giu 21 2009
Uccide più una pallottola o l’indifferenza?
Riprendiamo dopo qualche tempo questa rubrica augurandoci di poterla tenere aggiornata con regolarità…
Un triste evento di cronaca offre lo spunto per l’argomento,del quale esiste un filmato e sul quale citiamo alcuni interventi di Bloggers…
Fonte : You Tube – caricato da :
Informazioni: Agguato di camorra in presa diretta a Napoli ripreso dalle telecamere di sorveglianza della stazione della cumana di Montesanto, vittima innocente un rumeno (ucciso) che faceva le elemosine suonando la fisarmonica e un ragazzino 14enne (ferito gravemente) che giocava nello spiazzale. L’ospedale dei Pellegrini dista, dal luogo dove è stato colpito il rumeno, circa 200 metri.
Questo video è riportato da http://salviamocarrara.splinder.com in un post del 17 giugno scorso :
Migranti e Rom:li uccide un gas che si chiama indifferenza
Riceviamo e pubblichiamo
Milano, 17 giugno 2009 Neanche un anno fa, a Napoli, due ragazzine Rom morivano annegate nelle acque di fronte alla spiaggia di Torregaveta, a Napoli. Di fronte ai loro corpi senza vita, i bagnanti continuavano a prendere il sole, a sorseggiare bibite, a conversare, ad addentare sandwich. Poche settimane fa, a Pesaro, una giovane donna incinta, durante uno sgombero effettuato dalle autorità, cadeva al suolo, di fronte a venti agenti della polizia di stato e della polizia municipale. Mentre il suo bambino moriva, nessuno degli uomini in divisa si avvicinava a lei per accertarsi delle sue condizioni e solo le proteste di due attivisti ottenevano che fosse chiamata un’ambulanza. Il 26 maggio 2009, nel corso di una sparatoria fra camorristi alla stazione funicolare di Napoli, proiettili vaganti colpivano a una gamba e al petto Petru Birlandeanedu, un giovane musicista di strada, romeno di etnia Rom. Assistito dalla moglie, che chiedeva aiuto disperatamente a decine di passanti, Petru moriva come se fosse stato invisibile. Nessuno si avvicinava a lui, che cadeva al suolo vicino ai tornelli della stazione. Nessuno chiamava il soccorso pubblico.
Nei pressi della tragedia, come documentano i nastri della videosorveglianza della Cumana, la gente continuava a timbrare i biglietti, conversare al cellulare, affrettarsi da una parte o dall’altra. A un certo punto arrivava un’ambulanza, ma caricava un ragazzo ferito in modo lieve, lasciando al suolo il giovane Rom morente. Questa è l’Italia di oggi, avvelenata da intolleranza e indifferenza. Intolleranza e indifferenza che fanno ormai parte della quotidianità. La propaganda politica e mediatica ha ottenuto il suo scopo, trasformando il popolo italiano in un popolo di razzisti, delatori, persecutori e – nel migliore dei casi – indifferenti. La solidarietà è morta. Migranti e Rom suscitano sentimenti di repulsione e odio. Vagano da un luogo all’altro, in attesa di cadere nelle mani della forza pubblica, di essere sgomberati oppure arrestati, maltrattati, incarcerati ed espulsi. Disperati, cercano di nascondersi per sfuggire alla spietata caccia all’uomo, come facevano gli ebrei – e, anche allora, i Rom – ai tempi di Hitler e Mussolini.
Quando sono malati, non si recano più al pronto soccorso degli ospedali né i loro cari chiamano un’ambulanza. Hanno paura di essere denunciati e di finire nella rete della repressione etnica. Piuttosto – come è accaduto recentemente a una badante ucraina a Torre Mare, in provincia di Bari, e a un Rom romeno malato di cancro al pancreas, a Pesaro – preferiscono morire. Settant’anni dopo il grande genocidio che a parole e nelle commemorazioni ipocrite tutti condannano, li avvelena e li uccide un gas ancora più subdolo e letale dello Zyklon B. Un mix – ancora invenzione della chimica umana – di intolleranza e indifferenza.
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Della stessa data,sul medesimo argomento è anche il post di http://torietoreri.splinder.com :
Il buon napoletano (?)
Il fatto:
Un uomo scendeva le scale della Metropolitana; lì incappò nei camorristi che sparavano, e lo colpirono per caso, lasciandolo mezzo morto. Per caso, passarono una donna, due donne, tre donne, passò un uomo, due uomini, tre uomini, una ventina di persone in tutto (v. video sul sito di “Repubblica”). Obliterarono il biglietto, le vetture erano in partenza; continuavano a parlare al cellulare, avevano i loro affari in corso. Non potevano neanche passare dall’altra parte, dovevano quasi scavalcarlo.
La sua compagna gridava, invocava aiuto, impacciata dalla fisarmonica con cui il poveretto, rom, si guadagnava da vivere sui convogli. Nessun napoletano, italiano, occidentale, rappresentante della civiltà “cristiana” che dobbiamo difendere a tutti i costi con le ronde, con le scomuniche, con i “Dio lo vuole”, a versare olio e vino sulle ferite (o anche a chiamare il 118, che in realtà è arrivato con mezz’ora di ritardo, quando non c’era più niente da fare). Nessuno ad accompagnarlo nella locanda-ospedale, dove avrebbe potuto guarire (o anche essere denunziato se clandestino).
Commento:
Non conosco le statistiche su quanti italiani vadano regolarmente a Messa la domenica; penso almeno il dieci per cento; due di quella ventina di persone, allora, avranno ascoltato la parabola del buon Samaritano. Ma quelle due persone non c’erano. O le statistiche sono sbagliate, o i sedicenti cristiani non attualizzano le parabole. “Vi riconosceranno dai frutti…”. Se i frutti sono questi, la CEI dovrebbe avere un ordine del giorno diverso, nelle sue Assemblee periodiche; i Vescovi qualche altra cosa da fare, che non inaugurare locali a braccetto dei potenti di turno; o tuonare “a matula” (per i non palermitani: invano) per la difesa della vita “a convenienza”. Petru Birlandeanu vale forse meno di Eluana Englaro?
Fonte originale:
Gesu’ riprese: “ Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappo’ nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passo’ oltre dall’altra parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passo’ oltre. Invece un Sammaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n’ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fascio’ le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricandolo sopra il suo giumento, lo porto’ a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all’albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e cio’ che spenderai in piu’, te lo rifondero’ al mio ritorno.
(Luca, 10, 30-35).
Aggiornamento:
Il TG5 stasera ha giustificato i poveretti (non i due rom, ma i napoletani) dicendo che l’indifferenza è generata dalla paura. Se questa è una giustificazione…
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MDG.












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