Restaurate opere di Canova a Bologna

Il 4 aprile 2024 presso la Cappella Farnese, in piazza Maggiore 6 a Bologna sono stati presentati al pubblico i restauri di due importanti opere attribuite ad Antonio Canova: l’Apollino e la Testa di vecchio, entrambe conservate nelle Collezioni Comunali d’Arte di Bologna.

L’Apollino di Antonio Canova

L’Apollino, realizzato nel 1797, appartiene alla fase giovanile dell’artista ed è considerato uno dei lavori più significativi di quel periodo. Nel 2013 è stato riscoperto dalla storica dell’arte Antonella Mampieri, dopo che per un lungo tempo se ne erano perse le tracce. La scultura, infatti, si trovava già nelle collezioni bolognesi, ma era stata attribuita erroneamente allo scultore Cincinnato Baruzzi.

L’attribuzione della Testa di vecchio invece è piu’ incerta: un’opera in terracotta databile tra il 1820 e il 1830. Tradizionalmente collegata a Canova, rappresenta un caso particolare all’interno della sua produzione, sia per il materiale sia per la tecnica utilizzata.

Il progetto di restauro è nato nell’ambito delle iniziative per il bicentenario della morte dell’artista e ha coinvolto istituzioni di grande rilievo come l’Opificio delle Pietre Dure, la Gypsotheca Antonio Canova e il Politecnico di Milano, oltre a specialisti del settore.

L’intervento sull’Apollino ha previsto una lunga fase di analisi e un restauro mirato sia alla figura sia al basamento, concepito come un’antica ara decorata. È stato inoltre recuperato il meccanismo originario che permette alla scultura di ruotare, restituendo all’opera una dimensione dinamica pensata dallo stesso Canova.

La figura rappresenta un giovane Apollo in posa elegante e bilanciata, con un movimento sinuoso del corpo e un volto dai tratti delicati. L’arco, appoggiato al suolo, e gli altri elementi iconografici contribuiscono a definire un’immagine armoniosa, tipica dell’estetica neoclassica.

Testa di vecchio di Canova restauro

Il restauro della Testa di vecchio si è rivelato più complesso a causa delle condizioni conservative. Sono state eliminate vecchie integrazioni, ripulita la superficie e consolidate le fratture. Le lacune sono state trattate con interventi reversibili, mantenendo un equilibrio tra leggibilità e rispetto dell’opera originale.

Un elemento particolarmente significativo è la presenza di impronte digitali sulla terracotta, lasciate durante la lavorazione. Queste tracce sono state analizzate e confrontate con quelle attribuite a Canova, fornendo nuovi spunti per lo studio e la possibile conferma dell’attribuzione.

Le due sculture fanno parte delle collezioni civiche grazie alla donazione di Baruzzi, allievo e collaboratore di Canova, che nel 1878 lasciò al Comune di Bologna un importante nucleo di opere legate al maestro.

Questo intervento non rappresenta solo un’operazione conservativa, ma anche un’occasione per rileggere e valorizzare due lavori che continuano a suscitare interesse e nuove interpretazioni.

K.D.L

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