lug 19 2009

Messico: guerra ai narcos

Published by Marcello De Giorgio at 10:02 under Dal Mondo

Messico. La guerra dei narcos contro lo stato ha generato una catena interminabile di morti

Oltre 3.200 morti dall’inizio dell’anno. Il doppio dello stesso periodo del 2008. La ‘narcoguerra’, in corso dal dicembre 2006 in Messico, ha ormai scatenato una catena infinita di morti. Mentre la ‘narcopolitica’ sembra stia trionfando. Negli ultimi tempi le autorità messicane hanno deciso un giro di vite nei confronti del narcotraffico e il presidente Felipe Calderon ha inviato al ‘fronte’ di questa guerra non dichiarata altri 45mila uomini. E che di una vera e propria ‘guerra’ si tratti, lo dicono le cifre. Dal dicembre 2006 i morti legati alle violenze legate al narcotraffico sono stati oltre 11mila.

Una violenza spietata e gratuita di cui recentemente si sono fatti fautori principalmente gli uomini del cartello ‘La Familia’, l’ultimo arrivato dei 7 cartelli del traffico della droga che operano nel Paese latino americano. La scorsa settimana, in 4 giorni i narcos hanno messo a ferro e fuoco diverse province del Paese come: Chihuahua, Michoacan, Nuevo Leon, Guanajuato, Sinaloa, Durango, Guerrero, Mexico, Jalisco. In tutto sono stati 53 le persone morte in seguito all’ondata di violenza scatenata dai narcos in Messico. Tra loro diversi funzionari statali ed agenti di polizia. Il cartello ‘La Familia de Michoacan’ è l’organizzazione principalmente responsabile di gran parte di queste vittime. Con 19 attacchi simultanei hanno ucciso 19 agenti federali e preso d’assalto, con 50 uomini armati di Ak-47 e granate, l’hotel ‘Costa del Pacifico’ della città di Lazaro Cardenas, quartiere generale della polizia federale. Un’ondata di violenza che si è chiusa, lo scorso fine settimana, quando ha fatto registrare altri 5 morti e 18 feriti tra le forze di sicurezza del Paese. Alla ‘La Familia’, che è una delle organizzazioni del narcotraffico messicano emergenti e più potenti, sono stati attribuiti anche i 12 morti del massacro di lunedì scorso, i quali sono stati identificati come agenti di polizia. Le uccisioni sono state scatenate dall’arresto, il 10 luglio scorso, di uno dei capi della banda, Arnoldo Medina, detto ‘la minsa’, responsabile nella ‘familia’ della logistica per la produzione di droghe sintetiche e della vendita negli Usa di cocaina. Si è trattato della la maggior offensiva contro la polizia federale e l’esercito da parte dei narcos mai avvenuta finora. Gli attacchi si sono verificati simultaneamente in 8 città negli stati di Michioacan e Guanajuato contro altrettanti commissariati di polizia. Una vera e propria dimostrazione di forza nei confronti dello Stato oltre che il tentativo di cercare di tagliar fuori gli ‘Zetas’, il braccio armato del cartello del Golfo, dal business del ‘crystal’ o ‘ice’, il derivato della coca di cui ‘la Familia’ controlla il commercio. Il Michoacan in particolare è lo Stato dove vengono coltivate illegalmente marihuana e papaveri, e sulle cui litorali arrivano i carichi di cocaina e le sostanze per fabbricare droghe sintetiche, che poi vengono rispedite verso gli Stati Uniti. La ‘Familia de Michoacan’ tramite sicari guidati dal loro capo, Nazario Moreno, sta affrontando non solo la ‘concorrenza’ degli altri cartelli della droga del Paese ma anche lo Stato messicano. Per regolare i propri conti ‘la familia’ usa armi da guerra ed è stato il primo dei diversi gruppi criminali a decapitare le vittime delle proprie vendette. Agli affiliati dell’organizzazione, ricordano i media locali, non si chiede solo di sparare in cambio di denaro ma viene imposto un intero stile di vita. I sicari provengono dai settori più umili ed emarginati della società: bambini di strada o tossicodipendenti che vengono accolti nella banda e riabilitati attraverso i centri di disintossicazione controllati dallo stesso cartello. Luoghi in cui vengono tra l’altro insegnati i principi della ‘Bibbia’, una sorta di manuale spirituale scritto da Moreno. Un misticismo criminale che però non fa sconti ai nemici. Il presidente messicano Calderon è corso subito ai ripari ed ha convocato una task force d’emergenza, sottolineando che “i criminali non riusciranno ad intimidire il governo federale”. Inaspettata è poi arrivata, a metà settimana, la proposta di Gomez Martinez, uno dei leader de ‘La Familia’ che ha offerto a Calderon un sorta di ‘dialogo nazionale’. Il ministro dell’interno Fernando Gomez Mont, gli ha risposto ordinando l’invio di altri 4mila agenti a Michoacan. Per contro, Martinez, detto ‘La Tuta’, l’autore della singolare proposta di ”dialogo nazionale” a Calderon in una lunga intervista radiofonica, ha accusato il sottosegretario alla sicurezza pubblica, Genaro Garcia Luna di essere al soldo dei cartelli rivali, il ‘Beltran Leyva’ e ‘Los Zetas’, che puntano anche al Michoacan. ‘La Familia’, controlla almeno il 90 per cento dei 113 municipi della regione. Al punto che il deputato di sinistra Julio Godoy, eletto alle recenti elezioni legislative e fratellastro del governatore Leonel Godoy è accusato di ‘proteggere’ la banda. Il narcotraffico messicano, oltre a dare lavoro a 450mila uomini ed avere entrate annuali dai 25 ai 40 miliardi di dollari, controllerebbe la metà delle forze della polizia ed un gran numero di politici. Oggi i cartelli producono circa 18 tonnellate di eroina all’anno che poi insieme alle 16mila tonnellate di marihuana e 300 tonnellate di cocaina, provenienti per lo più dalla Colombia, trasferiscono negli Stati Uniti. Ottenendo in cambio soldi e armi.

Ferdinando Pelliccia

Add This! del.icio.us Digg Facebook Furl Google Google Reader Mister Wong Ask.com MyStuff Ask.com Yahoo! MyWeb Netscape Segnalo Technorati Blinklist Blogmarks BlogMemes BlueDot BlogLines co.mments Connotea de.lirio.us Diigo DZone FeedMeLinks Folkd.com Fleck icio.de IndianPad Leonaut Plugin by Dichev.com

No responses yet

Trackback URI | Comments RSS

Leave a Reply