lug 17 2009
Buon Giorno Impresa – Anno X – Giovedì 16 Luglio 2009 N.1.859
BG – Agenzia quotidiana di informazione economica per le MICRO – piccole – medie imprese – BG
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BLOCK NOTES
Dall’unione che crea la forza alla forza che crea la conoscenza
strategica (che manca)
T La questione della conoscenza in Italia è stata spesso trattata in modo generale, mentre invece rappresenta un aspetto molto concreto della produzione, nelle Pmi e non solo * Uno dei primi ostacoli da superare per poter impostare un ragionamento pratico su questo argomento tanto complesso, quanto spinoso in poche parole, è tuttavia quello di definire in modo chiaro l’oggetto della discussione.
T Di che conoscenza stiamo parlando? * Il management d’impresa distingue spesso fra una conoscenza di tipo “strategico”, necessaria per realizzare una strategia d’impresa, una conoscenza di tipo “tattico” che riguarda i competitori e una conoscenza di tipo “operativo”, che riguarda il lavoro giorno-dopo-giorno.
T Chi si occupa di cooperazione e di co-marketing fra imprese individua invece tre grandi forme di conoscenza: * “interna”, quella di cui l’impresa dispone già * “internalizzabile”, quella di cui l’impresa potrebbe disporre con determinate azioni di tipi individuale ad esempio di formazione * e “non internalizzabile” quella che la singola impresa non potrebbe mai acquisire attraverso iniziative individuali, ma che richiede di lavorare insieme ad altre imprese e organizzazioni.
T Questa tavola formata dall’incrocio dei tipi e delle forme di conoscenza rappresenta una specie di “menù” fra cui ogni impresa, distretto o rete d’impresa che sia, è chiamato a scegliere se vuole restare sul mercato a lungo e prosperare.
T Il dibattito è aperto su quali siano i tipi e le forme di conoscenza più importanti * La mia opinione è che, mano a mano che la durata del ciclo di vita dei prodotti si riduce, che nuovi segmenti di mercato entrano sulla scena o scompaiono, che tenere stretti i propri clienti e entrare su nuovi mercati prima dell’arrivo dei competitori diventa importante, la conoscenza strategica non internalizzabile stia diventando di gran lunga più importante rispetto a tutte le altre.
T La conoscenza strategica non internalizzabile è necessaria per rendere inimitabili i prodotti su cui si è più competitivi, per diventare più visibili sul mercato globale, per raggiungere i clienti in modo nuovo e più economico * Questa conoscenza detta anche “coopetitiva” (perché creata dal lavoro fra due o più concorrenti) nasce dalla osservazione di competitori che si sono strasformati in “coopetitori” per non essere costretti ad improvvisare e non andare lontano, è intelligente (perché basata su necessità reali delle imprese) non è formalizzata, non si trova sui libri di testo se non in misura molto limitata, purtroppo.
T Questa conoscenza, fino ad ora appannaggio dei grandi gruppi industriali, sarebbe bene invece che venisse acquisita anche dalle Pmi che, per dimensioni, sono più adatte a mettere in produzione piccoli lotti di prodotti, più adatte ad inseguire nicchie rispetto ad una multinazionale, più bisognose di migliorare le propria rete di vendita senza usare i gran di budget tipici delle multinazionali.
T Le Pmi, a parità di altre condizioni potrebbero recuperare terreno più velocemente grazie a questa conoscenza. Alcune imprese non amano condividere la conoscenza per gelosia del proprio know-how * Questo è un problema, ma che è a volte solo apparente.
T Un imprenditore che ospitava una serie di seminari sulla coopetizione fra le imprese del posto, ma che non vi partecipava per timore di perdere informazioni sensibili sui propri fornitori, scoprì presto la convenienza a far parte del gruppo, quando un suo concorrente gli indicò un fornitore che gli avrebbe fatto risparmiare molti soldi e molto tempo per acquistare la stessa quantità e qualità di prodotto … * Lui accettò il consiglio e si impegnò a ricambiare il favore. Potenza della conoscenza coopetitiva!
T Potenza della conoscenza coopetitiva! * L’Italia è il paese delle Pmi * Sta a noi evolvere la frammentazione delle conoscenze da punto debole a forza, dal vantaggio competitivo al vantaggio competitivo, che non è più “solo” quello della singola impresa, ma di due, di una rete o di un distretto d’imprese * Sempre più all’insegna del motto “le imprese sono i nostri re, i distretti sono i nostri castelli”. Da difendere.
T La questione della conoscenza in Italia è stata spesso trattata in modo generale, mentre invece rappresenta un aspetto molto concreto della produzione, nelle Pmi e non solo * Uno dei primi ostacoli da superare per poter impostare un ragionamento pratico su questo argomento tanto complesso, quanto spinoso in poche parole, è tuttavia quello di definire in modo chiaro l’oggetto della discussione.
T Di che conoscenza stiamo parlando? * Il management d’impresa distingue spesso fra una conoscenza di tipo “strategico”, necessaria per realizzare una strategia d’impresa, una conoscenza di tipo “tattico” che riguarda i competitori e una conoscenza di tipo “operativo”, che riguarda il lavoro giorno-dopo-giorno.
T Chi si occupa di cooperazione e di co-marketing fra imprese individua invece tre grandi forme di conoscenza: * “interna”, quella di cui l’impresa dispone già * “internalizzabile”, quella di cui l’impresa potrebbe disporre con determinate azioni di tipi individuale ad esempio di formazione * e “non internalizzabile” quella che la singola impresa non potrebbe mai acquisire attraverso iniziative individuali, ma che richiede di lavorare insieme ad altre imprese e organizzazioni.
T Questa tavola formata dall’incrocio dei tipi e delle forme di conoscenza rappresenta una specie di “menù” fra cui ogni impresa, distretto o rete d’impresa che sia, è chiamato a scegliere se vuole restare sul mercato a lungo e prosperare.
T Il dibattito è aperto su quali siano i tipi e le forme di conoscenza più importanti * La mia opinione è che, mano a mano che la durata del ciclo di vita dei prodotti si riduce, che nuovi segmenti di mercato entrano sulla scena o scompaiono, che tenere stretti i propri clienti e entrare su nuovi mercati prima dell’arrivo dei competitori diventa importante, la conoscenza strategica non internalizzabile stia diventando di gran lunga più importante rispetto a tutte le altre.
T La conoscenza strategica non internalizzabile è necessaria per rendere inimitabili i prodotti su cui si è più competitivi, per diventare più visibili sul mercato globale, per raggiungere i clienti in modo nuovo e più economico * Questa conoscenza detta anche “coopetitiva” (perché creata dal lavoro fra due o più concorrenti) nasce dalla osservazione di competitori che si sono strasformati in “coopetitori” per non essere costretti ad improvvisare e non andare lontano, è intelligente (perché basata su necessità reali delle imprese) non è formalizzata, non si trova sui libri di testo se non in misura molto limitata, purtroppo.
T Questa conoscenza, fino ad ora appannaggio dei grandi gruppi industriali, sarebbe bene invece che venisse acquisita anche dalle Pmi che, per dimensioni, sono più adatte a mettere in produzione piccoli lotti di prodotti, più adatte ad inseguire nicchie rispetto ad una multinazionale, più bisognose di migliorare le propria rete di vendita senza usare i gran di budget tipici delle multinazionali.
T Le Pmi, a parità di altre condizioni potrebbero recuperare terreno più velocemente grazie a questa conoscenza. Alcune imprese non amano condividere la conoscenza per gelosia del proprio know-how * Questo è un problema, ma che è a volte solo apparente.
T Un imprenditore che ospitava una serie di seminari sulla coopetizione fra le imprese del posto, ma che non vi partecipava per timore di perdere informazioni sensibili sui propri fornitori, scoprì presto la convenienza a far parte del gruppo, quando un suo concorrente gli indicò un fornitore che gli avrebbe fatto risparmiare molti soldi e molto tempo per acquistare la stessa quantità e qualità di prodotto … * Lui accettò il consiglio e si impegnò a ricambiare il favore. Potenza della conoscenza coopetitiva!
T Potenza della conoscenza coopetitiva! * L’Italia è il paese delle Pmi * Sta a noi evolvere la frammentazione delle conoscenze da punto debole a forza, dal vantaggio competitivo al vantaggio competitivo, che non è più “solo” quello della singola impresa, ma di due, di una rete o di un distretto d’imprese * Sempre più all’insegna del motto “le imprese sono i nostri re, i distretti sono i nostri castelli”. Da difendere.
Maurizio Droli, Consulente co-marketing
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