Morbin in mostra a Bologna

Il 26 gennaio 2024 è stata inaugurata al Museo Civico Archeologico di Bologna la mostra Indispensabile, personale di Giovanni Morbin, visitabile fino al 25 febbraio nell’ambito di ART CITY Bologna. Un progetto che mette al centro la trasformazione degli oggetti e del corpo, entrambi intesi come strumenti in continua ridefinizione.

I temi principali dell’esposizione sono i cosiddetti “oggetti defunzionalizzati”: strumenti privati della loro funzione originaria che, proprio per questo, si aprono a nuovi significati. Questi elementi apparentemente inutili, assumono un valore diverso, diventando dispositivi poetici e surreali, capaci di suggerire riflessioni sul senso dell’uso, del tempo e della trasformazione.

Bud di Giovanni Morbin (mattone di polvere, sangue)

La ricerca di Morbin si intreccia anche con una dimensione autobiografica. L’artista, giunto all’età della pensione dopo una lunga carriera come docente all’Accademia di Belle Arti di Verona, riflette sul proprio ruolo e sulla perdita – o ridefinizione – della funzione sociale. Un passaggio che si traduce in pratica artistica, dove il corpo diventa elemento centrale: presenza fisica, ma anche struttura fragile e mutevole, capace di lasciare tracce e generare nuove forme.

La mostra, curata da Daniele Capra, si sviluppa tra la sala delle esposizioni temporanee e la sezione preistorica del museo, creando un dialogo inedito tra contemporaneità e reperti antichi. Il percorso riunisce circa cinquanta lavori tra sculture, documentazioni e performance, realizzati dagli anni Ottanta a oggi, insieme a interventi pensati appositamente per questa occasione.

Morbin, nato a Valdagno (Vicenza) nel 1956, ha costruito nel tempo una ricerca incentrata sul comportamento e sull’azione, spesso esplorata attraverso performance in prima persona. Le sue opere, esposte in numerose istituzioni italiane e internazionali, si distinguono per l’uso di oggetti trasformati e per una riflessione costante sul rapporto tra funzione, corpo e spazio.

La tappa bolognese rappresenta uno dei momenti più significativi di questo percorso, offrendo una visione ampia e articolata del lavoro dell’artista. Un’occasione per interrogarsi su ciò che definiamo utile o indispensabile, e su come anche ciò che sembra perdere funzione possa acquisire nuovi significati.

K.D.L

Lascia un commento