Nomine Ue. Il Consiglio europeo ha deciso: Ashton ministro degli Esteri, Van Rompuy presidente
I leader dei ventisette riunitisi a Bruxelles nel Consiglio europeo straordinario hanno deciso. Con molta probabilità sarà il premier belga Herman Van Rompuy il primo presidente permanente dell’Unione Europea riformata, è stato candidato ufficialmente dalla presidenza di turno svedese, e sarà l’attuale commissario europeo al Commercio Catherine Ashton l’Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue sulla cui nomina ci sarebbe il consenso dei governi di centro destra e dei leader socialisti. L’accordo quindi c’è deve essere solo formalizzato.
Dopo giorni e giorni di contatti, incontri e negoziati tra i 27 tutto sembrava in alto mare. Parigi e Berlino al vertice Ue di fine ottobre, avevano presentato il loro candidato, il premier belga Van Rompuy. Però dopo appena qualche giorno, le quotazioni di Van Rompuy erano andate in picchiata. Ancora una volta appariva chiaro che i 27 non erano riusciti a trovare un accordo sui nomi dei candidati ai due incarichi istituiti dal Trattato di Lisbona. Era soprattutto l’insistenza di Londra sul nome di Tony Blair come presidente a far azzerare i giochi. Però a quanto pare l’ ostacolo è stato rimosso con la concessione della seconda più importante poltrona alla socialista inglese Ashton. Fatto questo che soddisfa anche le numerose richieste di inserire una donna al vertice dell’Europa. Molti temevano che a Bruxelles il vertice di oggi si sarebbe prolungato nella notte nell’estenuante ricerca di un accordo che alla vigilia appariva lontano. Il vertice invece a questo punto dovrebbe chiudersi a un’ora decente, forse per le 2130 di stasera. In mattinata erano stati i capi di stato e di governo aderenti al Pse, annunciando che si erano accordati per lanciare la candidatura della Ashton alla carica di Alto rappresentante Ue, a spianare la strada ad una rapida intesa. Il loro annuncio infatti voleva dire che il nome di Blair usciva definitivamente dai giochi come candidato alla presidenza Ue. La Ashton, sconosciuta a livello internazionale fino al suo arrivo alla Commissione, non ha esperienza di politica estera, finora si era occupata di welfare nel suo Paese. Certamente se assumerà l’incarico la sua sarà di certo una figura di più basso profilo rispetto al suo predecessore Javier Solana che ha degnamente rappresentato l’Europa nel mondo. La Ashton di fatto sarà il numero due dell’Ue. Per quanto riguarda la nomina a presidente di Herman Van Rompuy questi è un apprezzato intellettuale e uomo di eccellenti capacità di mediazioni, ma che non ha certo la notorietà e il carisma che avrebbero potuto sfoderare gli altri candidati bocciati. Questa si tratta senza ombra di dubbio, e senza voler togliere nulla nessuno, come temeva anche il ministro degli Esteri svedese Carl Bild, che questa mattina aveva lanciato moniti nel suo blog, una soluzione di basso profilo sulle nomine. Ancora una volta si tratta di un’occasione storica mancata da parte dell’Europa che dal primo dicembre vedrà entrare in vigore il Trattato di Lisbona. Ora in Europa i negoziati proseguiranno per la distribuzione delle altre poltrone nella nuova Commissione europea. Quella Commissione che ha un ruolo centrale nel funzionamento del triangolo istituzionale dell’Ue, in nome dell’interesse generale europeo, e che ha l’esclusiva per le iniziative legislative, e che può avanzare proposte dai governi europei. Il suo testo è poi sottoposto alla revisione degli Stati dell’Unione europea, riuniti in seno al Consiglio, e al Parlamento europeo. Ogni Stato nomina un commissario, ma la distribuzione delle loro funzioni deve essere negoziata con l’attuale Presidente della Commissione, il portoghese José Manuel Barroso, che ha già incassato il rinnovo dell’incarico per i prossimi cinque anni. Tutti i Paesi Ue si stanno quindi dando da fare per ottenere i posti migliori, a partire da quelli a cui competono la gestione dell’economia, settori chiave in cui la Commissione ha enormi competenze. Tra i 27 permangono anche forti dubbi su cosa deve rappresentare il nuovo presidente stabile dell’Unione. Se debba essere un manager che secondo quanto prevede il Trattato di Lisbona si limiti alla preparazione dei Consigli europei in coordinamento con il presidente della Commissione, o se invece debba essere una personalità carismatica capace di rappresentare anche simbolicamente l’unita’ dell’Europa. Molti sono quelli che optano per la seconda ipotesi. Al di là delle preferenze o meno dei 27, nell’ambito dell’equilibrio delle cariche tra i partiti dell’Europarlamento, rientra quello tra sud e nord dell’Europa.
a sx Van Rompuy ed a dx la Ashton
Tutto ruotava intorno a chi sarebbe stato il nuovo capo della diplomazia Ue. Essa dopo quella della presidenza è la poltrona più ambita. In base al trattato di Lisbona, il nuovo ministro degli Esteri Ue, dovrebbe avere maggiori poteri rispetto all’attuale. Sarà infatti anche membro della Commissione ed uno dei vice presidenti, di fatto il numero due dell’unione. Il nuovo statuto prevede che ad ogni Paese possa andare solo una delle poltrone più importanti. Londra punta anche ad un poltrona economica nella Commissione, forse il portafoglio della Concorrenza, uno dei più potenti in assoluto. L’Italia punta a confermare Antonio Tajani ai Trasporti che comunque è uno dei più ricchi. La Francia, guarda invece al mercato interno. La Spagna vuole mantenere gli affari economici e monetari e la Germania punta al commercio o all’energia. Barroso ha poi in programma di creare almeno due nuove funzioni, un Commissario responsabile per il clima, e uno per le libertà civili. Nominati per cinque anni, i commissari dovranno poi essere confermati dal Parlamento. Nei prossimi giorni si vedrà quali altre sorprese aspettano gli europei. Tutto ruota intorno alla complessa ricerca di equilibri politici, geografici e di genere che accompagnano le trattative, tra le varie capitali europee, per giungere a dicembre con la scelta completate.
Ferdinando Pelliccia