Bartolomeo Passerotti, il ritratto ritrovato a Bologna

Il Ritratto di vedova di Bartolomeo Passerotti approda al Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini di Bologna. Questo approdo è avvenuto per merito di un comodato d’uso gratuito concesso dagli eredi di Geo Poletti, raffinato storico dell’arte e collezionista tra i più originali del Novecento. L’opera, realizzata nella fase matura dell’attività del pittore bolognese, è entrata a far parte delle collezioni pubbliche, rendendosi accessibile alla fruizione del pubblico.

La presentazione al pubblico dell’opera è avvenuta l’11 dicembre 2024, con un incontro che ha visto la partecipazione dei rappresentanti del Settore Musei Civici Bologna, di studiosi e dei familiari di Geo Poletti, per sottilineare il valore culturale e simbolico dell’ingresso del dipinto nelle collezioni civiche.

Ritratto di vedova di Bartolomeo Passerotti

Il dipinto, databile intorno o poco dopo il 1585, raffigura un’anziana dama colta in un momento di intima concentrazione: la lettura di un libro di preghiera risulta interrotta, mentre lo sguardo si solleva con calma verso l’osservatore. L’abito nero e il velo bianco ne dichiarano lo stato vedovile, senza concessioni idealizzanti. Si tratta di un’immagine sobria e potente, capace di restituire con estrema onestà la fisionomia e la psicologia del soggetto, secondo i principi di decoro e verità che caratterizzano la ritrattistica passerottiana.

La posa, con l’indice inserito tra le pagine del libro a segnare il punto della lettura, incarna pienamente l’idea di ritratto “in azione”, già teorizzata da Carlo Cesare Malvasia nel Seicento: figure non immobili, ma colte in un gesto rivelatore della loro natura e del loro carattere. Come argomentato dalla storica dell’arte Maria Angela Ghirardi, il dipinto testimonia un nuovo e più intimo accostamento al personaggio, tipico della tarda età tridentina, e si inserisce nel clima culturale della Bologna pontificia, dove all’immagine veniva attribuita una funzione pedagogica ed edificante.

Il Ritratto di vedova si collocainfatti nel solco del “ritratto istoriato”, formula ideata da Passerotti e affermatasi con successo dopo la riforma tridentina. L’opera non persegue finalità celebrative o adulatorie, ma restituisce con naturalezza una figura devota e quotidiana, in grado di incarnare i valori morali e spirituali dell’epoca.

Passerotti, accanto alla sua attività di ritrattista, era noto anche come iniziatore a Bologna di una pittura di genere attenta alla vita reale e alle classi popolari. Tuttavia fu soprattutto nei ritratti che raggiunse risultati di altissimo livello. L’artista, attivo per papi, alte gerarchie ecclesiastiche e famiglie aristocratiche, tra cui i Bargellini, realizzò alcune delle opere più significative della ritrattistica cinquecentesca, distinguendosi per la qualità esecutiva e per l’attenzione al vero.

K.D.L

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