20 anni, arrivata in Tanzania,
nella missione dei Padri c’era una scuola con 600 ragazzi ed io ho sempre pensato alla cucina e al pollaio. Le ragazze che hanno lavorato con me ormai sono sposate con figli grandi e forti come i nostri ragazzi italiani.

Questa presente che doveva essere una semplice paginetta da girare ad un paio di amici vedo che si dilunga in un intero capitolo, quasi una lunga storia. Sia pure, ma torniamo all’iniziale stato di animo e alla attuale descrizione
dell’Africa di adesso, o meglio, dei 4 paesi visti dal sottoscritto o della particolare Africa di questa sera. Forse domani cambierò il mio parere. E’ un’ora di sincerita’ sociologica registrata da un incompetente.

E’ meglio che mi confessi presto, subito. Mi voglio liberare dall’ingombro che mi batte addosso. E’ una confessione ad alta voce ma che passa attraverso queste mani e il nastro riproduce il rosso blu’ di questa realtà. Queste pagine hanno il difettodell’improvvisazione per aver toccato molti argomenti accennati a primo gettito. Il contenuto però’ lo ritengo una meditazione continua di queste settimane, frutto di diverse analisi,conversazioni e di molte domande con gente che vive la situazione africana. In Europa spesso siamo facili ai momentanei entusiasmi o a futili emozioni romantiche sul terzo mondo. A questo punto se dovessi appellarmi alla descrizione delle prime righe dovrei soffermarmi su questo
tramonto di fuoco o su alcune figure apocalittiche di certi animali, come sulla mitezza e sulla eleganza di altri. Ma mi preme di più sottolineare la bellezza dei bambini, magari il comportamento implorante di certe mamme di fronte ai bambini ammalati, denutriti o bisognosi di tutto. Impressionano assai pure gli sguardi dei vecchi con tutti i diaframmi del sotto io che reclamano aiuto ed esistenza nella sera della vita, dispersi sotto le capanne tempestate dalle
intemperie e molestati dagli insetti di tutte le specie.

Qui e’ tutto un susseguirsi di fatti e di necessarie improvvisazioni che ti sbattono in diverse direzioni del pensare. Il termometro della mia fede va dalla animazione della preghiera come agli sdegni e alle imprecazioni contro piccoli uomini egoisti, metodi ed istituzioni ingiuste. Credo che le Chiese dei paesi capitalisti, le università, gli economisti siano, o meglio siamo, tutti colpevoli
della situazione di questo terzo mondo fatto di ammalati, di analfabeti, di sfruttati e sfruttatori e di sottosviluppo di ogni genere.
Scusami. E’ per me una sera grave. ”Vedi, Contiero, se tu fossi un ammalato grave o dovessi applicarti una seria terapia non potrei farti nulla: mi mancano mezzi, strumenti ospedalieri adatti e medicine efficienti per le molto malattie tropicali… “. Questa e’ la situazione del mio ospedale e dei miei ammalati. Così mi parlò il medico del piccolo ospedale. Il discorso del medico e’ stato improvvisamente interrotto perché in quel momento arrivò con una jeep , tutto
trafelato, Padre Giorda con una mamma assai ferita, morente e morsicata da un serpente. La povera donna era sorretta in braccio di sua figlia, ancora bambina. Il missionario per caso aveva trovato l’ammalata, a 40 miglia dall’ospedale, al confine della sua parrocchia. Ammutolito,osservai quel rapido pronto soccorso e pensai ai tre nuovissimi ospedali chiusi per mancanza di medici e di infermieri che vidi sul lungo nastro di strada che si snoda da Kampala a Kigumba,
Gulu, Anaka, Nebbi, in direzione del Lago Alberto. Intanto noi a Bologna, Milano o a Valle Giulia di Roma (oppure ai nostri corsi su “ Marxismo e cristianesimo” a Cogne ….) continueremo a problematicizzare e a contestare sulle questioni di metodo o sulla chiesa dei poveri.

Vedo che e’ notte e i pensieri potrebbero farsi più cupi. Domani verrà l’alba e praticheremo una pagina del Vangelo di Giovanni sul Cieco nato: “ Finché è giorno Io opero….”.
Ti saluto con questo desiderio di speranza e ti assicuro che al ritorno in Italia
all’universita’ continuerò a gridare.

Don Contiero

P.S. Lettera per i medici e i laureandi in ingegneria, fisica, chimica, agraria e veterinaria.

(Fonte: Istituto Regionale di Studi sociali e politici “Alcide De Gasperi” – Bologna)

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dic 27 2008

Buon Giorno Impresa – Anno IX – Venerdì 12 Dicembre 2008 N.1.724

BGAgenzia quotidiana di informazione economica per le MICRO – piccole – medie impreseBG

Effe Elle Editori Srl – 44042 Cento (Ferrara) Via Ugo Bassi n. 77/1 – E mail: info@effeelleeditori.it ( (051) 74.01.542 ( fax (051) 74.01.543 - Direttore responsabile: Flavio Andrighetti – E mail: flavio.andrighetti@effeelleeditori.it) ( Portatile (334) 874.60.68 ( Skipe: flavio03041940 – Registrazione numero 12200 dell’1 Giugno 2000 presso il Tribunale di Ferrara

Che succede? In Italia, ogni giorno si hanno in media 633 incidenti stradali con 14 morti e 893 feriti * Nel corso del 2007 di sono verificati, complessivamente, 230.871 incidenti stradali, che hanno provocato 5.131 morti e 325.850 feriti, con lesioni di diversa gravità (dati Istat) * Una vera ecatombe, anche se, rispetto al 2006, vi è stata una diminuzione del 3 per cento nel numero degli incidenti, del 9,5 per cento del morti e del 2,1 per cento dei feriti. (fa)

Osservatorio ý Secondo la Congregazione per gli istituti di vita consacrata, i cattolici che nel mondo fanno vita monastica sono oltre 60.000 (12.000 uomini e 48.500 donne * , in tutto il mondo * Le comunità maschili sono formate in media da 15 religiosi e sono ubicate prevalentemente nelle città, mentre Le monache sono distribuite in 3.520 monasteri, due terzi dei quali in Europa.

Europa A Il Rapporto annuale dell’Osservatorio europeo delle droghe pone in evidenza denuncia che continua ad aumentare il consumo di cocaina (soprattutto tra i giovanissimi) mentre diminuiscono i consumi degli spinelli e, soprattutto, di ecstasy * Inoltre, viene denunciato il boom dei negozi on line per la vendita di droghe sintetiche altamente dannose per la salute * In Italia, purtroppo, negli ultimi 12 mesi si è registrato il più alto consumo di cocaina: 3,2 per cento dei giovani in età compresa tra i 15 e i 34 anni.

E bene saperlo! I E’ stato recentemente siglato un accordo tra la fiera “Fashion Shanghai” e la società T.D.F. di Milano che la rappresenterà in esclusiva per l’Italia a partire dalla prossima edizione che si terrà a Shanghai dal 10 al 12 Marzo 2009 * La fiera “Fashion Shanghai” si svolge una volta all’anno nei nuovissimi padiglioni del Shanghai New International Expo Center (SNIEC) il più importante centro espositivo in Cina * E’ organizzata dal Shanghai Textile, Tecnology, Service & Exhibition Center e sponsorizzata dal Shanghai International Fashion & Culture Committee, dal Comune di Shanghai e dalla Camera di Commercio Internazionale di Shanghai * La fiera “Fashion Shanghai” presenta una vasta gamma di settori merceologici del comparto tessile-abbigliamento tra cui il Pronto Moda: un’arma vincente per il mercato cinese! * Non solo corrisponde ai tempi di acquisto dei compratori cinesi ma evita quasi del tutto il rischio di concorrenza sleale sul mercato europeo! * Proporre a Shanghai dal 10 al 12 Marzo 2009 quello che saranno le tendenze moda dell’Estate 2009 e trovare i partners distributivi con i quali sviluppare un vero mercato in Cina attraverso non solo multibrand store ma anche franchising! * Per informazioni: info@t-d-f.com

I numeri ¬ A settembre 2008, il fatturato dell’industria italiana è aumentato del 5,4 per cento su settembre 2007 e dell’1,7 per cento su agosto 2008 * Gli ordinativi sono aumentati dell’1,2 per cento su settembre 2007, mentre sono calati dell’1,5 per cento su agosto 2008. (dati Istat)

Sul territorio ¬ A Reggio Emilia, hanno superato il traguardo delle 10.000 unità le imprese femminili registrate alla Camera di commercio nel primo semestre 2008 * Sono passate da 9.902 a 10.071 con una crescita dell’1,7 per cento rispetto a giugno 2007 (percentuale più che doppia rispetto a quanto osservato in Emilia-Romagna: +0,7% e nettamente superiore al dato nazionale:+0,1%) * L’andamento rilevato dall’Ufficio Studi della Camera di commercio ha permesso così all’imprenditoria in rosa di ritagliarsi un ulteriore piccolo spazio nell’economia della provincia portando il proprio peso percentuale al 17,1 per cento del totale rispetto al 16,9 per cento dell’anno precedente * Il trend è risultato positivo per la quasi totalità dei settori di attività economica.

Europa A Nel mese di settembre 2008, rispetto ad agosto, l’attività edilizia è diminuita dell’1,3 per cento nella zona euro e dell’1,5 per cento nell’Ue27 * La produzione nel settore delle costruzioni, rispetto al settembre 2007, è diminuita del 3,8 per cento nell’Ue15 e del 3,1 per cento nell’Ue27 * La diminuzione maggiore si è verificata in Gran Bretagna (-8,5 per cento) e in Spagna (-7,8 per cento) e la maggiore crescita si è avuta in Slovacchia (+7,2 per cento) e in Portogallo (+6,8%). (dati Eurostat)

La ricerca L In Italia sono circa 25 milioni le piante riprodotte con la tecnica della ‘micropropagazione’, la maggior parte delle quali alberi da frutto e piante ornamentali da fiore e da giardino * “Per micropropagazione si intende la coltura in vitro di specie vegetali in una forma miniaturizzata, in condizioni di illuminazione e temperatura controllate - spiega Maurizio Lambardi, ricercatore dell’Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree (Ivalsa) del Consiglio nazionale delle ricerche di Sesto Fiorentino – Le micropiante sono mantenute così in condizioni di sterilità e trovano nel substrato gelificato, in cui sono inserite, tutte le sostanze nutritive di cui necessitano, sali minerali, vitamine, saccarosio, sostanze ormonali. Con la micropropagazione, le piante possono essere riprodotte molto velocemente, svincolando i laboratori commerciali dalla stagionalità tradizionale della propagazione per talea o per innesto. Con questa tecnica si possono ottenere quantità molto elevate di piante ogni 3-4 settimane e in tutto l’arco dell’anno”..

BG è redatta tutti i giorni lavorativi ed è inviata esclusivamente per E-mail * La collaborazione è aperta a tutti i destinatari, che possono inviare articoli e note su argomenti che riguardino il mercato, l’impresa, l’economia in generale e notizie sulla propria attività imprenditoriale o professionale

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dic 07 2008

Il Concentus presenta lo Stabat di Rossini a Bologna

Il Il Concentus Musicus Fabraternus Josquin Des Pres è in tour a Bologna: terrà due concerti, il 7 dicembre al Teatro di Castel San Pietro e l’8 nella chiesa di S. Cristina per il Circolo Leone XIII e presenterà lo Stabat Mater di Rossini è in tour a Bologna: terrà due concerti, il 7 dicembre al Teatro di Castel San Pietro e l’8 nella chiesa di S. Cristina per il Circolo Leone XIII e presenterà lo Stabat Mater di Rossini.

Il Concentus Musicus Fabraternus Josquin Des Pres è lieto di invitarvi al concerto

Gioacchino Rossini

Stabat Mater

Vittoria D’Annibale
soprano

Fabiola Mastrogiacomo
mezzosoprano

Enrico Talocco
tenore

Adriano Scaccia
basso

Silvia palombo
Pianoforte

Alessandra Maura
organo

Concentus Musicus Fabraternus
JOSQUIN DES PRES
Coro polifonico

Direttore: Mauro Gizzi.

Bologna

Teatro di Castel S. Pietro, domenica 7 dicembre 2008, ore 21

Chiesa di S. Cristina, lunedì 8 dicembre, ore 10

(Fonte: http://pietroalviti.wordpress.com)

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dic 01 2008

Buon Giorno Impresa – Anno IX – Giovedì 27 Novembre 2008 N.1.714

BG – Agenzia quotidiana di informazione economica per le MICRO – piccole – medie imprese – BG

Effe Elle Editori Srl – 44042 Cento (Ferrara) Via Ugo Bassi n. 77/1 – E mail: info@effeelleeditori.it ( (051) 74.01.542 ( fax (051) 74.01.543 – Direttore responsabile: Flavio Andrighetti – E mail: flavio.andrighetti@effeelleeditori.it) ( Portatile (334) 874.60.68 ( Skipe: flavio03041940 – Registrazione numero 12200 dell’1 Giugno 2000 presso il Tribunale di Ferrara.

G NEI PALAZZI

G Eurolandia G Entrata in vigore la nuova normativa UE per la raccolta e il riciclaggio delle pile usate – E’ entrata in vigore la nuova normativa dell’Unione europea diretta a tutelare la salute umana e l’ambiente imponendo la raccolta e il riciclaggio corretti delle pile usate * La direttiva stabilisce inoltre la responsabilità dei produttori per quanto riguarda la gestione delle pile quando si trasformano in rifiuti * Adottata dal Parlamento europeo e dal Consiglio nel 2006, è dei giorni scorsi la scadenza per il recepimento da parte degli Stati membri della direttiva modificata relativa alle pile * Finora sette Stati membri hanno comunicato alla Commissione il testo dei provvedimenti nazionali che recepiscono integralmente la direttiva.

G Eurolandia G Pubblicata nuova guida su consumo sostenibile – L’Unep (United Nations Environment Programme) e l’Unesco hanno pubblicato una versione aggiornata del “Training Kit YouthXchange” sul consumo sostenibile * Tra le novità di questa guida, un capitolo su come i giovani possono conciliare le loro aspirazioni di vestire alla moda con la consapevolezza dell’impatto che i loro consumi hanno, per esempio, sul cambiamento climatico * La guida è disponibile in 18 lingue.

G Governo italiano G Il disegno di legge delega sul federalismo fiscale è stato approvato definitivamente dal Consiglio dei Ministri del 3 ottobre * L’approvazione del testo sul federalismo è avvenuta dopo che con le regioni, le province e i comuni era stato raggiunto un accordo la sera prima a Palazzo Chigi con il presidente del Consiglio * La conferenza unificata ha dato il proprio assenso con alcune modifiche – recepite poi nel provvedimento approvato dal Consiglio dei ministri * Il disegno di legge contiene una delega per dare attuazione all’articolo 119 della Costituzione, come modificato nel 2001 dalla riforma del Titolo V della seconda parte della Costituzione, con cui è stata stabilita, in particolare, l’autonomia di entrata e di spesa di Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni, con l’attribuzione a tali enti di tributi propri e di compartecipazioni al gettito di tributi erariali riferibile al loro territorio, oltre ad un fondo perequativo statale, senza vincoli di destinazione, per i territori con minore capacità fiscale per abitante * L’attuazione del federalismo fiscale punta sulla responsabilizzazione dei centri di spesa, la trasparenza dei meccanismi finanziari e il controllo democratico dei cittadini nei confronti degli eletti e dei propri amministratori pubblici.

G Sottosegretariato al turismo G Il Sottosegretario Michela Vittoria Brambilla, ha presentato in ottobre il Rapporto sulla stagione estiva del turismo 2008, che segnala “i problemi che il nostro turismo sta affrontando” * Il Sottosegretario Brambilla ha illustrato il lavoro che ha visto riunite le risorse di dati e competenze del Dipartimento del turismo, dell’Istat, di Unioncamere, e della Banca d’Italia * Ciò che si evince è che, “di fronte ad una domanda turistica che rispetto a dieci anni fa si è decuplicata, non riusciamo né a mettere insieme idee né a realizzare quelle strategie innovative, necessarie per posizionarci in questo nuovo mercato e sfruttarne tutte le potenzialità … La nostra industria turistica oggi opera sotto sforzo” per almeno tre ordini di motivi: Œ L’insufficienza di una programmazione che consenta di coordinare e di pianificare le politiche necessarie a rilanciare una serie di interventi su logistica, infrastrutture, reti di trasporto e di servizi e, insieme, di individuare aree da valorizzare (come il settore del turismo congressuale)  Leggi e barriere burocratiche che ostacolano l’afflusso di quei capitali che oggi sono necessari per l’ammodernamento delle imprese e per la messa in rete delle nostre strutture di accoglienza Ž Un livello ancora scarso di professionalità degli addetti e un’offerta dei servizi che, nel rapporto qualità/prezzo, non riesce ad essere competitiva con quella di altri paesi. Anche il funzionamento del trasporto aereo determina l’andamento del turismo in Italia, e solo una nuova “Alitalia” potrà consentirci di intercettare i flussi turistici internazionali, specialmente quelli a lungo raggio.

G Camera dei Deputati G Il governo dovrà “adottare le opportune iniziative per distribuire gratuitamente una copia della Costituzione a tutti gli alunni” * E’ quanto prevede un ordine del giorno al Decreto legge Gelmini, su cui il governo ha dato parere positivo e che è stato approvato a grandissima maggioranza (441 sì, 14 no, 2 astenuti) alla Camera dei Deputati.

G Regione Emilia-Romagna G La Regione Emilia-Romagna finanzia 26 progetti nel settore emigrazione – Sui 42 presentati, sono 26 i progetti delle associazioni regionali e estere e degli enti locali, che la Regione finanzierà nel 2008, per un totale di 160.295 euro, per dare continuità e sviluppo ai legami con le comunità emiliano-romagnole sparse nel mondo * La recente legge regionale sull’emigrazione (la n. 3 del 2006) non consente di concedere contributi direttamente alle associazioni, ma solo ai progetti che abbiano una ricaduta positiva e documentata sulla società regionale * Le associazioni che si occupano di emigrazione operando sul territorio regionale si sono viste assegnare l’importo più elevato (64.700 euro) per un totale di 7 progetti * Sono invece 15 i progetti delle associazioni emiliano-romagnole all’estero ammessi al finanziamento per un totale di 57.095 euro, e 4 i progetti degli enti pubblici regionali che godranno dei contributi della Regione, per complessivi 38.500 euro G I progetti sono stati vagliati dal nucleo di valutazione della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo, che li ha selezionati in base a criteri di aderenza alle priorità previste dalla legge, di risultati attesi, di compartecipazione di sponsor pubblici e privati (i contributi regionali coprono al massimo il 70 per cento dell’importo ammesso) di partenariato e di concretezza progettuale, oltre che di congruità del piano finanziario * In generale si può dire che, rispetto al 2007, le associazioni e gli enti pubblici hanno fatto un ulteriore sforzo per cogliere lo spirito della legge, cercando di proporre progetti in grado di portare benefici concreti alle comunità di riferimento G E’ il caso, ad esempio, della Comunità Montana delle Valli del Nure e dell’Arda, in provincia di Piacenza, cui sono stati riconosciuti due progetti, intesi a sfruttare i network londinese e parigino per commercializzare i prodotti e diffondere la conoscenza delle vallate piacentine * Potendo contare su un migliaio di discendenti piacentini nella capitale francese e circa tremila in quella inglese, per la maggior parte ristoratori, la Comunità Montana vuole organizzare una rete di contatti tra commercianti e produttori, anche su web, in modo da promuovere i prodotti tipici alimentari della montagna, in collegamento ideale con il progetto presentato dall’Association de Parme et de Plaisance en France (As.pa.pi), che per diffondere a Parigi l’enogastronomia della montagna utilizzerà il veicolo culturale dei musicisti che già si esibiscono nell’Appennino Folk Festival G Molte altre sono le proposte che chiedono attenzione * L’Associazione Discendenti dell’Emilia-Romagna di Pergamino (Argentina) ad esempio, usa il teatro per migliorare la conoscenza della lingua italiana degli associati: sarà realizzato un corso su testi di autori emiliano-romagnoli per migliorare anche la dizione * Anche l’Associazione Emilia-Romagna di Bruxelles scommette sul teatro, in particolare la commedia dell’arte, per valorizzare la cultura della nostra regione * Dall’Associazione di Valparaiso arriva la proposta di far conoscere l’opera di Lukas (nome d’arte di Renzo Pecchenino) disegnatore piacentino celebre in Cile * Punta invece sull’occupazione il progetto di un percorso formativo per i giovani di origine emiliano-romagnola proposto da AngeER, l’associazione degli imprenditori dell’Emilia-Romagna di La Plata e della Provincia di Buenos Aires * L’attività della stessa associazione, insieme a quella della Rete di professionisti e tecnici dell’Emilia-Romagna della zona di Mar del Plata (ProtER) rientra nell’ambito d’indagine del Movimento Cristiano Lavoratori (MCL) che metterà a punto un programma di orientamento e motivazione per i giovani disoccupati e precari dell’area, utilizzando i contatti (Floriano Roncarati)

BG è redatta tutti i giorni lavorativi ed è inviata esclusivamente per E-mail * La collaborazione è aperta a tutti i destinatari, che possono inviare articoli e note su argomenti che riguardino il mercato, l’impresa, l’economia in generale e notizie sulla propria attività imprenditoriale o professionale.

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nov 30 2008

Relazione del Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi…

…svolta nel corso dell’indagine conoscitiva della Commissione Finanze e Tesoro del Senato sulla crisi finanziaria mondiale e sui suoi effetti sull’economia italiana; è, tra l’altro, una miniera di informazioni (sulle recenti operazioni di liquidità delle banche centrali in risposta alla crisi, sulle iniziative di stabilizzazione del sistema finanziario nei principali paesi, sulla crisi del Gruppo Lehman Brothers e l’operatività con la clientela italiana, sul mercato immobiliare negli Stati Uniti, ecc. ). Il lettore può navigare e fermarsi nella parte che interessa maggiormente.

(Fonte: www.istitutodegasperi-emiliaromagna.it)

Commissione
6a del Senato della Repubblica (Finanze e Tesoro)

Indagine conoscitiva sulla crisi finanziaria internazionale
e sui suoi effetti sull’economia italiana

Un sistema con più regole, più capitale,
meno debito, più trasparenza

Audizione del Governatore della Banca d’Italia
Mario Draghi

Senato della Repubblica
21 ottobre

1. La crisi finanziaria internazionale

1.1 Le origini

La crisi finanziaria affonda le sue radici nei cambiamenti strutturali che hanno caratterizzato
negli ultimi anni l’economia globale e in modo particolare il settore finanziario stesso. La crescita mondiale, sostenuta in misura crescente dai paesi emergenti, si è accompagnata ad un progressivo ampliamento di squilibri significativi, tra loro strettamente connessi. Ad una cronica carenza di risparmio in alcune aree del mondo, particolarmente negli Stati Uniti, è corrisposta una crescente eccedenza in altre, soprattutto in Cina e in altri paesi emergenti a elevata crescita. Lo squilibrio nelle bilance dei pagamenti non è stato compensato da movimenti appropriati nel sistema dei cambi.

Non è la prima volta che squilibri macroeconomici accompagnano fasi di rapido sviluppo. Il
sistema finanziario internazionale svolge la fondamentale funzione di raccogliere il risparmio là
dove esso si forma e incanalarlo verso usi produttivi, in qualsiasi parte del mondo. Ha adempiuto a questo compito molte volte, con successo, in passato.
Che cosa ha generato fattori critici questa volta? Alcune delle profonde trasformazioni del
sistema finanziario possono incanalare, distribuire, diversificare il rischio; se vanno fuori controllo, come può avvenire in un momento di euforia finanziaria, lo rendono opaco e lo moltiplicano. La correzione, necessaria, è tanto più violenta quanto più tarda.

Negli ultimi dieci anni percezione del rischio e propensione verso di esso si sono modificate in
misura significativa. Il prolungato periodo di bassi tassi di interesse, nominali e reali, ha generato una forte espansione del credito e degli aggregati monetari. I premi al rischio nei mercati azionari,immobiliari, dei titoli di Stato e delle obbligazioni hanno raggiunto – in diversi momenti – un minimo storico. Questi sviluppi hanno spinto i prezzi delle attività finanziarie e reali su valori eccessivi. A partire dall’inizio del decennio il fenomeno si è manifestato in maniera particolarmente acuta nei mercati immobiliari, soprattutto negli Stati Uniti e in alcuni paesi europei.

Il sistema finanziario e, all’interno di esso, le banche, hanno attraversato una trasformazione
rapida e profonda. Volume e numero delle transazioni finanziarie hanno conosciuto una crescita
senza precedenti. Dal lato dell’offerta, la deregolamentazione, il progresso tecnologico,
l’innovazione finanziaria e la crescente integrazione dei mercati internazionali hanno enormemente ampliato la gamma di prodotti e strumenti offerti e le combinazioni possibili di rischio e rendimento, ridotto i costi di transazione, creato nuovi mercati e unito mercati prima segmentati.
Dal lato della domanda, è aumentata a causa dell’invecchiamento della popolazione la quota di
risparmio investita in prodotti previdenziali e assicurativi, mentre le condizioni favorevoli di
accesso al credito hanno stimolato un forte aumento della domanda di mutui e di credito al
consumo. Rispetto al modello tradizionale in cui le banche svolgevano un ruolo predominante
nell’attività di intermediazione finanziaria, è aumentato enormemente il peso dei mercati e degli intermediari non bancari.

A livello internazionale, le banche hanno risposto alle sfide e opportunità offerte dallo sviluppo
dei mercati, estendendo le loro funzioni ben oltre il tradizionale modello di intermediazione. Hanno frammentato l’attività di concessione del credito cedendo ad altri operatori finanziari prestiti da esse in precedenza erogati, tramite l’attività di cartolarizzazione. Hanno in questo modo aumentato la leva finanziaria. Dal lato della raccolta, esse hanno differenziato le fonti di finanziamento, accrescendo il peso del ricorso diretto al mercato e riducendo quello dei tradizionali depositi al dettaglio. Si è attenuata la distinzione tradizionale tra intermediari. Le banche sono oggi intermediari che forniscono liquidità e, al tempo stesso, una ampia gamma di strumenti di finanziamento con un elevato grado di complessità. Nonostante la loro quota sul totale delle attività si sia ridotta, esse mantengono un ruolo centrale e il loro legame con il mercato è diventato progressivamente più stretto e interconnesso.

L’aumento della leva finanziaria è avvenuto anche al di fuori del sistema bancario. Negli Stati
Uniti vi hanno contribuito le due istituzioni di interesse pubblico il cui ruolo era quello di sostenere il mercato dei mutui immobiliari alle famiglie, Fanny Mae e Freddie Mac.

Alla fine degli anni novanta questo sistema ha consentito l’afflusso di ingenti quantità di capitale verso attività innovative, soprattutto nel settore dell’informatica e delle comunicazioni; ha accelerato l’innovazione tecnologica, con benefici per tutti. Ha contribuito in qualche misura a una rivoluzione delle tecnologie dell’informazione i cui effetti vanno ben al di là dello sviluppo
economico, accrescendo in modo straordinario la possibilità di sviluppare e far circolare idee
innovative.

Ma la crisi finanziaria ha messo in luce anche tutte le fragilità insite in questi sviluppi.
L’accresciuta complessità degli strumenti, la loro opacità, hanno reso più difficile la gestione dei
rischi; hanno accresciuto il pericolo che, di fronte a un repentino innalzamento della volatilità dei mercati e una riduzione della propensione al rischio degli investitori, si determinassero per le banche difficoltà nella raccolta e nella gestione della liquidità. Si sono manifestati chiari problemi di governance e incentivi distorti in molte aree dei servizi finanziari: strategie e pratiche remunerative dirette più agli utili di breve periodo che alla costruzione di una solida posizione a medio termine. I doveri di diligenza degli investitori sono stati insufficienti e acritico è stato l’utilizzo delle valutazioni delle agenzie di rating. Queste ultime si sono dimostrate affette da gravi conflitti di interesse nel loro doppio ruolo di valutazione e di consulenza agli emittenti e agli investitori. La maggiore diversificazione dei rischi apparentemente raggiunta con le cartolarizzazioni si è rivelata illusoria; il rischio è risultato essere in realtà molto più concentrato di quanto si pensasse e in gran parte gravante sulle banche. L’innovazione è stata perseguita talvolta al solo scopo di aggirare le normative prudenziali. Gli istituti finanziari hanno raggiunto livelli di indebitamento e di esposizione al rischio insieme eccessivi e sottovalutati.

La crisi ha anche rivelato debolezze nel quadro regolamentare e di vigilanza. I criteri normativi
di Basilea I sono risultati insufficienti nel nuovo contesto finanziario. Hanno incentivato la
trasposizione del rischio fuori dei bilanci delle istituzioni e la creazione di un vero e proprio sistema bancario parallelo. Nuove regole contabili disegnate per aumentare la trasparenza dei bilanci bancari si sono rivelate talvolta controproducenti: sono state insufficienti ad assicurare una chiara e completa rappresentazione contabile dei rischi, e al tempo stesso hanno determinato un inasprimento degli effetti ciclici sull’attività bancaria, tendendo a rafforzare l’espansione degli aggregati creditizi in tempi tranquilli, a frenarla ulteriormente in momenti di restrizione e illiquidità.

Il sistema di sorveglianza si è dimostrato chiaramente inadeguato in alcuni paesi. L’epicentro
della crisi, è situato, non a caso, in settori e istituti poco o per nulla vigilati, in particolare nel
mercato dei mutui subprime statunitensi. Non sono mancati casi di imperizia, di incapacità di
valutare correttamente i rischi assunti e in più casi i comportamenti sono stati caratterizzati da
carenze di natura deontologica o etica e perfino da illegalità. È doveroso sottolineare che le pratiche messe in atto nei settori all’origine della crisi non sarebbero state ammissibili o possibili in molti altri paesi, in modo particolare in Italia. La scintilla iniziale si è alimentata grazie alle più ampie debolezze del sistema finanziario internazionale sopra ricordate, provocando quella rapida perdita di fiducia e di liquidità nei mercati finanziari cui abbiamo assistito nell’arco dell’ultimo anno. Questo spiega perché perdite che potevano essere circoscritte stiano invece avendo conseguenze così significative per i mercati e per l’economia reale a livello globale.

Gli allarmi, nel tempo, non erano mancati. Non potevano essere previsti né il momento, né il
preciso meccanismo, né l’entità della crisi: ma si potevano ben vedere le tensioni che si andavano accumulando. Non ultimo chi vi parla aveva richiamato più volte l’attenzione sugli squilibri del sistema finanziario internazionale; sui rischi che accompagnavano gli indubbi benefici dell’innovazione finanziaria. In tempi tranquilli, i moniti restano spesso inascoltati.

1.2 Gli sviluppi

Il rialzo dei tassi di interesse negli Stati Uniti prima, e il rallentamento ciclico dell’economia poi,
hanno determinato lo scoppio della bolla immobiliare negli Stati Uniti. L’accresciuto servizio del
debito delle famiglie e l’inversione dell’andamento dei valori immobiliari hanno portato ad un
aumento drastico delle insolvenze, in particolare nel settore dei mutui subprime. A partire dalla
primavera del 2007, le quotazioni dei prodotti strutturati legati al mercato dei mutui statunitensi hanno subito una sempre più rapida discesa e il loro mercato si è prosciugato. Ciò ha generato difficoltà di finanziamento delle società emittenti (SIV e conduits) prima, e, a seguito del loro inevitabile riassorbimento nel sistema bancario, delle banche stesse. Si è reso evidente che il trasferimento di rischi al di fuori delle istituzioni bancarie era in buona parte illusorio.

Alcune tra le principali istituzioni finanziarie internazionali hanno registrato sensibili perdite; vi
hanno fatto parzialmente fronte raccogliendo capitale sul mercato.

La situazione si è notevolmente aggravata con la crisi del gruppo Lehman nel settembre scorso.
La crisi acquista velocità, diviene sistemica. Gli operatori si sono resi conto che era possibile il
fallimento di un grande gruppo con ramificazioni sistemiche a livello internazionale; le
preoccupazioni sulla solidità delle controparti si sono fatte acute; l’emissione di strumenti di
capitale sul mercato è divenuta estremamente difficile; alla crescente sfiducia si è accompagnata la rarefazione della liquidità. Le banche hanno iniziato ad accumulare o a depositare presso le banche centrali ingenti volumi di liquidità, anche per poter far fronte a eventuali improvvise necessità future. Tutto ciò ha impedito il corretto funzionamento del mercato interbancario; si sono innalzati tassi di interesse e spreads rispetto ai titoli di stato; le contrattazioni si sono rarefatte sulle scadenze non brevissime, fino a concentrare pressoché tutta l’attività sul segmento overnight.

Le banche centrali hanno risposto alla crisi di liquidità sui mercati monetari aumentando volume
e numero delle operazioni di rifinanziamento, estendendo le scadenze, allargando la gamma di titoli accettati come collaterale nelle operazioni. L’assetto operativo della BCE si è rivelato robusto e flessibile nel rispondere in maniera efficace alla sfida posta dalla contrazione della liquidità nei mercati. Sono state da ultimo apportate modifiche di rilievo per aumentarne l’incisività (cfr. Appendice 1 su “Le recenti operazioni di liquidità delle banche centrali in risposta alla crisi”).

L’iniezione di liquidità da parte delle banche centrali è stata cruciale per impedire un completo
dislocamento del mercato monetario. Tuttavia essa cura i sintomi, non la causa profonda dello stallo dei mercati, rappresentata dal crollo della fiducia. Le preoccupazioni relative alla solidità
patrimoniale, alla adeguatezza delle condizioni di liquidità, alla rimanente esposizione ai titoli
strutturati sono stati e rimangono i fattori chiave delle tensioni sul mercato interbancario.

Alla restrizione generalizzata delle condizioni per l’accesso al credito si è accompagnata una
crescente differenziazione tra banche. Il mercato premia un ritorno al modello tradizionale di
intermediazione. È entrato in crisi e si è in pratica esaurito negli Stati Uniti il modello delle banche di investimento, con il fallimento di Lehman Brothers, l’annunciato accorpamento di Merrill Lynch e la trasformazione avviata di Morgan Stanley e Goldman Sachs in banche commerciali. Le banche hanno contrastato il deterioramento della propria situazione patrimoniale riducendo la leva finanziaria (deleveraging) sia tramite la cessione di attività, sia ricorrendo a nuove iniezioni di capitale privato. Per alcuni mesi il sistema è stato in grado di attrarre ingenti flussi di capitale: 430 miliardi di dollari, di cui 170 in Europa, a fronte di perdite dichiarate per oltre 550 miliardi, di cui circa 220 in Europa. Questi afflussi hanno cominciato a rallentare in estate a causa del forte aumento del prezzo delle materie prime, che ha depresso i corsi azionari, rendendo il ricorso al capitale privato più difficile e costoso. Vi è stato inoltre un rapido cambiamento nel profilo degli investitori: i fondi sovrani, che avevano contribuito per circa il 60 per cento del totale del capitale investito fino al dicembre 2007, sono stati rimpiazzati dagli investitori privati e istituzionali.

La situazione di grave difficoltà sul mercato interbancario ha spinto in alto i costi di
rifinanziamento di imprese e famiglie. Il collocamento delle obbligazioni delle società si è ridotto ed è diventato più costoso. A fronte di una preoccupazione crescente riguardo l’impatto della crisi sull’economia reale, in settembre si è avuta una drammatica discesa delle quotazioni azionarie che ha riguardato tutti i settori.

1.3 Le risposte di emergenza

Le risposte di emergenza alla crisi hanno assunto inizialmente un carattere prettamente
nazionale. Ciò è spiegabile, e in una certa misura inevitabile, dati i tempi diversi del manifestarsi dei casi di difficoltà più acuti, le loro diverse caratteristiche, lo stretto legame con le strutture finanziarie locali, il coinvolgimento di risorse pubbliche sotto il controllo dei governi nazionali.

Di fronte all’acuirsi della crisi, il bisogno di ricapitalizzazione del sistema bancario è diventato
più stringente; più difficile il ricorso al capitale privato. Si è reso inevitabile un intervento diretto dello Stato. Si sono manifestate con frequenza crescente, dapprima negli Stati Uniti e quindi in Europa, situazioni di vera e propria insolvenza di istituzioni finanziarie. Negli Stati Uniti, gli interventi di stabilizzazione hanno comportato accorpamenti societari, spesso con l’intervento o la garanzia del Tesoro e della Fed, il salvataggio delle GSE (Government Sponsored Enterprise) Fannie Mae e Freddie Mac e della compagnia di assicurazioni AIG, e infine l’approvazione da parte del Congresso di un piano complessivo per il sostegno delle istituzioni finanziarie che comporta lo stanziamento di oltre 700 miliardi di dollari.

In Europa, gli interventi hanno riguardato il salvataggio di alcune banche, in alcuni casi con il
concorso dei privati, nel Regno Unito, in Francia, Belgio, Lussemburgo, Olanda e Germania, il
rafforzamento delle misure di garanzia dei depositi bancari, la messa a punto di piani di
ricapitalizzazione del sistema bancario in numerosi paesi (cfr. Appendice 2 su “Iniziative di
stabilizzazione del sistema finanziario nei principali paesi).

Con la caduta di Lehman la crisi diviene sistemica; la crescente consapevolezza delle interazioni
esistenti tra le politiche dei vari paesi rende manifesta la necessità di una risposta coordinata. L’8 ottobre, le principali banche centrali del mondo hanno ridotto i tassi di riferimento delle politiche monetarie simultaneamente in modo concordato, una mossa che non ha precedenti nella storia delle istituzioni monetarie. Dando seguito alla linea espressa durante il vertice G7, il Consiglio ECOFIN ha approvato il 12 ottobre un piano di azione concertato a livello europeo. Il piano prevede che le azioni perseguite a livello di ciascuno Stato membro siano ispirate a principi comuni, in modo da rendere massimo l’impatto sulla fiducia di cittadini e mercati e limitare gli effetti distorsivi della concorrenza e le esternalità negative sugli altri paesi, garantendo il mantenimento di regole comuni.
Governi europei, istituzioni UE, autorità di supervisione e banche centrali hanno concordato di
seguire un approccio coordinato, per assicurare appropriate condizioni di liquidità alle istituzioni
finanziarie; garantire i depositanti; facilitare il rifinanziamento sui mercati delle banche,
provvedendo tra l’altro a istituire garanzie di medio periodo sulle nuove emissioni di debito
bancario; agevolare la ricapitalizzazione del sistema finanziario con interventi diretti nel capitale
delle banche; assicurare iniezioni di capitale adeguate nelle banche in condizioni difficili,
garantendo l’assunzione di responsabilità di management e azionariato; rendere più flessibile il
sistema contabile.

La chiara volontà delle autorità europee e degli altri maggiori paesi di rispondere in modo
coordinato alla crisi a livello globale è fatto di estrema importanza.

2. Gli effetti sull’Italia

Il sistema bancario

Le banche italiane hanno fronteggiato la crisi che ha investito con crescente violenza il sistema
finanziario mondiale a partire dall’estate del 2007 potendo contare su un modello di attività
fondamentalmente sano, sui forti recuperi di efficienza conseguiti negli anni passati, su un
patrimonio sufficiente, su un quadro normativo, disegnato dal Parlamento nelle sue linee di fondo,esteso e prudente. Si sono dimostrate finora in grado di reggere l’urto meglio di quelle di altri paesi avanzati.
Lo straordinario aggravarsi della crisi nelle ultime settimane ha tuttavia provocato forti tensioni
anche nel nostro Paese.

La situazione fino al fallimento della Lehman Brothers

La specializzazione della gran parte delle banche italiane nell’attività bancaria tradizionale ha
contribuito a contenere l’impatto delle turbolenze. L’attività di investment banking, fortemente
colpita dalla crisi, è limitata; rispetto ad altri paesi vi è stata assai maggior cautela nell’emissione di strumenti complessi e opachi e nell’investimento in prodotti di finanza strutturata, che si è riflessa in livelli di leva finanziaria meno squilibrati.

Secondo i dati di fine giugno 2008, i depositi e le obbligazioni della clientela ordinaria
rappresentavano il 56 per cento della raccolta complessiva delle Istituzioni finanziarie e monetarie,contro il 51 per la media dell’area dell’euro. Il peso rilevante della raccolta da clientela, pur a fronte dell’aumento del suo costo medio, ha assicurato la stabilità del passivo; ha consentito alle banche in tutti questi mesi di continuare a fornire sostegno all’economia nazionale.

Nonostante il peggioramento del ciclo economico, la rischiosità del credito bancario alle imprese
e alle famiglie italiane rimane nel complesso contenuta. Nei dodici mesi terminanti a giugno
l’incidenza delle nuove sofferenze sui prestiti complessivi è stata dello 0,9 per cento: un valore in leggero aumento rispetto alla fine dello scorso anno, ma tuttora basso rispetto ai valori osservati durante la fase ciclica negativa dei primi anni novanta, quando l’indicatore si era collocato attorno al 3 per cento.

Le famiglie italiane sono poco indebitate rispetto a quelle degli altri maggiori paesi avanzati. Nel
settore dei mutui, sebbene l’innovazione e l’aumento della concorrenza abbiano consentito di
ottenere maggiori risorse finanziarie per accedere alla proprietà della casa, non si sono diffuse,
come in altri paesi, pratiche temerarie di concessione del prestito senza un’adeguata considerazione della capacità del prenditore di restituire i fondi.

Anche per le imprese il rapporto tra debiti finanziari e prodotto, seppur in crescita, è inferiore a
quello medio degli altri principali paesi. L’incidenza degli oneri finanziari sul valore aggiunto delle imprese resta bassa nel confronto storico.
Il peggioramento congiunturale potrà, sia pure con ritardo, far aumentare l’emersione di
sofferenze nei bilanci bancari. Alcuni segnali cominciano a manifestarsi nell’incidenza dei prestiti verso clientela in temporanea difficoltà (“incagli”), che sono lievemente cresciuti in giugno, portandosi all’1,6 per cento dei finanziamenti contro l’1,5 dello scorso dicembre. Per le famiglie l’aumento dei tassi di interesse si è associato nei mesi scorsi a un maggior onere del servizio del debito, che nei dodici mesi terminanti a giugno ha raggiunto l’8,2 per cento del reddito disponibile,un punto in più rispetto a un anno prima.

Alla fine del 2007 il coefficiente di patrimonializzazione (total capital ratio) dei cinque
principali gruppi bancari era pari al 9,5 per cento, contro un minimo regolamentare dell’8 per cento.
Per i primi cinque gruppi bancari italiani il rapporto medio tra il totale dell’attivo e il patrimonio di base (Tier 1 capital) è pari a meno di 30, contro il 40 circa per i principali gruppi bancari europei.

Le regole sulla trasparenza delle attività e sul trattamento prudenziale delle cartolarizzazioni
sono fra le più stringenti. Il Parlamento ha tempestivamente attuato le direttive comunitarie
rilevanti. La Banca d’Italia ne ha costantemente dato un’interpretazione severa, in particolare in
materia di trasferimento del rischio; eventuali benefici in termini di requisiti patrimoniali sono stati accordati solo in presenza di un significativo trasferimento dei rischi sottostanti.

Più in generale, si è evitato di cadere in quella “cattura del regolatore” che molti osservatori
rimproverano al sistema di vigilanza americano. Grazie a leggi rigorose e a una ferma azione di
vigilanza, da noi non vi è quell’esteso “sistema bancario ombra” in cui altrove la crisi ha trovato
origine e alimento.

La liquidità

Fin dall’inizio delle turbolenze è stato evidente il ruolo fondamentale della liquidità
nell’assicurare la normale attività bancaria in tempi di tensione. La Banca d’Italia è intervenuta sia a livello sistemico sia a livello individuale. Dal settembre dell’anno scorso abbiamo rafforzato il monitoraggio della liquidità dei principali gruppi bancari, rilevandone settimanalmente la posizione a breve termine, la dotazione di attività liquide e la situazione strutturale. Gli intermediari che presentavano maggiori tensioni di liquidità sono stati sottoposti a un monitoraggio giornaliero.
Abbiamo tenuto sotto stretto controllo le soluzioni organizzative adottate dalle banche a presidio del rischio di liquidità nonché le caratteristiche delle attività stanziabili detenute per operazioni di rifinanziamento. Abbiamo allertato tutte le banche sull’esigenza di mantenere una stretta sorveglianza del rischio di liquidità, di condurre prove di stress rigorose, di aggiornare i piani di emergenza. Abbiamo condotto a nostra volta, con riferimento alla situazione contabile del 31 marzo 2008, un esercizio di stress a livello aggregato, che non ha segnalato situazioni critiche in presenza delle massime tensioni che era possibile ipotizzare sulla base dell’esperienza storica.

Le banche hanno compreso l’esigenza di accrescere in modo sostanziale l’attenzione per questo
aspetto. La liquidità dei maggiori gruppi è notevolmente cresciuta verso la fine dell’anno scorso ed è stata mantenuta elevata in seguito; i controlli interni sono stati rafforzati.
Se questo non fosse avvenuto, la seconda ondata della crisi, quando le turbolenze si sono
riacutizzate portandosi a un livello di gravità senza precedenti, avrebbe potuto avere in brevissimo tempo conseguenze devastanti sul sistema bancario italiano.

La seconda ondata

Il fallimento della Lehman Brothers a metà settembre ha scatenato una crisi di fiducia che si è
progressivamente aggravata, coinvolgendo uno dopo l’altro operatori europei e americani di grande dimensione, fino ai drammatici episodi di queste ultime settimane.

L’effetto della crisi Lehman sul sistema bancario italiano è stato quasi esclusivamente indiretto;
più diretti sono stati gli effetti sui risparmiatori, sui quali tornerò più avanti. Sulla base di
un’apposita segnalazione estesa a tutte le banche a eccezione di quelle di credito cooperativo,
l’esposizione del sistema bancario italiano per cassa (crediti e titoli) e in derivati (al netto degli
accordi di netting) era pari al 30 settembre 2008 allo 0,7 per cento del patrimonio di vigilanza di fine 2007; anche ipotizzando ingenti perdite, un simile urto può essere assorbito.

Ben maggiore effetto hanno avuto le tensioni inusuali che si sono determinate sui mercati
finanziari internazionali, con marcati, ricorrenti cali dei corsi azionari, un forte aumento della
volatilità, un’impennata dei premi al rischio.

Nel mese di settembre il valore giornaliero medio dei premi sui CDS per i maggiori gruppi
bancari italiani – un indicatore della rischiosità degli intermediari percepita dal mercato – è stato pari a 87 punti base, un livello significativamente inferiore a quello mediamente registrato dai grandi intermediari europei (141 punti base), a sua volta inferiore a quello dei maggiori intermediari americani (286 punti base). A partire dalla seconda metà del mese, il persistere delle tensioni e l’acuirsi dell’incertezza si sono riflessi in un significativo aumento dei premi sui CDS per tutte le banche a livello internazionale; essi tuttavia in Italia rimanevano in media inferiori a quelli osservati in Europa.

Per i primi tre gruppi bancari italiani gli spread sui CDS raggiungevano circa 130 punti base il 17 settembre, con un aumento di oltre 50 punti base rispetto al 12 settembre. Successivamente, gli spread hanno registrato oscillazioni. La scorsa settimana l’indicatore medio per i primi tre gruppi italiani si collocava al di sotto dell’indice europeo di oltre 20 punti base. Anche le quotazioni azionarie hanno fortemente risentito del clima negativo diffusosi dopo il fallimento della banca d’investimento. Rispetto ai livelli dello scorso 12 settembre la flessione registrata in media dal complesso delle banche italiane quotate fino al 16 ottobre è risultata del 28,8 per cento, a fronte di un calo del 30,2 osservato per le banche europee.

Nelle ultime settimane la situazione si aggravava. Il mercato interbancario cessava virtualmente di funzionare, se non per le scadenze overnight. Il diffondersi della sfiducia alimentava una spirale negativa sui mercati, dove le quotazioni sembravano aver perduto ogni legame con gli effettivi valori patrimoniali, attuali e prospettici, delle banche. La crisi di alcuni degli operatori europei più esposti ha creato un rischio imminente di contagio.

Le misure adottate in Italia

Rassicurare i risparmiatori, riattivare il mercato della liquidità, predisporre gli strumenti per le
misure di ricapitalizzazione che si rendessero necessarie sono gli obiettivi delle misure di
emergenza adottate negli ultimi giorni dal Governo e, nell’ambito delle proprie responsabilità, dalla Banca d’Italia. Il Comitato per la salvaguardia della stabilità finanziaria si è riunito più volte per consentire alle autorità italiane di scambiarsi informazioni e coordinare l’azione.

La risposta è comune in Europa: i provvedimenti decisi inizialmente in modo indipendente a
livello nazionale si vanno rapidamente riconducendo a uno schema coerente. Anche sulla spinta
dell’iniziativa dei quattro maggiori paesi, l’Eurogruppo ha dato indicazioni precise e fornito criteri uniformi. Il coordinamento è particolarmente stretto nell’ambito dell’Eurosistema. La coerenza delle iniziative all’interno dell’area dell’euro è fondamentale per preservare il mercato monetario unico.

In queste ore si vanno predisponendo i provvedimenti attuativi dei due decreti legge
recentemente approvati. La Banca d’Italia presta, nell’ambito delle proprie competenze, tutta la
propria collaborazione tecnica al Governo.

Per i depositanti delle banche, già protetti dal sistema interbancario di garanzia dei depositi, è
stata prevista l’ulteriore tutela della garanzia aggiuntiva dello Stato. Il Governo ha più volte ribadito il proprio chiaro impegno: nessun depositante perderà nulla.

Il problema che è più urgente risolvere riguarda la liquidità, in particolare il riavvio del mercato
interbancario. Il decreto legge 157 consente al Tesoro di fornire garanzie delle emissioni bancarie e di adottare altre provvidenze per agevolare la ripresa dei mercati. La Banca d’Italia ha già attivato uno sportello che agevola le banche nell’ottenere la disponibilità di titoli utilizzabili per il rifinanziamento presso il Sistema europeo di banche centrali. L’Eurosistema ha rafforzato ancora i propri interventi, fornendo liquidità alle banche senza limiti quantitativi.

Il congelamento della liquidità costituisce oggi in Europa e in Italia il principale rischio di
trasmissione delle turbolenze finanziarie all’economia reale. La pronta azione delle autorità sulla
liquidità è essenziale: per questo motivo le misure appena adottate a livello nazionale ed europeo sono fondamentali.

Nonostante l’ulteriore caduta dei corsi azionari e dei prezzi dei titoli, la capitalizzazione delle
maggiori banche italiane rimane sufficiente. Si è anche dimostrato che, quando è necessario, gli
azionisti dei maggiori istituti e altri investitori sono pronti a investirvi ingenti quantità di capitali
freschi; hanno fiducia nella solidità e nelle prospettive delle nostre banche.

Famiglie e imprese

Le ripercussioni della crisi vanno ben al di là del sistema bancario. Famiglie e imprese sono
colpite sia direttamente, per la perdita di valore dei titoli Lehman che esse detengono, sia
indirettamente, a causa delle prospettive di una restrizione del credito conseguente alle tensioni
finanziarie del momento.

Titoli della Lehman Brothers in possesso delle famiglie

L’esposizione dei risparmiatori al rischio Lehman assume varie forme: acquisto diretto di titoli;
acquisto di prodotti del risparmio gestito (fondi comuni, gestioni patrimoniali) che includono tali
titoli; sottoscrizione di polizze di assicurazione collegate all’andamento di strumenti finanziari che fanno riferimento al gruppo. Secondo la rilevazione avviata dalla Banca d’Italia presso il sistema bancario italiano (ad esclusione delle banche di credito cooperativo) nei giorni successivi al fallimento della Lehman, alla fine di settembre il valore dei titoli Lehman delle famiglie depositati in custodia presso le banche era pari a circa 1,5 miliardi; aggiungendo i titoli in gestione patrimoniale e quelli nel portafoglio dei fondi comuni, l’ammontare sale a circa 2,0 miliardi. A questi si aggiungono ulteriori strumenti finanziari che espongono l’investitore all’insolvenza di Lehman, sui quali hanno riferito o riferiranno a questa Commissione altre autorità.

La tutela dei risparmiatori e l’azione della Banca d’Italia

Un fallimento di grandi proporzioni mette a dura prova il funzionamento dell’apparato
istituzionale dedicato alla tutela dei risparmiatori. Il rischio di default è insito nel titolo
obbligazionario; nessuna attività finanziaria è priva di rischio. È tuttavia essenziale che gli
intermediari che offrono prodotti finanziari ai risparmiatori si comportino con la massima
correttezza; chiariscano la natura e l’entità dei rischi da assumere; prestino, in caso di eventi
traumatici, tutta l’assistenza e il sostegno che la legge e la loro stessa reputazione richiedono.

L’ordinamento ripartisce i compiti di tutela fra più autorità. Nel rispetto dei ruoli di ciascuno, la
collaborazione è stretta, per assicurare il massimo della protezione ai risparmiatori colpiti dai
recenti episodi, anche attraverso le iniziative di cooperazione che si possono rendere necessarie per fornire risposte efficaci e coordinate.

La commercializzazione di prodotti con funzione di investimento, in qualunque forma e da
chiunque effettuata, banche incluse, è assoggettata ai controlli della Consob, nei limiti delle
direttive comunitarie. L’offerta al pubblico di prodotti finanziari è, in ogni caso, soggetta
all’obbligo di pubblicare un prospetto informativo. Costituiscono prodotti finanziari, oltre agli
strumenti finanziari (es. azioni, quote di OICR, obbligazioni, contratti derivati, certificati di
deposito), anche le altre forme di investimento di natura finanziaria.

Al fine di agevolare la composizione di possibili controversie fra intermediari e clientela sono in
corso di attivazione, in una apposita struttura presso la Consob, procedure di conciliazione ed
arbitrato previste dalla legge sul risparmio.

Alla Banca d’Italia spetta innanzitutto la vigilanza sulla sana e prudente gestione degli
intermediari ai fini della stabilità del sistema finanziario, primo baluardo a tutela dei risparmiatori,in particolare dei depositanti. Le spettano inoltre poteri di regolamentazione e controllo sulla trasparenza e correttezza delle attività relative ai depositi bancari o postali non rappresentati da strumenti finanziari.

Questi poteri non hanno rilievo diretto con riferimento al caso Lehman. Il gruppo non operava in
Italia presso il pubblico con attività bancarie tradizionali.

L’attività della Banca d’Italia è stata significativamente riorientata verso il rafforzamento della
tutela della clientela bancaria e verso l’obiettivo di sostenere la fiducia nei confronti del sistema
bancario. All’interno della vigilanza è stata istituita un’apposita unità. Si sono obbligate le banche a dotarsi di una funzione di compliance, incaricata di verificare il puntuale rispetto della
regolamentazione dell’attività, in particolare quella che tutela la clientela. Si è richiamata
l’attenzione delle banche sull’importanza delle relazioni con la clientela, richiedendo che le filiali
tengano adeguati standard di comportamento e che gli uffici prestino la necessaria attenzione ai clienti, anche in caso di contestazioni di modesto valore. Abbiamo messo in cantiere un nuovo, robusto sistema per la risoluzione stragiudiziale delle controversie, come previsto dal Testo unico bancario; il CICR ha già approvato a luglio l’iniziativa; alla fine dell’anno pubblicheremo per la consultazione una bozza di disposizioni attuative. All’inizio del 2009 proporremo alla consultazione anche una riforma delle norme sulla trasparenza, con l’obiettivo di renderne la tutela più semplice e più efficace. Abbiamo reso più incisive le ispezioni sulla trasparenza e correttezza; intensificato gli interventi che seguono gli esposti con cui la clientela si rivolge a noi quando ritiene di aver subito trattamenti scorretti da parte delle banche.

Il rafforzamento delle regole e dei controlli realizzato negli ultimi anni, l’azione di persuasione
delle autorità, la sempre maggiore consapevolezza maturata dallo stesso sistema bancario e
finanziario dell’importanza centrale di assicurare un’adeguata considerazione delle ragioni della
clientela devono far sì che il difficile passaggio di questi giorni e mesi sia gestito nel modo più
corretto e trasparente possibile.

Che avverrà dei titoli Lehman in possesso dei risparmiatori?

Una stima precisa del valore di recupero dei titoli Lehman per i risparmiatori è prematura a
questo stadio, per l’incertezza sul valore delle attività che costituiscono il patrimonio del gruppo. Il caso di Lehman è reso particolarmente complesso dall’articolata struttura internazionale del gruppo.

Lascio alla Commissione un promemoria (Appendice 3) che ricostruisce, per quanto possibile al
momento, la mappa delle società del gruppo Lehman a cui possono essere riconducibili le emissioni nel portafoglio dei risparmiatori italiani e fornisce alcune prime indicazioni circa le modalità con cui, a seconda dei casi, gli investitori potranno far valere i propri diritti. Le procedure e potenzialmente la stessa entità del rimborso differiscono a seconda del soggetto giuridico emittente e di altre condizioni; cambiano a seconda della forma dell’investimento (possesso diretto di titoli, gestioni patrimoniali individuali o collettive, polizze assicurative); poiché le società interessate non sono residenti in Italia, sono sottoposte a norme di ordinamenti diversi da quello italiano.

Non è possibile chiedere ai singoli risparmiatori di orientarsi in questo intreccio. Gli intermediari
(banche, fondi, altre società) che hanno promosso il collocamento dei titoli o che ne curano la
custodia non devono lasciarli soli. Devono assistere prontamente ed efficacemente i risparmiatori, ciascuno per le proprie responsabilità, ed essere pronti a compiere nel loro interesse tutte le azioni necessarie a tutelarne i diritti.

Assistenza adeguata, informazioni chiare, aperte e complete sono essenziali. Lo richiedono
norme di legge, doveri fiduciari, tutela del buon nome. Abbiamo sollecitato gli intermediari in
questo senso.

È urgente che le banche e gli altri intermediari interessati aprano un colloquio con i propri
risparmiatori, anche in forma associata, per trovare di comune accordo le forme più efficaci di
tutela. La Banca d’Italia – nel rispetto delle competenze delle altre autorità e di ogni norma
rilevante, soprattutto in materia di concorrenza – è a disposizione per agevolare un confronto tra intermediari finanziari e risparmiatori, per tenere informati il Parlamento e il Governo
sull’evoluzione della liquidazione Lehman.

3. Le prospettive

Le prospettive di crescita dell’economia mondiale a breve termine si sono fortemente deteriorate;vengono riviste al ribasso le previsioni dei principali organismi internazionali e degli analisti privati. Negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Giappone l’indebolimento della congiuntura è netto;nell’area dell’euro il rallentamento della prima metà dell’anno si è accentuato; secondo il FMI la crescita mondiale nel 2009 sarà dovuta interamente ai paesi emergenti, che tuttavia risentiranno anch’essi della crisi.

L’Italia non fa eccezione a questo quadro generale. Gli effetti della crisi si sommano a debolezze
strutturali preesistenti. Dopo il calo del PIL nel secondo trimestre i più recenti indicatori
confermano segnali negativi per i prossimi trimestri. Calano i consumi delle famiglie, sotto il peso dell’erosione del reddito disponibile a causa dell’inflazione e dell’aumento del servizio del debito. Le inchieste congiunturali rilevano pessimismo tra imprese e famiglie.

Sebbene le banche stiano segnalando – secondo le indagini qualitative dell’Eurosistema – una
progressiva restrizione nelle condizioni di offerta del credito fin dalla seconda metà del 2007, fino ad oggi il credito erogato dal sistema bancario italiano alle imprese e alle famiglie, pur decelerando, ha di fatto continuato a crescere a ritmi piuttosto sostenuti. La situazione, tuttavia, può cambiare in fretta. Il protrarsi delle tensioni di liquidità e l’aumento del costo della raccolta rischiano di costringere le banche a un rapido deleveraging, che potrebbe comportare una contrazione del credito.

La possibilità che l’inasprimento delle condizioni creditizie per famiglie e imprese e il
deterioramento del ciclo economico si rafforzino a vicenda in una spirale negativa rimane il rischio principale per l’economia mondiale. Si deve agire su due fronti.

Nel breve termine, è urgente ripristinare il clima di fiducia di cittadini e mercati. Le misure di
emergenza adottate per proteggere i depositanti, normalizzare le condizioni di liquidità sui mercati e ricapitalizzare, all’occorrenza, il sistema bancario pongono le basi per un’azione efficace; l’attenzione non deve allentarsi.

In prospettiva occorrono, a livello internazionale, nuove regole per porre su basi più solide
l’industria dei servizi finanziari. La risposta strutturale è stata avviata, per incarico del G7, dal
Financial Stability Forum (FSF). Il nuovo sistema finanziario dovrà avere più capitale, meno debito e più regole. Il piano prevede azioni concrete per rinforzare le condizioni patrimoniali, la gestione della liquidità e dei rischi, migliorare la trasparenza e le pratiche di valutazione, cambiare il ruolo delle agenzie di rating, potenziare le risposte delle autorità per il contrasto alle situazioni di instabilità finanziaria.

Progressi significativi nell’attuazione di queste riforme sono già in atto. Essi includono la
proposizione da parte delle autorità di vigilanza di nuovi requisiti patrimoniali per le esposizioni
creditizie nei portafogli di negoziazione delle banche e delle società di intermediazione mobiliare, nuove linee guida del Comitato di Basilea sulla gestione del rischio di liquidità, importanti modifiche ai requisiti rivolti alle agenzie di rating per migliorare la qualità dei rating. Le maggiori banche hanno già applicato le raccomandazioni del FSF mirate ad assicurare informazioni più esaurienti sulle proprie esposizioni al rischio e sui processi di valutazione dei titoli più problematici.

In prospettiva va messo in cantiere un nuovo accordo internazionale sulla normativa prudenziale,che riveda, dove necessario anche profondamente, i meccanismi del Secondo accordo di Basilea. La crisi ci insegna che è essenziale rafforzare la normativa prudenziale per le banche, irrobustendo i presidi patrimoniali, la gestione dei rischi e allargando il perimetro delle attività e istituzioni sottoposte a sorveglianza. Vanno inoltre introdotti correttivi sostanziali per attenuare la tendenza alla prociclicità del sistema finanziario, che è fonte di instabilità finanziaria.

L’esperienza della crisi ha confermato che i prodotti derivati, in generale gli strumenti innovativi
per il trasferimento del rischio, sono armi a doppio taglio. Se usati in modo accorto e prudente
permettono agli operatori di coprire e diversificare il rischio e possono contribuire a ridurre la
fragilità del sistema; se adoperati senza adeguata considerazione dei rischi consentono una
moltiplicazione senza controllo della leva finanziaria. Al tempo stesso la proliferazione di strumenti complessi ha reso la distribuzione del rischio più opaca per il mercato, per i regolatori, per gli stessi operatori. Facilità di trasferire il rischio, alta leva e scarsa trasparenza hanno prodotto il risultato paradossale che la concentrazione del rischio nel sistema finanziario mondiale si è accresciuta,anziché ridursi.
È urgente intervenire.

La trasparenza richiede una drastica semplificazione e standardizzazione
dei contratti; strumenti non standard sono, per natura, difficili da valutare. Deve essere contenuto con appropriate regole il grado di leva finanziaria. Per assicurare corretti incentivi, almeno nel caso dei derivati di credito una parte del rischio deve restare, in modo esplicito, a carico dell’originator.
Infine, quando gli strumenti vengono offerti al pubblico, deve essere rafforzata la protezione del
contraente debole.

Infine, è maturo un ripensamento profondo dell’apparato istituzionale a livello internazionale. Il
sistema finanziario è globale. L’integrazione dei mercati internazionali va preservata perché è stata e sarà un fattore fondamentale di sviluppo. È necessario adeguare le istituzioni al nuovo contesto affinché l’arena finanziaria internazionale non sia “terra di nessuno”, affinché vi sia la possibilità di intervenire con tempestività e in modo coordinato all’emergere di situazioni di crisi.

Il mercato finanziario italiano, le banche italiane sono parte del sistema finanziario mondiale; ma di esso hanno condiviso solo in minima parte errori e distorsioni. Da noi non c’è un sistema
bancario ombra. La Banca d’Italia ha interpretato in modo fermo il proprio mandato, operando
perché gli errori commessi in altri sistemi non si verificassero in Italia.

APPENDICI E GRAFICI

Appendice 1. Le recenti operazioni di liquidità delle banche centrali in risposta alla crisi
Nel corso delle ultime settimane, in un quadro di significativo deterioramento delle condizioni di
liquidità dei principali sistemi bancari, diverse misure sono state adottate dall’Eurosistema, dalla Federal Reserve e dalle maggiori Banche centrali per sostenere il fabbisogno di liquidità del sistema bancario. Esse includono modifiche all’assetto operativo di politica monetaria volte a rendere più favorevoli le condizioni di accesso al rifinanziamento per il sistema bancario, incrementando gli importi in aggiudicazione nelle operazioni di mercato aperto, riducendo la penalizzazione per l’accesso al credito di ultima istanza e ampliando il novero delle garanzie utilizzabili.
Di seguito vengono riassunti i principali provvedimenti adottati dall’Eurosistema e dalla Federal
Reserve.

Le misure adottate dall’Eurosistema

A partire dalla metà di settembre nell’area dell’euro le disfunzioni del mercato monetario sono
diventate particolarmente gravi. L’Eurosistema è intervenuto attraverso significative iniezioni di
liquidità a varie scadenze, sia in euro sia in dollari. In assenza di scambi di fondi interbancari, si è registrato un ricorso crescente ai depositi overnight presso la Banca centrale e al rifinanziamento marginale.

Il rifinanziamento in euro. Nelle operazioni ad una settimana, in seguito al significativo
innalzamento dei tassi d’interesse risultanti in aggiudicazione, sono stati progressivamente
accresciuti gli importi assegnati in asta. Tali livelli sono oggi ben al di sopra della misura necessaria per l’assolvimento dell’obbligo di riserva, in precedenza utilizzata come riferimento per la determinazione dei volumi in aggiudicazione in asta.

È stato accresciuto anche l’importo delle operazioni di rifinanziamento a più lungo termine, per
effetto sia di una nuova operazione supplementare a 38 giorni, di importo pari a 120 miliardi, sia del raddoppiamento, a 50 miliardi, dell’importo delle operazioni con scadenza a 6 mesi.

Il rifinanziamento totale in euro dell’Eurosistema, che prima del 15 settembre era
complessivamente pari a 476 miliardi (di cui 300 a più lunga scadenza), è passato a 739 miliardi (di cui 447 con scadenza superiore a una settimana).

Il rifinanziamento in dollari. Le crescenti difficoltà nell’approvvigionamento in dollari da parte
delle banche europee hanno indotto l’Eurosistema ad ampliare gli importi e le scadenze del
rifinanziamento in dollari. Dopo l’introduzione, l’11 agosto, di operazioni con scadenza a 84 giorni,affiancate a quelle a 28 giorni già da tempo utilizzate, a partire dal 18 settembre sono stati avviati interventi con scadenza overnight per importi, aggiudicati nell’area dell’euro, fino a 70 miliardi di dollari ad operazione.

A causa delle perduranti tensioni sul mercato monetario, la BCE ha infine annunciato che nel
quadro di un accordo con la FED e le Banche centrali del Regno Unito, Giappone e Svizzera in
occasione del rinnovo delle prossime aste, l’aggiudicazione avverrà a tasso fisso e predeterminato,
allo scopo di evitare fenomeni di eccessiva dispersione delle domande in asta, con conseguente
aumento dell’incertezza associata alla partecipazione a tali operazioni; inoltre, ad ogni asta verrà aggiudicato l’intero importo richiesto. Vengono infine effettuate, a partire dal 15 ottobre scorso,aste di durata e cadenza settimanali, che vanno a sostituire quelle overnight. I tassi di
aggiudicazione sono predeterminati. Tali interventi si accompagnano ad un’estensione della linea di swap in dollari che la Fed ha reso disponibile all’Eurosistema.

Le modifiche nell’assetto operativo della politica monetaria. Con due successivi provvedimenti,
adottati l’8 ottobre e il 15 ottobre, la BCE ha annunciato una serie di importanti modifiche alle
modalità di conduzione delle operazioni di politica monetaria. In particolare, è stato disposto il
restringimento a 100 punti base, simmetrico attorno al tasso di riferimento dell’Eurosistema, del corridoio di politica monetaria. In questo modo si è reso relativamente meno oneroso per le
controparti l’accesso al rifinanziamento marginale (4,25%) e al deposito overnight (3,25%). Inoltre, è stato annunciato che tutte le operazioni verranno condotte mediante asta a tasso fisso pari al tasso ufficiale dell’Eurosistema e con aggiudicazione integrale dell’importo richiesto. Sono state inoltre annunciate per i prossimi mesi, a partire da novembre, quattro ulteriori operazioni a 6 mesi, una nuova operazione a tre mesi e il rinnovo di quella ad un mese.
È stata estesa la tipologia di garanzie utilizzabili nelle operazioni di politica monetaria, che ora
includono emissioni, effettuate nell’area dell’euro, denominate in dollari, sterline e yen. Verranno inoltre accettati prestiti bancari emessi sotto il regime della legislazione inglese.
È stata ridotta a BBB- la soglia minima di rating per l’ammissione del collateral alle operazioni
della banca centrale; tale provvedimento non si applica alle ABS. Anche i depositi a scadenza fissa presso l’Eurosistema potranno essere stanziati a garanzia delle operazioni di rifinanziamento.
Saranno avviate operazioni di swap in valuta di durata settimanale che prevedono la cessione di
dollari e franchi svizzeri a fronte di euro.

Infine, allo scopo di estendere la partecipazione alle operazioni di regolazione puntuale (fine tuning) e quindi facilitare l’accesso alla liquidità anche delle controparti minori, dal 6 ottobre a queste operazioni possono partecipare tutte le controparti nelle operazioni di politica monetaria, e non solo un ristretto sottoinsieme, come è stato finora.
Tale assetto, come riportano i comunicati della BCE, verrà mantenuto per tutto il tempo necessario, e comunque almeno fino al 20 gennaio 2009, giorno di chiusura del periodo di mantenimento a cavallo della fine dell’anno. Le misure relative al collateral resteranno in vigore fino a tutto il 2009.

Le misure dalla FED

A partire dal mese di settembre la Fed ha operato una serie di modifiche all’assetto operativo di
politica monetaria che sono andate ad integrare quelle disposte nei mesi precedenti. In particolare,le innovazioni contemplano in primo luogo l’estensione delle garanzie utilizzabili per la Primary Discount Credit Facility. Tale strumento, attivato nella primavera del 2008, consente alle controparti di mercato aperto l’accesso ai fondi della banca centrale su base bilaterale ad un tasso fisso, pari a 25 punti base al di sopra del tasso obiettivo di politica monetaria.

Parallelamente, è stata disposta l’attivazione di un programma di emissione in asta di opzioni il cui esercizio consente l’accesso al programma di security swap, già in funzione dai primi mesi del 2008, denominato TSLF (Term Securities Lending Facility)1. Il programma di emissione di opzioni ha lo scopo di consentire alle controparti di ottenere collateral a fronte di attività non liquide in particolari momenti di tensione, segnatamente in occasione delle scadenze di fine trimestre.

Nell’ambito della politica di estensione delle garanzie, il 7 ottobre la Fed ha annunciato l’avvio di un programma denominato Commercial Paper Funding Facility (CPFF). Quest’ultimo prevede
l’acquisto da parte della Fed, per il tramite di un veicolo appositamente autorizzato, di commercial paper statunitensi (incluse le Asset Backed Commercial Paper) con elevato rating e entro un importo massimo per singolo emittente. La Fed finanzierà il veicolo al tasso obiettivo sui Fed funds per consentire l’acquisto dei titoli. La finestra temporale per la presentazione al rifinanziamento delle CP è fino al 30 aprile 2009.

1 Tale programma include anche titoli obbligazionari con rating investment grade e cartolarizzazioni di mutui. Una
misura analoga è stata peraltro adottata nel Regno Unito dalla Bank of England sempre nella prima metà del 2008.

Appendice 2: Iniziative di stabilizzazione del sistema finanziario nei principali paesi

AMBITO G7

La riunione dei Ministri delle Finanze e dei Governatori dei Paesi G7 del 10.10.2008
Il 10.10.2008 i Ministri delle finanze e i Governatori dei Paesi G7 hanno approvato un “Piano
d’azione” che delinea una strategia per stabilizzare i mercati finanziari e riattivare i flussi creditizi al fine di sostenere la crescita economica globale. Viene stabilito l’impegno a:
1) intraprendere le azioni necessarie e utilizzare tutti gli strumenti disponibili per sostenere le
istituzioni finanziarie di rilevanza sistemica e prevenirne il fallimento;
2) intraprendere tutti i passi necessari per consentire la ripresa del funzionamento dei mercati
monetari e del credito e assicurare che le banche e le altre istituzioni finanziarie abbiano ampio
accesso alla liquidità e ai finanziamenti;
3) assicurare che le banche e gli altri principali intermediari finanziari possano raccogliere capitali sia da fonti private che pubbliche in un ammontare sufficiente a ristabilire la fiducia e a consentire la continuazione dell’attività di finanziamento alle famiglie e alle imprese;
4) assicurare che gli schemi nazionali di garanzia dei depositi siano robusti e coerenti in modo che i depositanti al dettaglio continuino ad avere fiducia nella sicurezza dei loro depositi;
5) adottare azioni, ove appropriato, per ristabilire il funzionamento dei mercati secondari dei mutui e di altre attività cartolarizzate. Valutazioni accurate, la trasparenza delle attività e l’applicazione coerente di standard contabili di alta qualità sono necessarie.
Gli interventi dovrebbero essere disegnati in modo da proteggere i contribuenti e evitare effetti
potenzialmente dannosi sugli altri Paesi.

STATI UNITI

A) L’Emergency Economic Stabilization Act

Il 3.10.2008 il Congresso ha approvato l’Emergency Economic Stabilization Act (EESA) sviluppato dal Ministro del Tesoro H. Paulson al fine di ristabilire la liquidità e la stabilità del sistema finanziario statunitense. Il c.d. “Piano Paulson” destina US $ 700 miliardi per finanziare l’acquisto da parte del Governo dei titoli illiquidi legati all’andamento dei mutui delle istituzioni finanziarie nell’ambito del cd. Troubled Assets Relief Program (TARP) e include anche misure di sostegno delle famiglie in difficoltà finanziarie per la crisi del mercato immobiliare, oltre che una previsione che eleva temporaneamente a US $ 250 mila (dagli originari $ 100 mila) il limite massimo del rimborso della FDIC per i depositanti in caso di default2.

Il 14.10.2008, anche in relazione alle linee di azione concordate in ambito G7, il Tesoro, la Federal Reserve e la Federal Deposit Insurance Corporation (FDIC) hanno annunciato congiuntamente una strategia di interventi articolati su tre direttrici principali.

2 La misura, il cui termine è previsto per il 31.12.2009, potrà se necessario essere finanziata dal Tesoro e non comporta un aumento dei premi richiesti alle banche.

1) A valere sulla dotazione finanziaria del Piano Paulson vengono rese disponibili risorse per un
ammontare complessivo massimo di 250 miliardi di dollari per un programma di investimento
diretto nel capitale di un ampio insieme di istituzioni finanziarie che ne facciano richiesta entro il 14 novembre 2008, dopo l’approvazione da parte del Tesoro sentite le competenti autorità di vigilanza.
I fondi verranno utilizzati per acquistare “senior preferred shares” senza diritto di voto;
l’investimento nei titoli “preferred” renderà il 5% all’anno per i primi cinque anni, il 9%
successivamente3. L’ammontare disponibile per l’investimento per ciascuna istituzione sarà non
inferiore all’1% del totale delle attività ponderate per il rischio e non superiore al 3% delle stesse e comunque non superiore a 25 miliardi. Assieme all’acquisto delle senior preferred shares il Tesoro riceverà warrants per acquistare azioni ordinarie ad un prezzo di mercato complessivamente pari al 15 per cento dell’investimento in senior preferred shares4. E’ stato annunciato che nove grandi istituzioni finanziarie parteciperanno all’iniziativa per un investimento di fondi pari a 125 miliardi di dollari. Le banche che aderiranno dovranno rispettare gli standard del Tesoro sui compensi degli executives e sulla corporate governance.

2) E’ stata approvata l’estensione della garanzia fornita dalla FDIC alle nuove emissioni di banche e bank holding companies di senior unsecured debt effettuate entro il 30 giugno 2009, per i successivi tre anni; l’assicurazione dei depositi viene inoltre estesa ai conti che non producono interesse fino al 31.12.20097.
3) La Fed ha annunciato l’acquisto diretto di commercial paper da emittenti di elevato standing (cfr. app.ce 1).

B) L’acquisizione di Bear Stearns da parte di JP Morgan Chase
Il 17.3.2008 la banca JP Morgan Chase, d’intesa con la Fed e il Tesoro americano, ha presentato
un’offerta per acquistare Bear Stearns al prezzo di $ 2 per azione, per un prezzo complessivo di $ 236 milioni. Il 24.3.2008 l’offerta è stata portata a US $ 1,1 miliardi, pari a US $ 10 per azione.
L’operazione è stata completata il 30.5.2008 a tale ultimo prezzo.
La Fed, in aggiunta al finanziamento erogato attraverso la Discount Window, ha accordato a JP
Morgan Chase un prestito (non-recourse loan) di $ 29 miliardi garantito da 30 miliardi di titoli
rappresentativi di mutui (mortgage-backed securities) e altri strumenti finanziari complessi. Secondo l’accordo, JP Morgan Chase coprirà le eventuali perdite solo fino a 1 miliardo di dollari.

C) Le operazioni riguardanti le GSEs (Government Sponsored Enterprises) – Fannie Mae e
Freddie Mac
Il piano riguardante le GSEs, annunciato dal Ministro del Tesoro Paulson il 7.9.2008, mira a
garantire la liquidità del mercato dei mutui e si articola in una serie di interventi, segnatamente:
− Conservatorship delle GSEs: le GSEs sono state sottoposte alla procedura di
conservatorship (una sorta di amministrazione controllata) da parte della Federal Housing Finance
Agency. La procedura prevede che i poteri degli azionisti siano sospesi e che siano esercitati dal
Conservator delle GSEs.

3 Le azioni sono redimibili “at par” dopo tre anni e, nei primi tre anni, possono essere riacquistate con i proventi
derivanti da un’offerta speciale di azioni ordinarie o di “perpetual preferred stock”; il Tesoro può inoltre trasferire in
ogni momento le azioni in suo possesso a una terza parte.
4 Il prezzo di esercizio dei warrants sarà dato dal prezzo di mercato delle azioni ordinarie dell’istituzione al momento
dell’emissione, calcolato in base alla media delle quotazioni nei 20 giorni precedenti.
5 Bank of America, Wells Fargo, Citigroup, JPMorgan Chase, Goldman Sachs, Merrill Lynch, Morgan Stanley, Bank of
New York Mellon, State Street.
6 Il debito protetto non può eccedere il 125% di quello in essere al 30.9.2008 e in scadenza prima del 30.6.2009.
7 La commissione per la garanzia sulle nuove emissioni, dopo un periodo di grazia di 30 giorni, sarà pari all’ammontare
di debito emesso moltiplicato per 75 p.b.; per la protezione accordata ai depositi non remunerati eccedenti il limite di $
250 mila verrà applicata una maggiorazione di 10 p.b. sul premio assicurativo pagato dalla banca su tali depositi.

− Preferred Stock Purchase Agreement: Il Tesoro ha concluso un accordo con le GSEs, in
base al quale garantisce che le stesse mantengano un valore patrimoniale netto positivo.
Sono stati stanziati US $ 100 miliardi per ciascuna delle GSEs utilizzabili per la ricapitalizzazione
dei due istituti nel caso in cui il loro patrimonio netto divenga negativo. Come contropartita, il
Tesoro riceve US $ 1 miliardo di Senior Preferred Stock, con dividendo annuale pari al 10 per cento
e warrants per l’acquisto del 79,9 per cento del capitale delle GSEs.
− GSEs Credit Facility: Il Tesoro ha accordato alle GSEs e al sistema delle Federal Home
Loan Banks linee di credito a breve termine (massimo un mese), garantite da MBS emesse da tali soggetti. Il tasso sarebbe pari al Libor +50 b.p. La misura dovrebbe aver termine il 31.12.2009.
− GSEs Mortgage Backed Securities Purchase Program: per stabilizzare il mercato dei
mutui, il Tesoro ha annunciato un piano di acquisti sul mercato di MBS emesse dalle GSEs. L’entità degli acquisti non è stata precisata: essa dipenderà dalle condizioni dei mercati finanziari e immobiliare. La misura dovrebbe aver termine il 31.12.2009.
D) Il Fondo privato delle banche per sostenere l’ordinata risoluzione dell’esposizione per derivati tra Lehman Brothers e le sue controparti
Il 14.9.2008, in concomitanza con la manifestazione pubblica delle difficoltà di Lehman Brothers, 10
primarie banche (Bank of America, Barclays, Citibank, Credit Suisse, Deutsche Bank, Goldman
Sachs, JP Morgan, Merrill Lynch, Morgan Stanley e UBS) hanno costituito un fondo privato al fine
di aumentare la liquidità, di attenuare la volatilità e di sostenere le difficoltà dei mercati finanziari
internazionali. Nella circostanza esse si sono impegnate a lavorare insieme per facilitare l’ordinata
risoluzione dell’esposizione per derivati tra Lehman Brothers e le sue controparti.
In particolare le 10 banche si sono impegnate a:
- massimizzare la liquidità del mercato attraverso l’impegno reciproco a continuare le
relazioni commerciali;
- costituire una linea di credito assistita da garanzie in cui avrebbero versato US $ 7
miliardi ciascuna per un ammontare complessivo di US $ 70 miliardi utilizzabile dalle stesse
partecipanti per acquisire liquidità fino a un terzo dell’importo complessivo. L’ammontare del fondo
potrebbe aumentare a seguito dell’incremento del numero di banche partecipanti.
E) L’acquisizione di Merrill Lynch da parte di Bank of America
Il 14.9.2008 Bank of America (Bofa) si è impegnata ad acquistare Merrill Lynch per US $ 50
miliardi con un’offerta in azioni (0,8595 azioni Bofa per 1 Merrill) al valore di scambio di US $ 29
per azione. L’accordo prevede che tre amministratori di Merrill entrino nel consiglio della banca
acquirente. L’operazione dovrebbe essere ultimata nel primo trimestre 2009.
F) L’operazione riguardante American International Group (AIG)
Il 16.9.2008 la Fed ha annunciato di avere autorizzato un prestito di US $ 85 miliardi al gruppo
assicurativo AIG, per permettere a quest’ultimo di vendere in modo ordinato una serie di attività. Il prestito è stato successivamente incrementato a $ 122,8 miliardi.
Il prestito ha durata biennale e un tasso pari al Libor a 3 mesi + 850 punti base. A garanzia del
prestito, la Fed ha ricevuto tutte le attività di AIG e delle principali controllate. Il governo USA ha acquisito diritti di proprietà corrispondenti all’80% del capitale e la facoltà, tra l’altro, di bloccare i pagamenti di dividendi.

G) Il Guaranty Program for Money Market Funds
Il 19.9.2008 il Tesoro ha annunciato l’introduzione di una specifica misura di garanzia per i fondi del
mercato monetario8. L’introduzione della garanzia è stata determinata dal timore che una flessione
dei corsi di tali fondi potesse ingenerare massicci flussi di richieste di riscatto da parte degli
investitori, con ricadute negative sulla liquidità del mercato monetario.
La misura prevede che i sottoscrittori, retail e istituzionali, dei fondi del mercato monetario siano
garantiti da un fondo federale per il caso in cui il NAV di tali fondi scenda sotto la parità (“standard
$1 net asset value”).
La misura, che ha la durata di un anno e garantisce gli investimenti effettuati prima del 19.9.2008, è
finanziata attraverso l’utilizzo di US $ 50 miliardi delle attività dell’Exchange Stabilisation Fund 9.
In connessione con la garanzia offerta dal Tesoro e per ridurre le tensioni di liquidità dei fondi del
mercato monetario, la Fed ha introdotto una special lending facility (che terminerà il 30.1.2009)
volta a facilitare l’acquisto, al costo ammortizzato, da parte delle banche di asset-backed commercial
paper (ABCP) di elevata qualità detenute dai fondi del mercato monetario. Gli ABCP acquistati dai
fondi verranno utilizzati dalle banche a garanzia dei prestiti ottenuti dalla Fed.
Per facilitare l’acquisto di ABCP da parte delle banche la Fed ha: i) modificato temporaneamente le regole prudenziali, per cui gli ABCP acquistati nell’ambito di questo programma verrebbero
ponderati allo 0% e non verrebbero presi in considerazione per il calcolo del totale attivo medio
consolidato (che rappresenta il denominatore del leverage ratio); ii) rimosso i vincoli per le banche all’acquisto di ABCP da soggetti collegati.

H) L’acquisizione di Washington Mutual (WAMU) da parte di JP Morgan Chase
Il 25.9.2008 Washington Mutual (WAMU), banca statunitense specializzata nel credito fondiario, è
stata posta in receivership in seguito alle perdite connesse ai mutui ipotecari (circa US $ 19
miliardi). La FDIC, nominata curatore fallimentare della banca, ha raggiunto un accordo di vendita
pari a US $ 1,9 miliardi con JP Morgan Chase, che ha rilevato i depositi, le attività bancarie e parte delle altre passività di WAMU. Dalla transazione sono rimaste fuori le pretese degli azionisti, degli obbligazionisti e di altri senior debt holders non assicurati che sono rimasti in carico alla holding Washington Mutual, Inc., che il 26.9.2008 ha chiesto al Tribunale del Delaware la liquidazione volontaria ex Chapter 11 della legislazione fallimentare americana.

8 I fondi del mercato monetario sono organismi che investono a breve termine in titoli governativi, certificati di
deposito, ABCP (asset-backed commercial paper) e altri strumenti finanziari liquidi. Le attività gestite da tali fondi ammontano a circa 3.500 miliardi di dollari.
9 L’Exchange Stabilization Fund, creato con il Gold Reserve Act del 1934, permette al Segretario di Stato di effettuare operazioni in oro, valute e strumenti finanziari per promuovere la stabilità finanziaria internazionale.

I) L’acquisizione di Wachovia da parte di Wells Fargo
Il 29.9.2008 Wachovia ha avviato con il sostegno della FDIC ed il concorso della Fed e del Tesoro
una trattativa di vendita a Citigroup, che ha offerto US $ 2,2 miliardi. Citigroup si sarebbe fatta
carico di US $ 42 miliardi di perdite su US $ 312 miliardi di impieghi e la FDIC avrebbe sostenuto le residue perdite su crediti. Citigroup avrebbe conferito alla FDIC US $ 12 miliardi in azioni privilegiate e warrants per compensarla del rischio assunto.
La successiva presentazione di un’offerta d’acquisto più favorevole (US $ 15 miliardi) da parte di Wells Fargo, che non avrebbe comportato lo smembramento delle diverse attività della banca e non avrebbe richiesto l’intervento della FDIC, determinava, il 3.10.2008, la conclusione dell’accordo di vendita con Wells Fargo. Il 12.10.2008 la Fed ha approvato l’operazione a favore di Wells Fargo.

EUROPA

A) Le conclusioni del Consiglio Ecofin del 7.10.2008
Il Consiglio Ecofin del 7.10.2008 ha definito una strategia per rispondere tempestivamente alla crisi
finanziaria, ristabilire la fiducia e garantire il buon funzionamento dei mercati finanziari, secondo le
seguenti linee di azione:
- l’impegno ad adottare tutte le misure necessarie per rafforzare la solidità e la stabilità
del sistema bancario europeo e proteggere i depositanti;
- l’accordo a coordinare le diverse misure e a prendere in considerazione i potenziali
effetti cross-border delle decisioni assunte a livello nazionale;
- l’impegno ad adottare misure per la ricapitalizzazione delle istituzioni finanziarie
vulnerabili di rilevanza sistemica, sulla base di principi comuni;
- la raccomandazione alle competenti istituzioni in materia contabile (Commissione,
IASB) di adottare le necessarie misure al fine di evitare distorsioni dovute a differenze nelle regole
contabili applicate dalle banche europee e americane, in particolare con riguardo alla flessibilità
nell’applicazione della valutazione “mark to market” e nella riclassificazione degli attivi entro la fine
di ottobre, in modo da consentirne l’applicazione a partire dal terzo trimestre 2008;
- l’impegno da parte della Commissione ad agire in modo tempestivo e con flessibilità
per quanto riguarda le decisioni sulla compatibilità delle misure di ricapitalizzazione e di
concessione di garanzie da parte dei singoli governi con le regole in materia di aiuti di stato;
- l’accordo ad aumentare il livello minimo di protezione degli schemi di garanzia dei
depositi dall’attuale ammontare di € 20 mila ad almeno € 50 mila; molti Stati membri hanno
aumentato tale livello minimo a € 100 mila; la Commissione si è impegnata a presentare al più
presto una proposta per promuovere la convergenza tra gli schemi di garanzia dei depositi nazionali (la proposta è stata presentata il 15.10.2008).

B) La dichiarazione dei Capi di Stato e di Governo dei Paesi dell’area dell’euro del
12.10.2008
I Capi di Stato e di Governo dei Paesi dell’area dell’euro si sono riuniti il 12 ottobre 2008 e hanno
concordato un piano d’azione comune per realizzare i seguenti obiettivi:
- assicurare appropriate condizioni di liquidità per le istituzioni finanziarie: a tal fine si
incoraggiano le banche centrali a reagire con flessibilità agli sviluppi sui mercati e a considerare
l’opportunità di migliorare le condizioni per l’utilizzo del collaterale con particolare riguardo alle
commercial paper;
- facilitare il finanziamento delle banche, che nelle presenti condizioni appare soggetto a
limitazioni: a tale scopo, i governi si possono impegnare a rendere disponibile, temporaneamente e a
condizioni appropriate, una garanzia pubblica o una assicurazione per le nuove emissioni di “senior
debt” delle banche con scadenza fino a 5 anni; lo schema per la concessione delle garanzie dovrà
avere un ammontare limitato, potrà essere applicato fino al 31.12.2008 e dovrà essere disegnato in
modo da evitare distorsioni concorrenziali e danneggiamenti per coloro che non ne sono destinatari;
- fornire alle istituzioni finanziarie risorse patrimoniali aggiuntive in modo da continuare
ad assicurare il necessario finanziamento all’economia: a tal fine ciascuno Stato membro provvederà
a rendere disponibile alle istituzioni finanziarie risorse patrimoniali classificabili nel Tier 1, ad es. attraverso l’acquisto di azioni privilegiate o di altri strumenti inclusi gli strumenti non dilutivi,
favorendo al contempo la raccolta di capitale dai privati;
- consentire una efficiente ricapitalizzazione delle banche in difficoltà: a questo riguardo,
i governi sono impegnati a sostenere il sistema finanziario e ad evitare il fallimento delle istituzioni di rilievo sistemico attraverso misure adeguate, comprese le ricapitalizzazioni; le misure di ricapitalizzazione delle banche in difficoltà dovrebbero essere accompagnate da adeguati piani di ristrutturazione e da appropriate condizioni per proteggere gli interessi dei contribuenti e far sì che gli interventi abbiano le dovute conseguenze per gli azionisti e i manager;
- assicurare sufficiente flessibilità nell’applicazione delle regole contabili in presenza di
eccezionali condizioni di mercato: a tale riguardo si considera che in condizioni eccezionali alle
istituzioni finanziarie e non finanziarie dovrebbe essere consentito di valutare gli attivi sulla base di ipotesi sul rischio di default piuttosto che al valore corrente di mercato, che in situazioni di illiquidità dei mercati potrebbe risultare inappropriato;
- migliorare la cooperazione tra i paesi europei: a tale scopo vengono stabilite o
ulteriormente rafforzate le procedure per lo scambio di informazioni tra i governi, il Presidente del Consiglio Europeo, il Presidente della Commissione, il Presidente della BCE e il Presidente
dell’Eurogruppo; si invita il Consiglio UE a considerare l’istituzione di un meccanismo per
migliorare la gestione delle crisi nei paesi europei.
C) Le conclusioni del Consiglio Europeo del 15 e 16 ottobre 2008
Nella riunione del 15 e 16 ottobre 2008 il Consiglio Europeo ha dichiarato l’impegno congiunto
degli Stati membri dell’Unione ad adottare misure appropriate in modo concertato al fine di
salvaguardare il buon funzionamento del sistema finanziario, assicurare il finanziamento
dell’economia e proteggere i depositanti.
A tale riguardo, esso giudica positivamente il piano d’azione concertato deciso dal gruppo dei paesi dell’area dell’euro, approvando i principi a cui questo si ispira e le misure adottate dagli Stati membri che rispondono a tali principi e siano in conformità con il Trattato europeo, in modo da evitare effetti distorsivi sugli altri Paesi. Il Consiglio invita la Commissione ad applicare le regole sulla politica di concorrenza e sugli aiuti di stato in modo da assicurare la necessaria flessibilità e urgenza delle decisioni.
Viene deciso di stabilire un meccanismo informale per allertare tempestivamente sulle possibili
situazioni di crisi e favorire lo scambio di informazioni e le valutazioni sulle crisi (c.d. “financial
crisis cell”); esso sarà composto da rappresentanti dei governi degli Stati membri, della Presidenza del Consiglio in carica, del Presidente della Commissione, del Presidente della BCE (assieme con altre banche centrali europee) e del Presidente dell’Eurogruppo. Esso potrà essere attivato su richiesta di uno Stato membro che si trovi a fronteggiare una crisi e contribuirà ad assicurare un efficace coordinamento delle misure adottate o da adottare.

Il Consiglio inoltre considera positivamente lo stabilimento di un gruppo di alto livello da parte della
Commissione per migliorare il coordinamento della vigilanza a livello europeo e invita i
rappresentanti delle autorità di vigilanza nazionali ad incontrarsi almeno una volta al mese per
scambiarsi le informazioni.
Infine il Consiglio sostiene il rapido svolgimento dei lavori relativi all’approvazione delle proposte della Commissione sulla revisione della direttiva sui requisiti di capitale (CRD), sulla riforma delle agenzie di rating, sui sistemi di garanzia dei depositi. Esso giudica positivamente le decisioni adottate sugli standard contabili applicabili alle istituzioni finanziarie e sulla loro interpretazione, sollecitando un ulteriore approfondimento, anche in consultazione con i principali partner internazionali, degli effetti dell’applicazione dei principi contabili del fair value e del mark-tomarket sulle istituzioni e sui mercati finanziari, inclusi quelli di natura prociclica. Richiama i partecipanti del mercato e in particolare gli esponenti dell’industria bancaria al rispetto dei principi di accountability e all’impegno ad assicurare che i sistemi di remunerazione siano in linea con i
contributi alla performance dell’impresa e non portino ad una eccessiva assunzione di rischio o una eccessiva concentrazione su obiettivi di breve termine; si invitano gli Stati membri a mettere in pratica questi principi e si chiede al Consiglio di riferire sulle decisioni prese entro la fine dell’anno.

REGNO UNITO

A) Lo Special Liquidity Scheme della Bank of England
Allo scopo di aumentare la liquidità del mercato, il 21.4.08 la Bank of England (BoE) ha lanciato lo Special Liquidity Scheme (SLS), nell’ambito del quale le banche possono scambiare
temporaneamente “sufficiently high quality mortgage-backed assets” e altri titoli contro titoli di
Stato, appositamente emessi dal Tesoro, dietro pagamento di una commissione pari allo spread tra il Libor a tre mesi e il tasso d’interesse dei titoli di Stato a tre mesi.
La finestra temporale per partecipare allo SLS, inizialmente fissata in sei mesi (dal 21.4.08 al 21.10. 08), è stata ampliata il 17.9.2008 fino al 30.1.2009 per consentire alle banche di pianificare il loro eventuale ingresso nello schema in maniera ordinata.
Allo SLS possono accedere tutte le banche commerciali e le building societies che possono
normalmente accedere alle operazioni di deposito e di finanziamento della banca centrale.

Possono essere scambiati i titoli con rating AAA emessi da intermediari del mercato dei mutui
ipotecari statunitensi ed europei nonché titoli garantiti da credit card debt; sono esclusi raw
mortgages, quelli basati su prodotti derivati e quelli garantiti da immobili situati in Paesi diversi dal
Regno Unito o da altri Paesi dell’Unione Europea. BoE può escludere dallo schema anche titoli
precedentemente ammessi a parteciparvi.
L’asset swap ha una durata sufficientemente lunga (almeno 1 anno rinnovabile fino a un massimo di 3 anni). Lo SLS dovrebbe dunque concludersi entro ottobre 2011 con la restituzione dei titoli di Stato al Tesoro e degli assets alle banche.
Per evitare che le banche utilizzino la liquidità ottenuta per finanziare nuovi prestiti possono essere scambiati solo assets già esistenti alla data del 31.12.2007. Inoltre, le perdite eventualmente registrate dagli assets scambiati rimangono a carico delle banche.
Lo schema è indennizzato dal Tesoro; tuttavia, al fine di evitare la traslazione di potenziali perdite dalle banche allo Stato, le banche devono fornire assets di valore notevolmente superiore ai titoli di Stato; nel caso in cui il valore di tali assets scenda le banche devono fornire maggiori assets o, in alternativa, restituire titoli di Stato mentre nel caso di peggioramento del rating degli assets scambiati devono sostituirli con altri di rating elevato.
La dotazione iniziale dello SLS è stata di circa £ 50 miliardi (circa € 63 miliardi), successivamente aumentata a £ 200 miliardi (cfr. infra).
B)L’acquisizione di Bradford & Bingley plc da parte di Abbey National plc
Il 29.9.2008 il Tesoro ha annunciato che, in seguito ad un’asta competitiva condotta da Morgan
Stanley per suo conto, il business relativo ai depositi retail di Bradford & Bingley plc e la relativa rete di succursali sono stati trasferiti ad Abbey National plc (gruppo Santander); le restanti attività saranno nazionalizzate attraverso il trasferimento delle azioni al Tesoro.

Il trasferimento dei depositi, che consente di assicurare continuità nei servizi alla clientela, è stato garantito da liquidità fornita dal Tesoro e dal sistema di garanzia dei depositi (Financial Services Compensation Scheme), i quali riceveranno i proventi derivanti dalla vendita degli asset nazionalizzati. Tra questi figurano le passività wholesale per le quali è stata disposta una garanzia statale per un periodo di 6 mesi, rinnovabile, al fine di salvaguardare la stabilità finanziaria.
Il sistema di garanzia dei depositi ha pagato £ 14 miliardi per consentire il trasferimento dei depositi protetti ad Abbey; il Tesoro ha messo a disposizione di Abbey £ 4 miliardi per il trasferimento dei depositi non protetti. L’intervento del sistema di garanzia è stato finanziato attraverso un prestito a breve termine da parte di BoE che sarà sostituito da un prestito del Governo in breve tempo. Gli interessi sul prestito nei primi tre anni sono fissati al Libor più 30 punti base e saranno pagati annualmente a partire da settembre 2009.

C) L’acquisizione di Halifax Bank of Scotland (HBOS) da parte di Lloyds TSB
Il 18.9.2008 Lloyds TSB ha rilevato la HBOS, primario operatore nel mercato dei crediti ipotecari nel Regno Unito, per £ 12,2 miliardi. La crisi della banca scozzese è stata determinata dalla considerevole esposizione sul mercato immobiliare, dalla forte dipendenza (circa metà della raccolta) dal mercato interbancario per il proprio finanziamento, nonché da una crisi di fiducia del mercato. Le due entità deterranno insieme il 28% del mercato anglosassone dei mutui.

D) Il piano di sostegno finanziario al sistema bancario
L’8.10.2008 il governo britannico, dopo essersi consultato con la BoE e la FSA, ha annunciato
l’adozione delle seguenti misure:
1. offerta di sufficiente liquidità nel breve periodo;
2. rafforzamento patrimoniale di banche e building societies in modo da consentirne la
ristrutturazione finanziaria;
3. conferimento al sistema bancario dei fondi necessari per l’attività di impiego nel medio
periodo.

1. Interventi a sostegno della liquidità
BoE potrà adottare ogni misura utile a rafforzare la stabilità finanziaria e a favorire l’afflusso di fondi e di liquidità sui mercati, ampliando e diversificando la gamma dei suoi interventi. In particolare, BoE ha ampliato la gamma di titoli utilizzabili come collaterale nelle aste di liquidità; essa, fino a quando non si stabilizzerà la situazione finanziaria, continuerà ad effettuare settimanalmente operazioni di mercato aperto a tre mesi in sterline (sterling long-term open market repo operations -
OMOs) e in dollari (US dollar repo operations) a una settimana. Se necessario, la BoE potrà
modificare la dimensione e l’importo delle operazioni di mercato aperto.
La dotazione finanziaria dello Special Liquidity Scheme (cfr. supra) è stata portata a £ 200 miliardi dagli iniziali £ 50 miliardi a fronte di un’ampia gamma di titoli utilizzabili come collaterale nell’ambito dello swap previsto dallo schema.
Infine, è prevista la formalizzazione di un regime permanente a sostegno della liquidità del sistema bancario, contenente anche l’introduzione di una “Discount window”. Il 16.10.2008 è stato avviato il processo di consultazione sulle proposte di riforme relative all’introduzione di Operational Standing Facilities, della Discount window e di operazioni di mercato aperto aventi ad oggetto una più ampia gamma di titoli utilizzabili come collaterale.

2. Interventi di rafforzamento patrimoniale
Il secondo tipo di interventi riguarda il rafforzamento patrimoniale delle banche “eligible” e cioè le
banche di diritto inglese, incluse le filiazioni inglesi di banche estere, che hanno una significativa
operatività (substantial business) nel Regno Unito, e le building societies. Il Governo valuterà la
richiesta di rafforzamento patrimoniale eventualmente presentata da altre banche di diritto inglese.
Gli otto intermediari che hanno confermato la partecipazione allo schema di ricapitalizzazione sono Abbey, Barclays, HBOS, HSBC Bank, Lloyd TSB, Nationwide Building Society, Royal Bank of Scotland, Standard Chartered; essi si sono impegnati ad aumentare il capitale per complessivi £ 25 miliardi entro la fine dell’anno in corso. Il Governo si è dichiarato disponibile a sottoscrivere preference shares o permanent interest bearing shares (Pibs)10 emesse dagli intermediari interessati per tale ammontare. Inoltre, ulteriori £ 25 miliardi saranno disponibili per tutte le istituzioni eligible.
Il Governo è inoltre disponibile a garantire l’emissione di azioni ordinarie da collocare sul mercato.
L’intervento dello Stato a sostegno del capitale è condizionato ad accordi con gli intermediari
beneficiari in materia di politica dei dividendi e remunerazione dei managers e richiederà l’impegno ad assicurare credito alle piccole imprese e alle famiglie.

Il 13.10.2008 il Governo ha comunicato la decisione di intervenire, per complessivi £ 37 miliardi, nel capitale di RBS e dell’intermediario risultante dalla fusione tra HBOS e Lloyd TSB; l’operazione porterà il Tier 1 degli intermediari oggetto di intervento sopra il 9%.
3. Rilascio di garanzie su finanziamenti a breve e medio termine
Il terzo tipo di interventi prevede il temporaneo rilascio di garanzie sugli strumenti di raccolta a
breve e medio termine di nuova emissione per un ammontare di circa £ 250 miliardi, soggetto a
revisione; tale misura è diretta ad assicurare il rifinanziamento delle passività in scadenza, a ridurre
la dipendenza dai prestiti overnight e a ripristinare condizioni di fiducia nei mercati.
Si prevede l’emissione di obbligazioni (senior unsecured debt instruments) con scadenza fino a 36
mesi in sterline, dollari o euro. Tali strumenti saranno stanziabili come collateral nelle operazioni di
banca centrale.
Per ricevere tale sostegno gli intermediari dovranno disporre del capitale (Tier 1) ritenuto
appropriato dal Governo sia in termini di ammontare che di qualità. Gli intermediari che hanno già aderito allo schema di ricapitalizzazione potranno ricevere il sostegno statale immediatamente in considerazione del loro impegno a rafforzare il capitale.
Tale garanzia avrà un costo per gli intermediari beneficiari11 che ridurrà l’onere dell’intervento per i contribuenti; questi ultimi potranno percepire inoltre i dividendi sui titoli di capitale sottoscritti dal Governo.

10 Le Permanent interest bearing shares (Pibs) sono speciali titoli di partecipazione nelle building societies che ricevono un tasso di interesse fisso.
11 La commissione sarà basata su un tasso annuale pari alla media dei CDS spreads relativi alle istituzioni richiedenti su un periodo di 12 mesi precedenti al 7 ottobre 2008 più una quota fissa pari a 50 punti base.

IRLANDA
Il 30.9.2008 il Governo irlandese ha comunicato il rilascio di una garanzia con effetto immediato a copertura di tutti i depositi, compresi i depositi istituzionali e interbancari, i covered bonds e alcuni debiti subordinati a favore di 6 banche(12).

La garanzia potrà essere posta a carico delle banche e sarà soggetta a specifici termini e condizioni al fine di proteggere gli interessi dei contribuenti. La garanzia ha la durata di 2 anni.
Alla comunicazione della decisione ha fatto seguito la presentazione al Parlamento del Credit
Institutions Financial Support Bill del 1 ottobre 2008.
La proposta di legge prevede che il Ministro delle Finanze può fornire un supporto finanziario nella forma di prestiti, garanzie, scambio di assets e qualsiasi altro tipo di misura, in favore delle banche e delle filiazioni che il Ministero identificherà con provvedimento ad hoc. E’ specificato che le passività ed i rapporti creditizi protetti sono anche quelli in essere con la Banca centrale.

Il sostegno sarà rilasciato alle condizioni e ai termini che saranno ritenuti opportuni, inclusa la
necessità di rispettare i requisiti eventualmente imposti dalla banca centrale e dall’autorità di
vigilanza, e condizioni volte a regolare il comportamento competitivo della banca. Il Ministero può inoltre sottoscrivere o acquistare azioni ed altri titoli nelle istituzioni beneficiarie: a tale scopo può emettere titoli dalle caratteristiche ritenute opportune, riferite ai diritti patrimoniali e amministrativi(interessi, condizioni di rimborso, cancellazione).
I finanziamenti erogati dal Governo saranno recuperati dalla banca beneficiaria nel momento in cui ciò sarà possibile. Sono previsti obblighi di reporting annuale al Parlamento sui finanziamenti accordati.
E’ infine stabilito che, nel caso di fusioni o acquisizioni fra banche ritenute necessarie per la stabilità del sistema, le competenze in materia antitrust sono trasferite dall’autorità Antitrust al Ministero.
Il 9.10.2008 il governo irlandese ha comunicato che la garanzia sarà estesa alle filiazioni di banche estere con una significativa operatività nel territorio irlandese13.

BENELUX

A) Intervento concernente Fortis
Il 28.9.2008 i governi di Belgio, Olanda e Lussemburgo hanno concordato un intervento a favore di Fortis, uno dei primi venti istituti finanziari europei. I tre Paesi sono entrati nel capitale del gruppo investendo € 11,2 miliardi, di cui € 4,7 miliardi il Belgio (49% della capogruppo Fortis Banque Belgium), € 4 miliardi i Paesi Bassi (49% di Fortis Banque Nederlands) e € 2,5 miliardi il Lussemburgo (49% di Fortis Banque Luxembourg).
E’ prevista la vendita delle quote di RFS Holdings, la società con la quale è stata effettuata
l’acquisizione di Abn Amro.
Il 3.10.2008 il Governo olandese, in stretta collaborazione con la Banca centrale olandese, ha
acquisito totalmente Fortis Banque Nederlands, Fortis Insurance Nederlands NV, Fortis Corporate Insurance NV, per un totale di 16,8 miliardi di euro. Il Governo ha anche acquisito la quota di Fortis in ABN Amro Holding. Queste misure sostituiscono l’accordo del 28 settembre e sono state concordate con i Governi belga e lussemburghese, con i supervisori e con Fortis.

12 Si tratta di Allied Irish Bank, Bank of Ireland, Anglo Irish Bank, Irish Life and Permanent, Irish Nationwide Building
Society e Educational Building Society e delle loro filiazioni, che saranno individuate in accordo con la banca centrale e l’autorità di vigilanza.
13 Sono state già ammesse a beneficiarne Ulster Bank, First Active, Halifax Bank of Scotland, IIB Bank e Postbank.

Il 5.10.2008 è stato annunciato il raggiungimento di un accordo secondo cui:
- lo Stato belga acquisisce dal gruppo Fortis le rimanenti azioni di Fortis Banque Belgium per un
controvalore di € 4,7 miliardi, detenendone il 99,93% del capitale;
- il governo belga trasferisce poi a BNP Paribas il 75% dei suoi interessi in Fortis Banque Belgium
in cambio di nuove azioni che vengono emesse da BNP Paribas per un controvalore di € 8,25
miliardi;
- un portafoglio di attività strutturate di Fortis Banque Belgium per un ammontare pari a € 10,4
miliardi viene trasferito ad una nuova struttura finanziaria che sarà partecipata per il 24% dallo Stato
belga, per il 10% da BNP Paribas e per il 66% dal gruppo Fortis;
- BNP Paribas acquisisce le attività assicurative belghe del gruppo Fortis (Fortis Insurance Belgium)
e il 67% di Fortis Banque Luxembourg; lo stato del Lussemburgo acquista il 33% di quest’ultima.

B) Intervento concernente Dexia
Il 29.9.2008 i governi di Francia, Belgio e Lussemburgo si sono attivati a sostegno della banca
Dexia, specializzata nei finanziamenti al settore pubblico. L’intervento promosso dalle autorità dei tre Paesi si è tradotto in un investimento complessivo di € 6,4 miliardi di euro. Di questi, € 3 miliardi provengono da azionisti e governo belgi14, € 3 miliardi dal governo e dalla Caisse des Dépôts et Consignations (CDC) francesi15, mentre il contributo del governo del Lussemburgo ammonta a € 376 milioni. Dopo questo intervento, lo Stato francese e la CDC detengono una partecipazione superiore al 25% in Dexia, quota in ogni caso di minoranza in base alla legge belga.
Il 9.10.2008 i governi di Francia, Belgio e Lussemburgo si sono impegnati a garantire
congiuntamente e fino al 31.10.2009 i nuovi finanziamenti interbancari e le emissioni
obbligazionarie destinate ad investitori istituzionali con scadenza massima triennale di Dexia. La
garanzia, che potrà essere rinnovata per un ulteriore anno, sarà soggetta al pagamento di un premio che dovrebbe riflettere il vantaggio ottenuto da Dexia per il sostegno ricevuto.

C) Iniziativa legislativa belga
Il 9.10.2008 il Belgio ha annunciato la presentazione di un proposta di legge concernente misure per
assicurare la stabilità finanziaria del Paese. Le disposizioni sono state adottate dal Parlamento belga
il 15 ottobre.
Il decreto autorizza il Ministro delle Finanze belga a concedere una garanzia statale per la copertura delle passività emesse tra il 9 ottobre 2008 e il 31 ottobre 2009 da istituti di credito e/o da financial holding companies di diritto belga nei confronti di altri istituti di credito (e/o altre controparti professionali che fossero identificate dal Ministro), con scadenza entro il 31 ottobre 2011. La garanzia statale verrebbe concessa a condizione che vi sia la necessità di tutelare l’interesse dell’economia belga ed i depositanti e che le istituzioni che ne facciano richiesta si impegnino a prendere misure per sostenere la loro situazione finanziaria, con riguardo alle condizioni di solvibilità e liquidità. Il Ministro delle Finanze potrà stabilire ulteriori condizioni per la concessione della garanzia. Per poterne beneficiare, i richiedenti dovranno dimostrare in particolare l’impossibilità di far fronte alle passività per le quali richiedono la garanzia al momento della loro scadenza. Il Ministro delle Finanze potrà determinare il venir meno della garanzia in qualsiasi momento, qualora le condizioni sulla base delle quali era stata concessa vengano meno.

14 Il Governo Federale belga verserà 1 miliardo di euro, le Fiandre € 500 milioni, la Vallonia € 350 milioni e la regione di Bruxelles € 150 milioni. Per quanto riguarda gli azionisti belgi, Gemeentelijke Holding NV ha investito € 500 milioni, Arcofin CV € 350 milioni e Ethias € 150 milioni.
15 CDC, terzo maggiore azionista di Dexia, era già in possesso dell’11,7% del capitale della banca.

D) Iniziativa legislativa olandese
Le misure adottate il 9.10.2008 dalle autorità olandesi intendono sostenere sia la liquidità sia il
rafforzamento patrimoniale delle banche olandesi; esse si applicano anche alle filiazioni di banche estere operanti in Olanda.
In particolare, la banca centrale olandese concederà speciali finanziamenti agli intermediari a fronte di adeguate garanzie al fine di garantire le necessità di credito a breve.
Il Governo è poi impegnato, per un anno a partire dal 10.10.2008, a rendere disponibile capitale agli intermediari fondamentalmente sani, allo scopo di mantenere i fondi propri al livello ritenuto adeguato dall’autorità di vigilanza: la partecipazione del governo potrà assumere diverse forme fra cui la sottoscrizione di preferential shares. Le misure saranno soggette a limitazioni per evitare effetti distorsivi e l’assunzione di rischi per il Governo. Il fondo non ha un ammontare predefinito ma € 20 miliardi sono immediatamente disponibili. Il contributo del governo sarà fornito a condizioni di mercato.

Il 19.10.2008 il governo olandese ha annunciato un accordo con il gruppo ING per un intervento volto a rafforzare il patrimonio del gruppo tramite una iniezione di € 10 miliardi, a valere sul fondo per la ricapitalizzazione degli intermediari approvato il 9 ottobre. A seguito dell’intervento il governo riceve titoli aventi caratteristiche simili a quelle delle azioni16; essi si qualificano come core Tier 1, saranno remunerati all’8,5 per cento o in misura superiore qualora il dividendo dell’anno sia superiore, al fine di incentivare il riacquisto delle azioni da parte del gruppo. Non vi sarà diluzione del capitale azionario. In base all’accordo il governo nominerà due rappresentanti nel Consiglio di Sorveglianza (Supervisory Board) di ING, con diritto di veto sulle decisioni relative a: acquisizioni e investimenti di quote di capitale superiori al 25 per cento; aumenti o riduzioni del capitale in essere; proposte di modifica degli schemi di remunerazione.

FRANCIA
Il 12.10.2008 il governo francese ha presentato un piano volto a ristabilire la fiducia nel sistema bancario e ad assicurare la capacità di finanziamento del sistema economico da parte di quest’ultimo.
Il piano rientra nel quadro delle misure concordate in sede europea e ha due principali obiettivi:
assicurare il rifinanziamento del debito a medio-lungo termine delle banche francesi e provvedere alla ricapitalizzazione delle stesse.

A tale fine, lo Stato francese offrirà una garanzia a tassi di mercato per un ammontare massimo pari a 360 miliardi di euro. La garanzia sarà concessa sui nuovi prestiti erogati da un fondo per il rifinanziamento delle istituzioni creditizie e da una società pubblica per l’investimento nelle istituzioni finanziarie, nonché sui prestiti di società del Gruppo Dexia (come da accordi con i Governi belga e lussemburghese). I beneficiari di tali misure dovranno impegnarsi a finanziare l’economia reale e a rispettare un codice etico fondato sulla tutela dell’interesse generale.
In particolare, il fondo per il rifinanziamento delle istituzioni finanziarie, strettamente monitorato dal Governo e dalla Banca di Francia, reperirà le risorse sul mercato dei capitali e sarà supportato da un’esplicita garanzia statale concessa a tassi di mercato. Le istituzioni finanziarie che operano in Francia prenderanno a prestito le risorse di cui hanno bisogno tramite il fondo, contro la fornitura di collaterale nella forma di crediti all’economia. La garanzia sarà in vigore fino al 31 dicembre 2009.

Per quanto riguarda la ricapitalizzazione delle banche, il provvedimento francese dà facoltà ad una società pubblica (State-owned company) di sottoscrivere emissioni di titoli di debito subordinati e azioni privilegiate delle banche francesi. Lo Stato fisserà le condizioni per poter beneficiare di tali misure, le quali si aggiungono all’impegno assunto dal Governo di sottoscrivere nuove emissioni azionarie di istituzioni in difficoltà.

16 Il prezzo dei titoli è calcolato sulla base della quotazione delle azioni di ING alla chiusura del mercato nella giornata del 16.10.2008; non è stata considerata la quotazione del 17 ottobre data l’elevata volatilità del titolo in quella giornata.

GERMANIA

A) Intervento riguardante Hypo Real Estate
Il 29.9.2008 il governo e un pool di banche tedesche hanno accordato una linea di credito a breve e medio termine pari a € 35 miliardi, successivamente aumentata a € 50 miliardi, al gruppo Hypo Real Estate, il secondo operatore finanziario tedesco nel comparto dell’edilizia commerciale17.
La linea di credito prevedeva inizialmente due tranche di finanziamento rispettivamente di € 15
miliardi e € 20 miliardi. Una ulteriore linea di liquidità di € 15 miliardi è stata concessa nei giorni seguenti.
B)Iniziativa di stabilizzazione dei mercati finanziari
Il pacchetto di misure proposto dal governo tedesco il 13.10.2008 per stabilizzare i mercati finanziari ed evitare danni all’economia reale è coerente con il quadro concordato dai Capi di Stato e di Governo dei paesi G8 il 4 ottobre, tiene conto delle decisioni del Consiglio Ecofin del 7 ottobre e dei ministri finanziari e governatori della banche centrali del G7 del 10 ottobre, nonché del vertice dei Capi di Stato e di Governo dei Paesi dell’Eurogruppo del 12 ottobre. Sulle misure sono stati, inoltre, consultati la Bundesbank, il BaFin e l’industria finanziaria tedesca.

Il Governo federale istituisce un fondo speciale per la stabilizzazione dei mercati finanziari, che
rimarrà in essere fino al 31.12.2009. Il fondo sarà finanziato attraverso l’emissione di titoli di debito fino ad un ammontare massimo di 100 miliardi di euro e sarà utilizzato dal Governo per assicurare la copertura delle esigenze di rifinanziamento delle istituzioni finanziarie tedesche in relazione a strumenti finanziari di nuova emissione con durata fino a 36 mesi. A tale fine, il fondo renderà disponibili garanzie fino a 400 miliardi di euro in cambio di una commissione. In questo quadro, il Governo sottolinea come la regolamentazione dei Pfandbriefe attualmente in vigore dia già adeguate assicurazioni circa la sicurezza di tali titoli; tuttavia, qualora la situazione del mercato dei Pfandbriefe lo renda necessario, il Governo si impegna ad adottare misure di breve termine per garantire tali titoli.

Il fondo è, inoltre, autorizzato a ricapitalizzare le istituzioni finanziarie attraverso diversi tipi di
strumenti; in ogni caso, il suo utilizzo (di ammontare massimo pari a 80 miliardi di euro) è
ricondotto a determinate condizioni, in modo da assicurare parità delle condizioni concorrenziali tra le istituzioni finanziarie, nonché la salvaguardia degli interessi dei contribuenti e l’accountability dei manager.

Anche le controllate tedesche di istituzioni finanziarie straniere avranno accesso a tali misure, purché siano solvibili. Inoltre, in situazioni eccezionali il fondo può provvedere al salvataggio di banche di rilevanza sistemica in difficoltà, purché il salvataggio sia collegato all’esistenza di una chiara prospettiva di ristrutturazione.

Ove necessario, il fondo può acquistare attività problematiche o garantirle fino a scadenza.

17 Il Gruppo ha un totale attivo di € 395 miliardi, 1.900 dipendenti e uffici in Europa, America e Asia. Fanno parte del gruppo le banche Hypo Real Estate Bank International AG e la Hypo Real Estate Bank AG, che operano nel settore fondiario, e la DEPFA e la DEPFA Deutsche Pfandbriefbank AG, specializzate nei finanziamenti al settore pubblico.

Infine, il Governo annuncia che la Bundesbank provvederà in tempi stretti ad assicurare la liquidità dei fondi di mercato monetario attraverso l’erogazione temporanea di linee di liquidità in cambio di adeguate garanzie. Viene annunciata anche la proposta di emendamenti alle leggi sulla vigilanza sui mercati finanziari, in modo da accrescere la capacità delle autorità di intervenire in situazioni di crisi; il Governo presenterà anche proposte per favorire il coordinamento tra Bundesbank e BaFin e per migliorare la vigilanza a livello europeo ed internazionale.

AUSTRIA

Il 13.10.2008 le autorità austriache hanno annunciato una serie di misure volte ad assicurare la tutela
dei risparmiatori e a dare stabilità ai mercati finanziari. L’intervento, contenuto in un provvedimento legislativo presentato al Parlamento il 20.10.2008, prevede misure di erogazione della liquidità necessaria al sistema finanziario, di rafforzamento delle istituzioni finanziarie in difficoltà, di salvaguardia dei depositi, in linea con le decisioni del vertice dei paesi dell’Eurogruppo, per un ammontare di risorse che non dovrà eccedere i 100 miliardi di euro, nonché il divieto di short-selling di titoli a fini speculativi.

Al fine di assicurare la liquidità al sistema finanziario e rafforzare il mercato interbancario le banche
istituiranno un organismo ad hoc che dovrà funzionare come una clearing house; esso erogherà
fondi, per un ammontare che non potrà superare € 85 miliardi, alle banche che hanno bisogno di
liquidità, in cambio di appropriate garanzie. Il Governo federale potrà garantire i prestiti concessi
dall’organismo, in modo da permettere allo stesso di emettere titoli e creare liquidità.
Il sostegno alle istituzioni finanziarie in difficoltà sarà realizzato tramite la fornitura da parte del
Ministero delle Finanze di garanzie sulle passività di tali istituzioni, di prestiti alle stesse, e tramite l’acquisizione di partecipazioni sia attraverso la sottoscrizione di aumenti di capitale sia attraverso altri interventi sul capitale, che potranno anche incidere sulla struttura proprietaria dell’istituto interessato. Le partecipazioni così acquisite dal Governo federale saranno trasferite ai privati una volta raggiunti gli obiettivi che l’intervento si propone e ristabilite le normali condizioni del mercato dei capitali.
I depositi dei privati saranno garantiti nella loro totalità, con effetto dal primo ottobre 2008.
L’autorità di supervisione sul mercato finanziario (Austrian Financial Markets Authority) è stata
autorizzata a vietare operazioni di short-selling su larga scala e a sanzionare le eventuali violazioni di tale divieto. L’obiettivo è quello di limitare l’impatto potenzialmente negativo di tali operazioni sulle borse e sulle società.

SPAGNA

Il 7.10.2008 la Spagna ha annunciato l’adozione delle seguenti misure: 1) la creazione di un fondo
finanziato dal Tesoro con una dotazione iniziale di € 30 miliardi, che può essere estesa a € 50
miliardi; 2) il rafforzamento dello schema di garanzia dei depositi spagnolo, attraverso
l’innalzamento del limite minimo di copertura da € 20 mila a € 100 mila.
Il fondo acquisterà dalle istituzioni finanziarie operanti in Spagna, su base volontaria e a condizioni
di prezzo che riflettono il grado di rischio sottostante, attività di elevata qualità spagnole per
assicurare che attraverso queste istituzioni continuino ad essere finanziate famiglie ed imprese.
Il fondo sarà temporaneo, dunque destinato all’estinzione una volta ripristinate le normali condizioni del mercato, e opererà in coerenza con le norme comunitarie sugli aiuti di Stato e la concorrenza, poiché tutte le istituzioni finanziarie operanti in Spagna potranno farvi ricorso.
Il 13.10.2008 il Governo spagnolo ha approvato un Decreto Legge che dà attuazione agli indirizzi espressi nella Dichiarazione del vertice di Parigi tra i Capi di Governo dei Paesi dell’Eurogruppo. Il Decreto istituisce una garanzia per le nuove emissioni di titoli di debito senior da parte degli istituti
di credito, con un tetto iniziale per il 2008 di 100 miliardi di euro. La garanzia copre i commercial
paper e i senior bond con scadenza fino a cinque anni e potrebbe essere estesa anche ai depositi
interbancari, ma solo nel quadro di un’eventuale iniziativa coordinata a livello di area dell’euro. Le
garanzie saranno concesse fino al 31 dicembre 2009 a tutti gli istituti di credito operanti in Spagna,
comprese le controllate di società straniere aventi un livello sufficiente di operazioni attive nel
Paese, ad un costo proporzionato al rischio sopportato dal Governo e comunque determinato secondo criteri di mercato. I requisiti per la concessione della garanzia saranno stabiliti dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e potrebbero includere, su proposta della Banca centrale spagnola, speciali condizioni relative alla solvibilità.
Il Decreto autorizza, inoltre, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ad acquistare azioni, azioni privilegiate o diritti partecipativi emessi dagli istituti di credito.

PORTOGALLO

Nel quadro delle iniziative adottate in sede europea, il Governo portoghese ha approvato il
12.10.2008 un piano per il rafforzamento della stabilità finanziaria che ha il fine di assicurare il
regolare finanziamento dell’attività economica.
Il piano prevede una garanzia statale di ammontare massimo pari a 20 miliardi di euro, da concedere
alle istituzioni creditizie aventi sede legale in Portogallo. La concessione della garanzia si baserà su
una decisione presa dal Ministero delle Finanze in collaborazione con la Banca centrale portoghese
avendo riguardo al grado di rischio dell’istituto richiedente, che dovrà corrispondere una
commissione proporzionata e presentare attivi di buona qualità come copertura. Lo Stato potrà
rivedere i termini della commissione nel periodo di validità della garanzia, nel caso le condizioni di
mercato cambino significativamente. I beneficiari della garanzia saranno monitorati dallo Stato e
dalla Banca Centrale.
Il finanziamento del piano avverrà per il tramite di un fondo istituito dal Governo, che sarà
capitalizzato attraverso l’emissione di titoli del debito pubblico, al fine di coprire il rischio legato
alla concessione delle garanzie e di finanziare altre misure che potrebbero essere prese per rafforzare la solidità finanziaria delle istituzioni creditizie.
Le misure introdotte hanno carattere temporaneo e resteranno in vigore finché le normali condizioni del mercato non saranno ristabilite, applicandosi solo a garanzie concesse entro il 31 dicembre 2009.
Oltre alle citate misure, il Governo portoghese ha anche approvato una serie di norme volte a
rafforzare gli obblighi informativi e di disclosure degli operatori di mercato verso i loro clienti e le autorità di vigilanza. Inoltre, è stato portato a 100 mila euro il livello della copertura assicurata dal Fondo di Garanzia dei Depositi Bancari e dal Fondo di Garanzia del Credito Agricolo, dagli originari 25 mila.

GRECIA

Il 15.10.2008 il governo greco ha adottato un piano per limitare l’impatto della crisi e assicurare
l’efficiente funzionamento del sistema finanziario, in conformità con le decisioni del Consiglio
Ecofin del 7 ottobre. Le misure, di natura temporanea, sono volte a:
1) favorire il ripristino di condizioni normali di liquidità sui mercati, attraverso i) la fornitura di una garanzia pubblica per un ammontare complessivo fino a € 15 miliardi su passività bancarie emesse o rifinanziate entro la fine del 2009 con scadenza fino a 5 anni, e ii) l’emissione di specifici titoli
pubblici per un controvalore complessivo di € 8 miliardi che possono essere scambiati contro altri
strumenti utilizzabili come “collateral” di buona qualità dalle banche greche di rilevanza sistemica,
contro commissioni da stabilire in base ad un tasso annuale entro il range da 50 a 100 punti base a
seconda della scadenza;
2) rafforzare la patrimonializzazione delle banche, destinando un ammontare pari a € 5 miliardi per l’acquisto da parte dello Stato di preference shares a rafforzamento del Tier 1 delle banche che ne faranno richiesta; tali azioni avranno incorporata una opzione di riacquisto dopo un periodo non inferiore a 5 anni. Laddove il Governo fornisca una garanzia o acquisti preference shares verrà assicurata la partecipazione di suoi rappresentanti nel Board delle banche interessate con poteri decisionali riguardo ai compensi del top management.
In aggiunta il governo greco ha innalzato la copertura della garanzia dei depositi da 20 mila a 100 mila euro. Tale disposizione sarà vigente fino al 31 dicembre 2011.

DANIMARCA

A) Intervento riguardante Roskilde Bank
L’11.7.2008 le autorità danesi (Ministero dell’economia, Autorità di supervisione finanziaria e Banca centrale) hanno promosso e coordinato, unitamente all’Associazione bancaria danese, un intervento pubblico di sostegno della Roskilde Bank. L’intervento si è articolato nella concessione di una linea di liquidità da parte della banca centrale, assistita dalla garanzia a copertura del rischio di potenziali perdite prestata da un organismo privato (Det Private Beredskab) appositamente costituito dall’Associazione bancaria danese, per DKK 750 milioni (circa € 100 milioni), e dallo Stato per la parte residua. La garanzia statale, che è stata successivamente approvata dal Parlamento, ha effetto dall’11.7.2008.
B) Iniziativa di stabilizzazione dei mercati finanziari
Il 5.10.2008 è stato adottato un “Political Agreement on Financial Stability” che stabilisce uno
schema misto, finanziato dal settore pubblico e da quello privato, per la copertura delle perdite di tutti i depositanti e creditori di banche dichiarate insolventi.
In particolare è stata creata una winding-up company con il compito di risolvere la crisi di banche insolventi e coprire le perdite di tutti i creditori, anche se non protetti dal sistema privato di garanzia dei depositi. Le banche forniranno una garanzia a copertura delle perdite della winding-up company fino ad un massimo di DKK 35 miliardi in due anni (2% del PIL), lo Stato coprirà le eventuali perdite eccedenti. Sono previste misure per evitare disparità competitive. Lo schema è accompagnato dal divieto di distribuire dividendi e di riacquistare azioni, nonché di avviare nuovi programmi di stock options a carico delle banche aderenti.

ISLANDA

In relazione alla crisi del sistema finanziario islandese, il 6.10.2008 il Parlamento islandese ha
approvato la legge n. 125/2008 che autorizza il Tesoro ad erogare fondi pubblici per fronteggiare la situazione di crisi e l’Autorità di vigilanza ad assumere provvedimenti straordinari per minimizzare i danni al sistema finanziario quali l’assunzione dei poteri dell’assemblea degli azionisti, lo scioglimento degli organi sociali e l’amministrazione controllata delle banche nonché di deliberare provvedimenti quali la cessione o la fusione delle stesse. Ai sensi di tale legge, il 7.10.2008 e il 9.10.2008 le banche Glitnir, Landsbanki e Kaupthing sono state poste in receivership.

SVIZZERA

Il 16.10.2008 i gruppi UBS e Credit Suisse hanno annunciato misure di rafforzamento del capitale,
in concomitanza con la decisione della Banca centrale svizzera di introdurre la possibilità di
trasferire gli attivi illiquidi ad una società veicolo per permettere un’ordinata liquidazione degli
stessi. Tali misure mirano a rafforzare il sistema finanziario svizzero, garantendone la stabilità.
In particolare, la Banca centrale ha raggiunto un accordo con UBS su un finanziamento a lungo
termine e sulla liquidazione dei titoli illiquidi e degli altri asset “problematici” – trattasi per la
maggior parte di strumenti di debito aventi come sottostante mutui residenziali e commerciali
americani – per un ammontare non superiore a $ 60 miliardi. Credit Suisse Group ha rinunciato a sottoscrivere un accordo dello stesso tipo19.
Nel quadro dell’accordo, UBS venderà i titoli ad una società veicolo e fornirà capitale fino ad un
massimo di 6 miliardi di dollari, che serviranno come prima tutela contro eventuali perdite; la Banca Centrale, che monitorerà le operazioni di trasferimento, gestione e liquidazione degli asset,finanzierà l’acquisto degli stessi assicurando alla società veicolo un prestito assistito da garanzie(secured loan) a lungo termine per un ammontare non superiore a 54 miliardi di dollari ed avrà il controllo della società stessa. Il prestito avrà una durata di 8 anni, che potrà essere prolungata fino a 12 anni al fine di permettere un’ordinata liquidazione degli asset. Nel quadro di queste iniziative, UBS ha garantito che rafforzerà il proprio capitale.

18 Il 9.10.2008 l’Autorità di vigilanza finlandese ha sospeso l’operatività della succursale finlandese di Kaupthing. La Svezia e la Norvegia hanno offerto un sostegno di liquidità alle succursali della banca islandese. Il 12.10.2008 la Norvegia ha posto in amministrazione pubblica la filiale locale di Kaupthing. Il 9.10.2008 il Tesoro britannico ha trasferito a ING Direct i depositi retail delle controllate britanniche di Landsbanki (Heritable) e di Kaupthing
(Kaupthing Singer & Friedlander) e dello sportello di Glitnir.
19 CS Group ha dichiarato che avrebbe ricevuto 10 miliardi di franchi svizzeri da investitori della regione del Golfo, tra cui la Qatar Investment Authority.

Appendice 3: Crisi del gruppo Lehman Brothers. Operatività con la clientela italiana
1. Il gruppo Lehman Brothers in Europa e l’operatività con clientela italiana
La Lehman Brothers Holdings inc., tra le maggiori banche di investimento degli Stati Uniti, si
trova al vertice di un gruppo che opera a livello mondiale nel campo dei servizi finanziari. La
capogruppo e alcune società del gruppo di diritto statunitense sono state ammesse alla procedura di riorganizzazione ai sensi del Chapter 11 del Bankruptcy Code.
In base alle evidenze disponibili, risulta che in Europa il gruppo è presente per il tramite di
alcune imprese di investimento, banche e società finanziarie. Le articolazioni europee rilevanti per il mercato e gli investitori italiani sono le seguenti:
- in Germania è presente una filiazione bancaria (Lehman Brothers Bankhaus AG) che opera
in Italia per il tramite di una succursale a Milano;
- nel Regno Unito sono presenti diverse imprese di investimento che operano in Italia per il
tramite di proprie succursali (Lehman Brothers International (Europe)) ovvero in regime di libera prestazione di servizi (Lehman Brothers Asset Management (Europe) LTD, Lehman Brothers Europe Limited e Lehman Brothers International Europe). Sono altresì presenti società, tra le quali la Lehman Brothers Holdings PLC, i cui titoli risultano detenuti anche da investitori italiani;
- in Francia è insediata una filiazione bancaria (Banque Lehman Brothers s.a.), che non
opera in Italia, e un OICR che opera in Italia in regime di libera prestazione di servizi (Lehman
Brothers AM France);
- in Olanda ha sede la Lehman Brothers Treasury Co. BV, controllata indirettamente dalla
holding americana sottoposta al Chapter 11. La società risulta attiva nell’emissione di titoli
collocati anche nel mercato italiano;
- in Lussemburgo hanno sede la Lehman Brothers (Luxembourg) S.A. e la Lehman Brothers
(Luxembourg) Equity Finance S.A.;
- risultano infine due OICR irlandesi abilitati ad operare in Italia, Lehman Brothers Alpha
Fund plc, i cui titoli risultano detenuti anche da investitori italiani, e Lehman Brothers Liquidity
Funds plc.
In Italia il gruppo americano opera – oltre che con le citate articolazioni europee – anche
attraverso i seguenti intermediari costituiti in Italia:
- Lehman Brothers A.M. Italy SGR. La società, autorizzata recentemente (giugno 2008) alla
gestione di tre fondi immobiliari speculativi, non ha avviato l’operatività;
- quattro intermediari finanziari iscritti nell’elenco ex art. 106 del Testo Unico Bancario,
operativi nella concessione di finanziamenti, assunzione di partecipazioni e prestazione di servizi di pagamento, sui quali sono in corso accertamenti ispettivi;
- Lehman Brothers International, società finanziaria non operante nei confronti del pubblico
(holding statica), iscritta nell’apposita sezione dell’elenco ex art 106 TUB prevista dall’art. 113
TUB.

2. Le procedure e le misure adottate nei confronti del gruppo
In USA la capogruppo e alcune società controllate sono state ammesse alla procedura di
riorganizzazione ai sensi del Chapter 11 del Bankruptcy Code, mantenendo il possesso dei beni e la gestione aziendale (debtor in possession).
L’adozione del citato provvedimento non produce, né negli USA né all’estero, effetti
automatici sulle altre controllate, le quali possono continuare ad operare normalmente. Tuttavia, tenuto conto dell’appartenenza al medesimo gruppo, l’avvio della procedura in USA ha indotto le autorità di vigilanza europee ad adottare provvedimenti straordinari nei confronti delle filiazioni presenti nelle rispettive giurisdizioni, di natura essenzialmente cautelare e con finalità di protezione delle controparti delle filiazioni stesse.

L’autorità tedesca BaFin ha disposto un provvedimento di sospensione dei pagamenti (cd.
“moratorium”) nei confronti della banca tedesca L.B. Bankhaus AG. Il provvedimento ha piena e
automatica efficacia anche con riferimento alla succursale italiana, ai sensi dell’art. 95 bis, comma
1, TUB, in applicazione della Direttiva sul risanamento e la liquidazione degli enti creditizi
(direttiva 2001/24/CE attuata in Italia con d.lgs. 9 luglio 2004, n. 197). Conseguentemente, nei
confronti della succursale non trovano applicazione le procedure di amministrazione straordinaria e
di liquidazione coatta amministrativa previste dall’ordinamento italiano.
L’autorità inglese ha sottoposto l’impresa di investimento inglese Lehman Brothers
International (Europe), unitamente ad altre società del gruppo, tra le quali la Lehman Brothers
Holdings PLC, all’amministrazione controllata. Il provvedimento non beneficia della citata
automatica applicazione alle succursali in Italia, prevista per le succursali di banche comunitarie.
L’autorità francese Commission Bancaire, a titolo di misura cautelare, ha nominato un
amministratore provvisorio “a tutela dei destinatari dei servizi di investimento” della succursale
dell’impresa di investimento Lehman Brothers International con poteri di amministrazione,
direzione e rappresentanza. Nei confronti di Banque Lehman Brothers la commissione ha adottato un provvedimento di nomina di un amministratore provvisorio col compito di assicurare la continuità della gestione della filiazione francese.
L’autorità olandese (District Court di Amsterdam) ha dapprima disposto la sospensione dei
pagamenti della Lehman Brothers Treasury BV e successivamente (8.10.08) dichiarato il fallimento della società con la nomina di un trustee.

L’autorità irlandese (Financial Regulator) sta effettuando un monitoraggio sulla situazione
dei tre comparti dell’OICR Lehman Brothers Liquidity Funds plc (Euro Liquidity, Sterling Liquidity e US Dollar Liquidity) per i quali la società ha notificato la decisione di sospendere i rimborsi.
L’autorità lussemburghese (Tribunal d’arrondissement de et à Luxembourg) ha nominato un
amministratore provvisorio per il controllo delle attività della Lehman Brothers (Luxembourg) S.A. e ammesso la società alla sospensione dei pagamenti per la durata di sei mesi a far data dal 3.10.2008.
In Italia le iniziative assunte dalla Banca d’Italia nei confronti dei soggetti comunitari operanti
in Italia e degli intermediari italiani del gruppo Lehman hanno riguardato l’avvio di accertamenti ispettivi presso le filiali italiane della banca tedesca e gli intermediari iscritti nell’elenco ex articolo 106 TUB; una ispezione congiunta con la Consob è in corso presso la succursale dell’impresa di investimento inglese. La SGR italiana non ha avviato l’attività, anche su indicazione della Banca d’Italia.

Sul piano normativo, va precisato che le procedure di amministrazione straordinaria e di
liquidazione coatta amministrativa previste dall’ordinamento italiano sono applicabili solo con
riferimento alla SGR italiana, mentre gli intermediari ex art. 106 e 113 TUB sono soggetti alle
norme fallimentari ordinarie. Le citate procedure nazionali di gestione delle crisi non possono
applicarsi alla succursale della banca tedesca, soggetta – come detto – esclusivamente ai
provvedimenti adottati in Germania in quanto succursale di banca comunitaria. Nei confronti delle succursali delle imprese di investimento inglesi, il TUF consente l’avvio della liquidazione coatta amministrativa solo in caso di revoca dell’autorizzazione da parte dell’autorità del Paese di origine.

3. La posizione della clientela italiana.
3.1 Per quanto riguarda la clientela italiana, occorre differenziare la posizione di coloro che
intrattengono rapporti con gli intermediari del gruppo operanti in Italia, in quanto clienti della banca tedesca o delle imprese di investimento inglesi, rispetto a quella dei possessori di strumenti
finanziari riferibili al gruppo.
Per i clienti della succursale italiana della banca tedesca, cui si applicano direttamente i
provvedimenti assunti in Germania (cd. “moratorium”), la disciplina comunitaria prevede diverse disposizioni dirette ad assicurare parità di trattamento rispetto ai clienti del paese di origine e ad agevolare la tutela dei diritti, tra i quali si segnalano quelle relative all’informativa da rendere e all’attribuzione del diritto di insinuare i propri crediti nella procedura dello Stato di origine, conformemente a quanto stabilito per i creditori di tale Stato, utilizzando, a tal fine, la lingua ufficiale dello Stato di residenza del creditore. Inoltre, nel caso della succursale italiana della banca tedesca tutti i depositanti, compresi quelli italiani, hanno diritto ad accedere ai sistemi di garanzia dei depositi del sistema tedesco.

Per i clienti delle imprese di investimento britanniche non operano le citate previsioni
comunitarie; pertanto i relativi diritti sono soggetti esclusivamente alle norme che regolano la
procedura nel Regno Unito. Quest’ultima prevede, tra l’altro, la moratoria delle azioni esecutive
verso l’intermediario e il diritto dei creditori a partecipare alle assemblee per deliberare sulle
proposte dell’amministratore per la gestione della crisi. Secondo quanto reso noto dagli
amministratori nominati dall’autorità britannica, la procedura richiederà alcuni mesi, considerata la necessità di accertare l’esistenza di eventuali ragioni debitorie da parte dei clienti nei confronti della società.
3.2 Per quanto riguarda le emissioni di strumenti finanziari del gruppo Lehman, tra le più
rilevanti si segnalano le seguenti:
- euro 3 miliardi (di cui euro 739 milioni a famiglie consumatrici) sono riferibili alla
olandese “Treasury Co BV”, attualmente in procedura fallimentare; i prodotti emessi da tale
società sono in genere garantiti dalla capogruppo americana; pertanto, in tali casi, il creditore
potrà valutare la possibilità di far valere la garanzia specifica, oltre che agire nei confronti
dell’emittente, secondo le norme che regolano in Olanda la procedura di fallimento; dalle
informazioni acquisite, risulta che – allo stato – non è stato nominato il Comitato dei creditori
né avviata la procedura di verifica del passivo;
- euro 2,7 miliardi (di cui euro 972 milioni a famiglie consumatrici) sono riferibili a titoli
emessi dalla capogruppo americana; i detentori potranno considerare la possibilità di
partecipare alla procedura del Chapter 11 in atto negli USA in condizioni di parità coi
creditori locali. Nell’ipotesi di strumenti finanziari emessi da società USA del gruppo non
ancora sottoposte a procedure, è riconosciuta al creditore straniero la possibilità di avanzare
all’autorità giudiziaria una istanza volta ad ottenere l’apertura coattiva di una procedura di
riorganizzazione ai sensi del Chapter 11 ovvero di liquidazione ai sensi del Chapter 7.
- euro 97 milioni (di cui euro 8 milioni a famiglie consumatrici) sono riferibili alla
britannica Lehman Brothers Holding PLC, sottoposta alla stessa procedura di administration
applicata all’impresa di investimento Lehman Brothers International (Europe); per i detentori
di tali titoli valgono le considerazioni svolte per i clienti dell’impresa di investimento;
- euro 70 milioni sono riferibili alla svizzera Lehman Brothers Finance SA (CH);
- euro 18 milioni (di cui euro 11 milioni a famiglie consumatrici) sono riferibili a titoli
emessi dal citato OICR irlandese Lehman Brothers Alpha Fund plc. (riferiti al comparto
Lehman Brothers Straus US Equity Funds). I titoli in questione non risultano tra quelli
oggetto di sospensione temporanea dei riscatti. In ogni caso i titolari delle quote sarebbero
garantiti dalla segregazione tra i diversi comparti riferibili all’OICR;
- euro 10 milioni (di cui euro 2 milioni a famiglie consumatrici) sono riferibili a
obbligazioni ordinarie e prestiti subordinati (rispettivamente per 7 milioni e 3 milioni) emessi
dalla società Lehman Brothers UK Cap Fund.
Infine, con riferimento a tutte le società del gruppo, con la sola eccezione della banca tedesca
residuerebbe la possibilità per i creditori di esercitare singole azioni esecutive o cautelari sugli attivi detenuti dalle società stesse in territorio italiano.
Dalle notizie disponibili risulta quindi che le articolazioni del gruppo Lehman sono sottoposte
a provvedimenti di diversa natura che producono effetti differenziati sulle società cui si applicano e sui diritti delle controparti. In questo quadro, una appropriata tutela di tali diritti non può prescindere dall’individuazione della società del gruppo con la quale sono instaurati i rapporti, della specifica misura adottata nei confronti della stessa e delle conseguenti iniziative da adottare in Italia e presso gli ordinamenti esteri, in base alla disciplina propria delle misure stesse.

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nov 29 2008

EMILIA-ROMAGNA-NEWS…

Gianluca Borghi:

Il PD presenta un progetto di legge per non aumentare il numero dei consiglieri !

Efficiente: così vogliamo che sia la nostra
Regione. Per questo tutti i consiglieri regionali
del Partito Democratico hanno presentato
un progetto di legge, di cui sono il primo
firmatario, per confermare nel numero di 50 i
consiglieri dell’Assemblea che altrimenti, a Statuto
invariato, sarebbero aumentati a 67 con le
prossime elezioni regionali del 2010. Un altro
passo per contenere i costi della rappresentanza
politica e della Pubblica amministrazione, come
ci siamo impegnati a fare con il Patto interistituzionale
tra Governo, Regioni e Province autonome,
Province, Comuni e Comunità montane
firmato nel luglio 2007.
Del resto la non applicazione fino a
prossime elezioni regionali del 2010. Un altro
passo per contenere i costi della rappresentanza
politica e della Pubblica amministrazione, come
ci siamo impegnati a fare con il Patto interistituzionale
tra Governo, Regioni e Province autonome,
Province, Comuni e Comunità montane
firmato nel luglio 2007.
Del resto la non applicazione fino ad oggi dell’attuazione
di alcune riforme istituzionali previste
nello Statuto approvato nel 2005, come ad esempio
quella del’art. 29 che prevedrebbe un totale
di 67 componenti dell’Assemblea Legislativa regionale,
non ha dato luogo a disfunzioni organizzative
e non ha sostanzialmente pregiudicato la
capacità rappresentativa dell’organo. Pertanto è
ragionevole ipotizzare che il contenimento della
spesa e il mantenimento della capacità operativa
degli organi non siano in contrasto tra loro,
ma possano essere perseguite congiuntamente.
Sul versante della diminuzione dei costi la Regione
non si è limitata a proclami ed enunciazioni,
ma ha già compiuto passi importanti e
significativi. Penso all’accorpamento delle
aziende per il diritto allo studio, ai limiti posti per
numero e compensi degli amministratori delle
società controllate, alla riforma delle Comunità
montane e delle Agenzie d’ambito per i servizi
pubblici locali. La proposta di legge non si limita
a contenere in 50 il numero dei componenti dell’Assemblea
legislativa. Prevede, infatti, che ogni
gruppo assembleare sia composto da almeno
due consiglieri fin dall’insediamentocon l’unica
esclusione degli eletti in liste che abbiano partecipato
alle elezioni e riduce il numero dei componenti
della Consulta di garanzia statutaria da
cinque a tre. Una riforma che, una volta approvata,
renderà l’Emilia-Romagna una delle regioni
più virtuose su questo fronte.
gb

(Fonte:negrini@women.it).

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nov 22 2008

DISCORSO sul CONCILIO VATICANO II pronunciato da don Giuseppe Dossetti a Reggio Emilia nell’ottobre 2004

E’ possibile ascoltare e leggere un discorso sul CONCILIO VATICANO II pronunciato da don Giuseppe Dossetti a Reggio Emilia nell’ottobre 2004.

Con voce limpida e qualche volta trepida il religioso di Monte Sole traccia un bilancio di quell’evento nella storia della Chiesa e del mondo. E’ per tanti versi un ritorno alla giovinezza della nostra fede nelle pieghe di questa contemporaneità controversa e complessa, ma sempre interessante, piena di occasioni di bene e di sviluppo.

Il discorso, con effetti moltiplicati di comprensione e suggestione, può essere contemporaneamente ascoltato e letto nel testo scritto (si trova in Giuseppe Dossetti, Il Vaticano II. Frammenti di una riflessione, a cura di Francesco Margiotta Broglio, Il Mulino, 1996). E’ sufficiente aprire simultaneamente l’audio e scaricare il testo.

Il discorso è stato riscoperto da Luigi Pedrazzi in occasione del cinquantesimo anniversario dell’elezione a Papa di Angelo Roncalli (il Concilio sarebbe stato convocato dopo soli 89 giorni). L’ascolto e la lettura sono stati proposti a gruppi amicali, parrocchie, sedi associative per “raccontarci pensieri, ricordi e propositi” nati in quei giorni di fervore e trasmetterli ai più giovani.

(Fonte: www.istitutodegasperi-emilia-romagna.it).

Giuseppe Dossetti

Il Concilio ecumenico Vaticano II

(Prolusione all’inaugurazione dell’anno accademico 1994-95 dello Studio Teologico Interdiocesano di Reggio Emilia, 29.10.1994. In: Giuseppe Dossetti, Il Vaticano II. Frammenti di una riflessione,a cura di Francesco Margiotta Broglio, Il Mulino, 1996).

1. Tra i due roghi atomici di Hiroshima e Nagasaki, la conseguente resa incondizionata del
Giappone il 2 settembre 1945 (che poneva fine ai sei anni della seconda guerra mondiale) e il primo annunzio del Concilio dato da Papa Giovanni il 25 gennaio 1959, passarono poco più di tredici anni.
In questi tredici anni si era ormai compiuta la ricostruzione, e il ricordo della guerra si era
alquanto allievolito, ma non cancellato. A un tempo, però, si erano ancor più maturate e sviluppate tutte le enormi conseguenzè della guerra, cioè sì era confermata e accresciuta quella trasformazione epocale che la guerra ha segnato (1).

Nello stesso ambito della vita religiosa la guerra ha implicato tre conseguenze capitali:
- ha spalancato la strada al sionismo realizzato: al ritorno di milioni di ebrei alla terra dei padri
e alla loro lingua e cultura, ponendo problemi del tutto nuovi, teorici e pratici, per le altre religioni ed in particolare per il cristianesimo;
- ha segnato, con certe premesse economiche (petrolio) e sociali e nuove ideologie, il risveglio
dei popoli arabi, non solo risveglio politico, ma anche ripresa espansionistica del messaggio
religioso di cui essi sono portatori, provocando un nuovo dinamismo mondiale dell’islam;
- in terzo luogo ha innestato nuovi fermenti critici e nuove ricerche proporzionate all’interno
dello stesso cristianesimo: con un bisogno profondo, se pure ancora latente, di adeguazione della sua vitalità e della sua irradiazione nel mondo nuovo ormai in avanzato travaglio.
2. I tredici anni trascorsi dalla fine della guerra mondiale al primo annunzio del Concilio hanno
implicato anche per la Chiesa cattolica gravissime ripercussioni di questo enorme mutamento
globale, che qualcuno forse avvertiva, ma che i più parevano ignorare ancora negli ultimissimi anni del pontificato di Pio XII. Anzi, forse si può arrivare a dire che proprio a questa ignoranza complessiva fu provvidenzialmente dovuta la nomina di Papa Giovanni: una figura lungamente
emarginata nella Chiesa, solo molto recentemente accreditata dal successo della sua nunziatura
parigina e del suo episcopato veneziano, e comunque già avanzato in età, sì da essere scelto
intenzionalmente per un pontificato breve e di transizione.

Se i Cardinali avessero lucidamente considerato il complesso di problemi che in questa prima
elezione, dopo la seconda guerra mondiale, si stavano ponendo alla Chiesa e al mondo, non
avrebbero probabilmente eletto Angelo Giuseppe Roncalli, ma avrebbero cercato altri. La conferma,del resto, di questa generale inconsapevolezza è data oggi dalla pubblicazione delle risposte dei vescovi alla consultazione che di essi fu fatta non tanti mesi dopo, in preparazione del Concilio: risposte che nella totalità non lasciano intravvedere nessuna visione panoramica dei problemi e nessun approccio serio ai punti nodali del grande rivolgimento storico in corso, neppure da parte di coloro che poi nel Concilio emersero pian piano – per un dono dello Spirito attualizzato dalla vastità mondiale del confronto e del dialogo reciproco – come le personalità più dotate e capaci di intuizioni vaste e di apporti validi.

(1) Cfr. il mio discorso I valori della Costituzione, 16 settembre 1994, in via di pubblicazione.

Credo che convenga insistere su questo punto: proprio per confutare una falsa interpretazione
del Concilio, che tenderebbe ad attribuire certi mali o certe tendenze negative, rivelatesi poi,
all’imprudenza e alle aperture del Concilio stesso, cadendo nel noto paralogismo: post hoc, ergo
propter hoc (2).
Il vero è che nei tredici anni dalla guerra al Concilio erano maturate ormai tutte le
caratteristiche più forti e determinanti, o più lamentate, dell’era attuale. Mi pare che alcune debbano essere espressamente accennate.

a) L’era planetaria o spaziale: con la relativa tendenza all’universalizzazione dei problemi (di
tutti i problemi: economici, sociali, culturali) e alla interdipendenza delle varie entità nazionali,
politiche e culturali, con una forte prevalenza di qualche potenza egemone e con la relativa
crescente dipendenza delle potenze piccole o medie.
b) L’era atomica: con i suoi immensi pericoli di catastrofi collettive, con la sempre più forte
riduzione tecnica dei tempi decisionali e perciò la concentrazione sempre più avanzata del potere in pochissime mani, con la riduzione quasi allo zero delle possibilità di consultazione, di concorso e di partecipazione altrui.
c) Il divario sempre più accentuato tra ricchi e poveri: con la disparità sempre crescente, e mai
compensata, tra detentori e non delle nuove tecnologie, da cui dipendono tutti gli sviluppi
industriali, economici, finanziari, per la pace e per la guerra.
d) L’evidenziarsi globale nell’occidente di una società opulenta che, mentre eleva e propone
l’esempio di uno standard di vita sempre più largamente al di là dei bisogni vitali essenziali, e crea modelli sempre più accentuati di soddisfazione di bisogni superflui, sembra arroccarsi sempre più su se stessa e abbandonare, quasi senza finzioni, ad una marginalità depauperata di tutto interi popoli e paesi in Asia, in Africa e in America meridionale.
e) L’inasprirsi perciò della conflittualità in molte zone del mondo, con periodi alterni di
distensione temporanea e per contro periodi di inasprimento delle crisi con pericolo imminente di estensioni più vaste: come fu, proprio alla vigilia della convocazione del Concilio, la crisi provocata dalla installazione di missili sovietici a Cuba, nel settembre 1962.
f) 11 diffondersi sempre più vasto e apparentemente irreversibile di nuovi costumi, ispirati a un
permissivismo involgente a tutti i livelli della moralità, e in particolare la rivoluzione dell’etica
sessuale e della vita familiare. A questo proposito è importante notare che i grandi classici della
cosiddetta rivoluzione sessuale sono anteriori al Concilio, come lo precedono certi progressi
sperimentali della genetica (e in ispecie la cosiddetta pillola).
g) La fragilità del diritto – e delle istituzioni preposte alla sua applicazione — in tutti i paesi, e
in particolare già negli anni ‘50 la progressiva sostituzione, ad opera delle grandi imprese e
particolarmente delle multinazionali, di organi privati di arbitrato alle pubbliche magistrature.
h) Il dissolversi della filosofia, che tende sempre più a rinunziare ai suoi campi forti (la
metafisica) per ridursi sempre di più alle cosiddette scienze dell’uomo (psicologia, sociologia,
antropologia culturale, filosofia del linguaggio, filosofia delle scienze, ecc.).
i) L’appropriazione da parte di certi teologi, già miziata anni prima del Concilio, di una quota
di magistero spettante ai vescovi: certo dovuta a un evidente sconfinamento dei teologi, ma anche dovuta a una lunga serie di cause precedenti, e in particolare alla riduzione del ruolo episcopale a una funzione prevalentemente amministrativa, vieppiù confermata dai criteri adottati per la selezione e l’elezione dei vescovi.
l) La crisi del clero e delle vocazioni sacerdotali e religiose, certamente già iniziata in quasi
tutti i paesi europei nel dopoguerra, prima ancora del Concilio, anche se si è manifestata in modo conclamato dopo il Concilio. E’ forse questo il punto sul quale, perciò, insiste con un’apparente maggiore verosimiglianza la critica anticonciliare.

(2) Per una summa ragionata degli errori e delle colpe attribuibili al Concilio, si veda per tutti R. Amerio, Iota unum.
Studio sulle variazioni della Chiesa cattolica nel secolo XX, Milano-Napoli, 1985.

Mi permetto, però, di ribadire la mia idea, e cioè che anche per questa crisi erano già in atto
prima del Concilio le cause più profonde e determinanti.
Posso al riguardo riferire un episodio. Quattro giorni prima dell’apertura della seconda sessione
del Concilio, fui ricevuto in udienza da Paolo VI, eletto da tre mesi, per riferirgli ed illustrargli le
modificazioni del regolamento del Concilio che avevo proposto tramite il Cardinale Lercaro, per
correggere lacune e imperfezioni rivelatesi durante la prima sessione. Esaurito felicemente l’argomento,accorgendomi che il Papa disponeva ancora di qualche momento per me, ne approfittai per parlargli di quella che considerava la questione assolutamente più fondamentale in quel momento,cioè appunto le difficoltà crescenti che colpivano, a mio avviso, molta parte del clero e che costituivano la causa più grave del declino delle vocazioni sacerdotali e religiose in Europa e anche in altre parti del mondo. Paolo VI mi ascoltò molto interessato e pensoso.
3. Di tutti questi mutamenti intervenuti nel mondo e nella Chiesa, Papa Giovanni ebbe
un’intuizione sintetica che, unita alla sua consapevolezza storica circa il modo con cui la Chiesa
antica affrontava con i Concili le epoche di rinnovamento, gli fece balenare una luce improvvisa e pacata, e decidere con umile risolutezza (come egli stesso ebbe. a dire) la convocazione di un
Concilio ecumenico.
A meno di cento giorni, precisamente novanta giorni, dalla sua elezione, ne diede il solenne
annunzio ai Cardinali riuniti in S. Paolo di Roma il 25 gennaio 1959. Tratteggiando sommariamente le condizioni religiose della Chiesa romana da un lato, e della Chiesa universale dall’altro, soggiunse che tutto questo…

Desta una risoluzione decisa per il richiamo di alcune forme antiche di affermazione dottrinale e di saggi ordinamenti di ecclesiastica disciplina, che nella storia della Chiesa, in epoca di rinnovamento, diedero frutti di straordinaria efficacia.
Così il Papa collegava la sua lettura dei segni dei tempi che la Chiesa attraversava con la sua
convinzione relativa alla tradizione conciliare, come una forma che la storia della Chiesa ci ha
insegnato e che pur sempre ha ottenuto ubertosi risultati (3).

E perciò riteneva che in un momento storico di eccezionale densità fosse necessario
precisare e distinguere fra ciò che è principio sacro e Vangelo eterno, e ciò che è mutevolezza dei tempi (4).
Fermamente ispirandosi all’intima certezza che in mezzo a tante tenebre, indizi non pochi fanno bene sperare sulle sorti della Chiesa e dell’umanità (5).
Appare dunque chiaro che Papa Giovanni ha situato inequivocabilmente la decisione del Concilio in questo contesto epocale valutato sulla base di giudizi storici e, nel medesimo tempo, di intuizioni di fede, le cui conclusioni erano significativamente coincidenti.
Contro tutte le perplessità e le resistenze che ben presto gli vennero opposte da molte parti, e
soprattutto dalla Curia romana, come se la sua decisione fosse stata precipitosa e irriflessa, egli
continuò sempre ad opporre la sua umile risolutezza e a restare attaccato e fedele a quella
prima idea [. . .] sorta quasi umile fiore nascosto nei prati: non lo si vede nemmeno, ma se ne avverte la presenza dal suo profumo (6).
(3) Allocuzione alle Opere missionarie del 7 maggio 1960.
(4) Allocuzione all’Ordine francescano del 16 aprile 1959.
(5) Come poi disse nella Costituzione apostolica cli convocazione formale del Concilio stesso, 25 dicembre 1961.
(6) Allocuzione cit. alle Opere missionarie, del 7 maggio 1960.

E perciò riteneva che in un momento storico di eccezionale densità fosse necessario
precisare e distinguere fra ciò che è principio sacro e Vangelo eterno, e ciò che è mutevolezza dei tempi (4).
Fermamente ispirandosi all’intima certezza che
in mezzo a tante tenebre, indizi non pochi fanno bene sperare sulle sorti della Chiesa e dell’umanità (5).
Appare dunque chiaro che Papa Giovanni ha situato inequivocabilmente la decisione del Concilio in questo contesto epocale valutato sulla base di giudizi storici e, nel medesimo tempo, di intuizioni di fede, le cui conclusioni erano significativamente coincidenti.
Contro tutte le perplessità e le resistenze che ben presto gli vennero opposte da molte parti, e
soprattutto dalla Curia romana, come se la sua decisione fosse stata precipitosa e irriflessa, egli
continuò sempre ad opporre la sua umile risolutezza e a restare attaccato e fedele a quella
prima idea [. . .] sorta quasi umile fiore nascosto nei prati: non lo si vede nemmeno, ma se ne avverte la presenza dal suo profumo (6).
(3) Allocuzione alle Opere missionarie del 7 maggio 1960.
(4) Allocuzione all’Ordine francescano del 16 aprile 1959.
(5) Come poi disse nella Costituzione apostolica cli convocazione formale del Concilio stesso, 25 dicembre 1961.
(6) Allocuzione cit. alle Opere missionarie, del 7 maggio 1960.

Sino alla solenne conferma fattane nella stessa Allocuzione inaugurale della grande assemblea,
l’11 ottobre 1962:
Primo e improvviso fiorire nel nostro cuore e dalle nostre labbra della semplice parola di Concilio
ecumenico (7)
Nello stesso discorso inaugurale afferma con autorità solenne che il Papa è ferito da
insinuazioni di anime, pur ardenti di zelo, ma non fornite di senso sovrabbondante di discrezione e di misura e che egli perciò deve dissentire da codesti profeti di sventura che annunziano eventi sempre infausti, quasi che incombesse la fine del mondo.
In tale quadro, il Concilio è chiamato a compiere quest’opera:

il sacro deposito della dottrina cristiana sia custodito e insegnato in forma più efficace [. . .]. Il nostro dovere non è soltanto di custodire questo tesoro prezioso [del sacro patrimonio di verità ricevuto dai Padri], come se ci preoccupassimo unicamente dell’antichità, ma di dedicarci con alacre volontà e senza timore a quell’opera, che la nostra età esige, proseguendo così il cammino che la Chiesa compie da venti secoli [...] per un balzo innanzi verso
una penetrazione dottrinale e una formazione delle coscienze [. . .] studiata ed esposta attraverso le forme dell’indagine e della formulazione letteraria del pensiero moderno [. . .]. Altra è la sostanza dell’antica dottrina del «depositum fidei», e altra la formulazione del suo rivestimento.
In conclusione Papa Giovanni indicava al Concilio la via di un magistero a carattere prevalentemente pastorale [... .] e (capace di) far fronte ai bisogni di oggi mostrando la
validità della dottrina (della Chiesa) piuttosto che rinnovando condanne.
Così non sanzioni, ma usando piuttosto «la medicina della misericordia». E perciò il primato su
tutto della carità: della carità più dilatata, abbracciante
l’unità dei cattolici fra di loro solidissima ed edificante; l’unità dei cristiani appartenenti alle varie confessioni dei credenti in Cristo [. . .] e l’unità degli appartenenti alle varie famiglie religiose non cristiane, che rappresentano la porzione più notevole di creature umane, redente anch’esse dal sangue di Cristo, ma non aventi ancora la partecipazione alla grazia e alla Chiesa di Gesù, di tutti Salvatore.

La sera di quello stesso giorno Papa Giovanni si affaccia sulla piazza di 5. Pietro e, alla folla
che si è riunita festosa per solennizzare l’inizio del Concilio, effonde il suo animo pieno di una
carità universale, si direbbe cosmica, come la lode di qualche salmo (per esempio il Salmo 147, 2-4)
(8):
La mia voce è una voce sola, ma riassume la voce del mondo intero; qui di fatto tutto il mondo è rappresentato. Si direbbe che persino la luna si è affrettata stasera. Osservatela in alto, a guardare questo spettacolo. Gli è che noi chiudiamo una grande giornata di pace; sì, di pace: Gloria a Dio e pace agli uomini di buona volontà! Occorre spesso
ripetere questo augurio. Soprattutto quando possiamo notare che veramente il raggio e la dolcezza del Signore ci uniscono e ci prendono, noi diciamo: Ecco qui un pregustamento di quella che dovrebbe essere la vita di sempre, di tutti i secoli, e della vita che ci attende per l’eternità.
(7) Allocuzione Gaudet Mater Ecclesia, in Fede, Tradizione Profezia, a cura di G. Alberigo e A. Melloni, Brescia, 1984, pp. 248-249.
(8) Il salmista celebra la lode del Dio creatore di tutto e Redentore d’Israele: «Il Signore ricostruisce Gerusalemme/raduna i dispersi d’Israele, risana i cuori affranti I e fascia le loro ferite. Egli conta il numero delle stelle / e chiama ciascuna per nome».

Ecco dunque come il cuore di Papa Giovanni ha concepito, ha pensato, ha voluto il Concilio:
non tanto come un’assise normativa, ma piuttosto come uno spettacolo cosmico, un evento,
un’anticipazione dell’eterna e universale liturgia, un grande atto di culto, di rendimento di grazie a Dio e di implorazione per tutti: per i fratelli in Cristo e per l’universa umanità.
Ma non così l’aveva riottosamente accettato e pensato la Curia: ma piuttosto come un’occasione
di semplice conferma della sua autorità centrale e di indirizzi fissisti, con qualche variazione di
minori modalità tecniche (secondo una formula espressa e ripetuta).
Perciò le molte decine di schemi preparatori elaborate dalle commissioni preconciliari e dalla
commissione centrale preparatoria, durante quasi quattro anni, e comunicati solo in minima parte e negli ultimissimi mesi ai Padri (nonostante le sollecitazioni del Papa al riguardo), non potevano né corrispondere alle finalità fissate dal Papa per il Concilio, né al gradimento della maggioranza dei Padri conciiari.
Di qui un certo disorientamento iniziale dell’assemblea e la conseguenza che la prima sessione
finì senza che nessuno schema venisse approvato.

Ecco dunque come il cuore di Papa Giovanni ha concepito, ha pensato, ha voluto il Concilio:
non tanto come un’assise normativa, ma piuttosto come uno spettacolo cosmico, un evento,
un’anticipazione dell’eterna e universale liturgia, un grande atto di culto, di rendimento di grazie a
Dio e di implorazione per tutti: per i fratelli in Cristo e per l’universa umanità.
Ma non così l’aveva riottosamente accettato e pensato la Curia: ma piuttosto come un’occasione
di semplice conferma della sua autorità centrale e di indirizzi fissisti, con qualche variazione di
minori modalità tecniche (secondo una formula espressa e ripetuta).
Perciò le molte decine di schemi preparatori elaborate dalle commissioni preconciliari e dalla
commissione centrale preparatoria, durante quasi quattro anni, e comunicati solo in minima parte e
negli ultimissimi mesi ai Padri (nonostante le sollecitazioni del Papa al riguardo), non potevano né
corrispondere alle finalità fissate dal Papa per il Concilio, né al gradimento della maggioranza dei
Padri conciiari.
Di qui un certo disorientamento iniziale dell’assemblea e la conseguenza che la prima sessione
finì senza che nessuno schema venisse approvato.
Ma intanto i Padri ebbero modo di conoscersi, di responsabilizzarsi e di organizzarsi in raggruppamenti, avviando
il processo più importante e più duraturo del Vaticano Il, la formazione cioè di una coscienza assembleare e collegiale e facendo uscire il vescovo medio dagli orizzonti ristretti ai quali era assuefatto per sentirsi effettivamente coinvolto nel servizio della Chiesa universale (9).
E d’altra parte il Papa, per conto suo, provvedeva con vari suoi atti alla concentrazione dei
troppi schemi preparatori in venti argomenti, alla disciplina del lavoro durante l’intersessione, alla nomina per questo di una commissione permanente di coordinamento, a disporre un Ordo
agendorum per il futuro e a ribadire i punti centrali della sua Allocuzione inaugurale. Il che
consentì al Concilio di continuare ordinatamente i suoi lavori anche dopo la morte del Papa e la
successione di Paolo VI: conservando, per quanto era possibile, l’ispirazione iniziale giovannea, e così restando, sia pure non in tutto e non sempre con piena coerenza, fedele al grande balzo in avanti (auspicato dalla Gaudet Mater Ecclesia) che doveva portare la Chiesa fuori dell’epoca
tridentina e avviarla per nuove vie più conformi alle istanze ecclesiali, espresse e coltivate negli
ultimi decenni, soprattutto dal movimento biblico, dal movimento liturgico e da quello ecumenico: e con questo rendere il sacro deposito sempre più efficace rispetto ai nuovi problemi e ai nuovi.
4. Date queste premesse – che ritenevo necessarie, e forse ancora insufficienti, per inquadrare
minimamente gli esiti del Vaticano II – passiamo ora ad esaminare la portata intrinseca di qualcuno dei frutti che a me sembrano più rilevanti e più duraturi.

1) La riaffermazione anzitutto della dottrina trinitaria: non in modo semplicemente ripetitivo e
tralatizio, ma con una formulazione originale, tanto compiuta e dispiegata che si può dire che, dopo i primi quattro Concili, non se ne può trovare un’altra pari. Nemmeno al Concilio di Unione di Ferrara-Firenze. A questo riguardo si possono fare le seguenti osservazioni.
a) L’insistenza di questa riaffermazione è tanto più significativa perché il Vaticano II poteva
facilmente dispensarsene, non volendo programmaticamente essere un Concilio dogmatico.
(9) Alberigo, Papa Giovanni, Bari, 1987, p. 228.
b) I loci propri di questa riaffermazione sono i preamboli di quasi tutti i documenti maggiori del
Vaticano II: in qualcheduno, per esempio la Costituzione De Sacra Liturgia, n. 3 e 5-6 e la
Costituzione De divina Revelatione, n. 2, in modo più sintetico; in qualche altro documento, per
esempio la Costituzione De Ecclesia, n. 2-4, in modo più esteso e determinato; e infine in altro
ancora, cioè il decreto Ad Gentes sull’attività missionaria, n. 2-4, in modo ancora più approfondito e maturo.
c) La ripresa trinitaria non è occasionale o solo rituale, ma è intenzionalmente voluta come
premessa e fonte di tutto lo sviluppo impresso ad ogni documento: per il De Ecclesia in particolare è suggellata dalla conclusione, derivata da S. Cipriano (10), che la Chiesa universale si presenta come «un popolo adunato dall’unità del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo».
d) Non è condotta su argomenti speculativi, ma svolta quasi esclusivamente su dati scritturistici tra loro sapientemente coordinati, sì da delineare lo schema di una rivelazione trinitaria corrispondente alla storia della salvezza: parlando prima del disegno salvifico del Padre, e poi della missione del Figlio, e poi dell’opera santificatrice dello Spirito Santo.
e) Perciò in particolare il dogma triitario è strettamente ed espressamente connesso con l’altro
capitale oggetto della nostra fede, cioè l’incarnazione del Figlio di Dio, egli stesso Dio preesistente ed eterno (Ad Gentes, n. 3).
f) Per lo Spirito Santo, è usata non l’attuale formula del Credo occidentale («lo Spirito Santo
che procede dal Padre e dal Figlio»), ma la formula dei greci accolta al Concilio di Firenze, e cioè
che «lo Spirito Santo procede dal Padre per Filium» (ibidem, n. 2) (11).
Orbene, questa affermazione conciliare della fede trinitaria così ripetuta,compatta, fontale per
tutto il resto delle affermazioni del Vaticano II, appare non solo opportuna per arginare riduzioni
erronee serpeggianti anche in campo cattolico (12) ma dimostra la sua attualità e vitalità per
concepire tutto l’essere e l’agire del Cristo, della Chiesa, del cristiano. A prescindere da essa o
eliminandone o riducendone la portata, non si può più parlare di fede cristiana in Gesù di Nazareth,
né di Chiesa cristiana, né di cristiano.
2) Direi quindi che un frutto del Concilio sono state le importantissime innovazioni introdotte
nella dottrina dell’esegesi cattolica dalla Costituzione Dei Verbum sulla Rivelazione.
Anzitutto l’introduzione del capitolo I De ipsa Revelatione, da tutti riconosciuto come
l’insegnamento più innovatore e più riuscito del Vaticano II al riguardo:
Piacque a Dio, nella sua bontà e sapienza, rivelare se stesso e far conoscere il mistero della sua volontà (Ef1,9), mediante il quale gli uomini, per mezzo di Cristo, Verbo fatto carne, nello Spirito Santo hanno accesso al
Padre, e sono resi partecipi della divina natura (Ef 2,18; 2 Pt 1,4). Con questa Rivelazione, infatti, Dio invisibile
(Col 1,15; 1 Tm 1,17) nel suo immenso amore, parla agli uomini come ad amici (Es 33,11; Gv 15,14-15) e si
intrattiene con essi (Bar 5,38), per invitarli ed ammetterli alla comunione con sé (DV, n. 2).
In secondo luogo il Concilio ha messo in rilievo i due caratteri fondamentali di questa
Rivelazione: cioè l’interpersonalità (rapporto complesso di comunione, di conoscenza e di amore tra Dio e l’uomo) e a un tempo la storicità della rivelazione stessa:
(10) Cyprianus, De Orat. Dom. 23: PL 4, 553.
(11) Conciliorum Oecumenicorum Decreta, Bologna, 1991, p. 526: Bolla Gaudeant Coeli, di Eugenio IV.
(12) Alludiamo alle opere di H. Kung, di E. Schillebeeckx e di P. Schoonenberg, sulle quali vedi da ultimo R. Cantalamessa, Gesù Cristo, il Santo di Dio, Milano, 1990, specie pp. 129 ss.

Questa economia della rivelazione avviene per mezzo di gesti e di parole intrinsecamente connessi, cosicché le
opere compiute da Dio nella storia della salvezza manifestano e confermano la dottrina e le realtà significate dalle
parole, e le parole dichiarano le opere e chiariscono il mistero in esse contenuto. La profonda verità, poi, su Dio e
sulla salvezza degli uomini, per mezzo di questa rivelazione risplende a noi nel Cristo, il quale è insieme il
mediatore e la pienezza di tutta la rivelazione (DV, n. 2).
Questo consente e insieme impone di superare una concezione ancora intellettualistica della
Rivelazione come comunicazione di asserti astratti, a vantaggio, invece, di una concezione più
completa, fatta di parole e di eventi, e culminante nell’evento unico e nella Parola unica di Gesù
Cristo, Parola di Dio fatta carne, nella sua vita, morte e risurrezione, e nell’invio del suo Spirito di verità: nella sua storia tra noi, con noi, in noi (v. anche DV, n. 4).
Quindi sottomettersi alla storicità della Rivelazione e aderire pienamente al metodo storico non
vuol dire solo attenersi alla storicità dei singoli fatti e alla tipologia dei vari testi della Scrittura
come documento canonico della Rivelazione, ma vuol dire anche, inevitabilmente, riconoscere la
singolarità irripetibile dell’evento di Cristo: Gesù Cristo diventa la misura valutativa suprema di
tutti i grandi criteri attraverso i quali si cerca di comprendere le singole verità rivelate. E finalmente si deve e si può cercare Lui come ultima chiave ermeneutica, nell’intersezione a un tempo tra la Scrittura, i sacramenti e la vita della Chiesa.
Ancora e soprattutto il Concilio ha messo fortemente in evidenza la parte dello Spirito Santo,
non solo nella ispirazione delle Sacre Scritture, ma anche in quelli che si possono dire i loro
analoghi precedenti e i loro analoghi susseguenti (13).
La fede, in quanto risposta alla Rivelazione di Dio, è impossibile senza una mozione dello
Spirito Santo:
A Dio che rivela, è dovuta l’obbedienza della fede [. . .]. Perché si possa prestare questa fede è necessaria la grazia
di Dio che previene e soccorre, e gli aiuti interiori dello Spirito Santo, il quale muova il cuore e lo rivolga a Dio, apra gli occhi della mente, e dia a tutti dolcezza nel consentire e nel credere (ibidem, n. 5).
Così, nella dinamica della tradizione, lo Spirito Santo sorregge i diversi fattori storici
progressivamente attualizzanti la Rivelazione:
Questa tradizione di origine apostolica progredisce nella Chiesa con l’assistenza dello Spirito Santo: cresce infatti la comprensione tanto delle cose quanto delle parole trasmesse, sia con la riflessione e lo studio dei credenti, iquali le meditano in cuor loro, sia con l’esperienza data da una più profonda intelligenza delle cose spirituali, sia per la predicazione di coloro i quali con la successione apostolica hanno ricevuto un carisma sicuro di verità (ibidem, n. 8).

Anzi, è lo Spirito Santo che introduce i credenti dentro tutt’intera la verità rivelata:
Lo Spirito Santo, per mezzo del quale la viva voce del Vangelo risuona nella Chiesa, introduce i credenti dentro tutt’intera la verità, e in essi fa risiedere la Parola di Cristo in tutta la sua ricchezza (ibidem).
Perciò quanto all’interpretazione della Scrittura, dopo avere ancora ribadito e chiarito che
l’interprete deve ricercare con attenzione che cosa gli agiografi in realtà hanno inteso significare – quindi tener conto fra l’altro dei generi letterari (come già prescriveva l’enciclica di Pio XII, Divino
Afflante Spiritu del 30 settembre 1943) – contestualmente, nello stesso paragrafo, la Dei Verbum dichiara:
(13) P.Benoit, Inspiration et révélation, in «Concilium», 10 (1965), pp. 18 ss., 21. Cfr. anche per tutto quello che
diciamo qui di seguito V.Mannucci, Bibbia come Parola di Dio, 120, Brescia, 1992, pp. 136-138.

Però [sed], dovendo la Sacra Scrittura essere letta e interpretata con l’aiuto dello stesso Spirito mediante il quale è stata scritta, per ricavarne con esattezza il senso dei sacri testi, si deve badare con non minore diligenza [non minus diligenter] al contenuto e all’unità di tutta la Scrittura, tenuto debito conto della viva tradizione di tutta la Chiesa e della analogia della fede (DV, n. 12).
Parole, queste, di immensa importanza, perché aprivano la via alla legittimazione della ricerca oltre il senso storico, anche del senso spirituale, in conformità alla migliore e pìu genuina ed equilibrata esegesi patristica.
Tale legittimazione del senso spirituale delle Scritture – contestato lungamente da molti per un
monolitismo ermeneutico che insisteva al di là del debito sul senso storico letterale – ha raggiunto la sua pienezza nel recente documento della P. Commissione biblica del 15 aprile 1993, che è il primo in assoluto tutto dedicato alla interpretazione della Scrittura. Esso passa in rassegna in modo sistematico oltre che il metodo storico-critico (del quale conferma la validità e la necessità, ma anche dichiara l’insufficienza e la necessità di integrarlo con altri metodi) anche l’approccio semiotico, quello sociologico, quello antropologico-culturale, e quello psicologico e psicanalitico:
cioè si apre con favore alle più recenti scienze del linguaggio e ad alcune nuove ermeneutiche
filosofiche, che affermano la polisemia dei testi scritti. E perciò giunge a evidenziare, a certe
condizioni, non solo la legittimità ma la rilevanza significativa del senso spirituale della Scrittura.
Non possiamo abbandonare questo argomento senza rilevare la grande insistenza con la quale la Dei Verbum attribuisce una massima importanza alla Scrittura rispetto a tutte le scienze teologiche, e raccomanda la conoscenza abituale e la pia lettura della Bibbia a tutti i cristiani (14).

5. 3) Un terzo esito importante del Concilio è stata la revisione di tutta la materia liturgica e
l’avviamento di una riforma organica e generale che si è esplicata negli anni immediatamente
successivi. Può essere, però, che nella valutazione comune dei risultati in questo campo, non ci si metta dal punto di vista giusto. Come è accaduto anche nel sinodo straordinario celebrativo del Vaticano II, il sinodo cioè del 1985, sotto l’ottimismo ufficiale – che parla ancora del rinnovamento liturgico come del «frutto più appariscente di tutta l’opera conciliare» – il sinodo stesso deve constatare che si nascondono tuttora valutazioni e tensioni in vari sensi. Da una parte un certo
mmobilismo e conservatorismo, che produce una recezione delle riforme ancora solo esteriore; e dall’altra la persuasione che le riforme introdotte siano state del tutto insufficienti, e quindi l’urgere di tentativi nuovi o di riforme arbitrarie da parte di singoli gruppi o di comunità locali o nazionali.
In effetti, la Costituzione della liturgia è stata quella più remotamente preparata da decenni
del movimento liturgico internazionale, ma anche è stata quella discussa per prima dal Concilio
(appena uscito dalla crisi iniziale), e perciò la sua anticipata discussione fu una scelta non gradita agli uomini che avevano guidato la preparazione preconciliare, ma che risultò il migliore raccordo possibile tra i fermenti di rinnovamento presenti da decenni nel cattolicesimo e le resistenze dei tradizionalisti. Queste resistenze ebbero modo di farsi sentire in Concilio durante tutta la fase conciliare della discussione liturgica, e ancor più dopo, nella fase post-conciliare di esecuzione della riforma.
Di qui le indubbie timidezze della riforma stessa e le evidenti sue carenze e contraddizioni, e
ancora una certa permanente incompletezza.
(14) Meno felice, invece, è la parte della Dei Verbum relativa alla sacra Tradizione. Cfr. A. Naud, Le magistère
incertain, Montréal, 1987, il quale, percorrendo tutto l’itinerario conciliare del capitolo II della Dei Verbum sulla
trasmissione della divina Rivelazione, giunge ad affermare che, se al Vaticano II si parlò bene della Scrittura più che al
Concilio di Trento e al Vaticano I, invece al Concilio di Trento si parlò più correttamente della Tradizione di quanto non si sia fatto nella Dei Verbum.

Ma non si possono negare certi risultati concreti, come ad esempio quello, ben evidente a tutti,
del passaggio dall’esclusivismo della lingua latina all’uso delle lingue volgari; quello della parte
ben più ampia fatta, nella Messa e nell’Ufficio divino, alla Parola di Dio; quello della promozione
di una attiva partecipazione comunitaria di tutti i fedeli; e quello ancora della ammissione – almeno in linea di principio – di possibili ulteriori progressi e sviluppi nell’adattamento delle forme liturgiche all’indole e alle culture dei vari popoli; oltre che alla ripulitura di ogni aspetto liturgico (negli edifici, nelle espressioni artistiche, nei canti, ecc.) dalle peggiori stratificazioni barocche o devozionali.
Ma soprattutto si deve rendere giustizia al Concilio di avere realizzato – al di là di tutti i risultati
singoli, anche rilevanti – un risultato globale: quello di avere, con decisa volontà, aperto un grande varco di principio nella situazione liturgica immobile da secoli. E cioè di avere posto inizio a una dinamica di rinnovamento che, contro ogni ben prevedibile resistenza, non poteva e non potrà essere arrestata per il futuro, se il Signore conserverà alle Chiese ed alle comunità un giusto equilibrio tra saggezza e aspirazioni ad una maggiore autenticità e freschezza delle forme liturgiche.
E c’è ancora qualche cosa di più: la Costituzione della liturgia, oltre alle sue conquiste
particolari, ha rivelato, in certi punti, soprattutto la possibilità di una nuova organica teologia e di una nuova spiritualità del mistero liturgico, in connessione vitale col mistero di Cristo e col mistero della Chiesa.

Ci sono almeno tre punti che devono essere considerati dei capisaldi fondamentali per sempre:
a) il primato dato al mistero pasquale, cioè al mistero della beata passione [di Cristo], risurrezione da morte e gloriosa ascensione, col quale «morendo, ha distrutto
la morte, e risorgendo ci ha ridonato la vita». Infatti, dal costato di Cristo dormiente sulla croce è scaturito il mirabile sacramento di tutta la Chiesa (SC, n. 5).
Oggi la locuzione «mistero pasquale», in questo senso denso e intimamente collegato al mistero di tutta la Chiesa, è diventata di uso comune, ma prima del Concilio è stata introdotta solo da un libro, poi divenuto famoso, di Louis Bouyer. È merito del Concilio averlo formalmente ripreso, esplicato, divulgato, e soprattutto averlo collegato con la sua ecclesiologia.
b) L’enunciato che per quanto la liturgia non esaurisca tutta l’azione della Chiesa … .] nondimeno essa è il culmine verso il quale tende l’azione della Chiesa e, insieme, la fonte da cui promana tutta la sua virtù (ibidem, n. 9-10).
Questo enunciato è coerentemente assunto a base di tutta la teologia sottesa ad ogni capitolo
della Costituzione liturgica, e dopo di essa è divenuto il fondamento di ogni sviluppo teologico in liturgia.
c) Infine,l’altro enunciato che
bisogna che tutti diano la più grande importanza alla vita liturgica della diocesi intorno al vescovo, principalmente nella
Chiesa cattedrale: convinti che la principale manifestazione della Chiesa sia nella partecipazione piena e attiva di tutto il
popolo santo di Dio alle medesime celebrazioni liturgiche, soprattutto alla medesima Eucaristia, alla medesima preghiera, al medesimo altare cui presiede il vescovo circondato dal suo presbiterio e dai ministri (SC, n. 41).
Con queste tre affermazioni di grande portata sintetica, il Concilio aveva già posto le basi di un
largo superamento della ecclesiologia precedente, ancora prevalentemente giuridica, e aveva
veramente aperto l’orizzonte nuovo di una ecclesiologia misterica, che sarà poi sviluppata in altri suoi testi (sia pure non senza qualche contraddizione o incoerenza).

4) E appunto parliamo ora dell’apporto del Vaticano Il all’ecclesiologia. Il Concilio ne ha
trattato, oltre che ex professo nella Costituzione Lumen Gentium, anche in altri testi, specialmente nel decreto sulle Chiese orientali, nel decreto sull’ecumenismo, nel decreto sull’ufficio pastorale dei vescovi, e nell’altra Costituzione, Gaudium et Spes, cioè su Chiesa e mondo. In questa sede dovrò limitarmi ancora di più e concentrare tutto su alcuni elementi che a me sembrano primari e tuttora durevoli e dinamici.
Anzitutto il disegno generale e l’ordine della trattazione del De Ecclesia: non è stato ripetitivo o
fortuito, ma deliberatamente voluto per invertire l’ordine precedentemente usuale, e seguito anche negli schemi preparatori.
Dopo un primo capitolo sul mistero della Chiesa, se ne è voluto subito un secondo sul popolo di
Dio, ponendo quindi al terzo posto la trattazione sulla gerarchia, e in particolare sull’episcopato;
proseguendo poi con un quarto capitolo tutto dedicato ai laici, con un quinto sulla universale
vocazione alla santità, con un sesto sui religiosi, con un settimo sull’indole escatologica della
Chiesa e la sua unione con la Chiesa celeste, e con l’ottavo conclusivo sulla Vergine Maria, Madre di Dio e madre e archetipo della Chiesa stessa.
Quanto al primo capitolo, segnalerò la distinzione esplicita tra Chiesa e regno di Dio, del quale
la Chiesa è vista soltanto come inizio o preparazione in mysterio (n.5); segnalerò la rassegna
esauriente delle immagini bibliche della Chiesa, che si sono volute elencare tutte, premettendole all’unica immagine abitualmente usata, cioè quella del corpo di Cristo (n. 6-7); e finalmente l’enucleazione della Chiesa come realtà visibile e spirituale: enucleazione nella quale non si è voluto pari pari ripetere l’equazione della Mystici Corporis di Pio XII, tra Chiesa cattolica e corpo di Cristo, in quanto si è preferito dire non che la Chiesa del mistero è la Chiesa cattolica, ma che nella Chiesa cattolica subsistit (sussiste) la Chiesa del mistero,
ancorché al di fuori del suo organismo visibile si trovino parecchi elementi di santificazione e di verità, che, quali doni propri della Chiesa di Cristo, spingono verso l’unità cattolica (LG, n. 8).

Sia il subsistit è di difficile interpretazione (15); sia il parlare solo di singoli «elementi di
santificazione e di verità» nelle Chiese separate è apparso già in Concilio, a molti, piuttosto
riduttivo della realtà complessa di vere Chiese, sia pure imperfette, spettante alle Chiese ortodosse.
E su questo avremo occasione ancora di dire una parola.
Il secondo capitolo sul popoìo di Dio è del tutto nuovo. Esso ha lo scopo di presentare la
Chiesa, prima che come struttura visibile, come popolo messianico, e quindi
costituito da Cristo in una comunione di vita, di carità e di verità, e preso da Lui per essere strumento della redenzione di tutti e quale luce del mondo e sale della terra inviato a tutto il mondo (ibidem, n. 9).
Dio ha convocato l’assemblea di coloro che guardano nella fede a Gesù, autore della salvezza e
principio di unità e di pace, e ne ha costituito la Chiesa, perché sia per tutti e per i singoli il
sacramento visibile di questa unità salvifica. Dovendo estendersi a tutte le regioni essa entra nella storia degli uomini, e insieme però trascende i tempi e le frontiere dei popoli (ibidem).
(15) Secondo il suo stesso proponente, cioè il segretario della commissione teologica, il teologo lovaniense Mons.
Philips, la formula subsistit avrebbe poi fatto scorrere fiumi d’inchiostro: vedi Philips, L’Eglise et son mystère, Paris,1967, p. 119.

Così, i termini prettamente biblici di comunione e di assemblea sono divenuti tipici della nuova
ecclesiologia che si è pian piano almeno iniziata, se non ancora completamente svolta. Essi servono a mettere in evidenza, piuttosto che il vincolo giuridico, l’intensità e l’universalità dell’affiato vitale che unisce tutti i membri a Cristo e tra di loro.
E ancora meglio evidenziano e giustificano quella dignità che a tutti i componenti di questa
comunione e di questa grande assemblea è attribuita da Cristo loro comune capo, cioè la dignità di essere «un regno e dei sacerdoti per Dio suo Padre» (Ap 1,6; cfr. 5,9-10). La dignità, dunque, che è il sacerdozio regale comune a tutti i fedeli, attribuito loro dal sacramento del Battesimo, non va opposta, ma deve essere, secondo il Concilio, reciprocamente funzionale rispetto al sacerdozio ministeriale conferito ad alcuni con l’ordinazione sacra (vedi LG, n. 10).
L’unico popolo di Dio ha un’estensione potenzialmente universale, secondo diversi ordini:
dapprima i cattolici, che vi sono plene incorporati; poi i battezzati che non professano la fede
integrale o che non conservano l’unità della comunione col successore di Pietro, ma che sono
comunque ancora legati dal comune possesso della Sacra Scrittura, e dagli altri sacramenti,
compresa l’Eucaristia; poi i non cristiani (ebrei, musulmani, e altri) che
cercano sinceramente Dio, e sotto l’influsso della grazia si sforzano di compiere la volontà di Dio, conosciutaattraverso il dettame della coscienza, possono conseguire la salvezza eterna (ibidem, n. 13-16).
6. E veniamo ora al terzo capitolo della Lumen Gentium, sulla Costituzione gerarchica della
Chiesa che, come è risaputo, ha costituito il centro di tutto il dibattito conciliare. Non vorrei
addentrarmi nella rievocazione dei singoli momenti di questo dibattito, ma soltanto dire con
semplicità quali ne sono stati, e ne rimangono, i risultati sostanziali.
a) Una integrazione comunque della ecclesiologia del Vaticano I, che si era arrestato ad
affermare soltanto il primato del Pontefice romano. Nel Vaticano II, ribadita formalmente e più
volte la dottrina del primato, si è però voluto quanto meno completarla con un’adeguata dottrina sui vescovi come successori degli Apostoli.
b) Perciò si è pervenuto anzitutto a colmare una lacuna dell’insegnamento precedente, che in
certi momenti e in certi luoghi ha provocato dubbi e perplessità, cioè la mancanza di una definizione esplicita della sacramentalità dell’episcopato. Come forse può ricordare qualche confratello anziano che ha fatto i suoi studi in questo seminario prima del Concilio, anche qui si è potuto talvolta
dubitare che l’episcopato fosse un grado speciale e supremo del sacramento dell’ordine, e quindi si è potuto rievocare alcuni casi aberranti di conferimento del sacerdozio da parte di Abati non consacrati vescovi.

Ebbene, oggi non è più possibile alcuna esitazione o dubbio al riguardo. Anzi, per dirimere tale
questione, il Vaticano II ha usato la forma più esplicita e solenne di dichiarazione, che ha fatto
pensare che al proposito il Concilio abbia voluto esprimere l’unica nuova dichiarazione dogmatica di tutto il suo insegnamento:
Insegna il santo Concilio che con la consacrazione episcopale viene conferita la pienezza del sacramento dell’ordine, quella cioè che dalla consuetudine liturgica della Chiesa e dalla voce dei santi Padri viene chiamata il
sommo sacerdozio, il vertice del sacro ministero [. . .]. È proprio dei vescovi assumere col sacro ministero dell’ordine nuovi eletti nel corpo episcopale (ibidem, n. 21).
c) E quindi sulla scorta della più antica disciplina, e in particolare della prassi dei Concili
ecumenici (dopo aver ribadito ancora una volta il potere primaziale di Pietro e del suo successore su tutta la Chiesa) si è finalmente pervenuti ad esplicitare formalmente quello che poi in realtà è stato da sempre ammesso, cioè che:

l’ordine dei vescovi, che succede al collegio degli Apostoli nel magistero e nel governo pastorale, nel quale anzi si perpetua ininterrottamente il corpo apostolico, è pure, insieme con il suo capo, il romano Pontefice, e mai senza di esso, soggetto di suprema potestà su tutta la Chiesa: potestà che non può essere esercitata senza il consenso del romano Pontefice [... .]. In esso i vescovi, rispettando fedelmente il primato e la preminenza del loro capo, godono
di un potere che è loro proprio [.. .]. La suprema potestà che questo collegio possiede su tutta la Chiesa è esercitata in modo solenne nel Concilio ecumenico [.. .]. La stessa potestà collegiale può essere esercitata insieme col capo dai vescovi sparsi per il mondo, purché il capo del collegio li chiami a un atto collegiale, o almeno approvi o liberamente accetti l’azione congiunta dei vescovi dispersi, così da risultare un vero atto collegiale (ibidem, n. 12).

In questo testo viene ovvio notare il numero e l’insistenza delle riserve alla collegialità e delle
riconferme della funzione primaziale del Papa, dalle quali traspare tutta la fatica che costò al
Concilio l’espresso riconoscimento dell’episcopato universale come collegio dotato di una propria
potestà, e il riconoscimento di questa potestà come suprema nella Chiesa. Tale fatica non fu soltanto determinata dalla resistenza accanita di una non grande minoranza, ma anche da ripetuti interventi personali di Paolo VI (con i cosiddetti modi, cioè emendamenti del Papa), che si volle supergarantire contro ogni possibilità di interpretazione disgiunta o contrastante della potestà collegiale rispetto alla potestà primaziale.
Ma non fu tutto qui: ci fu, come molti sanno, l’aggiunta della cosiddetta Nota explicativa
praevia, con la quale si volle stabilire i criteri di una interpretazione ancora più restrittiva del testo conciliare, con il corollario, fra l’altro, di sollevare un dubbio non risolto sulla validità dell’episcopato delle Chiese ortodosse separate, in contrasto con molti atteggiamenti del Concilio e dello stesso Paolo VI. Va però soggiunto che sin dal primo momento in cui questa Nota fu letta al Concilio «per ordine dell’autorità superiore» dal segretario generale, ci furono molti – e ancor più sono oggi – che ritennero e ritengono che questa Nota esplicativa non può essere considerata un vero atto conciliare.
d) Un altro enunciato veramente capitale, e di rilievo oggi sempre più grande – nonostante il
modo incidentale in cui è stato formalmente fatto – è quello espresso da queste parole della Lumen Gentium n. 23:
I vescovi singolarmente presi sono il principio visibile e il fondamento dell’unità delle loro Chiese particolari formate a immagine della Chiesa universale, nelle quali e a partire dalle quali esiste la sola e unica Chiesa
cattolica.
Questo enunciato va integrato da un altro che lo applica e lo sviluppa nel decreto Christus
Dominus sull’ufficio pastorale dei vescovi, che definisce la diocesi come
una porzione del popolo di Dio, che è affidata alle cure pastorali del vescovo coadiuvato dal suo presbiterio, in
modo che, aderendo al suo pastore e da lui unita per mezzo del Vangelo e della Eucaristia nello Spirito Santo,
costituisca una Chiesa particolare, nella quale è veramente presente e agisce la Chiesa di Cristo, una, santa,
cattolica e apostolica (CD, n. 11).
Quanto sia innovante questa formulazione, lo si capisce dal confronto con la definizione di
diocesi del vecchio Codice, che vedeva in essa solo una porzione non del popolo di Dio, e tanto
meno una Chiesa particolare, ma semplicemente una circoscrizione territoriale della Chiesa
universale.
Appunto sulla base di questi testi, il Concilio ha dato lo spunto a tutta la dottrina della Chiesa
locale, che a mio avviso è in definitiva non solo il frutto del tutto nuovo più importante nell’attuale
ecclesiologia, ma è anche la più rilevante e dinamica possibilità di sviluppi concretamente evolutivi
in tutta la vita cattolica e in genere, per le sue valenze ecumeniche, nella vita dei cristiani tutti. Tanto più quanto più si mette in rapporto la dottrina della Chiesa locale con l’affermazione già
segnalata della Sacrosanctum Concilium, n. 41, sull’assemblea eucaristica presieduta dal vescovo
nella sua cattedrale come princtpale manifestazione della Chiesa. Cioè, la dottrina della Chiesa
locale si potenzia necessariamente in una ecclesiologia eucaristica (16). E da questa sempre più il
discorso sulla Chiesa sembra tendere a parlare di una Chiesa di Chiese (17)
e) Non sembra invece essere un’adeguata realizzazione della collegialità episcopale l’istituto del
sinodo dei vescovi: né concettualmente (per la sua limitazione a un parere solo consultivo offerto al
Papa), né praticamente, per il modo con cui si è realizzato, soprattutto nelle tre ultime tornate.
Anche quest’ultimo, sulla vita consacrata, sembra destinato a deludere i molti interessati (religiose e
religiosi) e gli stessi partecipanti. Comunque al massimo si può dire che il sinodo dei vescovi, se
non realizza la collegialità effettiva, può essere per qualcuno e in certo modo una realizzazione di
collegialità affettiva o vissuta (18).
f) Infine, del III capitolo della Lumen Gentium non può essere dimenticata la restaurazione del
diaconato permanente, anche uxorato, completamente estintosi nella Chiesa d’occidente da molti secoli. Il Vaticano Il ha voluto il diaconato permanente esplicitandone così le funzioni
fondamentali:
amministrare solennemente il Battesimo, conservare e distribuire l’Eucaristia, in nome della Chiesa assistere e
benedire il matrimonio, portare il viatico ai moribondi, leggere la Sacra Scrittura ai fedeli, istruire ed esortare il popoìo, presiedere al culto e alla preghiera dei fedeli, amministrare i sacramentali, presiedere al rito del funerale e della sepoltura.
E in aggiunta i diaconi dovrebbero essere dediti alle opere di carità e di assistenza.

Ma poiché il Vaticano II, pur affermando la necessità dei diaconi in molte Chiese, ha lasciato
alle conferenze episcopali e in definitiva ai singoli vescovi l’impulso restauratore del diaconato,
questo è stato sino ad ora territorialmente molto differenziato, e complessivamente piuttosto esiguo.
E’ probabile che continui ancora nelle Chiese quella tensione tra presbiteri e diaconi, che in
passato presumibilmente è stata la causa della estinzione del diaconato permanente, e che ancora ne
riduce la prassi e la vitalità nella Chiesa, e perciò impedisce la vera e forte formazione di una
teologia del diaconato. Cosicché in sostanza non si può dire ancor oggi, del diaconato, molto di più
di quanto ne diceva il Concilio (19).
(16) Cfr. le parole pronunziate alla chiusura del secondo Colloquio di Salamanca (2-7 aprile 1991) dall’Anton,
professore alla Pontificia Università Gregoriana: «E’ paradossale che il Concilio che ha scoperto la Chiesa locale non
esprima una ecclesiologia capace di evitare certi squilibri [. . .]. Questa omissione è ancora più inspiegabile da parte dei
teologi che collocano la riscoperta nel contesto di una ecclesiologia eucaristica, di fatto destinata a realizzare una
rivoluzione copernicana nella Chiesa e nell’ecclesiologia. Ma è altrettanto paradossale parlare qui di un tema nuovo o di
una riscoperta, dal momento che la relazione tra Chiese locali e cattolicità è una realtà antica come la Chiesa»: cfr. «Il
Regno», 38 (1991), pp. 538-547.
Cfr. anche E. Lanne, Eglises unies ou Eglises soeurs: Un choix inéludable, in «Irénikon», 48 (1975), pp. 322-342;
e Y.Congar, Cristologia e pneumatologia nell’ecclesiologia del Vaticano II, in Cristianesimo nella storia II (1981), p.
104: «Non è più la Chiesa locale che gravita intorno alla Chiesa universale, ma è la Chiesa di Dio che si trova presente
nella celebrazione di ciascuna Chiesa locale. Di fatto questa è una riscoperta che non ha finito di sviluppare le sue
conseguenze. Essa è legata alla pneumatologia, come una ecclesiologia della Chiesa universale era legata ad un certo cristonomismo. . .”.
(17) Cfr. J.M. Tillard, Eglise d’Eglzses, Paris, 1987. Alcuni, poi, affermano il rapporto come «reciproca interiorità»
(Légrand); altri come una «inabitazione e immanenza reciproca» (Kommonchak); e altri ancora parlano di «pericoresi ecclesiologica, nella quale la pericoresi trinitaria trova la sua immagine ecclesiale» (Mùller): cfr. «Il Regno», 38 (1991), pp. 546-547.
(18) Cfr. Grootaers, La collegialità ai Sinodi dei Vescovi: un problema non risolto, in «Concilium», 26 (1990), pp. 38-50.

(19) Per tutto questo cfr. la relazione di Mons. Pino Colombo al convegno di Bologna, 5 febbraio 1994: e vedi anche,
ivi, le considerazioni finali sulla nuova evangelizzazione: «L’evangelizzazione chiama evidentemente in causa il diaconato permanente, se non altro perché chiama in causa tutto il popolo di Dio. Ma forse chiama in causa il diaconato
permanente anche per qualche titolo speciale, almeno sotto qualche aspetto… Il diacono permanente, la cui condizione di vita è generalmente più normale, nel senso di più comune, più vicina a quella comune della gente che non quella del
presbitero, potrebbe assumere un ruolo veramente esemplare soprattutto nella forma del diaconato uxorato, che coinvolge tutta la famiglia».

7. Importanti sviluppi applicativi dei principi enunciati nei primi tre capitoli della Lumen
Gentium si trovano nei capitoli seguenti della stessa costituzione.
Nel capitolo quarto vi è l’affermazione della insurrogabilità della missione e del contributo dei
laici all’opera complessiva della salvezza affidata alla Chiesa.
Nel capitolo quinto è ampiamente ribadita l’universalità dell’unica vocazione alla santità nella
Chiesa, sia per i membri della gerarchia e sia per i laici.
Nel capitolo sesto è trattata, in modo forse scarsamente approfondito, la natura e l’importanza
dello stato religioso.
Nel capitolo settimo si propone, con accenti forse un po’ nuovi, l’indole escatologica della
Chiesa pellegrinante e la sua comunione attuale con la Chiesa celeste.
E finalmente, nel capitolo ottavo, è compiuto un passo in avanti nel delineare la funzione,
nell’economia della salvezza, della beata Vergine Maria: della quale è rivendicato in modo più
sostanziale e rigoroso il titolo primario di Madre cli Cristo, unico mediatore, e quindi di Madre della Chiesa e suo archetipo pienamente realizzato (20).
8. Mi resta ora da segnalare sinteticamente l’importanza e il rilievo ancora attuale di due altri
documenti, cioè del decreto Unitatis Redintegratio sull’ecumenismo, e della dichiarazione Nostra
Aetate sulle religioni non cristiane.
a) Il primo documento – per quanto di fatto possa trovare ostacolo o provocare delusioni sul piano
concreto delle relazioni effettive sia con qualche comunità della Riforma (ora specialmente la
Chiesa anglicana), sia con la Chiesa ortodossa (ora specialmente con la Chiesa russa) – contiene
però in linea di principio enunciati di supremo rilievo e di costante validità: enunciati che sono in grande parte capaci di equilibrare o di stabilire la vera interpretazione da dare a certi punti più deboli o meno chiariti degli altri documenti conciliari.
Per esempio l’asserzione che quelli che ora nascono e sono istruiti nella fede di Cristo in tali comunità non possono essere accusati del peccato di separazione, e la Chiesa cattolica li abbraccia con fraterno rispetto e amore. Quelli infatti che credono in Cristo e hanno ricevuto debitamente il Battesimo sono costituiti in una certa comunione, sebbene imperfetta, con la
Chiesa cattolica [.. .] e perciò sono a ragione insigniti del nome di cristiani, e dai figli della Chiesa cattolica sono giustamente riconosciuti come fratelli nel Signore (UR, n. 3).
E conseguentemente il riconoscimento delle Chiese ortodosse come vere Chiese.

che, quantunque abbiano delle carenze, nel mistero della salvezza non sono affatto spoglie di significato e di peso.
Poiché lo Spirito di Cristo non ricusa di servirsi di esse come di strumenti di salvezza, il cui valore deriva dalla stessa pienezza della grazia e della verità che è stata affidata alla Chiesa cattolica (ibidem).
(20) Mi piace segnalare, per un opportuno e fecondo confronto tra la mariologia del Vaticano Il e la tradizione bizantina, l’opuscolo di V. Matrangolo, La venerazione a Maria nella tradizione della Chiesa bizantina – fondamenti
teologici, Acireale, Galatea Ed., 1993: l’autore, protoiereo di Acquaformosa nell’eparchia greco-albanese di Lungro (Cosenza), opera una densa e originale sintesi, specialmente della liturgia bizantina, da lui praticata e vissuta da cinquant’anni.

E ancora che
quelle Chiese, quantunque separate, hanno veri sacramenti, e soprattutto, in forza della successione apostolica, il
sacerdozio e l’Eucaristia, per mezzo dei quali restano ancora unite con noi da strettissimi vincoli. Una certa
comunicazione nelle cose sacre, presentandosi opportune circostanze e con l’approvazione dell’autorità
ecclesiastica, non solo è possibile, ma anche consigliabile (ibidem, n. 15).
E infine è posto a fondamento di tutto – e io dico anche come criterio interpretativo generale e
del Vaticano Il e di ogni altro documento dottrinale – il seguente principio ermeneutico:
inoltre nel dialogo ecumenico i teologi cattolici, restando fedeli alla dottrina della Chiesa, nell’investigare con i fratelli separati i divini misteri, devono procedere con amore della verità, con carità e umiltà. Nel mettere a confronto le dottrine si ricordino che esiste un ordine o «gerarchia» nelle verità della dottrina cattolica, essendo
diverso il loro nesso col fondamento della fede cristiana (ibidem, n. 11).
Questa «gerarchia» delle verità impedisce ciò che spesso può accadere, ossia un appiattimento
di tutte le verità sullo stesso livello, mentre è di somma importanza sempre distinguere tra di esse in ragione della loro maggiore o minore prossimità col fondamento della fede.
Quale fondamento? Quale nucleo? Lo si può individuare inequivocabilmente dalla Scrittura, e
più precisamente dalla primitiva predicazione apostolica: cioè l’amore del Padre che si è
ultimamente e definitivamente rivelato in Cristo, Verbo di Dio fatto carne da Maria Vergine, per noi
e per la nostra riconciliazione, morto in croce, risorto, glorificato, che ritornerà glorioso a giudicare
i vivi e i morti, e che intanto raduna e santifica, nel dono dello Spirito Santo, la sua Chiesa, sino alla pienezza escatologica del Regno, nel quale anche il nostro corpo mortale risorgerà, e Dio sarà tutto in tutti.
b) La dichiarazione Nostra Aetate, nella sua brevità e nella constatazione pratica del processo di
unificazione in corso nella totalità del genere umano, pur restando nei limiti rigorosi di enunciati
molto generali, afferma il rispetto della Chiesa cattolica verso tutte le religioni, e verso quanto in ciascuna di esse può riflettere «un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini» (NA, n. 2).
Perciò esorta tutti i cattolici a che
con prudenza e carità, per mezzo del dialogo e della collaborazione con i seguaci delle altre
religioni, rendendo testimonianza alla fede e alla vita cristiana, riconoscano, conservino e facciano
progredire i beni spirituali e morali e i valori socio-culturali che si trovano in essi (ibidem).
E in particolare, nei confronti dei musulmani, mette in evidenza come punti comuni il
riconoscimento di Gesù come profeta (non come Dio), la venerazione verso la Vergine Madre,
l’attesa del giorno del giudizio, la stima del culto e della preghiera a Dio.
E per gli ebrei mette in rilievo il patrimonio commune – cioè le Scritture veterotestamentarie,
che la Chiesa ha ricevuto per mezzo del popoìo d’Israele, le persone di Abramo, di Mosé, dei
profeti, e soprattutto di Maria e degli Apostoli – raccomanda la conoscenza e il dialogo reciproco,
esecra e deplora gli odi, le persecuzioni e tutte le manifestazioni dell’antisemitismo: per confermare che la Chiesa
crede che Cristo, la nostra pace, ha riconciliato gli ebrei e i popoli pagani per mezzo della sua croce, e dei due ha
fatto uno solo in se stesso (Ef 2,14-16) (ibidem, n. 4).
Certamente sul piano dottrinale e pratico restano aperti o ancor più proprio adesso, in virtù della nostra dichiarazione, si aprono molti e complessi problemi: ma non c’è dubbio che, dopo molti secoli di contrasti e di pura opposizione, il Vaticano II ha aperto una grande porta di disponibilità verso le altre religioni, e che interpreta, nel suo annuncio, la stessa croce di Cristo
come segno dell’amore universale di Dio e come la fonte di ogni grazia (ibidem, n. 4).

(Oliveto, 28.10.1994
Nel 36° anniversario dell’elezione di Papa Giovanni XXIII).

(Fonte: www.istitutodegasperi-emilia-romagna.it).

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nov 16 2008

Alcide De Gasperi – Discorso alla conferenza di pace di Parigi. 10 agosto 1946

Alcide De Gasperi

Discorso alla conferenza di pace di Parigi. 10 agosto 1946

Prendendo la parola in questo consesso mondiale sento che tutto, tranne la vostra personale
cortesia, è contro di me: e soprattutto la mia qualifica di ex nemico, che mi fa considerare
come imputato e l’essere citato qui dopo che i più influenti di voi hanno già formulato le loro
conclusioni in una lunga e faticosa elaborazione.
Non corro io il rischio di apparire come uno spirito angusto e perturbatore, che si fa
portavoce di egoismi nazionali e di interessi unilaterali?
Signori, è vero: ho il dovere innanzi alla coscienza del mio paese e per difendere la vitalità
del mio popolo di parlare come italiano; ma sento la responsabilità e il diritto di parlare anche
come democratico antifascista, come rappresentante della nuova Repubblica che,
armonizzando in sé le aspirazioni umanitarie di Giuseppe Mazzini, le concezioni universaliste
del cristianesimo e le speranze internazionaliste dei lavoratori, è tutta rivolta verso quella pace
duratura e ricostruttiva che voi cercate e verso quella cooperazione fra i popoli che avete il
compito di stabilire.
Ebbene, permettete che vi dica con la franchezza che un alto senso di responsabilità impone
in quest’ora storica a ciascuno di noi, questo trattato è, nei confronti dell’Italia, estremamente
duro; ma se esso tuttavia fosse almeno uno strumento ricostruttivo di cooperazione
internazionale, il sacrificio nostro avrebbe un compenso: l’Italia che entrasse, sia pure vestita
del saio del penitente, nell’Onu, sotto il patrocinio dei Quattro, tutti d’accordo nel proposito di
bandire nelle relazioni internazionali l’uso della forza (come proclama l’articolo 2 dello
statuto di San Francisco) in base al «principio della sovrana uguaglianza di tutti i membri»,
come è detto allo stesso articolo, tutti impegnati a garantirsi vicendevolmente «l’integrità
territoriale e l’indipendenza politica», tutto ciò potrebbe essere uno spettacolo non senza
speranza e conforto. L’Italia avrebbe subito delle sanzioni per il suo passato fascista, ma,
messa una pietra tombale sul passato, tutti si ritroverebbero eguali nello spirito della nuova
collaborazione internazionale.
Si può credere che sia così?
Evidentemente ciò è nelle vostre intenzioni, ma il testo del trattato parla un altro
linguaggio. In un congresso di pace è estremamente antipatico parlar d’armi e di strumenti di
guerra. Vi devo accennare, tuttavia, perché nelle precauzioni prese dal trattato contro un
presumibile riaffacciarsi di un pericolo italiano si è andati tanto oltre da rendere precaria la
nostra capacità difensiva connessa con la nostra indipendenza.

Mai, mai nella nostra storia moderna le porte di casa furono così spalancate, mai le nostre
possibilità di difesa così limitate. Ciò vale per la frontiera orientale come per certe rettifiche
dell’occidentale ispirate non certo ai criteri della sicurezza collettiva. Né questa volta ci si fa
balenare la speranza di Versailles, cioè il proposito di un disarmo generale, del quale il
disarmo dei vinti sarebbe solo un anticipo.

Ma, in verità, più che il testo del trattato ci preoccupa lo spirito: esso si rivela subito nel
preambolo. Il primo considerando riguarda la guerra di aggressione, e voi lo ritroverete tale
quale in tutti i trattati coi così detti ex satelliti; ma nel secondo considerando che riguarda la
cobelligeranza voi troverete nel nostro un apprezzamento sfavorevole che cercherete invano
nei progetti per gli Stati ex nemici. Esso suona: «considerando che sotto la pressione degli
avvenimenti militari, il regime fascista fu rovesciato…». Ora non v’ha dubbio che il
rovesciamento del regime fascista non fu possibile che in seguito agli avvenimenti militari,
ma il rivolgimento non sarebbe stato così profondo, se non fosse stato preceduto dalla lunga
cospirazione dei patrioti che in patria e fuori agirono a prezzo di immensi sacrifici, senza
l’intervento degli scioperi politici nelle industrie del Nord, senza l’abile azione clandestina
degli uomini dell’opposizione parlamentare antifascista (ed è qui presente uno dei suoi più
fattivi rappresentanti) che spinsero al colpo di Stato.

Rammentate che il comunicato di Potsdam del 2 agosto 1945 proclama: «L’Italia fu la
prima delle potenze dell’Asse a rompere con la Germania, alla cui sconfitta essa diede un
sostanziale contributo ed ora si è aggiunta agli Alleati nella guerra contro il Giappone».
«L’Italia ha liberato se stessa dal regime fascista e sta facendo buoni progressi verso il
ristabilimento di un governo e istituzioni democratiche.»

Tale era il riconoscimento di Potsdam. Che cosa è avvenuto perché nel preambolo del
trattato si faccia ora sparire dalla scena storica il popoìo italiano che fu protagonista? Forse
che un governo designato liberamente dal popoìo, attraverso l’Assemblea costituente della
Repubblica, merita meno considerazione sul terreno democratico? La stessa domanda può
venir fatta circa la formulazione così stentata ed agra della cobelligeranza «delle forze armate
italiane che hanno preso parte attiva alla guerra contro la Germania». Delle forze? Ma si tratta
di tutta la marina da guerra, di centinaia di migliaia di militari per i servizi di retrovia, del
Corpo italiano di liberazione, trasformatosi poi nelle divisioni combattenti e, last but non
least, dei partigiani, autori soprattutto dell’insurrezione del Nord. Le perdite nella resistenza
contro i tedeschi, prima e dopo la dichiarazione di guerra, furono di oltre centomila uomini tra
morti e dispersi, senza contare i militari e civili vittime dei nazisti nei campi di
concentramento ed i cinquantamila patrioti caduti nella lotta partigiana.
Diciotto mesi durò questa seconda guerra, durante i quali i tedeschi indietreggiarono lentamente verso nord spogliando,devastando, distruggendo quello che gli aerei non avevano abbattuto.

Il rapido crollo del fascismo dimostrò esser vero quello che disse Churchill: «Un uomo, un
uomo solo ha voluto questa guerra», e quanto fosse profetica la parola di Stimson, allora
ministro della Guerra americano: «La resa significa un atto di sfida ai tedeschi che avrebbe
cagionato al popolo italiano inevitabili sofferenze». Me è evidente che, come la prefazione di
un libro, anche il preambolo è stato scritto dopo il testo del trattato, e così bisognava ridurre,
attenuare il significato della partecipazione del popolo italiano ed in genere della
cobelligeranza perché il preambolo potesse in qualche maniera corrispondere agli articoli che
seguono.
Infatti dei settantotto articoli del trattato la più parte corrisponde ai due primi considerando,
cioè alla guerra fascista e alla resa: nessuno al considerando della cobelligeranza, la quale si
ritiene già compensata coll’appoggio promesso all’Italia per l’entrata nell’Onu; compenso
garantito anche a Stati che seguirono o poterono seguire molto più tardi l’esempio dell’Italia
antifascista. Il carattere punitivo del trattato risulta anche dalle clausole territoriali. E qui non
posso negare che la soluzione del problema di Trieste implicava difficoltà oggettive che non
era facile superare. Tuttavia anche questo problema è stato inficiato fin dall’inizio da una
psicologia di guerra, da un richiamo tenace ad un presunto diritto del primo occupante e dalla
mancata tregua fra le due parti più direttamente interessate. E…]

Alcune clausole economiche sono durissime. Così per esempio l’articolo 69 che concede ad
ogni potenza Alleata o Associata il diritto di sequestrare, ritenere o liquidare tutti i beni italiani
all’estero, salvo restituire la eventuale quota eccedente i reclami delle Nazioni Unite.
L’applicazione generale di tale articolo avrebbe conseguenze insopportabili per la nostra
economia. Ci attendiamo che tali disposizioni vengano modificate soprattutto se – come non
dubito – si darà modo ai miei collaboratori di esprimersi a fondo su questo come su ogni altro
argomento, in seno alle competenti commissioni. Così ancora all’articolo 62 ci si impone una
rinuncia contraria al buon diritto e alle norme inter -nazionali, la rinuncia cioè a qualsiasi
credito derivante dalle convenzioni sul trattamento dei prigionieri. Logica conseguenza della
cobelligeranza è anche che a datare dal 13 ottobre 1943 lo spirito con cui devono essere
regolati i rapporti economici tra noi e gli Alleati sia diverso. Non si tratta più di spese di
occupazione, previste all’epoca dell’armistizio per un breve periodo, ma di spese di guerra sul
fronte italiano. Ad esse il governo italiano vuole contribuire nei limiti delle sue possibilità
economiche, me nei modi che di tale capacità tengano conto.

In quanto alle riparazioni, pur essendo disposti a sopportare sacrifici, dobbiamo escludere
che si facciano gravare sull’economia italiana oneri imprecisati e per un tempo indeterminato
e nei riguardi dei territori ceduti o liberati si dovrà tener conto degli enormi investimenti da
noi fatti per opere pubbliche per lo sviluppo culturale e materiale di tali paesi. Se le clausole
del trattato ci venissero imposte nella loro totalità e crudezza, noi, firmando, commetteremmo
un falso perché l’Italia, nel momento attuale, con una diminuzione dei salari reali di oltre il 50
per cento e del reddito nazionale di oltre il 45, ha già visto ridurre la sua capacità di
produzione fino al punto da non poter acquistare all’estero le derrate alimentari e le materie
prime. Ulteriori peggioramenti provocherebbero il caos monetario, l’insolvenza e la perdita
della nostra indipendenza economica. A che ci gioverebbe allora essere ammessi ai benefici
del Consiglio economico e sociale dell’Onu? […]

Circa le questioni militari, le nostre obbiezioni potranno più propriamente essere esposte
nella commissione rispettiva. Basti qui riaffermare che la flotta italiana, dopo essersi data tutta
alla cobelligeranza e aver operato in favore della causa comune per tre anni e fino a tutt’oggi
sotto propria bandiera agli ordini del Comando supremo del Mediterraneo, non può oggi, per
ovvie ragioni morali e giuridiche, venir trattata come bottino di guerra. Ciò non esclude che
nello spirito degli accordi Cunningham-De Courten, essa contribuisca entro giustificati limiti
a restituzioni o compensi.

Signori ministri, signori delegati, per mesi e mesi ho atteso invano di potervi esprimere in
una sintesi generale il pensiero dell’Italia sulle condizioni della sua pace, ed oggi ancora
comparendo qui nella veste di ex nemico, veste che non fu mai quella del popolo italiano,
innanzi a voi, affaticati dal lungo travaglio o anelanti alla conclusione, ho fatto uno sforzo per
contenere il sentimento e dominare la parola, onde sia palese che siamo lungi dal voler
intralciare ma intendiamo costruttivamente favorire la vostra opera, in quanto contribuisca ad
un assetto più giusto del mondo.

Chi si fa interprete oggi del popolo italiano è combattuto da doveri apparentemente
contrastanti.

Da una parte egli deve esprimere l’ansia, il dolore, l’angosciosa preoccupazione per le
conseguenze del trattato, dall’altra riaffermare la fede della nuova democrazia italiana nel
superamento della crisi della guerra e nel rinnovamento del mondo operato con validi
strumenti di pace.

Tale fede nutro io pure, e tale fede sono venuti qui a proclamare con me i miei due
autorevoli colleghi, l’uno già presidente del Consiglio prima che il fascismo stroncasse
l’evoluzione democratica dell’altro dopoguerra, il secondo presidente dell’Assemblea
costituente repubblicana, vittima ieri dell’esilio e delle prigioni e animatore oggi di
democrazia e di giustizia sociale: entrambi interpreti di quell’Assemblea a cui spetterà di
decidere se il trattato che uscirà dai vostri lavori sarà tale da autorizzarla ad assumerne la
corresponsabilità senza correre il rischio di compromettere la libertà e lo sviluppo democratico del popoìo italiano.

Signori delegati, grava su voi la responsabilità di dare al mondo una pace che corrisponda
ai conclamati fini della guerra, cioè all’indipendenza e alla fraterna collaborazione dei popoli
liberi. Come italiano non vi chiedo nessuna concessione particolare, vi chiedo solo di
inquadrare la nostra pace nella pace che ansiosamente attendono gli uomini e le donne di ogni
paese che nella guerra hanno combattuto e sofferto per una meta ideale. Non sostate sui labili
espedienti, non illudetevi con una tregua momentanea o con compromessi instabili: guardate a
quella meta ideale, fate uno sforzo tenace e generoso per raggiungerla.

È in questo quadro di una pace generale e stabile, signori delegati, che vi chiedo di dare
respiro e credito alla Repubblica d’Italia: un popoìo lavoratore di 47 milioni è pronto ad
associare la sua opera alla vostra per creare un mondo più giusto e più umano.

(Fonte:Istituto Regionale di Studi sociali e politici “Alcide De Gasperi” – Bologna –
www.istitutodegasperi-emiliaromagna.it).

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