Sergio Lombardo in mostra a Bologna

Il 28 gennaio 2024 è stata inaugurata negli spazi di Villa delle Rose a Bologna, una vasta retrospettiva dedicata a Sergio Lombardo, figura chiave della ricerca artistica del secondo Novecento. La mostra, intitolata Sergio Lombardo 1960-1970, ripercorre un decennio cruciale della sua produzione, mettendo in evidenza l’evoluzione del suo linguaggio tra sperimentazione formale e riflessione teorica.

L’esposizione, promossa dall’Archivio Sergio Lombardo in collaborazione con il MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, è curata da Anna Mecugni e nasce da un’approfondita attività di ricerca che restituisce coerenza e continuità a una produzione apparentemente eterogenea. Nonostante la varietà dei mezzi espressivi, emerge infatti una linea comune che attraversa l’intero percorso artistico dell’autore.

Sergio Lombardo seduto di fronte a Strisce ondulate extra

Il progetto riunisce circa cinquanta opere, tra cui alcuni lavori inediti, offrendo uno sguardo ampio su una fase di intensa sperimentazione. In mostra si alternano oggetti, collage e installazioni, in un dialogo tra astrazione e figurazione che testimonia la volontà dell’artista di superare i confini tradizionali del linguaggio visivo. Tra i nuclei più significativi figurano serie meno note come Superquadri, Supercomponibili, Punti Extra e Sfere con sirena, esempi di una ricerca aperta e dinamica.

Il percorso espositivo mette in luce anche il progressivo avvicinamento di Lombardo all’arte concettuale, ambito in cui sviluppa una riflessione originale sul ruolo dell’opera e dello spettatore. “L’artista è riuscito ad abbracciare un’idea di arte come esperienza dinamica e aperta, in grado di coinvolgere altre persone, oltre se stesso” sottilinea la curatrice Mecugni.

Lombardo, nato a Roma nel 1939, inizia a lavorare giovanissimo, sperimentando già negli anni Cinquanta soluzioni monocrome realizzate con carta e smalti. Nel decennio successivo si afferma come uno degli autori più innovativi del panorama europeo, anticipando pratiche oggi riconducibili all’arte partecipativa. La sua ricerca è la cosiddetta Teoria Eventualista, un approccio estetico basato su metodi sperimentali che darà origine a un vero e proprio movimento artistico.

La mostra bolognese offre così l’occasione per rileggere una fase fondamentale del lavoro di Lombardo, restituendone la complessità e il contributo alla ridefinizione dei linguaggi contemporanei.

K.D.L

Lascia un commento