lug 15 2009

LE RAGIONI DELLA MODERNITA’ DEL POPOLARISMO STURZIANO

Published by Marcello De Giorgio at 12:56 under Pensieri

testata IPdel 13 luglio 2009

Ospitiamo questa settimana, con grande piacere, le riflessioni di Giovanni Palladino, Presidente del Centro Internazionale Studi Sturzo

Un uomo nato 138 anni fa….

E’ naturale domandarsi: ma cosa ci può insegnare di nuovo e di attuale un uomo nato 138 anni fa ? E’ mai possibile che le sue idee, maturate in un’epoca del tutto diversa da quella odierna, possano esserci ancora di aiuto ? Ebbene nel caso di Luigi Sturzo e del suo popolarismo la risposta è affermativa. Il segreto della costante validità di queste idee sta nella solida piattaforma di valori cristiani sulla quale e! gli poggiava il suo pensiero e la sua azione. Sono valori validi per tutte le stagioni e quindi sempre moderni, anche se questi valori – soprattutto oggi – vengono chiamati “ideali” per la difficoltà di vederli applicati nella vita pratica.

Sturzo sosteneva che noi cristiani non possiamo cedere alla tentazione del pessimismo, non solo perché la nostra fede ci ha insegnato a credere in un’altra vita, ma anche perché ci ha dato principi e valori molto utili per questa vita.

Egli era convinto che l’influenza del cristianesimo avrebbe favorito il nostro moto verso la razionalità, ossia verso comportamenti morali. Per il sacerdote di Caltagirone la moralità non è altro che l’agire in modo razionale. Ne consegue che una persona morale è razionale, segue la retta ragione, mentre una persona immorale è irrazionale, si allontana dalla retta ragione. A lungo andare una società, che non considera come un valore essenziale l’integrità morale dei suoi protagonisti, è destinata a crollare, non regge all’urto dell’irrazionalità, come innumerevoli esempi storici dimostrano con grande evidenza. Senza il prerequisito della moralità, ossia dell’agire in modo razionale, la politica si trasforma in non politica, l’economia si trasforma in diseconomia, la finanza si trasforma in saccheggio. Tutti mali che hanno una causa comune: la mancanca – soprattutto al vertice della società – di quella solida piattaforma formata da valori, che un cristiano coerente dovrebbe considerare sempre moderni e non soggetti alle mode, ossia valori sempre validi.

L’alleanza dell’uomo con Dio

Pertanto la modernità  del popolarismo sturziano deriva innanzitutto dalla sua prima radice storica, ossia da un libro che è tuttora moderno dopo circa 2000 anni di vita. Il segreto della “giovinezza” di Sturzo, a 138 anni dalla sua nascita, sta quindi nella verità evangelica, una verità purtroppo tradita troppe volte nel corso ! degli ultimi 20 secoli dallo stesso mondo cattolico.

In definitiva il più  grande obiettivo del popolarismo sturziano è stato quello di far sentire la presenza di Dio in una società fatta per il popolo e non più per i re, per gli imperatori, per i principi, per i duchi, per i baroni e per i papi (società che appunto si chiamavano regni, imperi, principati, ducati, baronati e papati). Sturzo sosteneva con convinzione che “tutto il mondo del condizionamento umano prende un altro significato, se viene visto attraverso l’alleanza dell’uomo con Dio”. Ne consegue che “la missione del cattolico in ogni attività umana deve essere tutta impregnata di ideali superiori, perché in tutto si riflette il divino. Se questo senso del divino manca, tutto si deturpa: la politica diviene mezzo di arricchimento, l’economia arriva al furto e alla truffa, la scienza si applica ai forni di Dachau, la filosofia si applica al materialismo e al marxismo, l’arte decade nel meretricio”.
E’ questa grande attenzione del popolarismo nei confronti della solida piattaforma di valori cristiani su cui poggiare pensiero e azione che portò Luigi Einaudi ad affermare: “Don Sturzo è contrario alle idee che combatte non tanto perché sono causa di danno economico, ma soprattutto perché corrompono la società politica, immiseriscono gli uomini, condannano alla tirannia e all’immoralità”.

L’alleanza del lavoro con il capitale

Dopo il Vangelo, la seconda fonte di ispirazione per Luigi Sturzo è stata la “Rerum Novarum”, la prima enciclica sociale del 1891, che alla proposta irrazionale di Marx di scatenare la guerra tra il lavoro e il capitale, consigliava invece la proposta razionale di una stretta alleanza fra questi due fattori della produzione. Quando riceveva complimenti per la concretezza del suo pensiero e della sua azione, soprattutto nei 15 anni in cui fu pro-sindaco di Caltagirone, Sturzo diceva: “Non è farina del m! io sacco; devo tutto a quanto ho appreso dal Vangelo e dalla Rerum Novarum”.
Ma oltre al forte richiamo etico, oggi ripreso dall’enciclica “Caritas in veritate”, quali sono i tratti distintivi che caratterizzano la modernità del popolarismo sturziano ? Perché nel 1919, all’atto di fondazione del Partito Popolare Italiano, egli si rivolse soltanto “ai liberi e forti” e non anche ai deboli ? Tutto ruota intorno al deciso richiamo di Leone XIII in favore della diffusione del diritto di proprietà privata (“non tutti proletari, ma tutti proprietari”), un diritto che non deriva da legge umana, ma dalla legge naturale. Dio non ha creato i beni della terra per darli a una “èlite” di privilegiati. Ma come favorire la diffusione del diritto di proprietà privata ?

Per Sturzo la conquista e il mantenimento di questo fondamentale diritto richiedono capacità  d’iniziativa, senso di responsabilità e cultura del rischio. Sono tre qualità che soltanto uomini e donne fo! rti possono avere. E non si tratta di qualità innate o ereditarie, bensì di qualità che tutti sono in grado di acquisire. Purchè nella società civile si creino istituzioni, controlli, guide, incentivi e comportamenti ” specialmente al vertice” capaci di favorire l’acquisizione delle suddette qualità. In poche parole, è tutto un problema di educare seriamente il popolo all’iniziativa privata, alla responsabilità personale e al rischio produttivo.

Ecco perché  Sturzo si rivolse “ai liberi e forti”: questi avevano il compito di creare e moltiplicare un “esercito” di persone libere e forti fra la moltitudine dei deboli.

“Attenti ai mali passi: non aprite a sinistra !”

In un regime che avrebbe soppresso la libertà, tutto questo non si sarebbe mai potuto realizzare. Di qui la prima sconfitta di Sturzo, costretto dal fascismo a ben 22 anni di esilio, dal 1924 al 1946. Ma al suo ritorno in Italia dovette poi subire! un esilio forse più doloroso, perché imposto dal partito erede del PPI. Infatti la sua seconda  sconfitta avvenne negli anni 50, quando egli invano scongiurò la DC di non aprire a sinistra. Sturzo sosteneva un principio chiarissimo: per creare una vera democrazia politica  “stabile e produttrice di uno sviluppo equilibrato” si doveva creare anche una vera democrazia economica, ossia un capitalismo diffuso e partecipativo (è utile ricordare che nel 1920 egli fu il primo ideatore a livello mondiale di un disegno di legge per l’azionariato dei lavoratori, idea che è oggi ripresa – con 90 anni di ritardo – da tre ddl presentati dal governo e dall’opposizione).

Ma per creare una vera democrazia economica, la DC avrebbe dovuto convincere la sinistra ad aprire verso il centro, dove avrebbe trovato un sistema di regole e di valori moderni, concreti e non utopistici. Se invece fosse stato il centro ad aprire a sinistra, sarebbe prevalso lo statalismo e con esso la corruzione, il dilagare del debito pubblico e una eccessiva pressione fiscale nel vano tentativo di coprire il “boom” della spesa con maggiori entrate tributarie.

Pertanto la dura battaglia di Sturzo contro le tre “malebestie” (lo statalismo, la partitocrazia e lo sperpero del denaro pubblico) non servì a far cambiare idea al vertice della Dc, pur essendo di una chiarezza disarmante i suoi suggerimenti e i suoi moniti. Basta leggere i tanti articoli da lui scritti negli anni 50 e selezionati dal C.I.S.S. nell’opuscolo “Statalismo e apertura a sinistra: attenti ai mali passi !”.

L’Italia ha bisogno di una nuova classe dirigente

La difficile situazione in cui si trova il nostro Paese ha pertanto origine lontane. Per questo oggi sembra più difficile effettuare la correzione della rotta. Ma ormai la correzione non potrà tardare e dovrà seguire anche le moderne idee di un uomo nato 138 anni fa, idee che si fondano su p! rincipi e valori fissati 2000 anni fa.

Ci attende quindi una lunga stagione di riforme, capaci di ridare fiducia e senso della giusta direzione a imprenditori, lavoratori e risparmiatori. Riforme che ci dovranno dare:

* una Pubblica Amministrazione capace di dare servizi e non disservizi;
* una Giustizia non solo giusta, ma veloce;
* un sistema fiscale orientato allo sviluppo dell’economia e non al freno o, peggio, al boicottaggio di questa;
* un mercato dei capitali popolato di imprese e di investitori, e non di speculatori, nè appesantito dall’invadenza del Tesoro;
* un sistema di controllo delle imprese che premi la trasparenza e la buona gestione, decretando per sempre la fine dei “salotti” pubblici e privati più o meno buoni, che ieri potevano avere un senso nel capitalismo manipolato e malato di statalismo, ma che domani non dovranno più avere posto nel capitalismo popolare (“popolare” è sinonimo di apertura e di trasparenza; “salotto” è sinonimo di “chiuso” e di opacità);
* un sistema previdenziale misto, ossia di tipo pubblico e privato, ma con il settore privato destinato nel tempo ad assumere un peso crescente, soprattutto per “i liberi e forti”, destinati a diventare maggioranza nell’ambito di un più equilibrato sviluppo economico-sociale .

Concludo con una citazione di mio padre, che fu uno dei più  stretti collaboratori di Sturzo negli anni 50, tanto da essere nominato da questi suo esecutore testamentario: “Il popolarismo sturziano è il più grande patrimonio di idee che una moderna politica economica possa sfruttare. E’ un patrimonio che, nelle intenzioni più profonde di Don Sturzo, ci deve aiutare a migliorare noi stessi e quindi l’intera società”. L’augurio è che una nuova, più comptente e più seria classe dirigente possa presto realizzare questo obiettivo. E’ quanto merita l’Italia che produce e che lavora seriamente.

Giovanni Palladino

Presidente del Centro Internazionale Studi Luigi Sturzo (C.I.S.S.)

G8: FIORI (RDC) SCRIVE A BERLUSCONI, REALIZZARE PROGETTO ‘TRANSAQUA’


Roma, 9 lug. (Adnkronos) – «Alla fine degli anni ‘80 esperti italiani del gruppo Iri predisposero il progetto ‘Transaqua: una idea per il Sahel’ che prevede la realizzazione di un canale di 2400 km dal lago Kivu, sul confine tra il Ruanda e la Repubblica del Congo, al lago Chad, attingendo solamente il 5% della portata del fiume Zaire. Questa acqua, anzichè disperdersi nell’Oceano Atlantico andrebbe a riempire il lago Chad minacciato di desertificazione, realizzando una ‘autostrada fluvialè che fornirebbe energia elettrica e acqua (per uso civile e per l’agricoltura) creando lavoro e benessere per le popolazioni di dieci stati Africani». È quanto ha ! scritto Publio Fiori , Segretario di Rifondazione Dc, al presidente Silvio Berlusconi per una immediata e concreta iniziativa nei confronti degli altri Capi di governo del G8 per l’immediato finanziamento di tale importante opera. «Il governo italiano- prosegue Fiori- ha dichiarato che lo sviluppo e lotta alla povertà nei paesi meno avanzati è una Sua priorità centrale. Questa è l’occasione, come hanno recentemente ricordato l’ On. Mario Lettieri e l’economista Paolo Raimondi , perchè l’Italia si faccia promotrice ed esecutrice di un intesa politica, finanziaria e imprenditoriale per una grande opera già progettata che in poco tempo cambierebbe radicalmente il volto di almeno 10 stati africani e le condizioni di vita di alcuni milioni di persone». «Sarebbe -ha concluso Fiori- un segnale importantissimo che testimonierebbe la volontà di passare dalle enunciazioni astratte e di principio alla realizzazione di progetti concreti per dare un immediato impulso ad un tipo diverso di aiuto ! non assistenziale che punti finalmente alla creazione delle condizioni per l’autonomo sviluppo di quelle regioni».

(Fonte : www.rifondazionedc.it)


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