Archive for the 'Il Caso' Category

lug 29 2010

Stretto di Hormuz: petroliera danneggiata da collisione o attacco esterno

Published by Direttore under Dal Mondo, Il Caso

“L’esplosione, avvertita l’altro ieri notte su una petroliera giapponese mentre attraversava lo stretto di Hormuz, è stata causata da un ordigno o dalla collisione con un sottomarino”. E’ quanto ha affermato oggi Musa Murad, direttore del porto di Fujairah, la località degli Emirati Arabi Uniti dove la nave è attraccata per controlli e riparazioni dopo l’incidente. Una dichiarazione che di fatto ha rilanciato le ipotesi dei primi momenti.

lo scafo danneggiato della 'M. Star'

A danneggiare la petroliera potrebbe essere stato un possibile attacco esterno e non  un’onda anomala causata da un evento sismico. La nave presenta a tribordo lo scafo rientrato, come se ci fosse stato un impatto violento. Però, appare difficile, per ora, poter accertare da cosa sia stato provocato il danno. Potrebbe essere stato conseguenza dell’impatto con un’altra unità navale come anche con un ordigno che non ha avuto sufficiente potenza per sfondare lo scafo. Ad avvalorare l’ipotesi di un attacco esterno è la dichiarazione di uno dei membri dell’equipaggio della petroliera che avrebbe udito il boato tipico di un’esplosione e visto un bagliore all’orizzonte, anche se poi, nessuno è stato in grado di confermare la presenza dell’odore di bruciato nell’area danneggiata. Si infittisce dunque il mistero, tingendosi di giallo, intorno all’incidente accorso ieri nello stretto di Hormuz alla superpetroliera giapponese ‘M.Star’. La petroliera era partita da Abu Dhabi diretta in Giappone. La nave trasporta 270mila tonnellate di petrolio greggio, circa 2,3 milioni di barili, per conto della società petrolifera nipponica ‘Cosmo oil’.  Anche la compagnia armatrice della nave, la giapponese ‘Mitsui O.S.K Lines LTD’ vuole vederci chiaro ed ha avviato per conto suo indagini per fare luce sulla misteriosa esplosione che ha danneggiato la sua nave. Per le indagini sul posto la compagnia nipponica ha annunciato che si avvarrà anche dell’ausilio di un esperto di attacchi militari. “E’ improbabile che un’onda anomala abbia potuto creare quel tipo di danno”, ha dichiarato da Tokyo un portavoce della società di trasporto marittimo. Tra le cause dell’incidente, al momento, non viene esclusa neppure l’ipotesi di una esplosione interna, anche se, secondo la ‘Mitsui Osk Lines LTD’, a bordo dell’imbarcazione non era presente materiale in grado di provocare una simile deflagrazione. L’area in cui è avvenuta l’incidente, nelle acque fra Oman e Iran, è particolarmente sensibile per la sua importanza strategica. Lo stretto di Hormuz infatti, è per il trasporto del petrolio la via più praticata. Attraverso di esso vi transita circa il 40 per cento del petrolio mondiale che proviene dai porti di Kuwait, Bahrain, Emirati arabi uniti e Qatar. In queste acque vi è un’intensa attività di unità navali della flotta iraniana e americana, oltre ai piccoli battelli dei pasdaran, guardiani della rivoluzione iraniani. Ieri il sito www.Debkafile.net, legato a fonti militari israeliane, aveva prospettato l’ipotesi che un’attacco fosse stato portato alla nave da pirati legati ad al Qaeda o da elementi radicali dei pasdaran. La Quinta flotta degli Stati Uniti, che ha la base nel Bahrain, ha immediatamente fatto sapere che al momento dell’incidente nessuna nave americana si trovava nei pressi della petroliera.

Ferdinando Pelliccia

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lug 28 2010

Campania: smaltimento illeciti rifiuti speciali in terreni coltivati

Gli illeciti ambientali hanno riguardato 3 comuni del vesuviano : Boscoreale, Poggiomarino e Striano.

NAPOLI – Con l’operazione ‘Triangolo delle Bermude’ è stato smantellato un sistema che permetteva lo smaltimento irregolarmente di rifiuti anche tossici. Il gip del tribunale di Torre Annunziata, provincia di Napoli, ha emesso tre ordinanze di custodia cautelare e un decreto di sequestro preventivo. Le indagine hanno interessato un’organizzazione criminale che ha smaltito irregolarmente in terreni agricoli rifiuti anche tossici. Dall’inchiesta infatti, è emerso un’inquietante scenario. L’organizzazione occultava tonnellate di rifiuti speciali, come amianto, vernici, diluenti e solventi, sotterrandoli in due ettari di un fondo agricolo ubicato nel territorio del comune di Boscoreale, nel napoletano. L’operazione si è chiamata ‘Triangolo delle Bermude’ perché ha riguardato illeciti ambientali consumati in tre comuni dell’area vesuviana: Boscoreale, Poggiomarino e Striano. Condotta dalla Guardia Costiera e dalla Polizia ambientale, su disposizione della Procura di Torre Annunziata. L’operazione è nata da un filone dell’ ‘Operazione Veleno’ che nel dicembre del 2008 condusse all’arresto di quattro persone. Dopo più di un anno di indagini è stato accertata l’esistenza di una vera e propria associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale. Le indagini grazie a cui è stata smascherata l’attività illecita sono state condotte con mezzi tecnologici come un sofisticato sistema di video-riprese con microcamere collocate in punti strategici. Però gli investigatori sono ricorsi anche a metodi tradizionali come servizi di osservazione, controllo e pedinamento e sopralluoghi. Le indagini hanno consentito di accertare che nell’ultimo anno sono state smaltite illecitamente oltre 6mila tonnellate di rifiuti speciali pericolosi. Il meccanismo adottato dall’organizzazione criminale era semplice. I rifiuti tossici venivano di volta in volta mescolati con ingenti quantitativi di rifiuti speciali che provenivano dagli scarti della lavorazione dei prodotti delle aziende ortofrutticole coinvolte. Dopo di ché il tutto veniva caricato su camion e trasportati nel fondo agricolo sequestrato, che era chiuso e recintato, qui poi, venivano scaricati in enormi canaloni realizzati appositamente per accogliere il tutto. Man mano che i canaloni si riempivano, questi venivano interrati e degli altri  venivano realizzati e così via. Gli esperti spiegano che l’interramento dei rifiuti speciali provoca l’avvelenamento della falda acquifera sottostante, dei pozzi adibiti per la captazione delle acque di falda destinate ad uso irriguo-agricolo, oltre che delle coltivazioni di ortaggi e verdure destinate ai consumatori. “Non c’è mai fine al cinismo e alla violenza dei criminali dei rifiuti, dopo il concime alla diossina sparso sui terreni della Provincia di Napoli e Caserta, ecco le insalate tossiche”. Con queste parole il presidente di Legambiente Campania, Michele Buonomo, ha commentato l’intera vicenda. “In Campania oltre 700 milioni di euro il giro d’affari annuo dell’ecomafia dei rifiuti”, ha denunciato Buonomo.  

Ferdinando Pelliccia

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lug 26 2010

Camera dei Deputati: sciopero dei dipendenti

ROMA – Oggi sciopero dei dipendenti della Camera dei deputati. Una novità assoluta questa, per un’amministrazione che nella sua storia non ha mai conosciuto simili forme di protesta. Domani alle 9 l’ufficio di presidenza della Camera deciderà sui tagli da apportare nel triennio 2011-2013 alle retribuzioni di deputati e dipendenti sulla base della manovra economica predisposta dal governo. Non è ancora chiaro di quanto sarà il taglio delle retribuzioni dei parlamentari. Uno stipendio composto da diverse voci come: indennità parlamentare, 11.703,64 euro, diaria di soggiorno, 4.003,11 euro,  rimborso delle spese per il rapporto tra eletto ed elettore, 4.190 euro,  rimborso delle spese di viaggio, 1.117 euro e di quelle telefoniche 258,24 euro per un ammontare totale di 21.271,99 euro.  L’ipotesi più accreditata è di circa 550 euro in meno.  Dal taglio delle indennità parlamentari, 20 milioni, degli stipendi del personale, 12 milioni, e dalla riduzione di altre voci di spesa, 4 milioni, si calcola che il risparmio sarà di 36 milioni di euro in tre anni a partire dal primo gennaio 2011. Verrà elevata anche l’età pensionabile per il personale che sarà portata a 60 anni, naturalmente per quelli che non hanno ancora maturato il diritto ad andare in pensione.  Per i dipendenti, invece, i tagli saranno del 5 per cento per le retribuzioni tra 90 e 150 mila euro l’anno e del 10 per cento per quelle superiori. Ed oggi sei delle tredici sigle sindacali a cui aderiscono i dipendenti di Montecitorio hanno lanciato un singolare appello ai loro iscritti: “Comincia un’ora dopo il turno di lavoro”. L’avviso è stato apposto nella bacheca del personale. Una protesta indetta contro i tagli previsti alle retribuzioni e per chiedere il rispetto delle relazioni sindacali. L’adesione alla protesta è stata contenuta. Qualcuno dei dipendenti è effettivamente entrato al lavoro un’ora dopo. Però la gran parte, pur aderendo alla protesta, hanno invece, firmato e consegnato ai propri rappresentanti sindacali una dichiarazione con cui si impegnano ad aderire allo sciopero di oggi senza però concretamente farlo, in modo da non arrecare pregiudizio con la propria astensione all’attività della Camera. Una sorte di ‘sciopero virtuale’ il loro. Non è mancata la polemica. Il senatore leghista, Paolo Franco ha affermato che: “Forse i Sindacati dei dipendenti della Camera dei Deputati che hanno indetto lo sciopero ’simbolico’ per i tagli ai redditi maggiori che si prospettano a breve, dovrebbero dire ai loro iscritti del pubblico impiego e del privato quali sono le remunerazioni, in attività e in quiescienza, gli anni di lavoro e le età a cui accedono alla pensione i dipendenti delle Camere che le loro sigle tutelano in maniera così attenta e serrata”. “Nessuno mette in dubbio le elevate professionalità dei dipendenti e dei dirigenti delle Camere, ma un pò di informazione agli operai di Mirafiori, di Pomigliano d’Arco o di Marghera, su quello che i loro rappresentanti sindacali fanno a Roma non starebbe male”, ha aggiunto il Senatore.

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lug 24 2010

Tutela bilinguismo: è polemica con presidente provincia Bolzano

Published by Direttore under Il Caso

Per il governo italiano sono oltre 36mila i cartelli ‘fuorilegge’.

“Roma non può imporre la sostituzione dei cartelli, visto che in gran parte si trovano su proprietà privata”, ha spiegato il presidente della Giunta provinciale altoatesina, Luis Durnwalder

Dalla questione della segnaletica di montagna solo in tedesco in Alto Adige aperta dal ministro per i rapporti con le Regioni Raffaele Fitto è nata una contesa tra governo italiano e provincia autonoma di Bolzano. Contesa che ora sarà portata all’attenzione del presidente della Repubblica, Giorgio Napoletano come ha annunciato il presidente della Giunta provinciale altoatesina, Luis Durnwalder. Lo stesso che ieri aveva accolto con un ”me ne frego” la diffida del governo a provvedere entro 60 giorni a disciplinare l’apposizione dei cartelli sui sentieri di montagna nel rispetto del principio del bilinguismo. Mentre da un lato Durnwalder afferma che impugnerà la decisione del governo anche davanti alla Corte Costituzionale, dall’altro ribadisce che continuerà a ricercare una soluzione che non pregiudichi la buona convivenza tra i gruppi linguistici. Lo scontro comunque sembra inevitabile tanto è vero che il governatore Durnwalder ha affermato che: “Se il governo andrà avanti con una dimostrazione di potere contro la volontà della popolazione, questa cosa non sarà digerita”. In merito alla diffida il governatore ribadisce che: “il ministro Fitto ha sbagliato indirizzo i cartelli apposti dalla Provincia sono tutti bilingui, quelli contestati sono stati installati da terzi ai quali non spettava a me prescrivere come gestirli”. “Inoltre ricordo che non è la Giunta la sede competente per regolamentare la toponomastica, bensì il Consiglio Provinciale”, ha aggiunto Durnwalder.  Nel frattempo, dopo che il Consiglio dei Ministri ha concordato con le iniziative sin qui adottate dal ministro Fitto, su proposta dello stesso ha ritenuto necessario dare inizio alla procedura di attivazione del potere sostitutivo prevista dall’art. 120 della Costituzione. Cita il secondo comma dell’articolo: “il governo può sostituirsi a organi delle Regioni, delle città metropolitane, delle Province e dei Comuni nel caso di mancato rispetto di norme e trattati internazionali o della normativa comunitaria oppure di pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica, ovvero quando lo richiedono la tutela dell’unità giuridica o dell’unità economica e in particolare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, prescindendo dai confini territoriali dei governi locali. La legge definisce le procedure atte a garantire che i poteri sostitutivi siano esercitati nel rispetto del principio di sussidiarietà e del principio di leale collaborazione”. A tutto questo si è giunti dopo che, nei giorni scorsi, l’intenso lavoro svolto per settimane e finalizzato alla stipula di un’intesa tra governo e Provincia in merito non aveva sortito gli effetti sperati. Eppure dopo un incontro tra Fitto e Durnwalder, avvenuto lo scorso 8 luglio a Roma, una soluzione sembrava vicina. Addirittura il governatore aveva parlato di “vittoria del buonsenso”. L’intesa proposta prevedeva la rimozione entro il 30 settembre 2012 del 90 per cento dei circa 36mila cartelli in lingua tedesca apposti lungo i sentieri di montagna della provincia di Bolzano e la contestuale sostituzione con altrettanti cartelli bilingue oppure trilingue come previsto. Poi, qualcosa è cambiato. “Firmare l’accordo proposto dal ministro Fitto per la segnaletica dei sentieri sarebbe stato per me come fare Karakiri politico”, ha spiegato Durnwalder. Al suo diniego è seguito poi, l’annuncio del ministro per i rapporti con le Regioni di interrompere le trattative e di portare la questione in Consiglio dei Ministri che ha poi diffidato la provincia autonoma di Bolzano. Durnwalder da parte sua ha sottolineato che i cartelli monolingua non sono stati installati dalla provincia, ma dal club alpino sudtirolese di lingua tedesca, Alpenverein, Avs. “Già da due mesi Alpenverein ha deliberato di sostituire man mano i cartelli e di predisporre in forma bilingue quelli ancora da installare”, ha spiegato ancora il Landeshauptmann affermando che: “Mi ero impegnato a trovare una soluzione condivisa. Roma però non può imporre la sostituzione dei cartelli, visto che gran parte di si trova su proprietà privata”. “La verità è che il presidente Durnwalder ritiene che in Alto Adige possano esserci dei cartelli su suolo pubblico con indicazioni esclusivamente in tedesco, ma questo non è più accettabile”, ha replicato il ministro Fitto. Il governo sembra intenzionato ad andare fino in fondo. Della vicenda si era già occupata anche la Procura di Bolzano. Nel frattempo sembra che qualcuno stia cercando di metterci una pezza. Decine di cartelli da mono stanno diventando bilingui in quanto i vari escursionisti che li raggiungono vi aggiungono anche la dizione in italiano con un pennarello.

Ferdinando Pelliccia

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lug 23 2010

Appello per Faith Aymoro

Published by Marcello De Giorgio under Il Caso

Condannata a morte in Nigeria eppure espulsa da Bologna

Ricapitoliamo. C’è una storia drammatica di violenza e diritti negati. E’ simile a tante altre storie, ma in questo momento è particolarmente significativa. Faith Aymoro è nigeriana. Ha 23 anni e da 4 anni si trova in Italia. E’ fuggita dal suo paese perché su di lei pende una condanna a morte perché accusata di aver ucciso il suo datore di lavoro che la voleva violentare. Il tribunale non le ha dato attenuanti condannandola all’impiccaggione e per questo è fuggita. A Bologna ha incontrato Egosa, migrante come lei, da qualche tempo viveva a casa sua. Egosa aveva conosciuto la famiglia di Faith. Martedì scorso Faith è stata aggredita in casa sua da un connazionale che le voleva fare violenza. Di nuovo. Le urla hanno attirato l’attenzione dei vicini che ha chiamato la polizia. Le forze dell’ordine hanno portato lui in prigione e Faith al CIE perché su di lei pendevano già due ordini di espulsione. L’avvocato Alessandro Vitale ha provato a farle avere lo status di rifugiato politico interessando della vicenda anche Amnesty International. L’Italia dovrebbe darlo a tutte quelle persone in fuga da paesi dove i diritti della nostra costituzione non sono riconosciuti. Eppure questo non è stto possibile. Faith è stata rimpatriata in Nigeria e secondo il suo compagno ora si trova a Lagos dove aspetta di capire cosa sarà di lei. Una telefonata di un sedicente ispettore locale ha fatto capire al ragazzo che se la sua famiglia porta del denaro loro potrebbero “perdere le sue traccie”.
Di questa storia se ne sono occupati in pochi in una Bologna presa evidentemente da altre discussioni (quali?) oppure già in vacanza. Sta di fatto che se non fosse stato per Città del Capo o Repubblica (qui, qui e qui) non sapremmo neanche questo. Le Donne Pensanti hanno diramato un appello dove si chiede di fare pressione sulle istituzioni locali, in primis questura e comune che hanno trattato anche questo caso con assoluta insensibilità. Nel testo si dice che questa decisione è un pericoloso precedente per le “clandestine” che denunciano ed equivale ad una condanna a morte esecutiva. Io penso che bisogna dire chiaro e tondo che a Faith venga salvata la vita e le venga riconosciuto lo status di rifugiata politica. I riferimenti sono nel testo che allego sotto.

Marco Trotta

Il decalogo di Faith

Dopo aver letto questa terribile storia che riguarda una donna nigeriana che viveva a Bologna, ci è sembrato responsabile prendere posizione pubblicamente.
Valerie Donati, socio fondatore di Donne Pensanti ha elaborato un testo che sintetizza il nostro punto di vista e che invieremo alla Questura di Bologna, indirizzandola al Questore Dr. Luigi Merolla: urp.quest.bo@pecps.poliziadistato.it , all’Urp del Comune di Bologna Urp@comune.bologna.it per conoscenza agli organi di stampa locali.
Vi invitiamo a dare ampia diffusione alla notizia e se lo condividete, a pubblicare questo testo. Potete sottoscriverlo con un commento e se pensate che sia opportuno, vi invito a vostra volta a scrivere una lettera alla Questura di Bologna. Se qualcuno è a conoscenza di iniziative per aiutare questa persona, vi preghiamo di condividerle con noi per poter fare RETE. Il tempo stringe.
Speriamo che ci sia la volontà di intercedere per questa donna.
Il decalogo
  • Faith ha 23 anni e quattro anni fa ha ucciso un potente connazionale, per difendersi dai suoi tentativi di violenza sessuale.
  • E’ stata condannata a morte nel suo paese (che non contempla per le donne l’attenuante della legittima difesa).
  • E’ scappata dal paese che la vuole morta.
  • Si è rifugiata a Bologna credendo di essere al sicuro.
  • Hanno tentato di violentarla nuovamente.
  • Ha denunciato il suo aggressore.
  • E’ stata fermata dalla Questura.
  • E’ stata rimpatriata nel suo paese.
  • In questo momento forse è già stata impiccata.

E’ l’elenco puntato che riassume la vita di una donna di soli 23 anni. Dieci punti che pesano come se fossero 10.000 E’ difficile seguire i dedali della Giustizia ma ancora più difficile comprenderne il disegno quando proprio questa si trasforma in Ingiustizia. La costituenda Associazione Donne Pensanti, che ha sede proprio a Bologna, la città nella quale Faith aveva scelto di cercare rifugio, quella stessa città che ha deciso di rimpatriarla nonostante una condanna a morte, chiede al Comune di Bologna di considerare la gravità del provvedimento di espulsione ordinato per Faith Aiworo. Il provvedimento, che equivale ad una sentenza esecutiva di messa a morte di una donna che scappava per sopravvivere non colpisce solo Faith.

Apre, infatti, un pericoloso precedente che intimidirà e zittirà tutte quelle donne che in situazione di irregolarità, volessero denunciare una violenza subita nel nostro paese, nella nostra città. Come cittadine, come Associazione, come donne esprimiamo il nostro sconcerto davanti alla decisione presa dalle autorità competenti in materia nel comune di Bologna. Esistono casi in cui la Giustizia, quella che ancora si chiama tale perché difende i diritti umani, deve saper ponderare, prendere tempo, valutare il singolo caso cercando la via che difende prima di tutto i diritti sanciti dalla nostra Costituzione. Esistono casi di In-Giustizia in cui i provvedimenti vengono applicati perentoriamente, ciecamente, irrevocabilmente.

Donne Pensanti è dalla parte della Giustizia.

Marco Trotta ( http://www.bolognacittalibera.org )


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lug 22 2010

Kosovo: l’indipendenza di Pristina contestata da Belgrado

Published by Direttore under Dal Mondo, Il Caso

Dopo il verdetto della Corte internazionale di giustizia dell’Aja, che oggi ha dichiarato che l’indipendenza del Kosovo non è contraria alla legge internazionale. Una dichiarazione che di fatto è sfavorevole a Belgrado. Due sentimenti contrapposti si stanno manifestando in queste ore in Kosovo: contentezza e angoscia. E’ soprattutto forte il timore di possibili manifestazioni, di opposto tenore, da parte delle due comunità kosovare contrapposte, quella serba e quella albanese. Quasi a voler concretizzare questi timori. Appena il parere della Corte dell’Aja è stato reso noto. Un parere che non è vincolante anche se per la sua autorevolezza, viene considerato valido a far ripartire i negoziati tra Belgrado e Pristina. Pristina, si è detta che ritiene ormai chiuso il discorso sull’indipendenza e la sovranità, e Belgrado ha continuato invece, a respingere la secessione e a considerare ancora il Kosovo come una sua provincia meridionale. “Non riconosceremo mai la proclamazione unilaterale di indipendenza del Kosovo, nonostante la dichiarazione di legalità fatta oggi dalla Corte di giustizia dell’Aja”, ha dichiarato il ministro degli esteri serbo, Vuk Jeremic che ha ricordato: “che la Corte ha dato oggi un parere tecnico e che la questione è politica ed ora la parola passa all’Assemblea generale dell’ONU a settembre”. “Sono sicuro che in quella occasione, la correttezza della politica serba sarà confermata”, ha affermato ancora il ministro sottolineando che: “La politica della Serbia non cambierà. Noi continueremo la nostra lotta pacifica e diplomatica per preservare l’integrità del nostro Paese”. La Serbia considera illegale l’indipendenza dichiarata dal Kosovo il 17 febbraio 2008 e l’8 ottobre dello stesso anno ha sottoposto all’Assemblea generale dell’ONU un quesito in merito. L’indipendenza del Kosovo è stata riconosciuta da 69 dei 200 Paesi aderenti all’organismo del Palazzo di Vetro sebbene l’ex provincia serba non vi faccia parte a causa della netta opposizione della Serbia. L’ONU a sua volta ha chiesto un parere in merito al massimo organo giurisdizionale delle Nazioni Unite nato nel 1946 appunto con l’obiettivo di dirimere le controversie tra gli Stati che hanno accettato la sua giurisdizione. La Corte è composta da 15 giudici, eletti ogni nove anni dall’Assemblea generale dell’ONU. Dal primo all’11 dicembre scorso poi, la Serbia, il Kosovo e altri 29 Paesi membri ONU, inclusi Russia e Stati Uniti, hanno partecipato ad una consultazione al cospetto dell’Alta Corte dell’Aja. Alla base della dichiarazione d’indipendenza del Kosovo dalla Serbia c’è la contesa militare combattuta alla fine degli anni novanta tra le forze serbe e i guerriglieri indipendentisti albanesi, che ha provocato almeno 13mila morti e 1.862 dispersi, quasi tutti albanesi del Kosovo. Il che fa temere che una soluzione concreta di questa disputa è da ritenersi ancora lontana. Da parte loro gli USA hanno comunque salutato con soddisfazione il pronunciamento della Corte. La Casa Bianca ha anche sollecitato i Paesi europei a mostrarsi uniti nel sostegno alla decisione della Corte dell’Aja. Il riferimento era al fatto che sono 22 gli stati membri della Ue, tra cui l’Italia, che hanno riconosciuto il Kosovo indipendente. Mentre altri 5 Paesi non si sono uniformati: Spagna, Grecia, Romania, Slovacchia e Cipro. Alla vigilia del pronunciamento della Corte ONU, il vicepresidente americano, Joe Biden aveva significativamente riaffermato rivolgendosi al primo ministro kosovaro, Hashim Thaci: “pieno sostegno degli Stati Uniti a un Kosovo indipendente, democratico e multietnico, in un contesto europeo ed euro-atlantico”.

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lug 21 2010

Rischio ridimensionamento sede locale RAI Emilia Romagna

Published by Direttore under Emilia Romagna, Il Caso

BOLOGNA – Suscita accese preoccupazioni il rischio prospettato da più parti di un  ridimensionamento della sede Rai dell’Emilia Romagna. Una questione di così tale importanza da mobilitare anche le forze politiche della regione. L’assessore regionale alle Attività produttive, Gian Carlo Muzzarelli  ha chiesto di avere un incontro con il presidente della Rai, Paolo Garimberti. “L’Emilia-Romagna non può restare schiacciata dal peso di Torino, Milano e Roma. Siamo una Regione di oltre 4 milioni di abitanti, con una percentuale di canoni Rai tra le più alte in Italia. Serve il giusto rispetto per una realtà così importante”, ha sottolineato l’assessore. Quello in discussione è un argomento ritenuto da molti vitale e sono davvero tanti i punti critici emersi, specie da una riunione a cui hanno partecipato politici, rappresentanti delle organizzazioni sindacali territoriali della comunicazione e i lavoratori della sede Rai dell’Emilia-Romagna.  L’assessore Muzzarelli ha espresso tutta la sua preoccupazione affermando che: “il ridimensionamento delle squadre esterne di Bologna è una strategia aziendale che sembra trascurare una delle Regioni più importanti d’Italia. La Rai è la prima azienda culturale del Paese, ed ha una grande importanza sotto il profilo occupazionale: a maggior ragione, quindi, non è accettabile la smobilitazione della sede emiliano-romagnola”. Nel concludere l’assessore ha auspicato che: “il presidente Garimberti ci riceva presto dando le risposte che attendiamo, anche alla luce della considerazione che la collaborazione della Rai con altre realtà regionali procede a gonfie vele, e l’Emilia-Romagna non potrà essere da meno”.

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lug 21 2010

Carceri: la criticità delle carceri Emilia Romagna

Published by Direttore under Emilia Romagna, Il Caso

BOLOGNA – La situazione nelle carceri italiane è sempre più incandescente. Una situazione che si ripercuote in maniera drammatica e particolare poi, in alcune carceri come quelle dell’Emilia Romagna. Quello che preoccupa è soprattutto la frequenza con cui si verificano alcuni gravi episodi. A pesare su tutto l’assenza di concreti provvedimenti per il sistema carcerario da parte delle Istituzioni e della politica. In primis sopperire alla carenza di organico della polizia penitenziaria che oggi è quantificata in totale a 6 mila unità. Tutto questo genera tensioni. Le tensioni avvertite nelle carceri dell’Emilia Romagna a causa del sovraffollamento e della carenza di personale di polizia penitenziaria fanno temere un aumento del rischio di aggressioni degli agenti. A lanciare l’allarme il Sindacato autonomo polizia penitenziaria, Sappe. Diversi già gli episodi verificatisi. Un detenuto extracomunitario, in carcere per reati legati alla droga, dopo essere stato trasferito dal carcere di Parma all’ospedale della stessa città, ha aggredito uno degli agenti ed ha tentato di evadere. Nell’ospedale psichiatrico giudiziario di Reggio Emilia, un internato ha aggredito prima il medico, sbattendolo contro le inferriate, e poi due agenti di polizia penitenziaria intervenuti, i quali sono stati feriti entrambi. Nel carcere di Parma, denuncia il Sappe, ci sono circa 530 detenuti, a fronte di una capienza di circa 400 posti, mentre il personale di polizia penitenziaria è di 370 unità a fronte di un organico previsto dal decreto ministeriale di 471 agenti. Di questi 370 poi, 90 sono distaccati a prestare servizio in altri istituti. Nel carcere di Parma inoltre, ci sono 3 reparti detentivi chiusi per ristrutturazione e che non potranno essere riaperti per mancanza di personale. Non è migliore la situazione a Reggio Emilia dove la situazione, secondo il Sappe, è drammatica. Da tempo giace nel cassetto un progetto che secondo il Sappe consentirebbe di razionalizzare l’impiego delle risorse, umane e materiali. Si tratta della proposta di accorpare la gestione delle due strutture, casa circondariale ed ospedale psichiatrico giudiziario a cui però nessuno ha dato una risposta. Con questo progetto, secondo il Sappe, si potrebbero recuperare personale da impiegare nei servizi d’istituto.

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lug 21 2010

Emergenza carceri: le drammatiche cifre

Published by Direttore under Il Caso

Secondo gli ultimi dati resi noti in questi giorni in Italia i detenuti sono 68.244, di cui 3.018 donne. Di questi poi, 24.889 sono stranieri. La sempre più difficile situazione del sovraffollamento nelle carceri e particolarmente sentita in alcune regioni italiane. Capofila di questa situazione drammatica sono Lombardia con 9045 detenuti, nel carcere di Milano-San Vittore, capienza 712 detenuti ve ne sono 900, Sicilia  con 8133 e Campania con 7930, dove nel carcere di Poggioreale a Napoli ci sono 2.710 detenuti anzichè i regolamentari 1.347. Immediatamente dopo si colloca il Lazio. L’odierno allarme lanciato riguarda proprio questa regione. Secondo i dati diffusi dal Dap, i detenuti rinchiusi nei 14 istituti del Lazio sono 6.253. Un dato che rivela che sono oltre 1.600 in più rispetto alla capienza regolamentare. Un dato questo, dovuto al fatto che dall’inizio dell’anno, le presenze dei reclusi nelle carceri della regione sono in aumento esponenziale. Nelle celle attualmente sono reclusi 5811 uomini e 442 donne. La situazioni più critiche, dove in alcuni casi si arriva a un minimo di 200 detenuti in più ad un massimo di 500, si registra a Latina, Viterbo, Frosinone, a Rebibbia e Regina Coeli. In tutto questo poi, si rasenta il paradosso a Rieti, dove il carcere di recente costruzione con una capienza di 306 posti ospita solo 98 reclusi. Il problema qui risiede nel fatto che sono aperte solo 2 sezioni. Mentre le altre, come gli spazi ricreativi e quelli destinati all’infermeria, sono chiuse. La spiegazione? Carenza di risorse economiche e di personale che insieme a presenze record e strutture fatiscenti sono la spiegazione a cui più si ricorre per spiegare il fenomeno dell’emergenza nelle carceri italiane. Anche nel Lazio è confermata la media nazionale. La metà della sua popolazione carceraria, 2.922, è in attesa di giudizio. Quelli che stanno scontando una pena definitiva sono solo 3.334. Ad appena un anno dalla sentenza della Corte europea dei Diritti umani che ha condannato l’Italia per aver detenuto persone in meno di tre metri quadri. Ancora si riscontrano casi in cui in alcuni istituti di pena italiani in cella un detenuto arriva ad avere a disposizione appena due metri quadrati. Uno spazio per persona molto inferiore a quello che in Europa viene considerato il limite minimo per la condizione detentiva., una situazione che può configurarsi come tortura. Nel frattempo poi, emergono anche altri dati sconcertanti. Sono 104 i detenuti deceduti dall’inizio dell’anno e 1.702 quelli morti negli ultimi 10 anni, 593 dei quali si sono suicidati, di cui 37 nei primi sei mesi del 2010. Sono 66 i tentati suicidi sventati dalla polizia penitenziaria, 7 le evasioni, 8 le tentate evasioni, 121 gli agenti aggrediti e feriti da detenuti dall’inizio dell’anno a oggi. La Uil Pa Penitenziari aggiorna quotidianamente sugli eventi critici in ambito carcerario la pagina web “Diario di Bordo”, pubblicata sul sito www.polpenuil.it

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lug 21 2010

Ceccano(FR): sfrattata Wellness

Published by Marcello De Giorgio under Il Caso

Ceccano, Frosinone: Il comune sfratta l’associazione per il sostegno ai malati di cancro

19 luglio 2010 
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Ci è stata mandata una lettera di sfratto dal comune che ci informava che entro il 25 luglio bisogna liberare la sede. Visto che lei è un fortissimo sostenitore della nostra associazione le volevamo chiedere un suo sostegno nel far girare la voce,anche tramite un suo articolo sul giornale, affinchè la popolazione ceccanese si interessi della nostra causa e venga a conoscenza del menefreghismo che sta dimostrando il comune nei confronti del nostro progetto di solidarietà.

Così, i volontari della Wellness, l’associazione che si occupa di sostegno ai malati oncologici e alle loro famiglie,lanciano il loro grido disperato: senza sede, telefono, computer come tenere i contatti con gli ammalati, prenotare visite, aiutarli nelle pratiche burocratiche con la Asl?  Vi posso assicurare,per esperienza diretta, che l’aiuto dei volontari in quelle situazioni può essere determinante sulla maniera di affrontare una grave malattia.

La Wellness è vittima della gran confusione che c’è attorno alla proprietà dell’ospedale di via Roma, il cui edificio, cessata la sua funzione ospedaliera è tornato in gran parte di proprietà della Confraternita del Ss.mo Sacramento e Rosario e del Comune. Così quelle Associazione che utilizzavano l’atrio e degli scantinati sul giardino degli sopedali si son viste dare lo sfratto alcuni mesi fa. Di fronte a questa situazione, si sono sprecati i ” non preoccupatevi, ci penso io!” di sindaco e assessori. ma la data del 25 luglio è arrivata e nessuno ha pensato a niente.

Possibile che il comune, che pure ha nel suo Statuto, il principio fondamentale di sostenere le associazioni dei cittadini, non riesca a trovare una sede per quelle poche realtà che cercano di migliorare Ceccano?

C’è la mediateca, già utilizzata da qualche associazione, ci sono le scuole non più utilizzate… niente?

E poi cosa sarà dell’ospedale di via Roma? perché nessuno spiega ai ceccanesi che cosa diventerà quell’edificio che occupa una parte importante del centro storico, con un bellissimo giardino? una serie di appartamenti come nel parco di Castel Sindici? O continueranno ad appartenere ai Ceccanesi che avevano costituito la Confraternita proprio per sostenere gli ultimi e i malati  quindi, nelle maniere più diverse, saranno destinati allo stesso scopo?

dott. Pietro Alviti
Eques Ordinis Sancti Silvestri Papae

http://pietroalviti.wordpress.com/

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lug 16 2010

Campania: primi effetti negativi della manovra economica

Published by Direttore under Il Caso, REDAZIONE Campania

Trasporti pubblici, anche le forze dell’ordine pagheranno il biglietto

NAPOLI –Sembra un paradosso, ma da oggi in Campania le forze dell’ordine in servizio dovranno munirsi di biglietto per viaggiare, altrimenti rischiano una sanzione. Finora era in vigore una convenzione tra la Regione Campania e il consorzio Unicocampania che è un’associazione che riunisce le 15 principali aziende di trasporto in Campania e che gestisce il trasporto pubblico nella regione. Una Convenzione contemplata nell’art. 4 della L.R. n.1/2007 che stabiliva la libera circolazione per le forze dell’ordine, nell’esercizio delle loro funzioni, sui mezzi di trasporto pubblico. La convenzione riguardava agenti e ufficiali di pubblica sicurezza appartenenti all’arma dei Carabinieri, alle Forze di Polizia, Polizia Penitenziaria, Guardia di Finanza, Corpo Forestale dello Stato, Polizia Provinciale e, limitatamente al territorio comunale di propria pertinenza, gli agenti di polizia municipale e i vigili del fuoco.

Ieri la Regione Campania ha comunicato l’interruzione delle agevolazioni in quanto non è in grado di stanziare il contributo a favore dell’agevolazione per l’anno 2010. “Purtroppo la situazione finanziaria della Regione, dopo lo sforamento del patto di stabilità da parte della giunta Bassolino, non ci consente più di stipulare questo tipo di convenzione”, ha spiegato l’assessore ai Trasporti e alla Attività produttive della Regione Campania, Sergio Vetrella. “Del resto  in altre Regioni è consentito il libero accesso a treni e autobus alle forze dell’ordine con numerosi limiti, e in alcune senza nessun onere a carico dell’ente pubblico”, ha evidenzia l’assessore regionale affermando anche che: “Pur nel massimo rispetto del prezioso lavoro delle forze dell’ordine in un momento così difficile di crisi economica per la Campania, e con in più una legge finanziaria che richiede alle Regioni sacrifici molto impegnativi, credo sia prioritario per noi cercare di utilizzare le poche risorse disponibili innanzitutto per garantire, per quanto possibile, i servizi di trasporto per tutti i cittadini, rispetto a un problema che le forze dell’ordine possono comunque superare facendosi rimborsare i biglietti dalle proprie amministrazioni, come avviene per qualunque altro lavoratore che utilizzi i trasporti per ragioni di servizio”. Appena u mese fa lo stesso Vetrella aveva reso noto che la Regione Campania dal 2005 ad oggi ha erogato al Consorzio Unicocampania 44 milioni e 540mila euro, quale intervento finanziario a sostegno dell’integrazione tariffaria. La mannaia dei tagli alle regioni prevista dalla manovra economica cala inesorabile sui trasporti pubblici, Questa non è che una delle tante conseguenze che la manovra produrrà. La penalizzazione  del trasporto pubblico locale è solo la prima. La decisione presa dalla Regione comporta anche un altra conseguenza. Ogni anno palazzo Santa Lucia corrispondeva circa due milioni di euro, tra fondi per le aziende aderenti al consorzio Unicocampania e fondi per le società di trasporto private. Fondi che ora verranno a mancare dalle casse di questi enti. Un fatto questo che comporterà di certo una diminuzione di servizi, come la riduzione dei mezzi in circolazione per risparmiare sui costi, che ricadranno sui pendolari che ogni  giorno utilizzano i mezzi pubblici inducendoli al ricorso al mezzo di trasporto privato. Di certo ora gli operatori del settore saranno costretti a tamponare la venuta meno di risorse da parte delle Regioni con un incremento di tariffe e con licenziamenti. Il direttore di Consorzio UnicoCampania, Antonietta Sannino  ha commentato il fatto affermando che: “Inutile negarlo, lo scenario è preoccupante, è precipitato tutto all´improvviso, ma non avrei cominciato il recupero delle risorse proprio da un servizio di pubblica utilità. Ho chiesto personalmente più di una volta l´intervento delle forze dell´ordine per prevenire episodi di microcriminalità a bordo dei mezzi di trasporto. Un servizio che si è rivelato risolutivo in molti casi di cronaca non può venire a mancare. Il Consorzio UnicoCampania dichiara la massima disponibilità a prendere iniziative esclusive riservate ai militari, in accordo con la Regione”. Nel contempo il direttore del consorzio ha annunciato  un piano di austerità per Unicocampania. Un piano che interesserà anche Metronapoli, la società del Comune di Napoli che gestisce il trasporto su ferro in città attraverso un sistema integrato di treni e funicolari, e di cui la Sannino è amministratore delegato. Come primo passo verrà ridimensionato il parco auto blu e lasciata la sede al Centro Direzionale di Napoli per la quale il consorzio paga un oneroso affitto, vivrà una seconda vita la sede di Piscinola di proprietà dell’ente.

Ferdinando Pelliccia

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lug 15 2010

Nomine Rai: clima rovente per Santoro e Mineo

Published by Direttore under Il Caso

ROMA – Il Consiglio di amministrazione della RAI, riunitosi ieri a viale Mazzini, ha deciso di prendere tempo e rinviare le nuove annunciate e contestate nomine. Fatto questo, che prolunga inevitabilmente lo scambio di vedute in corso almeno  fino a mercoledì 21 luglio prossimo. Nei giorni scorsi, erano circolate notizie relative alle intenzione del CdA RAI di voler adottare decisioni alquanto discutibili, secondo molti, in merito ad alcune nomine nella RAI. Un annuncio che aveva dato vita a numerose polemiche scoppiate soprattutto intorno alla possibile sostituzione di Corradino Mineo alla direzione di Rainews. Nelle intenzioni del direttore generale, Mauro Masi il nuovo numero uno di Rainews dovrebbe essere il giornalista Francesco Ferraro, attualmente caporedattore a Sky. Nomina questa che ‘piace’ alla Lega nord. Mineo invece, sarebbe ‘promosso’ direttore di Gr Parlamento e condirettore del Gr3. Una notizia che ha suscitato enorme clamore e proteste da parte dell’opposizione e dei sindacati dei giornalisti nonchè perplessità da parte di alcuni dirigenti RAI. Un clima rovente che poi, si era un po’ raffreddato nella mattinata, quando si erano diffuse le voci di un possibile rinvio delle nomine annunciate. Sono in molti a sostenere che la vicenda delle nomine nella RAI  vada affrontata anche pubblicamente e non soltanto dall’azienda. Il tutto ovviamente, nel rispetto dell’autonomia decisionale di viale Mazzini. Un pensiero che hanno fatto loro in molti questo, in quanto le paventata nomine sono, per molti, indice di una deriva che rischia di azzerare le ragioni stesse che caratterizzano un servizio pubblico. Sono in molti che ritengono che il caso Mineo, che ovviamente non è isolato, sono tanti i casi ‘scoppiati’ ultimamente, Santoro, Ruffini, Di Bella, Caprarica, Liofredi, che è l’ultimo, ma solo in ordine di tempo, porti ad aprire un dibattito in merito che deve investiremo il Parlamento nell’esercizio dei poteri previsti dalla legge nei confronti della Tv pubblica attraverso la Commissione di Vigilanza. Il rischio che si corre secondo molti, è che le testate giornalistiche della RAI si trasformino in una sorta di monocolore asservito al centrodestra e alla Lega, senza più quel pluralismo che caratterizza appunto il servizio pubblico. A tal proposito ieri, prima che venisse annunciato che il CdA RAI aveva deciso di far slittare di una settimana la discussione sulle nuove nomine, i capigruppo del Pd di Camera e Senato, Dario Franceschini e Anna Finocchiaro in una lettera avevano sollecitato l’intervento urgente dei presidenti dei due rami del parlamento, Gianfranco Fini e Renato Schifani. Nella missiva i due capigruppo chiedevano di fermare la deriva inaccettabile di una RAI completamente monocolore nell’informazione giornalistica televisiva e radiofonica cosa sottolineando che ciò non accadeva da almeno 30 anni. “La notizia del rinvio dell’epurazione RaiNews24 è un primo risultato delle iniziative di questi giorni, ma il contestuale rinvio dei piani di produzione è un danno per l’azienda e per i suoi lavoratori”, ad affermarlo il segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammoni. Il leader sindacale ha aggiunto che: “Adesso occorre continuare per fermare definitivamente questo modo di gestire il servizio pubblico attivando tutte le sedi competenti a partire dalla Presidenza delle Camere e dalla Commissione di vigilanza”. “Mi rendo conto della precarietà e del disagio con cui il direttore e la redazione di RaiNews dovranno continuare a lavorare ma è importante aver realizzato questo primo stop e una rete di solidarietà così vasta che si è manifestata”, ha concluso Fammoni. Anche Esterino Montino, capogruppo Pd alla Regione Lazio, nel commentare l’intera vicenda ha affermato: “Un colpo di mano per cloroformizzare definitivamente l’informazione della Rai che è la televisione pubblica e non del governo. Solo questa può essere la motivazione alla base della prevista decisione da parte del direttore generale di chiedere oggi al CdA la rimozione del direttore di RaiNews Corradino Mineo”. “Una scelta che segnala una deriva scellerata da parte di chi detiene il governo di questo Paese: ormai non si tollera la benchè minima autonomia di giudizio da parte di professionisti di grande valore ed equilibrio. Il governo vuole mettere a tacere tutte le voci non allineate e dare vita all’informazione unica. E’ più che mai necessario che istituzioni, cittadini, lavoratori, mondo della cultura, giovani, facciano sentire la loro indignazione e che il CdA respinga la proposta che il DG Masi si appresta a presentare. La rimozione di Mineo pone un problema di democrazia ed è l’ultimo atto di una strategia volta a ridurre al silenzio e all’emarginazione tutti quelli che non vogliono far parte del coro. Sembra che la richiesta di rimuovere Mineo venga dalla Lega, se cosi fosse , vuole dire che siamo in presenza dell’ennesimo scambio, alla Lega Rainews24, al Pdl la possibilità di far crescere meglio e in modo più rigoglioso P3 e cricche varie”, ha concluso Montino. “Dopo i pasticci di questi mesi, con i casi Ruffini, Di Bella, Caprarica e Santoro, ci manca solo che il vertice RAI proceda a nuove nomine nelle testate giornalistiche, magari sostituendo direttori interni come Mineo a Rainews con esterni”, è questa l’affermazione fatta in merito dal senatore Fabrizio Morri, capogruppo Pd in commissione di Vigilanza.“Ricordo bene con quale accanimento il centrodestra, e soprattutto la Lega ha sviluppato una campagna sui compensi e i costi della Rai e oggi per avere un direttore di area leghista non ci si cura della lievitazione dei costi? Si tratta di contraddizioni insopportabili e che hanno una sola spiegazione possibile. Per tenere in piedi questi Governo e questa maggioranza si e’ pronti a fare porcate sulle quote latte come su un direttore leghista a Rainews”, ha continuato Morri che ha concluso affermando che: “Bene dunque se oggi il CdA rinvia ogni decisione e bene soprattutto sarà per l’azienda se il vertice si renderà conto della necessità di cambiare registro. Non è immaginabile che la RAI diventi, nelle sue testate giornalistiche una sorta di monocolore asservito al centrodestra e alla Lega, perchè senza pluralismo si tradisce ‘sic et simpliciter’ la missione stessa di servizio pubblico”. Sulla stessa linea il capogruppo dell’Italia dei Valori in commissione Vigilanza, Pancho Pardi il quale ha sostenuto che: “Corradino Mineo e Michele Santoro rappresentano un pericolo per Berlusconi, il vero capo della RAI, perchè danno notizie, raccontano fatti e fanno approfondimenti”. “E’ chiaro che nella RAI monopolizzata dalla maggioranza si faccia di tutto per tenerli da parte o per espellerli. Sono considerate voci scomode, come quelle di IdV che non a caso vengono sistematicamente escluse dai principali tg. Certo il rinvio della rimozione di Mineo da Rainews è, almeno per oggi, una buona notizia. Ma non basta. Mineo deve restare al suo posto, perchè se lo è meritato con gli ascolti, e Santoro deve finalmente poter lavorare in santa pace”, ha sostenuto ancora il deputato di IdV concludendo che: “Masi la smetta di tentennare, tanto sa perfettamente che c’è una sentenza che gli impone di inserire Annozero nel palinsesto. Si risparmi questo mobbing da quattro soldi”. Sull’annunciato cambio della guardia a RaiNews ieri è intervenuto anche Ignazio Marino, Pd, affermando che: “Perchè Corradino Mineo dovrebbe essere rimosso da direttore di Rainews24? Perchè la logica di questo governo è ancora una volta predatoria e spartitoria e non aziendalista, legata a ciò che è meglio per l’azienda radiotelevisiva pubblica? Forse un professionista serio e rigoroso, i cui risultati sono nei dati d’ascolto, non è funzionale al progetto di smantellamento dell’informazione libera?”. Marino chiede che: “Intervenga il presidente della Commissione parlamentare di vigilanza Sergio Zavoli  impedendo che oggi si celebri un altro atto della presa della Bastiglia Rai, con l’ennesimo indebolimento del servizio pubblico, a tutto vantaggio delle televisioni del presidente del Consiglio. Mi impegno a vigilare sulle decisioni che il Consiglio d’amministrazione prenderà per Rainews24, un canale destinato, con il digitale terrestre, ad acquisire un ruolo di sempre maggiore rilevanza nel mondo della libera circolazione delle notizie, in un contesto gravemente segnato da conflitti d’interesse, leggi-bavaglio e tagli all’editoria. L’unico criterio di selezione deve essere il merito e non tessere di partito o di corrente”. Di censura politica invece ha parlato Emanuele Fiano, Pd, nell’affermare che: “L’eventuale allontanamento di Corradino Mineo dalla direzione della Rainews è un gravissimo atto di censura politica. Mineo è un professionista autorevole e un giornalista libero. La sua direzione in questi anni ha garantito un dibattito ampio e largo, rappresentativo di tutte le posizioni presenti nel panorama politico. In un momento così difficile per il nostro Paese è necessario che i cittadini conoscano la verità dei fatti e le opinioni di tutti e la rimozione di Mineo è l’ennesimo, pesante, passo indietro”. Fiano aggiunge che: “Bene hanno fatto i capigruppo del Pd in Parlamento a chiedere che questa vicenda sia portata alla discussione di Camera e Senato e non si concluda nelle stanze chiuse di un qualche dirigente della Rai”. “Ci auguriamo che il cda Rai e il direttore generale vogliano fermarsi in tempo prima di arrivare ad uno scontro senza precedenti non tra destra e sinistra ma tra l’azienda, gli utenti che ancora pagano il canone e tutte quelle persone e associazioni che hanno fatto sentire la loro voce contro una annunciata nuova ondata nel segno della faziosità, dell’oscuramento e persino del dilettantisismo. La ventilata sostituzione di Corradino Mineo e addirittura l’ipotesi di cancellazione della trasmissione Anno Zero sono altrettanti tasselli di una strategia arrogante e irrispettosa degli utenti”, ha affermato Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo21.

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lug 14 2010

A proposito della ‘legge Bavaglio’ . Quello che scrivono ….gli altri!

Published by Direttore under Il Caso

Raccolta dei media stranieri che commentano lo sciopero dei giornalisti in Italia contro la ‘Legge Bavaglio’.

“La legge sulle intercettazioni di Silvio Berlusconi provoca lo sciopero dei media in Italia” …….”Silvio Berlusconi’s ‘gag law’ sparks media strike in Italy”

THE GUARDIAN

www.guardian.co.uk/world/2010/jul/09/silvio-berlusconi-media-gag-law

“I media italiani in sciopero contro il ddl sulle intercettazioni”…”Italian media on strike over bill to curb wiretapping”

FRANCE 24

www.france24.com/en/20100709-italian-media-strike-over-bill-curb-wiretapping

“I giornalisti italiani scioperano contro la legge voluta da Berlusconi”…”Italian journalists strike over Berlusconi law”

REUTERS

www.reuters.com/article/idUSTRE6682RA20100709

“Giornalisti italiani in sciopero contro la legge sulle intercettazionidi Berlusconi”…”Italian journalists strike over Berlusconi wiretap bill”

BBC NEWS

news.bbc.co.uk/2/hi/world/europe/10568331.stm

“Il giorno del silenzio dell’Italia: i media si uniscono per protestare contro la proposta di legge sulle intercettazioni”…”Italy’s ‘day of silence’: news outlets unite to protest proposed gagging law”

EDITORS WEBLOG

www.editorsweblog.org/analysis/2010/07/italys_day_of_silence_news_outlets_unite.php

“I media protestano contro la legge sulle intercettazioni”…”Media strike over Italy wiretap law”

AL JAZEERA

english.aljazeera.net/news/europe/2010/07/20107915557328597.html

“Sciopero dei media contro Berlusconi”…”Nachrichten-Boykott gegen Berlusconi”

STERN

www.stern.de/politik/nachrichten-boykott-gegen-berlusconi-1581794.html

“I media italiani tacciono contro Berlusconi”…”Italienische Medien schweigen gegen Berlusconi”

HANDELSBLATT

www.handelsblatt.com/politik/international/nachrichten-boykott-italienische-medien-schweigen-gegen-berlusconi;2615907

“Sciopero dei media contro Berlusconi”…”Nachrichten-Boykott gegen Berlusconi”

WELT ONLINE

www.welt.de/newsticker/dpa_nt/infoline_nt/brennpunkte_nt/article8390341/Nachrichten-Boykott-gegen-Berlusconi.html

“Sciopero dei media contro Berlusconi”…”Nachrichten-Boykott gegen Berlusconi”

MERKUR

www.merkur-online.de/nachrichten/politik/nachrichten-boykott-gegen-berlusconi-kaum-zeitungen-zr-835415.html

“I media italiani in silenzio, in segno di protesta con la «legge bavaglio»”…”Les médias italiens muets, en signe de protestation contre une «loi bâillon»”

LIBÉRATION

www.liberation.fr/monde/0101646094-les-medias-italiens-muets-en-signe-de-protestation-contre-une-loi-baillon

“I giornali italiani non vanno in stampa per manifestare contro la legge bavaglio”…”La prensa italiana no sale a la calle contra la ‘ley mordaza’”

EL PAÍS

www.elpais.com/articulo/internacional/prensa/italiana/sale/calle/ley/mordaza/elpepuint/20100709elpepuint_7/Tes

“Italia, senza notizie”…”Italia, sin noticias”

EL MUNDO

www.elmundo.es/elmundo/2010/07/09/comunicacion/1278668901.html

“Migliaia di giornalisti protestano contro Berlusconi”…”Tausende Journalisten protestieren gegen Berlusconi”

DER SPIEGEL

www.spiegel.de/politik/ausland/0,1518,705579,00.html

“Giornata senza informazione in Italia”…”Journée sans information en Italie”

LA LIBRE

/www.lalibre.be/actu/international/article/595278/journee-sans-information-en-italie.html

“Spettacolare giornata senza notizie”

LE MONDE

ildemocratico.com/2010/07/10/le-monde-italia-spettacolare-giornata-senza-notizie/

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lug 13 2010

RAI: cambio della ‘guardia’ a Rainews

Published by Direttore under Archivio Video, Il Caso

Contro la rimozione di Mineo insorgono opposizione e sindacato

ROMA – Alla vigilia del Consiglio d’amministrazione della Rai sembra sia cosa fatta il cambio alla direzione di Rainews. Al posto di Corradino Mineo, direttore dalla fine del 2006, il direttore generale Mauro Masi potrebbe proporre Francesco Ferraro, attuale caporedattore a SkyTg24. Mineo invece, sarà il nuovo direttore di Gr parlamento e condirettore del Giornale Radio Rai 3. Salvo che qualcuna slitti alla riunione del CdA della prossima settimana domani si dovrebbe discutere anche su altre nomine. Tra le ipotizzate quella di Giovanni Lomaglio a vicedirettore vicario di Raiuno e di Maria Teresa Fiore a vicedirettore di Raiuno per la pianificazione e i mezzi. Altra nomina proposta quella a direttore al coordinamento delle sedi regionali di Roberto Rossetti, attuale caporedattore del Tg1 fuori line. Sempre al Tg1 la proposta di nomina di Fabio Massimo Rocchi a vicedirettore, che attualmente era già al Tg1, ma come caporedattore agli speciali. Come direttore per la Finanza e pianificazione il direttore generale avrebbe invece, proposto Giuseppe Pasciucco, che manterrebbe l’interim per la direzione dei diritti sportivi. Immediate le reazioni. “Masi manifesterà con le nomine le sue scelte, noi andremo al voto, aprendo per la prima volta le urne su un direttore generale, che ha già stravolto i palinsesti, depotenziando l’informazione e che continua a sfuggire al confronto”, con queste parole il segretario dell’Usigrai, Carlo Verna ha lanciato il guanto di sfida al DG Masi. Verna ha poi, affermato che: “L’Usigrai spera in un ripensamento in extremis, altrimenti la questione diventa di reciproca fiducia. La Rai ha oltre 250 dirigenti giornalistici, diversi dei quali attualmente demansionati. Sono almeno parigrado del collega Ferraro, che vorremmo tenere fuori dalle polemiche, perchè non è la persona il problema, ma il metodo. Se il DG Masi ha questo concetto dei giornalisti Rai e deve fare una assunzione, in un momento di crisi, attingendo da Sky, non potremo che avere nei suoi confronti la stessa considerazione. Con questo metodo si manca di rispetto alla redazione di Rainews24 e anche a quella di GR Parlamento, cui si destina Mineo al solo fine di rimuoverlo dall’attuale collocazione”. Negativo anche il commento di Fulvio Fammoni, segretario confederale della Cgil, secondo il quale: “questo nuovo possibile ribaltone sarebbe un ennesimo episodio di occupazione inaccettabile del servizio pubblico”.

Corradino Mineo in una recente intervista

Anche il comitato di redazione di Rainews insorge contro la prossima rimozione del suo direttore e giudica grave e inaccettabile il silenzio del DG sul progetto, sul futuro, sugli investimenti, i mezzi e le risorse per la testata mentre procede a nominare un esterno. Un ‘No’ alla rimozione di Mineo è giunto anche dalle associazioni per la libertà di informazione e per la difesa del Servizio pubblico: ‘Valigia Blu’, ‘Articolo 21’ e ‘Reporter Senza Rete’. Si tratta di un appello-diffida al CdA della Rai e al direttore generale, Mauro Masi. Questo il testo dell’appello sul quale si stanno raccogliendo le firme: “Siamo venuti a conoscenza che il giorno mercoledì 13 luglio, su proposta del direttore generale della Rai Mauro Masi, il Cda del Servizio Pubblico Radiotelevisivo, sarà chiamato a sostituire il direttore di Rai News Corradino Mineo con un nuovo direttore proveniente da una testata diversa da quelle Rai, la cui nomina è stata richiesta da una forza politica: la Lega Nord; siamo venuti a conoscenza che, forse nella stessa data, il direttore di RaiDue Liofredi verrà sostituito da Susanna Petruni, attualmente vicedirettore del Tg1. Nomina, in questo caso, voluta dalla Pdl e frutto di un riequilibrio interno alla stessa forza politica. Le associazioni ritengono che la politica non possa e non debba più dettare legge in Rai. Il servizio pubblico vive anche grazie agli abbonamenti degli italiani e deve essere il più possibile rappresentativo di tutti gli orientamenti culturali del Paese. Ancora di più oggi, una stagione già pesantemente colpita dal conflitto di interessi che, con queste scelte, porterà per la prima volta nella storia del nostro Paese 10 testate su 11 della Rai guidate da direttori espressi dalla maggioranza di Governo”. Anche l’opposizione ha fatto sentire il suo dissenso di fronte al ‘rinnovamento’ della Rai attraverso alcune nomine proposte dal direttore generale Mauro Masi. “Quella che si profila è una Rai a pluralismo zero che tradisce la missione del servizio pubblico” ha commentato Paolo Gentiloni, Pd. Per Pancho Pardi, IdV,: “Le epurazioni vanno avanti”. Per il senatore Pd Vincenzo Vita: “se tutto ciò dovesse essere confermato, per la prima volta nella storia dela RAI una maggioranza avrebbe il controllo di 10 testate giornalistiche su 11 con l’aggravante di un premier proprietario dell’altra’ metà dell’etere e tuttora ministro ad interim delle telecomunicazioni”. “Se le voci della rimozione del direttore di Rainews Corradino Mineo fossero confermate avremmo una gravissima violazione del pluralismo informativo”, ha affermato anche il presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli, aggiungendo che: “sarebbe l’ennesimo atto di forza di un centrodestra che cerca di imporre in ogni modo il ‘monopensiero’ berlusconiano nelle reti del servizio pubblico”. “Quello a cui stiamo assistendo nella gestione del servizio pubblico radiotelevisivo è gravissimo e non ha precedenti in nessun Paese democratico”, ha sottolineato Bonelli. “Ormai in Italiaassistiamo quotidianamente ad un golpe silenzioso attraverso il controllo inesorabile e totale dell’informazione. Per questo chiediamo all’Unione Europea di intervenire sul ‘Caso Italia’, perchè non solo nel nostro paese le forze politiche non presenti in Parlamento sono state espulse dai palinsesti ma si arriva anche alla rimozione di chi non è allineato con il governo, ha concluso il leader dei Verdi.

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lug 10 2010

La querelle giudiziaria sul possesso del Lago D’Averno

Published by Direttore under Il Caso, REDAZIONE Campania

Nonostante tre sentenze abbiano assegnato il Lago D’Averno allo Stato, la controversia giudiziaria avviata 19 anni fa resta aperta.  Il bacino idrico dei Campi Flegrei entrò in possesso nel 1991 della ‘Country Club srl’ società di cui Gennaro Cardillo, ritenuto affiliato al clan dei casalesi, ne era unico azionista. A venderlo  per un miliardo e 200 milioni di lire gli eredi Pollio, i cui antenati nel 1750 lo avevano ricevuto in dono dai Borboni. Poche settimane dopo, il ministero dei Beni culturali però, annunciò l’esercizio del diritto di prelazione e la richiesta urgente al Tesoro del denaro necessario. Il ministro della Marina mercantile, Ferdinando Pacchiano, firmò il decreto che vincolava la zona. Nel febbraio del 1993 gli eredi Pollio citarono però, in giudizio il ministero dei Beni culturali che aveva esercitato la prelazione, ma non aveva versato il corrispettivo della vendita. Il ministero, infatti, aveva cambiato strategia. Eccepì di non essere tenuto al pagamento per ‘essere nullo il procedimento’. “Il lago, sosteneva il ministero, pur non essendo incluso nell’elenco delle acque pubbliche, faceva parte del demanio idrico”. Nel marzo del 1995 il Tribunale di Napoli si dichiarò incompetente a decidere e nell’ottobre dello stesso anno il caso approdò al Tribunale delle acque. Dopo cinque anni arrivò la sentenza: il lago è demaniale. Gli eredi Pollio fecero appello al Tribunale superiore delle acque, ma persero di nuovo. Anche l’ultimo grado di giudizio, quello della Cassazione, fu negativo per loro. L’Alta Corte, a sezioni riunite, confermò la sentenza del Tribunale delle acque. Nelle motivazioni della sentenza numero 10876/08 del 30 aprile 2008 specificò che, in base all’articolo 822 del codice civile, “i laghi devono senz’altro considerarsi pubblici”. Tuttavia, gli eredi Pollio si rivolsero anche alla giustizia amministrativa e una sentenza del Consiglio di Stato diede loro ragione. L’operazione di oggi potrebbe mettere la parola fine a questa querelle in quanto dopo il sequestro dovrebbe giungere la confisca con cui lo Stato diventerebbe a tutti gli effetti proprietario del lago.

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