lug 19 2009
Iran
Iran. Rafsanjani e Ahmadinejad criticati per il loro operato
L’ex presidente iraniano Akbar Hashemi Rafsanjani continua ad essere accusato dai conservatori di sostenere i sovversivi, dopo che ieri, in un sermone pronunciato alla preghiera del venerdì all’Università di Teheran, ha gettato dubbi sulla regolarità della rielezione del presidente Mahmud Ahmadinejad e ha denunciato una crisi apertasi nel Paese con le proteste che ne sono seguite. Rafsanjani in visita alla città di Mashad nel nord est dell’Iran, al suo arrivo ha annunciato che discuterà dell’attuale crisi politica iraniana con gli alti esponenti del clero della città. Lo scorso venerdì l’Ayatollah ha preso anche una chiara posizione di condanna della scelta del regime di reprimere con la forza le proteste popolari post elettorali. Le parole pronunciate da Rafsanjani nel corso della preghiera hanno provocato l’ira e il violento attacco dei conservatori che hanno accusato il capo dell’Assemblea degli esperti di aver sfruttato l’occasione per dare il suo sostegno al leader dell’opposizione Mir Hossein Moussavi, considerato un ’sovversivo’. Nel frattempo l’opposizione iraniana, che contesta il regime di Ali Khamenei e la rielezione a presidente di Mahmoud Ahmadinejad, si è data appuntamento per martedì prossimo per dar vita ad una nuova grande manifestazione. La scelta della data non è casuale. Il 21 luglio saranno trascorsi esattamente 30 giorni da quel ‘Blood Saturday’ che il 20 giugno riempì la capitale iraniana di morti. Un centinaio secondo fonti indipendenti, 13 per le autorità iraniane. Nel frattempo il regime sembra stia studiando le prossime mosse di Rafsanjani, che con il suo sermone del venerdì ha sfidato, senza citarlo esplicitamente, l’autorevolezza di Ali Khamenei. La Guida Suprema non ha replicato apertamente al potentissimo capo dell’Assemblea degli esperti, unico organo in grado di destituire la massima autorità del Paese. In sua vece ha parlato un suo fedelissimo, l’Ayatollah Mohammad Yazdi uno dei 6 membri religiosi del Consiglio dei Guardiani nominati dalla Guida suprema. Yazdi ha respinto le critiche di Rafsanjani, chiedendo se queste non significhino piantare i semi della discordia nelle menti dei cittadini. Mentre il ministro dell’Intelligence, Gholamhossein Mohseni-Ejei, ha affermato che obiettivo di Rafsanjani è sempre stato quello di prevenire ad ogni costo la rielezione di Ahmadinejad. Ieri contro Rafsanjani aveva calcato la mano Hossein Shariatmadari il direttore del quotidiano ‘Kayhan’, vicino alla Guida Suprema. Nel suo editoriale Shariatmadari ha affermato che: “l’ex presidente della Repubblica Islamica non solo non ha fatto nulla per impedire le manifestazioni di ieri all’Università di Teheran ma ha sfruttato ogni occasione per sfidare i risultato delle elezioni”. Ieri, secondo i blogger, sono state arrestate un centinaio di persone. Dopo che nei giorni scorsi il presidente ultraconservatore Ahmadinejad si era attirato addosso le critiche di diversi esponenti politici del suo stesso partito per aver annunciato che intendeva nominare come suo primo vice presidente, il consuocero Esfandiar Rahim-Mashaie. Oggi dure critiche gli sono state indirizzate anche alla stampa conservatrice nei per la nomina del primo vice presidente. Per Ahmadinejad è questo il primo ostacolo da superare nella formazione del nuovo esecutivo. Esecutivo la cui legittimità è fortemente contestata dai riformisti che accusano il governo di brogli elettorali in occasione del voto per le presidenziali del 12 giugno scorso. Massaie, che ha già ricoperto incarichi istituzionali, non è ben visto dai conservatori in quanto quando era ministro del Turismo era finito al centro di polemiche per aver dichiarato, nel luglio del 2008, che l’Iran era amico del popolo israeliano e del popolo americano. Dichiarazione che la stessa Guida Suprema Khamenei si era affrettato a smentire. L’Unione degli studenti islamici, fondamentalista, ne ha chiesto le dimissioni. Hamid Rasaei, deputato conservatore, ha affermato che: “sarebbe stato molto meglio se questa designazione non fosse avvenuta”. Persino molti sostenitori di Ahmadinejad e anche all’interno del suo governo, sono in qualche modo contrariati da questa nomina. Anche un dirigente dell’Associazione degli insegnanti del seminario della città santa sciita di Qom, Seyed Mohammad Gharavi, ha definito inappropriata la scelta di Ahmadinejad, aggiungendo che molti sono preoccupati per le conseguenze.
Ferdinando Pelliccia











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