Archive for the 'Pensieri' Category

lug 27 2010

I “danni” della politica

Published by Stefano Zanerini under Pensieri

Tutto sembra inutile, quando i destini istituzionali sono dettati da interessi che superano ampiamente quelli dei comuni cittadini. E così Bologna, per l’ennesima volta, si mette in luce per la “leggerezza” con cui si affrontano particolari tematiche.

Dopo l’errore politico accaduto e caduto a sinistra, con l’elezione di un Sindaco “già compromesso”, da anni le parti politiche, davvero in difficoltà sul territorio felsineo, si affrontano sul tema del “Civis” inteso come mezzo di trasporto, forse un pò troppo intransigente in un contesto di arredo urbano da difendere.

Tra Sirio e Rita, che tolte le vesti sante, stanno spiando il mondo in movimento dei bolognesi, da anni si lotta sui tavoli della politica sulla funzionalità e l’applicazione del Civis: stazioni di sosta e percorsi costruiti, demoliti e ricostruiti senza senno.

Posizionamenti che pregiudicano non solo la viabilità, ma che minano l’incolumità di inermi cittadini-pedoni. per ottenere poi cosa?

Percorsi più brevi su un territorio soggetto a difficoltà evidenti? L’ATC acquista i mezzi, che vengono alloggiati per anni in un deposito fuori città, fiutando l’affare: solo che l’affare l’ha fatto chi ha venduto e quei mezzi dovranno essere modificati, con ulteriori aggravi di spesa, perchè ovviamente oggi inadeguati. Senza contare le barbarie subite da mezzi allocati all’aperto e senza particolari tutele.

Ed ora un’affermazione che dovrebbe far saltare dalle sedie i politici più intransigenti: Enzo Boschi, Presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, ha fatto un’affermazione su cui non si può far finta di niente.

Le “ Due Torri, simbolo di una Bologna medioevale, rischiano il crollo a causa delle vibrazioni del Civis”.

Basterebbe questa affermazione per far capire che ha sbagliato chi ha pensato, chi ha progettato, chi sta attuando e chi attuerà una tecnologia che oltre ad essere probabilmente superflua, pone a rischio l’integrità di ciò che già esiste.

Si può far finta di niente? E dov’è uno straccio di comunicazione ufficiale istituzionale che possa fare chiarezza?

Ma come sempre è il bisness (anche se si dovrebbe scrivere Business) a farla da padrone: se poi cade qualche “edificio obsoleto” chi se ne frega?

Attenti a passare

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lug 07 2010

La “bufala” del “ghe pensi mi”

Published by Stefano Zanerini under Pensieri

Sarà un caso se le mozzarelle sequestrate diventavano “azzurre” al contatto con l’aria?

Direi di no anzi probabilmente ci troviamo di fronte ad una soluzione di scienza e politica senza precedenti: l’abberrante comportamento dell’attuale Governo ha contaminato anche i latticini. Che non sono scesi solo nelle ginocchia ma che ormai dopo scroto e componenti anatomiche varie, hanno invaso anche le semplici abitudini culinarie italiane.

L’azzurro, tanto sbandierato dal suo fondatore Dell’Utri, ora condannato, ma che risulta “latitante” in Costa Smeralda, ha colpito tutto e tutti. Mi beccherò del “comunista” elucubrando questo concetto, ma il termine “comunismo” mi sembra talmente legato alla retorica, tanto che l’unica cosa ritrovata in un ventre umano squarciato è sicuramente il Lupo Cattivo, nella Nonna di Cappuccetto. Non mi risultano autopsie che abbiano mostrato esiti digestivi residuali di bambini in “rossi russi”…

Così il Cavaliere ormai “Smascherato”, visto che s’intendono bene le sue intenzioni (la privatizzazione estrema dell’Italia), ha mostrato di apprezzare uno slogan che negli novanta rappresentava un orologio caro agli immersionisti: no limits.

L’espressione goliardica (eufemismo spinto) rilasciata al suo ritono dal vertice “dei Grandi” è la chiara esposizione di cosa passa in quella fronte, ostaggiata da radicamenti peliferi: obiettivo aggraziarsi ulteriormente la “Hulk Lega”.

Tutto verde, dopo aver ridotto tutti al verde, e l’intecalare rilasciato è uno slogan vero e proprio: il Governo è ostaggio della Lega, così come il Presidente della Repubblica è ostaggio di un Governo che rischia la destabilizzazione.

Una frase in “austro-lombardo-ungarico” non può essere approvata. Molto meglio un detto latino o un’esortazione allenica, per chiarire un concetto, piuttosto che rifilarci un’espressione che porta ad equiparare l’Italia al Milan.

Ci ha già pensato lui, ma da tempo, ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti. E come succede nel Calcio, dove per vincere non basta esere i più forti ma bisogna avere anche “culo”, ecco che il Campionato Italiano del Buon Governo è stato vinto da una maggioranza relativa, che ha battuto sul campo una squadra fortemente penalizzata da assenze, infortuni e deficit vari.

I “mangiabambini” ormai da troppo tempo alla ricerca di un leader, non riescono neppure più a limitare un’avanzata in “stile Risiko” che ogni giorno fissa “bandiere inutili” colpendo a destra ed a a manca (in tutti i sensi…) la maggioranza degli italiani, che faticando ad arrivare alla terza settimana, stanno già pensando di portare a 24 le mensilità per limitare i danni. In fondo “two is mei che uan”…

Noto un lassismo pericoloso, non solo fisico, ma sopratutto mentale che destabilizza il tutto.

la frase concessa legittima una supremazia territoriale di una classe ora politica, che per anni ha fatto danni ideologici ed economici al Paese Italia: l’evasione fiscale e quella tributaria in Veneto come in Lombardia ha trovato più accordi, mai riportati in superficie, che le concordate alleanze storiche tra politica e malavita. Tutti lo pensano, tutti li subiscono.

In una Società dove l’estetica non sia etica, il movimento “verde” non avrebbe ragione die sistere, così come si voleva politicamente nel passato annullare le minoranze per dar sostegno al bipolarismo: oggi invece ci troviamo di fronte ad un’evidente frazionamento della politica, dove una percentuale del 5% diventa strategicamente importante. Più di chi ha il 35%, perchè le alleanze determineranno sempre più il futuro.

Io sto con il “Sud” che la storia ci ha sempre mostrato nullafacente e passivo, e che nella stessa Storia dell’Unità di’Italia (quale Italia? Quella Savoiarda?) ci è stata raccontato in maniera diversa. Milioni di italiani vittime di una becera azione, allora sanguinaria e mortale, che portò il Nord a trionfare. Oggi s’intravedono, senza vittime fisiche, ma quasi, gli stessi obiettivi. E l’intercalare dialettico lo può quasi dimostrare.

Berlusconi come Benito Benso di Cavour? Bossi e “trotino al seguito” futuri garibaldini?

Una storia già vista: ma questa volta è giusto schiudere i libri, rileggere i fatti e forse si potrà trovare la soluzione per cambiare un percorso che rapidamente sta declinadosi.

Ed il Premier, piuttosto che edulcare la gente con comportamenti da “Laboratorio Zelig” provi a dare citazioni in latino (non è la lingia madre della città di Latina).

Ma è vero sbagliavo. C’è una massima che conosce benissimo: “ad personam”…

Non vorrei rimanesse l’unica.

Stefano Zanerini che “nonmangiaibambini”

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lug 02 2010

Vittima del “parkour” giovane bolognese

Published by Stefano Zanerini under Pensieri

Una sfortuna vicenda porta a riaprire le valutazioni relative agli sport estremi: un giovane ragazzo di appena 13 anni è precipitato dal tetto di una Scuola Pubblica, molto probabilmente, a detta di alcuni suoi compagni, mentre praticava la disciplina del “Parkour”.

Detta disciplina, figlia delle indicazioni del proprio “padre spirituale” il francese David Belle, ha avuto origine nelle banlieu francesi ad inizio degli anni ottanta: l’obiettivo percorrere il percorso più breve da un punto “A” ad un punto “B”.

Considerata anche “l’arte di sapersi spostare” sta prendendo sempre più piede tra i giovani e vista la diffusione con cui si sta evolvendo è il caso di non demonizzare, questa sorta di sport-disciplina che di fatto si colloca in uno scenario nè più nè meno pericoloso di tanti altri hobby.

Non meno degli skate, ma al pari di snow e tante altre discipline, magari di tecnica orientale, che spesso pur mietendo vittime, vengono accettate perchè sportive. la triste vicenda accaduta, per la quale va reso omaggio al lutto, non deve però distrarre l’obiettivo e l’attenzione su una moda che sta stimolando la passione di molti giovani.

E quando le passioni fioriscono vanno avvalorate e stimolate. Non vietate.

I “traceurs” cioè quelli che mettono a rischio le proprie capacità ed equilibri, al pari di ossa e muscoli, meritano rispetto così coem i bikers o altri abituali competitor.

Purtroppo la tragedia ha portato in superficie la parte “più negativa” di questa disciplina, che invece va valutata con attenzione e magari apprezzata per quel che può esprimere.

In fondo lo stesso giovane ragazzo, sfortunata vittima della passione, vorrebbe questo rispetto.

Stefano Zanerini

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giu 24 2010

Un … calcio all’Italia

Published by Stefano Zanerini under Pensieri

Immagino che tutti lo vogliano dare, metaforicamente, in quel luogo troppo “usato” precedentemente in altre occasioni, ed ormai logoro.

Così una “italietta lippizzata” ha mostrato oltre misura, un limite che in molti avevano già intravisto.

Per non offendere la condizione di chi in questi giorni è senza occupazione, diventa quasi difficile mandarli “a lavorare”. Così come è sconveniente suggerirgli di “andare in pensione” visto che poi gliela dovremmo pagare noi…

Forse a dispetto di tanti italiani, affetti da sindrome di stitichezza, un luogo ci sarebbe, ma non sono tanto sicuro che il signor Pozzi ed il signor Ginori siano come entusiasti da ospitarli.

Ma voglio andare contro corrente e trovare in quel che è successo all’Italia sudafricana, un segno positivo premonitore.

Intanto se mai avessimo proseguito, e se mai avessimo vinto, qui ci rifilavano degli “aggiustamenti alla finanziaria”, ed il titolo ci avrebbe beffati come già successo in passato.

Il Bionico Super Silvio avrebbe innalzato ulteriormente i tacchi, da staccare in volata Al Bano ed il Puffo Pauroso, che sono gli unici alla sua altezza (Pupo è escluso perchè sta lavorando assiduamente con un’altra …altezza. Principesca ovviamente), e si sarebbe arroccato il vanto di aver fatto meglio di tanti altri Premier anche in ambito calcistico.

Ed inoltre la sconfitta, ma sopratutto l’eliminazione, ci ha riconsegnato un’Italia più “umana” visto che Marcello Viareggio-Vagheggio Lippi, con la sua presunzione e prosopopea ci aveva fatto credere che forse “aveva ragione lui”. Ed invece, tolto il fatto che senza Pirlo, si è un po’ …pirla, la terza gara e sopratutto il secondo tempo ha mostrato

che Quagliarella e Di Natale, forse anche un non-vedente li avrebbe potuto schierare prima.

Ma l’Italia si sa è brava a cacciarsi nei guai, e da quest’anno anche nei Paraguay!

Senza dimenticare e per questo diventar … Pazzini, che altri giocatori potevano servire alla causa nazionale calcistica.

Un primo pensiero va quel Totti, che con una gamba buona a disposizione, in un campionato del Mondo così mediocre, avesse fatto la punta, probabilmente ora gli azzurri avrebbero fatto le valigie non per l’Alitalia, ma per un volo interno sudafricano.

Col senno del poi tutti son bravi, ma questa volta l’atteggiamento di Lippi mi pare sia andato un po’ oltre: si rilegga attentamente le sue affermazioni ed invece di pensare al dopo-Mondiale (così come ha fatto la Federazione ufficializzando un po’ in maniera stonata l’arrivo di Pradelli) e di trattate con squadre Arabe (forse DubbiHai anziché Dubai…) dove ritroverà forse Cannavaro (se non si danonenizzerà con l’amico Ferrara), sarebbe stato meglio ritrovarlo più umile ed attento alle vicende del campionato.

Ma già il Mundialito aveva fatto capire che non c’era trippa per i gatti.

In fondo come sempre, occorre trovare il lato positivo: Lippi si toglierà dalle scatole e si metterà a gestire i nipotini viareggini, alcuni “Campioni” avranno il buon senso di non esagerare nel rammentare la “memoria del calcio, e si tornerà a fare cose più serie in generale.

Brunetta non avrà dipendenti pubblici assenteisti per partita, o in malattia per mondovisione, il Presidente Napolitano potrà fare a meno di consegnare onorificenze, e qualcuno finalmente si renderà conto che il nostro Calcio, malato e corrotto, è quasi al capolinea. Lotito continuerà a pagare le sue rate, Moratti ad esportare euro e dollari in Sudamerica, qualche possessore di “valigiette piene di contanti” dovrà fare a meno di fare il Presidente in A, e via via una risistemazione che sarà accelerata avendo tutti finito i crediti.

Da Italiano, amante del tricolore, ora l’unica cosa per cui tifare è che questa comparsata forse immaginata ma mai sognata, sia messa velocemente nel cassetto, e che il brusco ritorno alla realtà, già da domani ci trovi pronti a risolvere le questioni più urgenti, senza quegli impeti sportivi, spesso troppo entusiastici che a volte nascondono in maniera malandrina fatti importanti.

Calcisticamente pensando forse una simpatia rimarrà per quel Maradona, che non sarà l’allenatore perfetto, ma che ha mostrato aspetti umani, divertenti, simpatici, quasi un vero e proprio “napoletano”.

Uno spicchio di Vesuvio e di tricolore alla finale potrebbe arrivarci.

Stefano Zanerini

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giu 23 2010

Il denaro è apartitico?

Published by Stefano Zanerini under Pensieri

Una volta la politica e sopratutto i politici, mostravano una forma di “attaccamento alla seggiola conquistata” che nell’immaginario di molte persone, si pensava che fossero state costruite auto e letti conformati al “quattropiedi” trapiantato nel “sederino dei politici in questione”.

Ora la politica si rinnova: e dopo la gestione manageriale delle vicende pubbliche, diventa di fondamentale importanza il rimborso mensile, l’indennità, il contributo elettorale: tutto ovviamente in euro.

Ecco cosa ha apportato l’euro: il riconoscimento di quanto dovuto, senza che nessuna l’abbia, popolarmente stabilito.

Così su questa questione la Politica mostra una coalizione integrale, dove destra e sinistra, centro e non-c’entro, hanno trovato l’argomento comune per cui combattere. Il vil denaro…

Si sostiene che per far politica la vita è onerosa: chissà le stessa cosa vale anche per gli operai di Termini Imerese o i più menzionati minatori di Carbonia. Eppure in nome della politica non esistono ideali, se non quello di arraffare.

In Giunta Regionale in Emilia Romagna, fa scalpore la proposta, accettata con un deglutimento intellettuale gravoso, di ridurre le indennità: ma il Presidente Vasco Errano, baluardo di una “quasi illegalità istituzionale” (vedi ennesimo mandato, caso Del Bono, etc.) si arrocca dietro ad una riduzione del 10% che nessun titolo giornalistico ha menzionato nella quantità-

Il Movimento 5 Stelle capitanato in quella Giunta da due “verginelli” come Favia e De Franceschi, ha proposto una riduzione consistente (si parlava nel caso specifico del 70%!) attuando tale principio già sui propri compensi destinati poi al Movimento.

Ma il risparmio non è e non deve essere in funzione di un’associazione politica: deve rimanere tale come taglio della spesa, visto e considerato che chi è già beneficiato della carica pubblica, spesso è sostenuto da qualcuno a dalle proprie attività personali.

Qui la “sinistra” inciampa e si comporta come si sarebbe comportata la destra: e nel gioco dell’uno contro l’altro chi ci rimette è sempre il cittadino, tale “pantalone” che ha più tasche che risorse economiche.

E’ così grave dare l’esempio? C’è il rischio di esporre a “miseria” le famiglie degli eletti?

Se anche fosse, magari sarebbe un’equiparata giustizia resa a chi ha sostenuto i candidati.

Via Ministri, Assessori, Deputati, Senatori, Consiglieri e Titoli Vari: date l’esempio. In fondo tra garanzie pensionistiche legate ai mandati, autoblù e benefit vari, siete già agiati in tante altre cose.

Dare una sforbiciata consistente vorrebbe dire rimpossessarsi di una credibilità che latita.

Stefano Zanerini 

Di seguito un comunicato ricevuto da detto Movimento, che mostra la totale noncuranza di quanto esposto:

Il presidente della Regione Emilia-Romagna lo lancia come un taglio clamoroso sui privilegi della Giunta regionale. Ma in realtà, il provvedimento annunciato, che mette Errani e la sua giunta in perfetta sintonia con i tagli voluti dal governo Berlusconi, fa scendere gli stipendi solo del 10 per cento. Il suo, di oltre 13mila euro mensili, non risentirà molto di questa presunta austerità, mentre noi abbiamo ridotto il compenso che percepiremo di oltre il 70%”. Così il consigliere regionale del MoVimento 5 stelle Giovanni Favia replica all’annuncio di Errani di voler metter mano ai compensi dei politici in Regione. “Altra analogia con Berlusconi” -prosegue Favia- “è l’invadenza delle prerogative del parlamentino regionale. Errani è titolato a decidere per la giunta, non per l’Assemblea. Non è per il semplice fatto di aver scritto al presidente del’Assemblea, Matteo Richetti, che Errani può permettersi di decidere e comunicare un qualcosa che l’assemblea ancora non ha votato. l’Assemblea non è la Giunta, se ne faccia una ragione, non é l’imperatore di questa regione.” Quanto poi ai tagli sulle indennità giornaliere di missione, dice Favia, “ancora una volta il presidente della Regione ci insegue sulle proposte. Siamo contentissimi, a questo punto per il PD basterà votare la modifica di legge da noi recentemente depositata. Errani infatti si dimentica di dire che l’abolizione dell’indennità di missione, oltre ad essere nel nostro programma, è stata recentemente da noi formalmente depositata come proposta al protocollo generale. Sulle dichiarazioni del coordinatore della segreteria regionale dei Democratici, Marco Lombardelli, che accusa i grillini di approccio ideologico, Favia replica: “Noi sappiamo bene cosa fare da grandi: abbiamo un programma chiaro e battaglie concrete su cui stiamo già lavorando. Piuttosto: è il Partito Democratico a non aver ancora deciso cosa vuol fare da grande, passando da tentativi di approccio con l’Udc sino al Pdci”.

Ci si può dire di tutto ma non che siamo ideologici – dice ancora Favia -: ci battiamo per cose molto concrete e mettiamo al centro le idee, non le ideologie”. A proposito del programma di mandato, prosegue il consigliere, “abbiamo proposte concrete per una società non dipendente dal petrolio e per dei servizi pubblici effettivamente pubblici e non in mano alle Spa, per una democrazia sempre più partecipata e meno di delega. Cosa dice Lombardelli su queste cose? Noi non siamo legati ai sistemi d’impresa e lobby, e loro? Noi abbiamo una reputazione linda, loro non sono stati nemmeno in grado di fare una legge sul conflitto di interessi. Perchè dovremmo allearci con loro? per diventare come loro?”

(testo raccolto)

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giu 23 2010

“Leghiamo” la Lega!

Published by Stefano Zanerini under Pensieri

Davvero è allarmante come slogan, che fino a qualche stagione politica fa, sarebbero stati tacciati di vilipendio alla pubblica morale, ora siano diventati “titoli di cui parlare”. E riflettere…

Preoccupante che il Senatur, che la salute ha “protetto” da accidia divina, possa continuare, insieme ai suo prodi (Romano non c’entra nulla perfortuna…) ad emettere “aria” da una bocca collegata da un percorso troppo breve, al cervello.

Un politico non ha il diritto di dire sempre quello che vuole, perchè credo e speri, che le “uscite verbose” in questo caso siano estremamente personali e non di dominio pubblico di chi è rappresentato. Ma il dubbio rimane, ed in un momento in cui ci riempie la bocca di “Unità d’Italia” sventolando l’idea di un Federalismo che proprio alla vigilia di tale centenaria unione aveva prodotto guai irreparabili, mi sembra deviante il concetto “verde” di un gruppo politico che vomita sentenze a raglio, quasi fossimo passati dal Bar dello Sport al Bar del Partito.

“L’Italia comprerà la partita ed il prossimo anno molti slovacchi giocheranno in Italia”: niente di strano se questa frase l’avesse detta il Signor “Nessuno” al Bar sotto casa. Ma detta da un Senatore, anzi un Senatur per dirla in “chiave green” e grave. Anche perchè non è la prima ne l’ultima immagino.

Cercando di sostituire l’inno di Mameli con la dolce “Aida” di verdiana memoria, ci manca solo che si insinui l’illegalità nelle istituzioni, sopratutto da parte di chi fa parte delle istituzioni, e la frittata è pronta.

Sono passati, loro, i verdi integralisti, da “Roma Ladrona” ad esserne parte di questa “Roma che Governa” e pur non sporcandosi le mani direttamente (scaltri?) appartengono ad una classe dirigenziale che continua imperterrita a gestire la cosa pubblica, come situazione quasi privata. Spartiscono anche loro quello che denunciavano spartire?

Facile fare populismo generazionale, sollevando le masse di persone dalla cultura mediamente scarsa (basta sentire parlare le figure istituzionali) per capire che siamo di fronte ad un evento di massa “del niente”.

D’altronde passare da un naziskin (senza offesa per loro che rispetto di più) come il Professor Miglio, a beceri chirurghi maxillofacciali come Calderoli, ne passa…

Non è una questione politica, e neppure storica, visto che a monte dell’Unità d’Italia ci hanno raccontato tante balle, che la Scuola non ha mai accennato.

Ma il rischio è di trovarsi di fronte ad un nuovo Camillo Benso Conte di Cavour ed a un novello “Garibaldi”, ai quali personalmente toglierei la titolarità di tante piazze, e che non hanno un obiettivo preciso, ma sparano “nel mucchio” facendo vittime senza misura.

Il trionfo dell’ignoranza allo stato puro, dove qualsiasi baggianata potrebbe diventare istituzionale.

Bè allora alle prossime elezioni spero siano candidati Pippo, Pluto e Paperino. O magari Diabolik. Loro sì che sono “fumetti” a pieno titolo.

Stefano Zanerini 

 

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giu 20 2010

Una tomba a Pomigliano

Published by Marcello De Giorgio under Pensieri

La beffa di Pomigliano

Nichi Vendola scrive ” Fino a qualche giorno fa mi chiedevo perché Confindustria accetta quello che è inaccettabile nella Finanziaria, e lab risposta arriva a Pomigliano d’Arco con l’accordo proposto dalla Fiat.

Le imprese avrebbero dovuto rifiutare con forza una Finanziaria che non propone alcuna crescita né dal punto di vista economico, né da quello occupazionale.
Confindustria ha accettato quello che era inaccettabile nella manovra perché in cambio c’era la svalorizzazione del lavoro”.

Il contratto nazionale del lavoro sta trovando la sua tomba a Pomigliano d’Arco. Nel referendum  fra gli operai della FIAT viene chiesto ai lavoratori se preferiscono essere feriti o ammazzati, se di fame e restare senza reddito o lavorare come schiavi. Mi sembra un quesito malato. Ai lavoratori si sta chiedendo solo di sottoporsi a un ricatto pur di continuare a portare il pane a casa, pur di continuare ad avere una qualche prospettiva di vita. Il referendum non da un aut aut, non propone scelte alternative, ma disegna con chiarezza un laccio stretto intorno al collo dei lavoratori e del mondo del lavoro.

La situazione di Pomigliano d’Arco riguarda infatti tutta l’Italia e tutto il mondo del lavoro, e non è un caso che il Ministro Sacconi, Confindustria e buona parte del mondo politico si siano affrettati ad indicare l’accordo proposto dalla FIAT come il modello futuro da seguire per la riorganizzazione del mondo del lavoro. Una riorganizzazione che prevede la frantumazione dei diritti dei lavoratori, la loro definitiva riduzione a merce.

Fino a qualche giorno fa mi chiedevo perché Confindustria accetta quello  che è inaccettabile nella Finanziaria, e la risposta arriva a Pomigliano d’Arco con l’accordo proposto dalla Fiat. Le imprese avrebbero dovuto rifiutare  con forza una Finanziaria che non propone alcuna crescita né dal punto di vista economico, né da quello occupazionale. Confindustria ha accettato quello  che era inaccettabile nella manovra perché in cambio c’era la svalorizzazione del lavoro. Si sono messi in concorrenza gli uni con gli altri, gli operai del primo mondo con quelli del terzo e quarto mondo. Questo e’ il calcolo che fanno. Pensano di costruire la soluzione finale con il ritorno all’800.
E’ questa la modernità che ci viene prospettata.

E adesso, il mondo dell’informazione punterà i fari sulla FIOM, questo sindacato maleducato, senza parlare della vita di dolore di chi, come i lavoratori, è destinato a non essere neanche riconosciuto socialmente. Se non parliamo di queste realtà, se non parliamo di come stanno i cassaintegrati in questo momento, di come stanno le loro famiglie, continueremo a subire pesanti sconfitte culturali.

Nichi

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giu 16 2010

Italiani? Popolo “regimental”

Published by Stefano Zanerini under Pensieri

Un concetto “fashion” se rapportato al significato nudo e crudo della parola stessa. Ci riferiamo ovviamente alla “cravatta regimental” impropriamente definita tale, perchè le striscie oblique su tinta unita non definiscono “regimental” l’oggetto che si annoda al colletto della camicia, ma l’appartanenza ad un clan, ad un gruppo, ad una casta, tramite la sua colorata identificazione.

Ma non è di moda che voglio parlare, se non che i paragoni “italian style” a volte arrivano direttamente nelle menti delle persone: in fondo il Popolo d’Italia ha al collo non un cappio nodoso come molti vorrebbero far credere, ma una striscia di stoffa pregiata, lunga circa 150 cm. (guarda un pò, “150″ come gli anni d’Unità  d’Italia) che probabilmente la politica attuale ci ha fatto indossare senza che noi ce ne accorgessimo.

Dichiara Umberto Eco, non un persona qualsiasi, sulle pagine dell’Espresso che “erodere lentamente la libertà  significa mettere in attoun colpo di stato ed innestare violentemente una dittatura”.

Come non essere d’accordo viste le tante piccole Leggi che ci sono state fatte digerire come subdole pillole, e con maniacale stringere la cravatta al collo, quasi debordando dal colletto…

Stop alle intercettazioni “casuali” ed alla loro pubblicazioni (avremmo saputo qualcosa forse dell’Aquila dopo un processo che probabilmente non si farà  mai…), controllo della comunicazione con Direttori Rai pronti a tagliare, allontanare quelli che non “stanno ai patti” creando un messaggio univoco che non lascia spazio ad interpretazioni e con la “satira quasi tollerata” per fare un contro-teatro dialettico. Oppure il “Lodo Alfano” (ma una volta le “lodi” non si facevano ai Santi?) che protegge qualcuno si ed altri no o i tagli chirurgici a Scuola e Ricerca, con abbassamento delle entrate ai cittadini ed innalzamento dell’età  pensionabile (così magari qualcuno ci lascia le penne, pur non essendo “indiano” e lo Stato risparmia…). Tutte azioni controllate e perpetrate a misura.

Senza scomodare la “Storia” in passato ditture e governi di massa, hanno iniziato un pò così: senza picchiare in faccia nessuno (facendolo poi dopo) ed infilando nei pertugi possibili leggi e leggine che poi li avrebbero garantiti nelle azioni.

La Democrazia prevede che chi governa ha ragione, anche quando sbaglia: e questo è accettato ed accettabile se poi a subire torti non sono i popoli della minoranza e della maggioranza. Altrimenti diventa un paravento istituzionale in cui non credere da subito.

Mi auguro, che gli “italiani” riscoprano il fascino della camicia slacciata, che si possano togliere quella “fastidiosa stuola da 150 centimetri” che attualmente toglie il fatto: non un problema di eleganza, ma di resistenza.

Quella resistenza che quotidianamente occorre per arrivare al giorno successivo.

Stefano Zanerini

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giu 15 2010

Luca Zaia chi?

Published by Stefano Zanerini under Pensieri

Bè dalla salvaguardia del “made in Italy” all’inno di Mameli, o alternativamente al “Và pensiero” verdiano ne passano di differenze…

In attesa di sapere se davvero i “padani” hanno tifato Paraguay, e se alla scuola veneta inaugurata dall’ex Ministro, solo pochi hanno sentito l’Inno Nazionale e gli altri sono arrivati “secondi”, un pò di confusione se ne crea. Forse anche ad arte.

Da una politica federalista che non tiene conto della Storia, a differenza di quelli della politica del passato, che l’hanno sepolta “viva” c’è di mezzo un’Italia che rischia di diventare un’Italietta, se chi governa continuerà a prodigarsi nel dire che “tutto va bene” ed invece la pancia della gente langue.

Niente allarmismi ne abbiamo passato di peggio (un’unità d’Italia, e due guerre…) ma mi sembra che grossi passi in avanti non se ne siano visti. Con un problema latente che si avvicina: le ferie.

Tra poco il “positivismo cavalleresco” di Emilio Fede parlerà di 30 milioni di italiani in coda sulle autostrade, di riviere colme anzi stracolme e di un turismo che tiene “mannaggia” a differenza di quanto dicano “i mangiabambini”.

Di contro la sinistra non sa più cosa difendere: anche perchè è diventata indifendibile e si sta sgretolando nell’affanosa ricerca di un leader che non c’è. Quasi quanto la “leva sindacale” che ha ormai così tante e tali merceologie da difendere che è diffcile attuare una politica universale.

Scuola, protezione civile, pubblica sicurezza oltre ad industria, commercio ed artigianato, vanno a colmare quella schiera di “scontenti” che anche nel mondo dei servizi trova proseliti.

In tutto questo contesto la frammentazione prosegue in maniera chirurgica, anche perchè controllare una fazione è molto più facile che contenere un’onda anomala di “incazzati in bolletta”.

Ed in questo “menu costituzionale” brilla ”l’uomo del monte” anzi dei “tre monti” (che esagerazione) che per evitare di indebitarsi ulteriormente, innalza l’età pensionabile, equiparando le donna agli uomini (unico atto di democrazia programmata) ma ovviamente per eccesso.

Così mentre il Premier si candida a “Herry Houdini” compiendo artefizi inaspettati, quali l’innalzamento “per legge” dell’età della vita, il fido scudiero della “saccoccia” s’inventa l’inventabile e la pensione a 65 anni  è si proporzionata a chi magari vivrà 120 anni, ma forse “inumana” se proporzionata all’attuale contribuzione lavorativa.

Ma perchè lamentarsi? Fede ne è testimone: 35 milioni in ferie, 60% di italiani che preferiscono il Premier e l’opposizione che fa solo danno all’Italia.

Spero vivamente in … carità e speranza, perche fede, anzi …il fede, me lo sono perso per strada.

Ma di tutto questo se ne parlerà dopo le “ferie” così l’alibi del non far niente, piuttosto che fare, impera.

Stefano Zanerini

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giu 10 2010

Bologna: Pratello controverso

Published by Stefano Zanerini under Pensieri

I problemi di convivenza al Pratello, storica via della Bologna “che si diverte”, stanno ormai sfiorando il ridicolo. Molto più di alcuni spettacoli organizzati, ed in parte andati in scena, tra comici di “Zelig” e dintorni

I gestori dei locali con alle spalle la Confesercenti, stanno provando a rendere “non degradante la movida bolognese pratellese”, con iniziative e gestioni di buon livello, e c’è chi invece al Pratello ci vive, o ci vivrebbe a seconda dei casi, e  non sopporta minimamente cosa avviene prima e dopo la mezzanotte.

Così un fine settimana dedicato al cabaret, si è trasformato nell’ennesimo pretesto per creare disagio tra commercianti, abitanti ed istituzioni in un caos gestionale che deve obbligatoriamente d’ora in poi avere indicazioni precise.

C’è chi lamenta la mancanza di libertà d’azione, scomodando impropriamente paragoni “aquilani” e “guerrafondai”, e chi con sapienza e buon senso prova a spiegare che in fin dei conti le soluzioni, se si vogliono trovare, ci sono.

Probabilmente la diatriba nasce un pò al di fuori della motivazioni fin qui lamentate: credo che alla spalle ci sia una “guerra non dichiarata politicamente” tra due Associazioni che si muovono parallelamente tra i meandri di attività similari, e di fondo entità  politiche non dichiarate apertamente, che sfruttano l’occasione “degli uni contro gli altri” sacrificando chi ci lavora. Un po il concetto”..vai avanti tu che mi scappa da ridere!”

Il Comitato locale, nato a tutela degli abitanti della via lamenta un degrado ed un fastidio latente, ed è in contradditorio con quanto esposto ieri in una riunione in cui una immobiliarista locale ha dichiarato, e cioè¨ che le attività  d’intrattenimento, e conseguenti code notturne, non hanno portato danni alla valutazione economica degli immobili. Argomento che resta uno dei cavalli di battaglia di chi si lamenta.

Ma oltre a  tutto ciò, c’è una chiara condizione di disagio dell’Amministrazione Locale, sopratutto ora in regime di provvisorietà , che non sa più “che pesci pigliare”. Finendo poi per scontentare tutti…

Fare attività  di intrattenimento, nei limiti del lecito, come già  avviene nelle “Notti Bianche ” organizzate dall’Ascom, non è tollerato al Pratello: non considerando che queste attività  oltre ad agevolare i gestori locali, in un momento in cui la crisi attanaglia la gola di molti, consentono di rendere vigili e coordinati i flussi delle persone presenti, pur con  conseguenti ed ovvi codazzi rumorosi.

Sicuramente la scelta delle soluzioni è opinabile, e l’Amministrazione avrebbe l’onere d’intervenire: altrimenti nella “ramblas barcellonesi “come ci si dovrebbe comportare? Chiudendo anticipatamente le attività ?

Messa in archivio la “pratica del buon senso” c’è¨ una netta sensazione di un contrasto dalle radici ideologiche politiche (destra e sinistra) ed anche di appartenza associativa (Confersercenti ed Ascom).

Dietro al Comitato non è escluso ci sia chi getta “benzina sul fuoco” al fine di rendere eclatante la questione, tanto da far sospendere ogni soluzione, in attesa di un giudizio, che probabilmente non arriverà  mai.

Peccato perchè¨ tutto ciò va a discapito di una delle caratteristiche notturne di Bologna, che senza questa identità  tutelata nella sua pienezza, perderebbero non poco smalto nei confronti dei giovani vi si ritrovano, socializzano e per la gioia dei commercianti, spendono in area circoscritta.

Dopo Piazza Verdi, demonizzata oltre misura, anche il “Pratello” rischia non poco.

Non è solo una questione di veder minata la “libertà  d’azione” del singolo cittadino, di penalizzare oltre misura chi ha investito soldi e risorse per lanciare o mantenere attività commerciali, ma di tutelare quella buona fetta di “cultura del bel vivere” che troppo spesso latita qua e là  per Bologna.

Basta transitare nel Centro Storico petroniano, tra Via Indipendenza e Ugo Bassi/Rizzoli, in ore post tramonto per accorgersi che parlare di “coprifuoco” non è poi così sbagliato.

Eliminare per non pensare, non è mai una buona azione: riflettere e trovare soluzioni giuste è un obbligo morale di tutti.

Non sono da escludere prossimi incontri istituzionali, che produrranno probabilmente poche soluzioni: ora la palla passa in mano ai gestori del Pratello che debbono cercare di mantenere salde le redini della questione, proseguendo su quel percorso già  intrapreso da anni.

Se il Pratello vive, Bologna vive. Se il il Pratello muore, anche Bologna non starà  poi così bene…

Stefano Zanerini

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giu 08 2010

Italia “ladrona”

Published by Stefano Zanerini under Pensieri

… chissà poi cosa passa nella mente di Roberto Calderoli quando viene giugno…

Storicamente il mese non gli porta fortuna, infatti nel sesto mese dell’anno gli sfugge spesso un infelice sproloquio che crea code polemiche a non finire.

Questo Senatore della Repubblica, laureato in chirurgia con specializzazione nella maxillo facciale, dovrebbe stare più attento a ciò che dichiara e come agisce se vuol tenersi stretto il suo Ministero.

Non tanto per essere stato iscritto nel registro degli indagati nella vicenda “Antonveneta-Fiorani”, ma perché Ministro delle “Semplificazioni” (?). E non delle “Complicazioni”…

Infelice la sua uscita, con quella faccia caratteristica che lo renderebbe quasi popolare tra le “maschere tradizionali italiane”, che accusa Marchisio, giocatore della Nazionale Italiana di Calcio, di aver cantato l’inno “modificando le parole”…

E che parole: “Roma Ladrona” non era lo slogan verde dei leghisti di prima levata?

Proprio da lui, rappresentante di quel movimento verde che voleva cambiare l’Inno di Mameli!

Altro che “semplificazioni”: così come le sue belle manovre e parole, sempre di giugno che nel 2008 lo videro protagonista nell’affermare, quanto Cesare Lombroso che “alcune etnie hanno maggior predisposizione a delinquere”. Quelle “lumbarde” ad esempio?

Come nel Giugno del 2009 quando un decreto (69/2009) denominato “milleproroghe” fu considerato talmente illeggibile da non essere preso in considerazione seriamente.

Due anni prima, nel 2007 un “decreto salvaleggi” corse in aiuto per risolvere la questione da lui sollevata di un “decreto taglialeggi”…

Forse invece di leggere attentamente (secondo lui…) il labiale di Claudio Marchisio, era meglio che riflettesse sulle sue proposte di eliminare tali Istituti come i Consorzi di Bonifica, le Comunità Montane, i Difensori Civici, i Tribunali delle Acque e gli Enti Parco, oltre alle Circoscrizioni Comunali.

Tagli destinati ad altri e non al suo compenso di Senatore e Ministro, e magari di consulente speciale della “portabilità estetica” del Premier…

Se in fondo poi Marchisio avesse detto “Roma Ladrona” cosa ci sarebbe di così scandalos0? Tanto si sa che tale frase è riferita a chi “governa”. E c’è qualcuno che può dimostrare il contrario?

E lasci stare il Calcio, signor “quaquaraqua Calderoli”: visto che già si inciampò in una affermazione infelice nel 2006, dopo la vittoria della Nazionale Italiana, dichiarando che ben gli stava alla Francia con quella formazione multietnica di islamici, negri e comunisti…

Il Calcio in fondo, può piacere o non piacere, ma i problemi in Italia sono altri.

Visto che il suo ministero è quello è di “semplificare”, ci “semplifichi la vita” e se ne torni alla chirurgia.

C’è tanto da fare in quel settore…

Stefano Zanerini

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giu 07 2010

Italia: ha da passà  a nuttata…

Published by Stefano Zanerini under Pensieri

Una notte lunghissima, che non finisce mai e dove l’alba tarda ad arrivare.

Questo a mio parere il quadro, che rappresenta la nostra penisola tricolore, nel momento in cui non si capisce bene quale sia l’inizio e la fine di questa “maledetta crisi” che molti vogliono far passare per “trascorsa”…

Sembra quasi che l’italiano non debba per decreto preoccuparsi, salvo rendersi responsabile in negativo di ciò che accade.

Chissà Eduardo cosa avrebbe pensato: lui che da napoletano e di Napoli, sapeva bene cosa volesse dire “raschiare il barile”.

Ogni giorno si sfiorano “tragedie economiche” che colpiscono in maniera univoca categorie e professioni che magari si pensavano intoccabili.

Il tutto mentre un Ministro della Repubblica “monocolore” e cioè solo verde, quasi come le tasche degli “italiani” si permette il lusso di giudicare i guadagni di chi fa soldi con l’arte pedatoria nazionale…

Ma pensi ai suoi agi, alle difficoltà logopedistiche che chissà quale “mago istituzionale” ha saputo nascondere.

Siamo gestiti, tra maggioranza e minoranza, dalla peggiore rappresentanza politica degli ultimi decenni. Un livello così subdolo e meschino non si registrava da troppo tempo ormai.

Mancanza di cultura, di valori, persone inquisite e spesso condannate.

Leggi non solo “da personam” ma anche a “fattum” visto che per ogni vicenda c’è sempre una soluzione.

Una volta si diceva “fatta la legge, trovato l’inganno” ora bisogna leggere tale azione sotto una veste di lettura diversa: “fatto l’inganno, creata la legge”…

Ma quel che più spaventa è l’inerte passività con cui gli italiani ormai accettano tutto.

Se domani tassassero i passi sul marciapiede, la gente anziché scandalizzarsi e rivoltarsi verso tale provvedimento, provvederebbe a “camminare di nascosto”…

In mondo stereotipato di veline, isole e demenzial-schock, ci siamo piano piano abituati a tutto.

Le urla televisive, le tangenti che da tali sono passate a “riconoscimenti dovuti”, a veder confusi sugli scranni istituzionali personaggi che non inviteremmo neppure a casa. Perlomeno non prima di aver nascosto orologi, portafogli e beni di famiglia.

E’ brutto e particolarmente pericoloso auspicare azioni violente nei confronti di quello che non funziona, ma il lassismo generazionale miete vittime quanto una rivoluzione.

Con una forbice sempre più allargata, ormai diventata strumento da potatura istituzionale, che taglia sempre più ed arricchisce sempre più i più abbienti.

E poi la grande forza mediatica della televisione: con un telecomando ci appropriamo del nostro futuro. Vogliamo vedere tutto in maniera positiva? Basta sintonizzarsi sulle reti Mediaset e negozi, luoghi di villeggiature, marine da diporto mostrano un “popolo ricco” che non conoscevamo. Tutti in viaggio, tutti a spendere, quasi a spandere…

Se invece siamo “contro” basta fissare l’attenzione su alcuni programmi Rai, specie se “Tre” e riscoprire quella satira che ormai non fa più ridere, perché ormai trasformata in realtà.

In quel caso si sogghigna, quasi di nascosto, confermando le debolezze umane dei “qualunque”.

E poi? Poi più nulla si torna nel “sommerso”: nel cercare un lavoro, nel salvaguardarlo e nel sopravvivere per pagare bollette, mutuo ed affitti vari.

Il Popolo della Rata, che acquista il telefonino, l’auto e gli elettrodomestici con il “rateo mensile” tra poco acquisterà frutta, pane e carni nella stessa maniera.

Ma a chi interessa tutto ciò?

Ad un Premier Politico che incarna “Lo strano caso di Benjamin Berlusconi Button”: che ringiovanisce sempre più e che il lifting ormai tra poco farà il giro della testa, non potendo più le orecchie contenere tali pieghe, e che comunque, a ragione, dichiara di essere sostenuto dalla maggioranza degli italiani.

E ci credo, ma sono davvero così “stupidi gli italiani” o ci sono conti che non tornano come dovrebbero?

Può interessare il futuro degli italiani ad una maggioranza che mentre cerca ancora un Leader, brucia le proprie tappe, rinnegando il passato e cambiando nomi e simboli alla velocità della luce? C’è chi dal “pozzo” della propria vela lancia anatemi (e raggiunge l’obiettivo) e chi si porta sulle spalle il peso di un “fallimentare Governo Prodi”.

O chi ha avuto una levata di scudo, non crociato, ma per poco, troppo breve tempo.

E poi ecco la nuova politica, quella “del condominio”, quella legalizzata davvero “ad personam”: la Lega.

Che ha saputo raccogliere e soddisfare a misura un popolo che voleva solamente e mestamente salvaguardare il proprio. C’è riuscita ed è la dimostrazione di come la politica possa essere davvero di tutti…

Trovatemi nel mondo personaggi “verdi come Shrek” che facciano politica come i nostri “fazzolettati” e divento anch’io leghista.

Una bella sfida vero?

E per finire un Capo dello Stato che non sa più dove parare…

Che vede suoi ex Ministri, come De Michelis, che condannati (giustamente o meno), allontanati (o meno) oggi fanno da sottosegretari ai Ministri attuali (Brunetta) per un minimo salariale.

Il tutto in un clima d’abbandono totale in cui i ragazzi diventano “bamboccioni” non considerando il fatto che se le “famiglie” non ce la fanno ad arrivare a fine mese, come potrebbe farlo un ragazzo o una ragazza di venticinque anni senza lavoro e precaria, e con costi che la vita rende inarrivabili?

Spero che un giorno i ragazzi, quelli più giovani si arrabbino davvero, perché da loro, e solo da loro si può ripartire.

Noi siamo obsoleti, stiamo solo aspettando la “nuova rottamazione”…

Ma quando viene l’alba?

Stefano Zanerini

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giu 07 2010

La “Cracchi” si mette al lavoro…

Published by Stefano Zanerini under Pensieri

Da un quotidiano locale si apprende che la “supersegretaria” ha fatto outing:  azione molto di moda di questi tempi, che una volta s’identificava con terminologie molto più chiare e meno nobili.

Si permette il “lusso”, dopo quelli concessi da un amante sbagliato, di scegliere anche dove e come fare politica. Snobba l’IDV e si fa tentare dai “grillini” con la sola differenza che nel Movimento a Cinque Stelle non hanno mai preso in considerazione la questione.

Ma cosa si aspetta dalla vita questa incartapecorita signorina che delle intimità ha fatto virtù? Non le basta quello che ha ottenuto con arti che solo uno stolto Del Bono poteva gradire? Crede davvero che la sua riabilitazione porti ad una “beatificazione pubblica” ?

Quello che nel tempo ha professionalmente ottenuto è frutto di scambio e non può essere considerata vittima: qui vittima e carnefici si scambiano i ruoli con una rapidità tale da far girare la testa. E qualcos’altro più vicino al terreno…

Ha ricoperto ruoli ed incarichi perchè “amica dell’amico” e non per meriti specifici, calpestando e consapevolmente, che tale ruolo è stato sottratto a persone sicuramente più efficenti e meritevoli. Un abuso di cui era complice.

Davvero non c’è limite al malcostume: una persona che ha perpretato un delitto civile, si sente convinta di aver diritto ad altri favori…

Questo non è che uno spaccato della Società attuale che una volta “bruciava le streghe” ed ora le suggella ad eroine del nulla: è una mancanza di rispetto verso chi ha merito e non emerge mai e verso quel mondo femminile che ha qualità fondamentali, ben più visibili della fisicità concessa.

Ci faccia il favore Signorina Cracchi: se ne vada, sparisca e giri … i tacchi”

Stefano Zanerini

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giu 03 2010

Spari sui “pacifisti”

Published by Marcello De Giorgio under Pensieri

Secondo Flavio Lotti, coordinatore nazionale della “Tavola della pace”, cresce la voglia di sparare sui pacifisti, e lo stesso denuncia “il no del governo italiano offende la nostra coscienza e tradisce i principi di legalità e di giustizia. La “Freedom Flotilla” è un’operazione umanitaria contro un blocco illegale che va tolto subito.”
“La decisione del governo italiano – prosegue Lotti – di votare contro la risoluzione del Consiglio Diritti Umani delle Nazioni Unite che condanna il sanguinoso attacco israeliano alle navi umanitarie dirette alla popolazione di Gaza e istituisce una commissione internazionale d’inchiesta indipendente è una grave offesa alle nostre coscienze e tradisce i principi democratici di legalità e di giustizia. Il governo italiano dice un giorno una cosa e il giorno dopo fa esattamente il suo contrario. Altro che impegno per la pace in Medio Oriente. L’inchiesta comunque si farà e sarà condotta dall’Onu.
Al centro di quella risoluzione, come della dichiarazione unanime del Consiglio di Sicurezza dell’Onu nonché delle precedenti risoluzioni 1850 (2008) e 1860 (2009), c’è la necessità urgente di togliere il blocco alla striscia di Gaza e di garantire il flusso continuativo di beni e persone. Questo era anche l’obiettivo della missione umanitaria brutalmente bloccata dalle forze armate israeliane. E questo deve essere l’obiettivo dichiarato dell’Italia e di tutte le forze che desiderano sinceramente la pace per i palestinesi e gli israeliani (insieme alla soluzione definitiva del conflitto israelo-palestinese).”
Sempre secondo l’opinione di Lotti “Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha chiesto inoltre a Israele di “garantire l’arrivo a destinazione dell’assistenza umanitaria trasportata dal convoglio navale”. Chiediamo al Parlamento e al governo italiano di esercitare ogni pressione necessaria su Israele per ottenere al più presto questo primo obiettivo concreto e per assicurare l’accesso della nave irlandese “Rachel Corrie” in viaggio verso il porto di Gaza.
Dopo “il Giornale” che dal primo giorno ha scritto a lettere cubitali che “Israele ha fatto bene a sparare” e che quelli delle navi sono amici dei terroristi, cresce la voglia di continuare a sparare sui pacifisti. E’ chiaramente un’operazione di propaganda tesa a spostare il dibattito dal cuore del problema politico: il blocco di Gaza e la continuazione dell’occupazione israeliana dei territori palestinesi.
In ogni caso, chiunque siano gli attivisti italiani e internazionali che hanno organizzato e partecipato alla “Freedom Flotilla” va ricordato che:
1. “L’intervento armato con strage di civili operato dall’esercito dello stato di Israele in acque internazionali contro pacifisti a bordo di imbarcazioni dirette a Gaza, configura un insieme di flagranti violazioni di principi e norme del vigente Diritto internazionale: Carta delle Nazioni Unite, Diritto internazionale umanitario, Diritto internazionale dei diritti umani, Diritto internazionale del mare.” (Centro Diritti Umani dell’Università di Padova);
2. La “Freedom Flotilla” è chiaramente un’operazione umanitaria contro un blocco illegale ripetutamente condannato dall’Onu, tesa a dare attuazione a quanto stabilito dalla Risoluzione Onu 1860 del 2009.
3. Invece di continuare a sparare sui pacifisti o sugli attivisti della “Freedom Flotilla” tutti dovrebbero rispondere ad alcune domande: perché deve essere la società civile a rompere il “blocco di Gaza” mentre i governi e le istituzioni democratiche preposte non fanno nulla per ottenere lo stesso obiettivo che hanno scritto in tante risoluzioni? E’ umano tollerare questa forma unilaterale di punizione di massa? Quanta illegalità stiamo tollerando? Per quanto ancora?
4. Chi invoca il rispetto dei diritti umani deve ringraziare la “Freedom Flotilla”: da quattro giorni le drammatiche condizioni della popolazione di Gaza sono ritornate al centro dell’attenzione internazionale e da tre giorni l’Egitto si è sentito in dovere di togliere la sua parte di “blocco della Striscia di Gaza”. Poi si dice che i pacifisti non sanno fare politica.”

Fonte Ufficio Stampa “Tavola della Pace”

Tavola della Pace
Via della Viola, 1
06122 Perugia

www.perlapace.it

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mag 29 2010

Italiani? Sottovalutati

Published by Stefano Zanerini under Pensieri

Non bastava la condizione economica il peso della sottomissione. Ora tra leggi e leggine che provano a farci digerire a mò di medichevoli supposte, siamo praticamente tagliati fuori dal poter incidere, non dico neppure “decidere”, in tutto ciò che riguarda la cosa pubblica.

Siamo importanti solo ed esclusivamente quando la nostra calligrafia può trovar sede su una scheda elettorale, e poi via, ecco che veniamo riposti nell’armadio dei conti che …contano. Ma solo per gli altri.

Si sta facendo un gran baccano sul problema delle intercettazioni: quel che mi pare evidente e clamoroso è che più che quel che si fa per le “telefonate” è quello che si dice nelle “telefonate”…

Tanto è vero che l’atteggiamento attuale di politici, imprenditori e delinquenti d’ogni genere è classico di chi si sente sostanzialmente impunito ed illegalmente autorizzato a far tutto.

Un atteggiamento d’impunità che costò caro alla politica Socialista negli anni novanta, quando chiunque pensava di poter trattare “tangenti” come se nulla fosse, tanto era moda e costume dell’epoca. Una legittimazione dell’illegittimità.

Si teme molto più il parere dell’opinione pubblica che quello dei Giudici, troppo spesso giudicati che atti a giudicare.

E poi c’è l’intreccio malavitoso tra potere, politica e comunicazione in genere, dove ormai “slogan e campagne” sono ad uso e consumo dei piaceri dei più forti.

Una Stampa spesso prezzolata, che pur di sopravvivere e far sopravvivere deve seguire linee precise e nette come testate d’organi di partito. Ma oltre che allo scritto si è passato al “parlato”.

A quel familiare aggiunto, che è diventata la televisione, che accompagna le nostre cene, i nostri oziosi intervalli divaneschi, e che ora s’insinua domesticamente anche in ore non più consone. Si urla e si fa politica, un po’ la stessa cosa, anche in orari diurni, magari alle 14:00 colpendo una fascia che fino a poco tempo fa era ritenuta meno importante.

Un ribaltamento della prima serata, dove l’audience (ma esiste?) ha ritenuto di trovare una diversa collocazione per pescare in un pubblico che spesso aveva sottovalutato.

Uno scambio d’identità tra gli opinion-leader della casa.

Ma tornando alle intercettazioni, a quel che si dice si presta meno attenzione rispetto a chi lo ha fatto sapere: basta guardare cosa è successo con la faccenda legata a L’Aquila e quello che due derelitti si sono detti di notte, a scosse in corso.

Ha scandalizzato, ha creato molta indignazione e nulla più: nessuno che abbia preso a sprangate (è giusto non farlo…) o che abbia arrestato le persone coinvolte.

Si discuterà per vent’anni se l’hanno detto o meno ed intanto “gli amici degli amici” continuano a lavorare come sempre.

Da qui la mia domanda: ma gli italiani sono sottovalutati?

La mia risposta oltre che positiva è ancor più allarmistica. Non siamo neppure considerati. Un po’ come quando nelle famiglie gerarchiali di una volta i piccoli non potevano partecipare alle discussioni ed ai problemi familiari.

Allora era protezione, oggi è esposizione.

Siamo tutti a rischio, siamo tutti contaminati ed infine un po’ il “virus” ce lo meritiamo: in fondo ognuno è governato da chi lo rappresenta. Sono convinto che davvero la maggioranza degli italiani sia convinto di aver scelto bene. Convinzione giusta e coerente, solo che c’è e rimane un dato allarmante. Sono ormai sempre più quelli che non credono e che rinunciano.

Come l’operaio che va in catena di montaggio, fa le sue belle otto ore, rubandosele alla vita, e non vede l’ora che suoni la campanelle, per tornare alla casa, ai problemi, al mutuo, alle spese, alle rate e tutto quello che ormai in maggior numero riempie la nostra giornata.

La gravità sta nella perdita di quelle otto ore, che sono rubate alla vita se non vissute ad uno scopo. Basterebbe sentirsi importante, e non “sottovalutato”, ma coinvolto nel progetto lavorativo e non, per farne parte.

Ci hanno drenato l’orgoglio, la partecipazione, l’associazione all’impresa, stilettandoci d’esempi sbagliati, ponendoci di fronte a percorsi molto brevi, ma spesso fallimentari.

Ci è stata prospettata una vita “da lucciole”, pronte a brillare per poche ore e poi sparire se non morire.

Passano temi e si affrontano tematiche sociali e di valore umanistico, senza che nessuno batta più ciglio. Siamo davvero così disinteressati a tutto? Siamo davvero così lassisti da accettare la sottovalutazione. I fatti dicono di sì, il cuore spera di no.

 

Stefano Zanerini

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