nov 08 2009
Unione Europea
Unione Europea. I Ventisette nel vivo della corsa alle poltrone della nuova Commissione europea
Da mesi non si parla di altro. Chi sarà il nuovo presidente dell’Ue? I nomi in corsa per la poltrona di presidente europeo e anche per quella di alto rappresentante per la politica estera sono davvero tanti. Ma i nomi davvero plausibili sono pochissimi. Comunque tutte le candidature, vere o presunte, sono allineate sul tavolo delle trattative. Da più parti inoltre si sottolinea anche l’esigenza di una presenza femminile di rilievo ai vertici dell’Europa. Domani, le celebrazioni per la caduta del Muro di Berlino, che vedrà la partecipazione di tutti i leader europei sarà di certo l’occasione per un nuovo confronto.
In Europa sono quindi in corso serrati negoziati, per nominare il Presidente della Ue e il suo ministro degli Esteri, ma anche per la distribuzione delle poltrone nella nuova Commissione europea. Quella Commissione che ha un ruolo centrale nel funzionamento del triangolo istituzionale dell’Ue, in nome dell’interesse generale europeo, ha l’esclusiva per le iniziative legislative, anche se può essere spinta ad avanzare proposte dai governi europei. Il suo testo è poi sottoposto alla revisione degli Stati dell’Unione europea, riuniti in seno al Consiglio, e al Parlamento europeo. Ogni Stato nomina un commissario, ma la distribuzione delle loro funzioni deve essere negoziata con l’attuale Presidente della Commissione, il portoghese José Manuel Barroso, che ha già incassato il rinnovo dell’incarico per i prossimi cinque anni. Tutti i Paesi Ue si stanno quindi dando da fare per ottenere i posti migliori, a partire da quelli a cui competono la gestione dell’economia, settori chiave in cui la Commissione ha enormi competenze. Il nome che più circola tra i papabili alla presidenza è quello dell’ex premer britannico Tony Blair. Un nome intorno a cui si sono creati diversi fronti contrari e favorevoli. Tra i 27 permangono anche forti dubbi non solo sulle candidature ma anche su cosa deve rappresentare il nuovo presidente stabile dell’Unione. Se debba essere un manager che secondo quanto prevede il Trattato di Lisbona si limiti alla preparazione dei Consigli europei in coordinamento con il presidente della Commissione, o se invece debba essere una personalità carismatica capace di rappresentare anche simbolicamente l’unita’ dell’Europa. Molti sono quelli che optano per la seconda ipotesi. Non sono però pochi quelli che invece la pensano in maniera differente. Paesi che contestano, il tradizionale ruolo ‘border-line’ della Gran Bretagna all’interno dell’Unione. Al di là delle preferenze o meno dei 27, nell’ambito dell’equilibrio delle cariche tra i partiti dell’Europarlamento, rientra quello tra sud e nord dell’Europa. Pertanto la designazione del presidente andrà fatta anche sulla base di chi sarà scelto come rappresentante per la Politica estera e a chi andrà alla presidenza dell’Eurogruppo. Se agli Esteri verrà confermato Javier Solana, come si ipotizza, la carica di presidente dell’Unione europea dovrà andare a un membro del Partito popolare proveniente dal nord del continente, e neanche Josè Manuel Durao Barroso, attuale presidente della Commissione, andrebbe bene in quanto rappresenta il sud. In questo caso nessuna delle candidature prospettate finora rispondono a questi parametri, nemmeno quella di Blair. Quindi tutto ruota intorno a chi sarà il nuovo capo della diplomazia Ue. Essa dopo quella della presidenza è la poltrona più ambita. In base al trattato di Lisbona, il nuovo ministro degli Esteri Ue, dovrebbe avere maggiori poteri rispetto all’attuale. Sarà infatti anche membro della Commissione ed uno dei vice presidenti, di fatto il numero due dell’unione. La Gran Bretagna ha candidato David Miliband. Però si parla di una rinuncia in quanto Londra punta anche ad un poltrona economica nella Commissione, forse il portafoglio della Concorrenza, uno dei più potenti in assoluto. Però lo statuto prevede che ad ogni Paese possa andare solo una delle poltrone più importanti. L’Italia da parte sua punta a piazzare come ministro degli Esteri Massimo D’Alema e a confermare Antonio Tajani ai Trasporti che comunque è uno dei più ricchi. La Francia, guarda invece al mercato interno per il suo candidato, Michel Barnier. La Spagna vuole mantenere gli affari economici e monetari e la Germania punta al commercio o all’energia. Barroso ha poi in programma di creare almeno due nuove funzioni, un Commissario responsabile per il clima, e uno per le libertà civili. Nominati per cinque anni, i commissari dovranno poi essere confermati dal Parlamento. Il Trattato di Lisbona non ha ancora ricevuto l’Ok di tutti e i 27 stati membri e pertanto i giochi restano quindi ancora tutti aperti. Soprattutto a causa di due fattori non trascurabili. Il primo è costituito dal ‘mistero’ che circonda ancora la posizione di Angela Merkel. E poi dalla complessa ricerca di equilibri politici, geografici e di genere che accompagna le trattative, tra le varie capitali europee, per giungere al vertice Ue di dicembre con la scelta del primo presidente Ue.
Ferdinando Pelliccia











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