Al Museo della Musica una mostra racconta il genio visionario delle sue chitarre
Il 10 maggio 2024 il Museo internazionale della musica di Bologna ha inaugurato al pubblico “Wandrè – La chitarra del futuro”, una mostra dedicata ad Antonio Pioli, figura fuori dagli schemi della liuteria italiana, a vent’anni dalla sua scomparsa.
Più che un artigiano, Wandrè è stato un vero sperimentatore. Le sue chitarre e i suoi bassi non seguono regole tradizionali: sembrano oggetti usciti da un immaginario artistico fatto di forme irregolari, colori brillanti e soluzioni tecniche inaspettate. In anticipo sui tempi, le sue creazioni uniscono arte, design e musica, avvicinandosi più alla pop art che alla liuteria classica.

Antonio Pioli, nato nel 1926 a Cavriago, attraversò esperienze molto diverse tra loro: partigiano durante la guerra, dirigente nel settore edilizio e poi costruttore di strumenti, seguendo le orme del padre. La sua produzione si concentrò soprattutto tra il 1960 e il 1970, anni in cui diede vita a modelli unici all’interno di una fabbrica altrettanto insolita: uno spazio circolare e aperto, pensato per favorire libertà creativa e collaborazione.
Qui prende forma una visione del lavoro poco convenzionale. Gli operai partecipano attivamente alle scelte, gestiscono tempi e modalità operative e contribuiscono alla realizzazione di strumenti sempre diversi tra loro. In questo contesto nascono anche soluzioni originali, come le verniciature ottenute con fumo di candela o arricchite da effetti brillanti, che rendono ogni pezzo irripetibile.
Nonostante il successo all’estero, soprattutto in Europa e in altri continenti, Wandrè rimase a lungo poco conosciuto in Italia. Il mercato americano, dominato da marchi come Fender e Gibson, si rivelò difficile da conquistare e contribuisce a interrompere la sua attività produttiva.
Oggi le sue chitarre sono oggetti da collezione molto ricercati e continuano a essere suonate da musicisti internazionali. Alcuni artisti le utilizzano ancora sul palco, mentre altri le cercano per il loro valore storico ed estetico. Anche figure di primo piano della musica e dello spettacolo hanno mostrato interesse per questi strumenti, riconoscendone l’originalità.
La mostra bolognese riunisce circa cinquanta esemplari tra chitarre, bassi e contrabbassi, molti dei quali pezzi unici. Le forme raccontano un immaginario che spazia dalla cultura pop agli eventi storici, fino a suggestioni personali dell’autore. Non mancano modelli iconici, reinterpretazioni insolite e strumenti modificati in modo radicale, come quelli alleggeriti per ottenere nuove qualità sonore.
Wandrè lasciò un segno anche nella scena musicale italiana, realizzando strumenti per artisti noti e contribuendo a definire un’estetica alternativa nel panorama musicale dell’epoca. Ancora oggi diversi musicisti ne custodiscono e utilizzano le creazioni.
Accanto all’esposizione, il programma include appuntamenti dedicati alla sua figura, tra racconti musicali e momenti dal vivo in cui gli strumenti tornano a suonare. Un modo per riscoprire un autore che ha trasformato la chitarra in qualcosa di più di un semplice mezzo musicale: un oggetto capace di raccontare un’idea di libertà e sperimentazione.
K.D.L
