ott 27 2009
Le stagioni di un cantimbanco
Si è svolta ieri,lunedì 26 ottobre 2009,a Bologna,presso il Teatro Anatomico, alla Biblioteca dell’Archiginnasio, la presentazione della MOSTRA “Le stagioni di un cantimbanco.Vita quotidiana a Bologna nelle opere di Giulio Cesare Croce”.
E’ stato altresì presentato lo spettacolo ” Il lamento del porco”, di Maurizio Garuti, con Vito di cui andiamo però a riferire in altra pagina.
Sono intervenuti:
Ezio Raimondi
Presidente del Comitato Nazionale per il IV centenario della morte di Giulio Cesare Croce
Luciano Sita
Assessore alle Attività produttive, Turismo, Città storica, Patrimonio artistico e culturale
del Comune di Bologna
Tiberio Rabboni
Assessore all’Agricoltura della Regione Emilia-Romagna
Vito (Stefano Bicocchi)
attore
Rosaria Campioni
Soprintendente regionale per i beni librari e documentari
Biancastella Antonino
Direttrice della Biblioteca Universitaria di Bologna
Pierangelo Bellettini
Direttore della Biblioteca dell’Archiginnasio
Cesare Mari,
Architetto, responsabile dell’allestimento

GIULIO CESARE CROCE
Profilo del personaggio
Giulio Cesare Croce, nato a San Giovanni in Persiceto (Bologna) nel 1550 da una famiglia di fabbri ferrai, compì studi irregolari. Alternò il mestiere di fabbro a quello di cantastorie a Bologna,cui si dedicò in seguito. Girovagò per fiere, mercati e case patrizie, accompagnandosi con una specie di elementare violino e stampando in piccoli opuscoli le sue composizioni che metteva direttamente in vendita. Ottenne un grande successo popolare che tuttavia non gli permise di risolvere i gravi problemi economici. Morì a Bologna il 17 gennaio 1609.
Gli si attribuiscono più di 450 opere, alcune delle quali ancora inedite, altre pubblicate in modesti opuscoli a basso costo. Scritti in italiano o in dialetto, gli opuscoli contengono sapide descrizioni del mondo dei poveri, burle, casi strani, facezie, proverbi, narrazioni di feste e calamità pubbliche.
La sua fonte di ispirazione è la vita concreta di tutti i giorni della sua amata Bologna: nelle strade e in piazza prestava ascolto alle chiacchiere della gente di ogni età e condizione sociale e osservava con lo stesso occhio curioso i casi della vita quotidiana e gli accadimenti straordinari. La sua “letteratura del chiacchieramento” rappresenta, secondo Ezio Raimondi, una dimensione alternativa della letteratura colta senza però creare un’opposizione, bensì una coesistenza. È il ritratto vivo e concreto di uno scrittore che non si giudica degno di figurare nei piani altri delle biblioteche, che ha giocato su un ruolo minore, ma sempre con il senso della propria dignità.
Particolarmente famose sono le sue due opere: Le sottilissime astuzie di Bertoldo, la cui prima edizione conosciuta risale al 1606, e Le piacevoli e ridicolose simplicità di Bertoldino, figlio del già astuto Bertoldo (1608). Dialogo rapido, linguaggio diretto, descrizioni argute e colorite, battute comiche e pungenti si adattano a Bertoldo, “villano” ma dotato “di cervello fino”.
Alcune fasi della presentazione ed una breve visita alla MostraLE STAGIONI DI UN CANTIMBANCO
Vita quotidiana a Bologna nelle opere di Giulio Cesare Croce
Sala dello Stabat Mater e quadriloggiato superiore della Biblioteca dell’Archiginnasio,
piazza Galvani 1, Bologna
28 ottobre 2009 – 30 gennaio 2010
Orario: lunedì-venerdì 9-19; sabato e prefestivi 9-14; chiuso domenica e festivi
ingresso libero; info: 051 276811
PERCORSO MOSTRA
Il Comitato Nazionale per il IV centenario della morte di Giulio Cesare Croce, istituito dal
Ministero per i beni e le attività culturali con decreto ministeriale 20 marzo 2008, promuove la
mostra Le stagioni di un cantimbanco, ospitata nella sala dello Stabat Mater della Biblioteca
dell’Archiginnasio fra il 28 ottobre 2009 e il 30 gennaio 2010.
Obiettivo dell’esposizione è quello di rilanciare l’interesse e lo studio intorno alla figura di
Giulio Cesare Croce (nato a San Giovanni in Persiceto nel 1550 e morto a Bologna il 17 gennaio
1609), che si conferma uno dei principali interpreti della cultura popolare in Italia fra XVI e XVII secolo, creatore di personaggi letterari entrati a fare parte dell’immaginario collettivo, come Bertoldo e Bertoldino.
La mostra intende documentare, attraverso una scelta significativa di opere nell’immensa
produzione letteraria di Giulio Cesare Croce, le tematiche principali in relazione alle vicende
storiche della città di Bologna e del suo contado fra Cinque e Seicento, emblematiche tuttavia di
altri e più ampi contesti territoriali, che travalicano addirittura la dimensione nazionale.
L’esposizione si compone di circa 250 pezzi fra cui, accanto a testi manoscritti e a stampa di
Croce, anche opere grafiche di Giuseppe Maria Mitelli e Agostino Carracci, e dipinti di artisti come Guercino, Mastelletta, Badalocchi, Tamburini, Bartolomeo Passerotti, e si articola in due sezioni:
- La prima sezione mette in rilievo l’importanza delle stagioni, in particolare per le attività del
lavoro contadino che si riflettono puntualmente sulla città che regge il territorio. Nel sottofondo di questa sezione si intravedono i pregiudizi reciproci esemplati dall’ingordigia del “villano” e dall’avarizia del padrone. La sezione si snoda col ritmo delle stagioni: inverno: le tematiche del freddo e della povertà, le tradizioni del Natale, il contrasto tra carnevale e quaresima (contrapposizione fra grasso e magro, fra allegria e tristezza, fra abbondanza e carestia …);
primavera: fiera dei bozzoli da seta, e riti e processioni relative all’arrivo della Madonna di San
Luca in città; estate: per quanto riguarda la campagna mietitura e trebbiatura con le relative feste contadinesche, per quanto riguarda la città fiera d’agosto e festa della porchetta; autunno:
vendemmia e trattamento della canapa in campagna, vendita del mosto in città.
- La seconda sezione illustra la fortuna delle opere di Giulio Cesare Croce nei secoli successivi con particolare riguardo al dittico di Bertoldo, “scarpe grosse e cervello fino”, e Bertoldino “scarpe e cervello grosso”.
In particolare sono esposti alcuni esemplari di particolare rilievo conservati presso i tre
istituti che possiedono rilevanti fondi croceschi: la Biblioteca Universitaria di Bologna, che
conserva il fondo (anche con opere autografe manoscritte) proveniente dalla raccolta di Ubaldo
Zanetti; la Biblioteca dell’Archiginnasio, che possiede il cospicuo nucleo di opuscoli a stampa
proveniente dalla raccolta Gozzadini; le Collezioni d’Arte e di Storia della Fondazione della Cassa
di Risparmio in Bologna, che custodiscono il fondo Ambrosini.
La direzione scientifica della mostra è assicurata dal Presidente del Comitato Nazionale,
prof. Ezio Raimondi, e dai componenti la Giunta esecutiva (Rosaria Campioni, Soprintendente per i beni librari e documentari della Regione Emilia-Romagna; Pierangelo Bellettini, direttore della Biblioteca dell’Archiginnasio e Segretario-Tesoriere del Comitato Nazionale; Biancastella
Antonino, direttrice della Biblioteca Universitaria di Bologna).
Il catalogo dell’esposizione contiene saggi dei più qualificati studiosi del tema: Monique
Rouch dell’Università di Bordeaux, Roberto Bruni dell’Università di Exeter, Diego Zancani
dell’Università di Oxford, e Gian Mario Anselmi, Franco Bacchelli, Andrea Battistini, Elide Casali, Franco Farinelli, Massimo Montanari, dell’Università di Bologna.
La mostra è stata resa possibile grazie al generoso contributo di: Fondazione Cassa di
Risparmio in Bologna; Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna; Ascom Bologna.
(Fonte : http://www.archiginnasio.it)
MDG.











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