Una mostra racconta quarant’anni di carriera del cantautore bolognese

Dal 22 novembre 2024 al 9 febbraio 2025, Bologna celebra uno dei suoi artisti più rappresentativi con Rio Ari O. Luca Carboni, 40 anni tra musica e arte, la mostra ospitata dal Museo internazionale e biblioteca della musica. L’esposizione ripercorre quattro decenni di creatività del cantautore bolognese attraverso un percorso che affianca alla musica una produzione visiva rimasta a lungo privata, fatta di quadri, disegni, schizzi e progetti che accompagnano e dialogano con la sua storia musicale.
La presentazione della mostra si è tenuta il 21 novembre 2024 presso Strada Maggiore, 34, presso la sede del Museo internazionale e biblioteca della musica di Bologna. Nel corso della conferenza stampa sono intervenuti Irene Priolo, presidente facente funzioni della regione Emilia Romagna, Matteo Lepore, sindaco di Bologna ed Eva degl’Innocenti, direttrice del Settore Museo Civici Bologna.
Irene Priolo, presidente facente funzioni della Regione Emilia Romagna, dichiara: “Questa mostra – ci permette di scoprire un lato meno conosciuto di un artista che, come pochi altri, ha saputo raccontare e interpretare il nostro territorio. I quadri in esposizione confermano ancora di più la sensibilità e il talento di Luca Carboni, opere che evidenziano il fortissimo legame con Bologna e i suoi tratti più caratteristici. Un bellissimo diario artistico che aggiunge un tassello in più a una carriera già straordinaria di un artista amatissimo”.

Matteo Lepore, sindaco di Bologna e Eva Degl’Innocenti, direttrice del Settore Musei Civici Bologna affermano: “Siamo molto felici di poter raccontare nel nostro Museo della Musica del Settore Musei Civici il cantante e artista bolognese Luca Carboni nel 40imo anniversario del suo primo disco, attraverso la narrazione al contempo eclettica e intimista di RIO ARI O. Luca Carboni, 40 anni tra musica e arte, con quadri, disegni, progetti, schizzi che raccontano il volto inedito e la storia nascosta di Luca Carboni. La mostra è anche un esempio creativo e virtuoso di collaborazione tra pubblico e privato, di ricerca sull’artista, nonché di valorizzazione di Bologna Città Creativa della Musica UNESCO e del territorio”.
La mostra, curata da Luca Beatrice, critico e curatore di arte contemporanea, nasce in occasione del quarantesimo anniversario dell’uscita di …intanto Dustin Hoffman non sbaglia un film (1984), album d’esordio che segnò l’inizio di una delle carriere più riconoscibili della canzone italiana.
L’esposizione propone un racconto inedito e parallelo rispetto alla dimensione pubblica di Carboni, mettendo in luce un lavoro artistico continuo che ha accompagnato ogni fase della sua attività musicale. I disegni e le pittura, come racconta lo stesso artista, hanno funzionato per anni come un diario intimo di immagini e visioni, mostrato raramente in alcune celebri copertine discografiche.
Il percorso espositivo si sviluppa in quattro stanze, precedute da una wunderkammer introduttiva, e costruisce una sorta di “dietro le quinte” della carriera di Carboni. Accanto alle opere visive, si trovano oggetti personali, appunti, testi inediti, block notes, copertine di dischi e materiali d’archivio che permettono di seguire il filo creativo che lega musica, immagine e parola. L’attenzione è rivolta alla storia nascosta dell’artista, più che alla sua dimensione iconica, restituendo una narrazione intima e stratificata.

La musica rimane comunque parte integrante dell’allestimento. In particolare, viene raccontata la genesi della celebre copertina di Persone silenziose, nata da una visione del fotografo Luigi Ghirri, che suggerì a Carboni di trasformare i suoi disegni in un collage diventato poi uno dei simboli della sua produzione. La sala conclusiva sorprende il visitatore con un sound design immersivo che intreccia canzoni, inediti e registrazioni di studio, accompagnati da immagini e videoclip, in un’atmosfera dichiaratamente pop.
L’elemento centrale della mostra è anche Bologna, città profondamente legata all’immaginario di Carboni. Nelle opere emergono i portoni scuri, i battenti, le figure fantastiche e inquietanti che popolano l’architettura urbana, trasformata dall’artista in un paesaggio visionario fatto di volti, sguardi e presenze notturne. Un universo poetico che restituisce non solo ciò che è arrivato al grande pubblico attraverso le canzoni, ma anche quella parte sommersa e privata che ne ha alimentato la creazione.
Dal gennaio 2025, il racconto si estende simbolicamente anche fuori dal museo: il Portico del Pavaglione, in via dell’Archiginnasio, ospiterà una sorta di “ghost track” della mostra, con grandi autoritratti di Carboni appesi alle chiavi di ferro degli archi, creando un dialogo diretto tra l’opera e lo spazio urbano.
La mostra è accompagnata da un ciclo di incontri pubblici intitolato Rio Ari O incontri, che vedrà protagonista lo stesso Carboni insieme ad artisti e compagni di viaggio. I temi della mostra e le tappe fondamentali della carriera dell’artista saranno tra raccontati in tre appuntamenti, tra novembre e gennaio, in cui si tratterà anche di cinema e della genesi del primo album.
Rio Ari O. Luca Carboni, 40 anni tra musica e arte, sostenuta dalla Regione Emilia-Romagna, con il patrocinio del Comune di Bologna e il contributo di numerosi partner privati, si inserisce nel percorso di valorizzazione di Bologna Città Creativa della Musica UNESCO, confermando il Museo internazionale e biblioteca della musica come luogo privilegiato di incontro tra linguaggi artistici, memoria e contemporaneità.
K.D.L
