Vittoria Chierici a Casa Morandi

Opere di Chierici realizzate con il metodo Morandi

Opere di Morandi con aforismi

L’esposizione a Casa Morandi, accanto all’atelier del pittore, riunisce 19 opere di piccolo formato
realizzate da Chierici tra Eastport, nel Maine, e New York. Oltre ad acrilici, oli e gessetti,
convivono su tavola parole e pensieri: alla parte pittorica sono affiancati brevi testi o aforismi
morandiani e di altri autori, scritti sul retro delle tele o incisi come appunti visivi. “Ho voluto
lavorare sul metodo più che sulla forma”, racconta l’artista, “dividendo i miei pannelli in due aree:
una fissa, dipinta con colori vinilici e olio, e una mutevole, realizzata a lavagna, che può esserecancellata e riscritta. Così la pittura resta immutabile, ma il pensiero resta vivo, aperto al
cambiamento”.

Prima di intraprendere questo lavoro, Chierici ha visitato Casa Morandi e la residenza estiva di
Grizzana, ricostruendo le abitudini quotidiane e i gesti del pittore: dal velario sulla finestra per
filtrare la luce al rituale con cui disponeva e tracciava gli oggetti sulle carte da pacco. Ogni
elemento – persino il cannocchiale conservato nello studio – diventa per l’artista segno di un
metodo fondato sul rapporto tra pittura e realtà, tra visione e contemplazione.
Accanto alle opere su tavola, la mostra include Esperienza sensibile #1, un dittico di grandi
dimensioni nato dalla collaborazione con gli studenti dell’Accademia. Un’attività che unisce una
lavagna con pensieri e schizzi realizzati a gessetto a una tela dipinta con la tecnica dello stencil.
Un secondo lavoro, Esperienza sensibile #2, composto da cinque pannelli, sarà visibile
contemporaneamente al Dipartimento educativo del MAMbo. A fine percorso, è presente un
filmato di dodici minuti realizzato dalla film maker Livia Campanini, per documentare il
laboratorio e il dialogo creativo tra l’artista e i giovani partecipanti.

Una delle opere di Vittoria Chierici esposte a Casa Morandi


Nel testo critico che accompagna l’esposizione, Maura Pozzati spiega il modo in cui Chierici ha
accolto l’invito di Morandi a “entrare nella casa della pittura” – un’espressione che il maestro usò
nel 1958 in un’intervista a Tempo. “Vittoria ha inseguito Morandi nei suoi luoghi e nelle sue
abitudini”, scrive Pozzati, “trasformando la sua lezione in un’indagine mentale, più che formale. Le
sue opere visualizzano il pensiero del pittore, quell’enigma che lega la parola al colore, la
riflessione alla materia. Morandi ci ha insegnato che anche Dio può essere chiuso in un tubetto di
colore: un’intuizione che Chierici fa propria, restituendo alla pittura la sua dimensione più poetica e
misteriosa”.

K.D.L

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