lug 13 2009
Newsletter TerzaRepubblica
n. 23 del 10 luglio 2009
Ora che il grande spettacolo del G-8 è andato in scena con le sue luci e le sue ombre è il momento di fare le prime considerazioni. La novità, rispetto al rendez-vous degli 8 grandi del pianeta è che “all’Aquila, il G8 è davvero arrivato al suo canto del cigno. Non perché abbia sfigurato, nella preparazione e nei risultati. Ma piuttosto perché, a forza di cambiare, il mondo non può più permettersi un salotto buono troppo selezionato”, leggiamo nell’articolo di Francesco Venturini. Bisogna tenere conto dei mutamenti che ha subito la geografica politica mondiale. Non si può più eludere il peso che hanno assunto i Paesi emergenti. Brasile, Russia, India e Cina, in sigla “Bric”, sono i protagonisti di quel nuovo mondo che ancora deve riscrivere le sue regole ma che è già in grado di influire sulle scelte dei Paesi del vecchio assetto mondiale.
“Gli ottimi propositi che in materia di nuova governance finanziaria e di lotta ai paradisi fiscali sono stati messi in campo a L’Aquila – e che grazie al lavoro del ministro Tremonti indirizzeranno i lavori del prossimo G20 di Pittsburgh – rischiano di rimanere tali se non si affronta il tema, complesso ma decisivo, di un nuovo ordine monetario, senza il quale è impossibile riscrivere le regole di ingaggio dell’economia globale. E’ quello che, non a caso, ha chiesto ieri la Cina nel “G8+5”: avviare una riforma graduale del sistema valutario internazionale sulla base del precetto di una progressiva diversificazione della “moneta di riferimento”. Pensare di continuare nella “fiction” di un mondo sorretto dal dollaro, è un errore madornale. Serve una Bretton Woods III, una grande riforma dei cambi, che non si limiti a fotografare l’esistente, ma che abbia il coraggio di uno scatto in avanti affiancando alla moneta Usa altre divise forti”, commenta Enrico Cisnetto.
“La crisi finanziaria ed economica che da un anno a questa parte stiamo vivendo costituisce la prova inconfutabile che è con un mondo globale che dobbiamo fare i conti. Nessun direttorio di 7 o 8 potenze economiche e Stati può assicurare lo sviluppo mondiale, la salvezza e il futuro del mondo. Sono entrati in scena nuovi protagonisti e il loro ruolo va pienamente riconosciuto. La strada maestra è quella non solo di intese immediate e parziali, ma della riforma e del rafforzamento delle istituzioni internazionali, e del sostegno ai processi di integrazione e cooperazione su scala continentale e regionale”. Questo il messaggio di saluto che il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha rivolto ieri a nome dell’Italia ai Grandi riuniti a L’Aquila. L’interesse dell’Italia è che dalla città abruzzese colpita dal terremoto, venga un messaggio forte, solidale e il più possibile concreto circa i destini del pianeta.
Se il G8 come istituzione è ormai in agonia, non sarà il caso di piangerlo. Nel gruppo che lo sostituirà non mancherà l’Italia, ha chiarito il presidente americano Barack Obama. Bisognerà dimostrare di essere all’altezza del compito. “Il governo del fare deve ora ad ogni costo riprendere il timone della comunicazione, affannarsi ad annunciare misure concrete e possibilmente renderle esecutive, dimostrare che le vicende private del Premier non hanno avuto e non hanno alcuna influenza sull’esercizio quotidiano del potere” commenta Elio Di Caprio.
(Fonte : www.terzarepubblica.it)













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