ago 09 2010
Immigrazione: Ancora sbarchi di clandestini in Sicilia
La notizia che stanotte degli immigrati clandestini sono sbarcati sull’isola di Linosa, provincia di Agrigento nelle Isole Pelagie ha scatenato numerose polemiche nel mondo politico italiano. Da mesi l’opposizione porta avanti una sua teoria secondo cui gli arrivi di immigrati continuino, ma nel silenzio. Lo sbarco dei quaranta nordafricana, algerini e marocchini, e di alcuni iracheni a Linosa ha aperto le ‘ferite’. Quasi a voler ‘causticare’ le ‘ferite’ il Viminale ha diffuso oggi dei suoi dati sull’immigrazione clandestina in Italia. Secondo i quali gli sbarchi di clandestini sulle coste italiane sono stati 29.076 nel periodo 1°agosto 2008-1°agosto 2009 e sono scesi a 3.499 l’anno successivo, dal 1°agosto 2009 al 1°agosto 2010 con una diminuzione pari all’88 per cento. Per Lampedusa, Linosa e Lampione, il ministero degli interni ha poi, precisato che sono avvenuti dal 1° agosto 2008 al 31 luglio 2009, 20.655 sbarchi di immigrati mentre dal 1° agosto 2009 al 31 luglio 2010, sono stati 403, con una diminuzione del 98 per cento. Dati che però, non convincono l’opposizione secondo cui gli sbarchi sulle spiagge del sud Italia e anche in Sicilia continuerebbero solo che non sono della stessa entità del passato. Si tratta dunque di sbarchi di esigui gruppi di immigrati che però, sommati raggiungono le centinaia di persone. E’ opinione che il flusso migratorio verso le coste italiane non si sia attenuato come si vuole far credere, ma anzi sembra sia aumentato dilazionandosi. Quello che più inasprisce la polemica è che tutto questo è avvenuto in barba a tutti gli accordi stipulati tra Italia e Libia. E’ evidente dunque che il fenomeno ha subito un’evoluzione, ma che su questi sbarchi è calato da tempo un colpevole silenzio da parte delle istituzioni. Un silenzio dettato dal fatto che nonostante i tanti ‘proclami e annunci’ fatti dal governo di accordi e compromessi la questione degli sbarchi di clandestini non è stata per nulla risolta anzi è peggiorata. Il traffico di clandestini verrebbe ora gestito da bande ben organizzate che riescono ad eludere i controlli approntati dal governo lungo le coste. Il 2 agosto scorso 39 immigrati sono sbarcati a Lampedusa. Nello stesso giorno in dieci hanno messo piede a Pantelleria. Nei giorni precedenti altri sbarchi erano avvenuti a Cala Francese, a Linosa, e sul piccolo isolotto di Lampione. Mentre ben 150 immigrati erano poi, stati sorpresi in un casolare di Palma di Montechiaro, nel corso di un’operazione che aveva portato all’arresto anche di cinque persone e alla scoperta di una presunta organizzazione che gestiva viaggi ‘all inclusive’, compresa la consegna di vestiti nuovi e di un biglietto per raggiungere le località del Nord Italia una volta sbarcati in Sicilia. Il calo effettivamente c’è stato, ma solo perché le rotte nel Mediterraneo sono in continua mutazione. I trafficanti di uomini hanno individuato delle nuove rotte che passano attraverso la Puglia. La dimostrazione è lo sbarco la scorsa settimana di 29 clandestini afgani e irakeni, fermati a Punta Meluso, sulla costa di Santa Maria di Leuca. Tutto questo è di rivelante gravità in quanto sarebbe la testimonianza del salto di qualità, rispetto agli anni passati, che l’organizzazione del traffico di clandestini avrebbe ricevuto. Anche lo sbarco di stanotte rientra in questa casistica. Il fatto che non è stata rinvenuta alcuna imbarcazione lungo le coste, è segno che i clandestini sono stati sbarcati vicino alla riva da un natante che poi, si è allontanato. Quello di oggi non è nemmeno un episodio isolato. Da mesi gli sbarchi sulle Pelagie o sul litorale agrigentino rientrano nell’ordinarietà. Addirittura secondo il Pd ne sarebbero sbarcati almeno 350 nel solo mese di luglio. Tutto questo ha finito solo per dar vita a polemiche nel mondo politico italiano. Il fenomeno dell’immigrazione clandestina ha da sempre fatto parte delle problematiche più affrontate dalla politica italiana. Però non dal punto di vista risolutivo, ma da quello di elemento di strumentalizzazione. Come motivo di attacco politico dell’avversario. Alla luce di quanto sta avvenendo, sia il Pd sia IdV sono concordi nell’affermare che il governo ha fallito le politiche sull’immigrazione. Nei giorni scorsi il capogruppo dei senatori dell’Italia dei Valori, Felice Belisario aveva affermato: “Se fosse vero che i clandestini continuano a sbarcare a Lampedusa e il governo ne occultasse la notizia, ci troveremmo di fronte a un fatto gravissimo. Sono mesi che Berlusconi, La Russa e Maroni ci sventolano davanti i risultati del contrasto all’immigrazione clandestina e dichiarano che gli sbarchi sono finiti”. “Altro che governo della sicurezza questo è il governo delle menzogne”, concludeva Belisario. Mentre il responsabile comunicazione del Pd , Stefano Di Traglia ha affermato: “oscurare la realtà non aiuta di certo a risolvere il problema come oggi sembra ammettere il ministro della difesa La Russa che chiede norme più dure contro l’immigrazione dimenticando di dire che da sette anni, negli ultimi nove governa la destra. Almeno ammetta il fallimento della sua maggioranza nelle politiche di integrazione”, conclude Di Traglia. Il riferimento è all’intervista rilasciata a Repubblica, dal ministro della Difesa, Ignazio La Russa. Il ministro ha affermato che: “ Sull’immigrazione clandestina servono inasprimenti normativi. Non è una battaglia finita e perciò l’argomento deve essere sempre all’ordine del giorno”. Nell’intervista La Russa ha anche sottolineato che: “la guardia non va abbassata. I risultati sono finora appesi all’accordo con Gheddafi nel contrasto agli sbarchi via mare, ma i clandestini arrivano anche da altre vie e quindi occorre assumere altre iniziative”. Un recente sondaggio condotto da Sky Tg24 sembra dare ragione al ministro. Il 65 per cento degli intervistati è d’accordo con il ministro La Russa. Per il restante 35 per cento invece, non sono necessari inasprimenti normativi. Nel frattempo un’ulteriore riprova che gli sbarchi continuano sono i respingimenti che continuano. Respingimenti che hanno dato vita al caso dei 200 eritrei detenuti in Libia dopo essere stati respinti dall’Italia. A fine luglio il Viminale ha poi, dato notizia che nel corso della settimana sono stati rimpatriati, con diversi voli aerei, oltre 100 extracomunitari clandestini. “Comunque sia circa l’80 per cento degli immigrati clandestini giungono in Italia via terra. Pertanto potrebbe essere un errore rivolgere tutta l’attenzione sempre al mare”, ad affermarlo Oliviero Forti, responsabile italiano immigrazione della Caritas. Se ciò è vero vuol dire che le migliaia di persone che sbarcano ogni anno nel sud Italia rappresentano solo il 20 per cento del totale di quanti arrivavano in Italia. “E’ difficile fare previsioni in questo campo: ma è assai probabile che questo trend continui con questi numeri”, spiega Forti. “Chiaramente i pattugliamenti proseguono, quindi anche chi gestisce l’immigrazione si adegua a un contesto mutato con modalità sempre più raffinate; arrivano, come è accaduto nel Salento, con barche di lusso rubate nei porti turchi e greci, e vengono stipati in questi velieri il che già indica un cambiamento visto che prima si parlava di carrette”, aggiunge Forti spiegando che: “I migranti in questo modo sono maggiormente vessati anche sotto il profilo economico dagli stessi trafficanti, perchè aumentando le difficoltà aumenta il costo della traversata. Si tratta di un’operazione a perdere che riguarda tutti, in questa vicenda non ci guadagna nessuno. Anche lo sbarco di Linosa dimostra che ci sono modalità differenti rispetto al passato”.
Ferdinando Pelliccia








































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