set 30 2009
Referendum in Irlanda su trattato di Lisbona
Trattato di Lisbona. L’Ue in attesa del referendum di ratifica in Irlanda. Se vincono i ‘NO’ a rischio il futuro del trattato ma non l’idea ‘Europa’
Con l’avvicinarsi dell’appuntamento referendario irlandese del 2 ottobre prossimo si riavvia il processo di ratifica del Trattato di Lisbona e si spera che finalmente cada l’incognita che ancora tiene in bilico la sua sorte. Per gli irlandesi si tratta di una prova d’appello. Sono infatti chiamati per la seconda volta ad esprimersi, nel segreto delle urne, sulla ratifica o meno del trattato europeo. Nel 2008 aveva vinto il fronte del ‘No’. Gli irlandesi avevano votato contro puntando il dito verso le possibili ingerenze di Bruxelles, in particolare su temi di politica fiscale, aborto, diritto di famiglia, neutralità militare. Quello di venerdì prossimo è ritenuto un passaggio necessario per poter puntare al superamento dell’impasse legata all’entrata in vigore del Trattato e generata proprio dall’esito negativo del precedente referendum irlandese. Se questa volta l’Irlanda dovesse rispondere a favore del trattato, si ridurrebbe ulteriormente il numero dei Paesi che non l’hanno ancora completato l’iter di ratifica del trattato di Lisbona. Mancherebbero all’appello di fatto solo 3 dei 27 Paesi europei : Cecoslovacchia, Polonia e Germania. In questi tre Paesi l’iter di ratifica ha seguito vie legislative. La Germania ha annunciato di voler approvare il Trattato entro l’inizio del 2010, nonostante la Corte costituzionale abbia sospeso il processo di ratifica sostenendo che è necessario rafforzare prima il potere decisionale delle Camere nell’applicazione delle leggi dell’Ue. A Praga invece sebbene il testo sia stato approvato dal Senato, manca ancora la firma del presidente Vaclav Klaus. In Polonia la situazione è analoga. Il Parlamento ha ratificato il trattato Ue, ma manca la firma del capo dello Stato, Lech Kaczynski. Entrambi sono figure notoriamente critiche nei confronti del processo di integrazione dell’Ue. I due, anche in caso di vittoria del ‘SI’ irlandese, potrebbero di fatto causare pesanti ritardi nell’entrata in vigore del trattato di Lisbona con tutte le sue conseguenze. Trattato di Lisbona infatti prevede una serie complessa di riforme e nomine che porteranno alla nascita del nuovo esecutivo europeo. Un esecutivo attraverso cui si arriverà alla scelta del primo presidente permanente dell’Ue, del ministro degli esteri che sarà anche vicepresidente della Commissione. Per questo motivo la Commissione europea, con un Josè Manuel Barroso recentemente riconfermato alla sua guida, e il Consiglio Ue sono determinati a non farsi tenere in scacco dai due presidenti euroscettici. Quando mancano quindi poco più di due giorni al referendum irlandese l’Ue pensa alle sue ambizioni di crescita e allargamento, e teme di dover abbandonarle almeno così come sono state potate avanti finora. Un progetto ambizioso che però già nella sostanza è di fatto un’operazione di riciclaggio di quello più ambizioso e nato come ‘Costituzione europea’ ma fatto naufragare nel 2005 dal doppio ‘NO’ giunto dai referendum che si svolsero quell’anno in Francia e Olanda. Dopo mesi di oscillazioni e una certa ripresa dei favorevoli al ‘NO’ registrata qualche settimana fa il ‘SI’ al Trattato di Lisbona sembra aver riguadagnato terreno in Irlanda. I sondaggi della vigilia danno infatti il ‘Sì’ irlandese a Lisbona vincente. Il fronte del ‘SI’ è al 63 percento, contro il 54 percento di aprile, mentre quello del ‘NO’ si è attestato intorno al 15 percento, era al 24 percento in aprile. Gli indecisi sono il 22 percento. L’atteggiamento favorevole degli irlandesi verso Lisbona è anche una conseguenza della pesante crisi economica che ha investito l’isola. Gli irlandesi si sono infatti convinti che l’Ue possa essere decisiva per il loro benessere in un momento in cui la ‘Tigre celtica’ del boom economico è solo un ricordo lontano. Se vincerà il partito dei favorevoli sarà comunque una vittoria per il primo ministro irlandese Brian Cowen e il suo partito Fianna Fail, Ff. Cowen, che è in cerca di una rivalsa politica, si è molto impegnato nella campagna pro Lisbona. La ripetizione del referendum è dovuta infatti al suo operato e all’accordo intervenuto, lo scorso mese di giugno, a Bruxelles quando ha strappato, in cambio della promessa di riconvocare l’elettorato irlandese, l’approvazione di un documento, che diventerà un protocollo da allegare ai trattati europei in occasione del prossimo allargamento della Ue, che comprende anche garanzie in materia di diritti sociali, incluso quelli dei lavoratori. Comunque vada è opinione di molti che dopo la riconferma di Angela Merkel alla guida della Germania il futuro dell’Europa è sempre di più in mano al binomio franco-tedesco, forse allargato da un lato alla Polonia e dall’altro alla Spagna. Qualsiasi sarà l’esito: o che il trattato europeo superi la prova referendaria del 2 ottobre o non la superi. Saranno Parigi e Berlino che cercheranno di incidere il più possibile sulla definizione dei connotati del nuovo volto dell’Europa. Pertanto una qualsiasi altra nuova iniziativa per portare avanti l’integrazione europea partirà da queste due capitali europee che ormai costituiscono un nocciolo duro, ristretto e molto coeso.
Ferdinando Pelliccia














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