ott 31 2009
Ferita armena, le immagini di Antonella Monzoni in mostra
Padova, Centro Culturale Altinate – San Gaetano (Via Altinate)
1 novembre – 13 dicembre 2009
Si inaugura sabato 31 ottobre alle ore 18:00 nel Centro Culturale Altinate-San Gaetano la mostra “Antonella Monzoni. Ferita armena”. Promossa dall’Assessorato alla Cultura – Centro Nazionale di Fotografia, l’esposizione, che sarà presentata dalla scrittrice Antonia Arslan e dal fotografo di reportage Gianni Berengo Gardin, apre la serie di iniziative della rassegna “Immaginare l’Armenia”, un omaggio a un popolo e a un Paese che ha visto nel corso della propria storia un continuo alternarsi di drammi, tragedie e rinascite.
Costituita da una quarantina di fotografie in bianco e nero, la mostra “Ferita armena” narra, attraverso i suoi luoghi, la sua ritualità e la sua gente, la tormentata storia di un popolo che dal 1915 alla fine degli anni Ottanta, è stato vittima di un genocidio, è finito in diaspora, ed è sopravvissuto al terribile terremoto del 1988.
Un quadro pertinente di queste scene è raccontato in catalogo dalla stessa Antonia Arslan che scrive: “Pioggia, neve, paesaggi battuti dal vento, miserevoli costruzioni sovietiche in disfacimento, e tanti fiori per terra, davanti al monumento del genocidio sulla collina delle rondini; ma anche pugni alzati, come un simbolo dell’eterna lotta degli armeni perché gli eventi terribili del 1915 non rimangano sepolti nell’oblio. E gli sguardi, su cui pesa un’infinita, antica tristezza. Eccola, la “ferita armena”. Un titolo che richiama, suggestiona, convince.”
Così la fotografa emiliana, attraverso un originale reportage, individua i soggetti facendone risaltare i dettagli, senza mai perdere quell’istintività fotografica che sviluppa in una composizione equilibrata. Per lei fotografare è un rito, un procedimento fotografico e uno strumento di conoscenza critica del cerimoniale religioso o pagano, un mezzo per condividere l’esperienza comunitaria del rituale.
Per l’artista il viaggio è l’elemento iniziale, la dimensione sociale ed emotiva della realtà dove privilegiare una visione narrativa intensa, frammentaria e poetica per raccontare la vita quotidiana dei luoghi, e di un popolo, quello armeno, di cui traduce in immagini i volti e i paesaggi, la profonda spiritualità, la tristezza, la necessità e i ricordi del passato. Le fotografie raccontano luoghi e gesti, lo spirito collettivo della comunità che si stringe nella commemorazione in volti segnati o pieni di orgoglio e di vita.
Attraverso il bianco e nero, Antonella Monzoni cura i dettagli improvvisi e le sfocature. Ama i forti contrasti, che emergono attraverso i neri densi e profondi. Il suo chiaroscuro pone l’accento su una lettura antropologica della fotografia, il cui rito vive come metodo di conoscenza critica della realtà da indagare. Villaggi, case e pietre sono i simboli della memoria di un popolo, le tracce dell’appartenenza a una cultura: il degrado e la fatiscenza di fabbriche, case e palazzi si sostituiscono lentamente con la ricostruzione. Allo stesso modo ai volti degli anziani solcati dalla fatica e dal dolore seguono i giovani che guardano al futuro con gioia e speranza: tutti comunque mostrano la fierezza dell’appartenenza ad una cultura antichissima.
La fotografa si accosta con discrezione a una realtà in cui l’immagine si riempie di una nuova vitalità, da un lato priva di denuncia, dall’altro densa di soggettività intima e personale.Il suo reportage è un modo per stabilire una relazione con gli altri, una linea di incontro tra due culture diverse: il suo compito è gettare un ponte tra diverse realtà. L’occhio della Monzoni si prolunga così nella ferita mai rimarginata della comunità armena, trasmettendo emozioni autentiche, mostrando la vita quotidiana e le storie semplici di un popolo.
(Fonte : Comune di Padova – Ufficio Stampa)












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