lug 16 2009

DARFUR

Published by Marcello De Giorgio at 19:31 under Dal Mondo

Il Presidente sudanese el Bashir non si recherà in visita in Uganda

Il presidente sudanese Omar el Bashir ha rifiutato l’invito rivoltogli da parte dell’Uganda a partecipare a fine mese al forum internazionale sulla cooperazione e lo sviluppo ‘Smart Partnership Dialogue’ a Kampala.  Il leader di Khartoum ha annunciato che invierà, a rappresentarlo, una delegazione. Una decisione quella di non partecipare al forum che era scontata a causa del mandato di arresto internazionale, spiccato lo scorso marzo dal Tribunale penale internazionale dell’Aia, Tpi, contro Bashir per crimini di guerra e contro l’umanità in Darfur, che pende sulla tesa del presidente sudanese. L’Uganda è uno dei Paese africano firmatari degli accordi con il Tpi. La visita nel Paese sarebbe stata la prima del presidente sudanese in un Paese firmatario degli accordi con il Tpi dopo il mandato d’arresto. Un evento ritenuto inverosimile Anche in virtù del fatto che la scorsa settimana Henry Oryem Okello, ministro di Stato ugandese per gli Affari Internazionali, aveva incontrato a Kampala il procuratore capo del Tpi, Luis Moreno Ocampo, e gli aveva dato assicurazioni sul fatto che l’Uganda avrebbe arrestato Bashir se fosse entrato in territorio ugandese. La regione occidentale sudanese del Darfur, è tristemente nota per il fatto che dal 2003 è in corso un sanguinoso conflitto tra le milizie arabe filo-governative, i Janjaweed, e i ribelli di etnia africana che ha provocato 300mila morti ed oltre 2milioni e mezzo di profughi su una popolazione di 6milioni. Una pulizia etnica che in molti si affannano a non indicare come genocidio, Onu in testa.

Il Sudan recentemente ha criticato, l’uso della parola genocidio usata per indicare il conflitto in Darfur, che il presidente americano Barack Obama ha detto nel corso del suo discorso tenuto in Ghana. “E’ un passo indietro, non aiuta e non è costruttivo”, aveva dichiarato il portavoce del governo di Khartoum, Ali Sadiq. “Vorremmo che il presidente consultasse il suo inviato speciale su questo punto”. Obama aveva definito il genocidio in Darfur e il terrorismo in Somalia come due macine al collo dell’Africa. Obama, come il suo predecessore George W.Bush definisce genocidio quanto avviene in Darfur a differenza dell’Onu che invece non lo ha mai chiamato in questo modo.

Sudanese president General Omar el-BashirOmar el Bashir

Anche il segretario generale della Lega Araba, Amr Moussa, ha criticato le dichiarazioni fatte dal presidente americano a proposito del Darfur. Moussa ha detto che: “molto è stato fatto, che ci sono contatti avviati con il governo di Khartoum e che le dichiarazioni di Obama fanno solo tornare alla casella di partenza per il ruolo importante ed influente che gli Usa hanno in Sudan”. “Anche se la situazione è grave e fragile, ha aggiunto, una soluzione è possibile, ma solo attraverso una cooperazione concertata”.

Nel frattempo dopo la decisione dell’Unione africana, Ua, di non cooperare per l’arresto di el Bashir chiedendo nuovamente alle Nazioni Unite di rimandare il caso, è giunta la ferma presa di posizione di Amnesty International che ha attaccato duramente l’Ua. La decisione dell’organismo africano di opporsi al mandato di cattura emesso dalla Corte penale internazionale dell’Aja, Cpi, contro Omar el Bashir è stata presa nel corso dell’ultimo summit di Sirte, in Libia. Una decisone che di fatto permette a Bashir di viaggiare liberamente in tutto il continente africano senza il rischio di essere arrestato. Il testo è stato sostenuto dal leader libico Muammar Gheddafi, presidente di turno dell’Ua, che ha attaccato la Corte dell’Aja sostenendo che rappresenta il terrorismo del nuovo mondo. “La mancanza di cooperazione da parte degli Stati dell’Unione africana dimostra disprezzo per coloro che hanno sofferto in Darfur di evidenti violazioni dei diritti umani e rende l’Ua lo zimbello della comunità internazionale”, ha affermato il direttore della programma Africa di Amnesty, Erwin van der Borght. “Sostenendo una persona ricercata, accusata di crimini di guerra e contro l’umanità, si mina la credibilità di Stati che hanno aderito allo statuto di Roma, e l’Ua ne è piena”, ha aggiunto van der Borght. Trenta Stati africani hanno infatti firmato lo statuto di Roma che nel 1998 diede vita alla Corte Penale internazionale dell’Aja. Lo Statuto di Roma, adottato il 17 luglio 1998 ed entrato in vigore il 1 luglio 2002, ha istituito il primo tribunale permanente della storia incaricato di perseguire i peggiori crimini internazionali, dai crimini di guerra e contro l’umanità, al genocidio. Ad oggi sono 110 i Paesi che lo hanno ratificato. La Corte ha già aperto ufficialmente quattro inchieste e avviato processi per crimini di guerra e crimini contro l’umanità nella Repubblica Democratica del Congo, in Uganda, nella Repubblica Centro Africana e in Sudan. Nel frattempo l’Egitto, in seguito alla disponibilità mostrata da diversi gruppi ribelli del Darfur a voler riprendere i colloqui di pace con il governo di Khartoum, ha avviato una serie di colloqui con alcuni gruppi ribelli del Darfur per cercare di convincerli a tornare al tavolo dei negoziati per la pace con il governo sudanese. Il capo della diplomazia egiziana, Ahmed Aboul Gheit, è convinto di poter dare un contributo positivo alla guerra in Darfur. L’Egitto ha un interesse strategico nel cercare la pace in Darfur. I negoziati di pace tra governo centrale e gruppi ribelli, avviati grazie alla mediazione del Qatar, sono entrati in una fase di stallo dopo le accuse rivolte dalla Corte penale internazionale al presidente sudanese, accusato di crimini di guerra e contro l`umanità. La riunione con il capo del Fronte unito di resistenza, Bahar Idriss Abou Garda, e con alcuni dirigenti dell’Esercito di liberazione del Sudan, Sla, si svolge una settimana dopo la visita al Cairo di alcuni responsabili del Movimento per la giustizia e l’uguaglianza, Jem, il più militarizzato dei gruppi ribelli. Il cui capo ribelle era comparso volontariamente il 18 maggio scorso davanti alla Corte penale internazionale all’Aja, che lo sospettava di crimini di guerra per un attacco contro soldati della forza di pace nel 2007. Il presidente egiziano Hosni Mubarak nei giorni scorsi si è incontrato al Cairo con lo stesso presidente sudanese, el Bashir.

Ferdinando Pelliccia


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