Addio, ‘Hurricane’ !

Il pugile Rubin Carter è morto

Ieri se ne è andato a 76 anni Rubin Carter stroncato da un cancro alla prostata scoperto alcuni anni prima. Si tratta del pugile ex peso medio degli anni’70 noto con il soprannome di ‘Hurricane’. Un soprannome questo, che gli era  stato affibbiato dal pubblico che seguiva i suo incontri e che era nato nella fantasia dei suoi tifosi e non per  la forza e la velocità con cui colpiva gli avversari.  Hurricane un giorno sarebbe potuto diventare il campione del mondo. Nel 1966 però, il suo sogno venne stroncato da una grave ingiustizia. Carter venne accusato ingiustamente di un triplice omicidio avvenuto il 17 giugno 1966 a Paterson, New Jersey.  Per questo, venne giudicato e condannato a due ergastoli per omicidio di primo grado in base a prove e testimonianze discutibili. Per diciannove anni, tanti ne ha trascorsi ingiustamente in carcere, Carter si battè per il riconoscimento della sua innocenza e questo fece di lui il simbolo dell’ingiustizia. Dopo la condanna, l’opinione pubblica si schierò tutta dalla sua parte. Era chiaro a tutti che lo sfondo dell’intera vicenda era razziale. Finalmente, dopo tanto ‘lottare’, e dopo che la Corte Federale riconobbe l’illegittimità processuale riacquistò la libertà nel 1985. Nel 1988 poi, caddero ufficialmente tutte le accuse contro di lui. Intanto, gli anni erano passati e il forte pugile di un tempo ormai era un uomo anziano, stanco e corroso dalla vita carceraria. Il mondo sportivo volle però, onorare Hurricane in qualche modo gli riconobbe il suo valore sportivo e nel 1993 Carter ha ricevuto la cintura di Campione del Mondo dal World Boxing Council. A lui nel 1975 Bob Dylan dedicò una sua canzone le cui parole raccontano della triste vicenda che coinvolse la storia di Hurricane. Nel 1999 invece un film dal significativo titolo ‘Hurricane – Il grido dell’innocenza – ne celebrò le gesta sportive ed onorò l’uomo ingiustamente condannato per una colpa non sua. Protagonista del film Denzel Washington che ottenne anche la candidatura all’Oscar.

Elodia Policarpio

 

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