mar 10 2010
Olimpiadi del 2020 : Venezia ci crede, ma Roma …
Venezia 2020 chiama gli internauti a raccolta per sostenere la candidatura del capoluogo veneto come sede per i XXXII Giochi Olimpici e Paralimpici del 2020. Intanto il ministro Luca Zaia e l’ex presidente di Federmeccanica Calearo avanzano pesanti sospetti sulla correttezza del comportamento dei competitors capitolini.
Come era prevedibile, con la consegna nelle mani del Presidente del CONI Petrucci – avvenuta lo scorso venerdì 5 marzo – dei dossiers relativi alle candidature di Roma e Venezia ad ospitare le Olimpiadi e Paralimpiadi del 2020, si è scatenata la bagarre. Non è un mistero per nessuno il fatto che in tutto il Veneto si punti decisamente su questa opportunità per ridare un energia a quella “locomotiva nord-est” che ultimamente ha il fiato un po’ corto. Tutte le componenti della comunità veneta, dalla politica all’industria, hanno messo in campo fior di risorse per promuovere la candidatura di Venezia, superando rivalità economiche o di campanile e mettendo insieme, per una volta, politici e amministrazioni di centro-destra e centro-sinistra: tutti uniti per la causa.
Oltre 1000 imprese private hanno aderito alla campagna, che col titolo “Noi ci crediamo” sta coinvolgendo quanti più mezzi di informazione possibile. Infatti, dopo aver puntato ad avere una visibilità sui principali quotidiani nazionali, il comitato promotore ha dato il via ad un’iniziativa che coinvolge anche i blogger e gli utenti web e che è stata chiamata ”1000 internauti per Venezia2020“. L’idea è quella di avere mille internauti – il numero è simbolico - che sostengano pubblicamente la causa sui blog, nei social network, nei propri siti o in qualsiasi altro luogo virtuale della rete.
Ma la posta in gioco è troppo grossa perchè nella corsa non ci scappi qualche gomitata, infatti già nel pomeriggio di ieri circolava la notizia – riportata dai principali quotidiani – delle perplessità del ministro Luca Zaia, candidato alla poltrona di Governatore del Veneto, circa il comportamento dei “rivali” di Roma. “Mi domando – osservava il ministro – cosa stia accadendo con il dossier Olimpiadi 2020 di Roma” aggiungendo poi: ”Il direttore per il comitato ‘Venezia 2020′ Federico Fantini – ha detto Zaia - a cui avevo chiesto notizie, mi informa che, secondo quanto saputo direttamente dall’assessore al comune di Roma Cochi, il comitato per Roma 2020 starebbe ‘rivedendo e intervenendo sul dossier’. Sono sicuro che Fantini ha capito male e che il Coni provvederà immediatamente a smentirlo e contemporaneamente a mettere on line l’originale consegnato la settimana scorsa“.
E infatti puntualmente è arrivata la smentita, con l’assicurazione che il dossier non è solo nelle mani di Petrucci – romano e notoriamente legato agli ambienti politici e sportivi della capitale – ma anche in quelle degli altri membri italiani del CIO. Assicurazione che non deve aver convinto proprio tutti, però, se anche l’esponente dell’API ed ex presidente di Federmeccanica Massimo Calearo ha sentito di dover esternare la sua preoccupazione. Infatti ha dichiarato – come riporta il sito ufficiale www.venezia2020.it - che ”é saltato all’occhio da tempo” come sulle Olimpiadi 2020 “non si stesse gareggiando alla pari“.
“Farsi pure menare palesemente per il naso non ci sta - sono le parole dell’industriale veneto, tratte dallo stesso sito - Sospetti su brogli nella consegna del dossier olimpico si adombrano all’orizzonte. Queste non sono le liste della Polverini, dove è in ballo il legittimo esercizio della democrazia, qui si tratta di sport“. Secondo Calearo “quando uno gareggia, anche per l’assegnazione della candidatura olimpica, e bara, merita la squalifica. Se venisse appurato che, come ipotizzato dal direttore del Comitato Venezia 2020, Federico Fantini, Roma sia stata messa nelle condizioni di poter apportare modifiche fuori tempo massimo al suo dossier, consegnato ufficialmente sabato scorso con Venezia al Coni, si dovrebbe procedere con la squalifica e l’assegnazione della candidatura a Venezia“.
Sospetti ingiustificati? Forse si, ma non si può fare a meno di notare come tra i membri italiani del CIO, nelle cui mani sono stati consegnati i due dossier e che dovrebbero – secondo i promotori della candidatura di Roma – garantire l’imparzialità del giudizio, solo uno – l’ex campionessa Manuela Di Centa – non è romano di nascita o di adozione. Tra gli altri troviamo, ad esempio, gli ex presidenti del CONI Pescante e Carraro, che - ad onta delle sue origini padovane - è stato anche sindaco della Capitale. Tutti poi – nessuno escluso – sono esponenti o simpatizzanti dello stesso partito del sindaco Gianni Alemanno.
mp















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