nov 21 2009

Esplosione in miniera in Cina

Published by Marcello De Giorgio at 20:10 under Il Caso

Cina. Esplosione in una miniera di carbone decine di morti e dispersi. Ennesime morti bianche di lavoratori cinesi

In Cina si continua a morire di lavoro. L’esplosione avvenuta la notte scorsa nella miniera di carbone di Hegang, nella provincia di Heilongjiang nel nordest della Cina ha provocato almeno 47 morti. Al momento dello scoppio, nelle viscere della terra, erano al lavoro 528 operai in gran parte riusciti a mettersi in salvo. Almeno 150 sono però rimasti intrappolati. Finora ne sono stati recuperati 78 dei quali 29 ancora in vita e ricoverati in ospedale, 6  però, versano in gravi condizioni. Al momento risultano dispersi altri 67 minatori, rimasti intrappolati nel sottosuolo, a circa 500 metri di profondità. Questo è il bilancio, ancora provvisorio, dell’ennesimo incidente nelle miniere di carbone cinesi. A provocare l’esplosione una fuga di gas, il micidiale Grisù. La miniera di carbone è di proprietà di una compagnia statale appartenente al gruppo ‘Heilongjiang Longmei’. Il giacimento di carbone, stimato a 3 miliardi di tonnellate, ha una produzione annua di 12 milioni di tonnellate di carbone. In Cina gli incidenti in miniera sono molto frequenti. L’esplosione di oggi si va infatti ad aggiunge ad una lunga lista che dal 2000 ad oggi ha mietuto migliaia di vittime

China Mine Explosion

esplosione in miniera di carbone a Hegang

Nel 2008 il bilancio ufficiale delle vittime in miniera è stato di 3.215 morti. Un dato che indica che le ‘morti bianche’ in miniera in Cina sono calate del 15 percento rispetto ai 3.800 del 2007. Cifre queste che sono certamente al ribasso, in quanto in Cina le morti bianche in miniera sono molte di più, almeno quattro volte. Statistiche indipendenti infatti, indicano che i morti in miniera in Cina sono circa 20mila l’anno. Cifre che anche se non confermate pongono la Repubblica Popolare Cinese al primo posto tra i Paesi con l’industria mineraria più pericolosa al mondo. Purtroppo i dati ufficiali sono viziati dal fatto che  numerosi incidenti vengono nascosti dalle società minerarie pubbliche che gestiscono le miniere e dai proprietari per evitare la chiusura. La legge cinese infatti,  prevede che ogni incidente con più di 10 vittime va denunciato alle autorità centrali e provinciali e la miniera deve essere chiusa. Per impedire che avvenga questo o non vengono denunciati gli incidenti o vengono dichiarati un numero inferiore di vittime. Ovviamente questo viene attuato, la dove è possibile, in accordo con le autorità locali che vengono corrotte. Viene pagato anche il silenzio delle famiglie, con somme di denaro che possono arrivare anche a 10mila euro. Si stima che in Cina dal 2005 siano state chiuse dal governo centrale almeno 120mila miniere perché ritenute illegali o insicure. In genere si tratta per lo più di piccole miniere di carbone che puntano al massimo profitto a discapito della sicurezza. Le autorità di Pechino contano di arrivare a chiuderne almeno altre 4mila entro la fine dell’anno. Purtroppo per far fronte alla crescente fame di energia del Paese, che aumenta di giorno in giorno, le autorità centrali cinesi si sono viste anche costrette a riaprire molte di quelle miniere chiuse negli anni precedenti. Anche i proprietari delle miniere si sono visti costretti a spingere sulla produzione trascurando le norme basilari sulla sicurezza e nei fatti, aumentando i rischi. L’offerta di carbone ha bisogno dei suoi tempi, specie nella parte estrattiva, in quanto un minatore estrae non più di una tonnellata di carbone al giorno. Una scarsa produzione di carbone costringe  la Cina ad aumentare le importazioni petrolifere del 40 per cento. Anche se il suo fabbisogno energetico negli ultimi anni è aumentato sembra che la Cina non abbia alcuna intenzione di investimenti per riuscire a diversificare le fonti energetiche perché ritiene il basso costo del carbone, anche in vite umane, più abbordabile. Purtroppo la Cina non è tra i Paesi firmatari della ‘Convenzione internazionale sulla sicurezza nelle miniere’ stilata dall’International Labour Organization nel 1995.

China Mine Explosionesplosione in miniera

Pertanto, garantire la sicurezza è prerogativa del governo centrale e degli amministratori locali. Alla fine del 2007 il governo centrale cinese ha chiesto a tutte le principali miniere di carbone di proprietà statale di avviare approfondite indagini sui rischi connessi alla sicurezza per impedire che continuino a verificarsi incidenti sul lavoro e sono state annunciate severe pene per i dirigenti colpevoli di negligenza. Però non esistono riscontri in  merito anche perché i lavoratori cinesi non sono tutelati da organizzazioni sindacali che in Cina sono vietate. Un minatore cinese lavora minimo 14 ore al giorno, con un solo giorno di riposo al mese. Pur essendo coscienti dei rischi che tutto questo comporta, per molti il lavoro in miniera è l’unica possibilità per sopravvivere. E’ un lavoro che offre loro un salario più alto di quello dei campi. Un minatore guadagna al mese circa 150 euro, un contadino li guadagna in 6 mesi. Moltissimi minatori soffrono di gravi danni alla salute. Oltre la metà degli affetti nel mondo da pneumoconiosi, una malattia dei polmoni causata dall’inalazione di polveri, vive in Cina dove si registrano oltre 15mila casi ogni anno e almeno 200mila malati non sono in grado di curarsi per l’estrema povertà.

L’episodio di oggi, come quelli già verificatisi, accende ancora una volta l’attenzione sulle tristi  condizioni di lavoro dei minatori cinesi e mette in evidenza quanto dietro ad ogni incidente si celi la corruzione degli amministratori e delle autorità locali.

Ferdinando Pelliccia

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