giu 17 2009

IRAN

Published by Marcello De Giorgio at 17:32 under Dal Mondo

Iran. La ‘Protesta Verde’ continua grazie al coraggio degli iraniani

Anche oggi a Teheran, per il quinto giorno consecutivo, continuano le manifestazioni di protesta contro i risultati ufficiali delle elezioni presidenziali che hanno visto sconfitto il favorito della vigilia, Mir Hossein Moussavi, ed essere rieletto presidente Mahmud Ahmadinejad. Quest’ultimo in mattina ha ancora una volta ribadito che le recenti elezioni sono un simbolo della fiducia del popolo verso il sistema. Moussavi da parte sua ha invece esortato il popolo iraniano ad osservare domani una giornata di lutto, con raduni e marce, per commemorare tutte le vittime delle manifestazioni di protesta di questi giorni. Inoltre il leader moderato si è detto non intenzionato a mollare, al tempo stesso però ha invitato i manifestanti alla calma. La grande massa di persone che hanno conquistato le vie di Teheran non sembrano denunciare stanchezza, anzi sembrano acquisire fiducia di ora in ora e non sempre rispondono alle indicazioni di Moussavi come è accaduto ieri. oggi un folto numero di sostenitori dell’opposizione si è riunita a Teheran nella centrale piazza, ‘7 Tir’, 28 giugno. Mentre hanno annunciato che per domani pomeriggio è in programma una manifestazione di protesta davanti agli uffici delle Nazioni Unite a Teheran. In un comunicato pubblicato sul suo sito internet ‘Ghalam News’, Mousavi definisce il voto che ha visto la vittoria del presidente uscente Ahmadinejad una frode vergognosa. “Vogliamo una protesta tranquilla contro il modo malsano in cui si sono svolte le elezioni, ha spiegato l’ex premier, e continuiamo a cercare di raggiungere il nostro obiettivo di annullare le elezioni e ripeterle in una maniera che garantisca che questa frode vergognosa non si ripeta”. Il principale slogan di oggi è stato:”Dio è con noi, o volete fermare anche Lui?”. Oggi il ministero degli Esteri iraniano ha accusato alcuni media stranieri di essere diventati i portavoce dei rivoltosi ed ha avvertito che a questi nemici sarà dato scacco matto. Nel Paese infatti nonostante sia in atto una forte censura ed i giornalisti stranieri sono costretti a rimanere nei loro uffici come imposto ieri dalle autorità iraniane, continuano ad uscire dal Paese notizie e immagini della protesta. Questo con l’ausilio di Internet e dei telefonini. Fatto questo che ha spinto i Pasdaran, i Guardiani della rivoluzione, ad emettere un severo avvertimento contro la divulgazione delle notizie e immagini sulle proteste. “Coloro che fanno propaganda per provocare disordini, per diffondere dicerie e minacciare la gente devono sapere che il ‘centro cibernetico’ dei Pasdaran prenderà misure legali molto pesanti nei loro confronti”. Come se non bastasse il ministero degli Esteri ha rincarato la dose ed ha attaccato anche i media internazionali accusandoli di farsi portavoce dei rivoltosi. Però oggi, a riferire che manifestazioni e incidenti si sono avuti non solo nella capitale, ma anche in molte altre località del Paese, tra le quali le città di Shiraz, Isfahan e Tabriz, sono state le stesse agenzie iraniane. Segno questo che le maglie della censura comincia ad allargarsi. Prosegue intanto la campagna di arresti contro gli intellettuali del campo moderato. All’alba di oggi la polizia ha prelevato nelle loro case un professore universitario, Reza Hamid Jalaipur, ed il giornalista ed economista Sayd Lalaz. Nel frattempo il Parlamento iraniano ha aperto, con una audizione del capo della polizia, una inchiesta sull’assalto notturno compiuto contro il principale dormitorio degli studenti di Teheran e ad un complesso residenziale da parte di uomini in borghese probabilmente appartenenti a milizie islamiche dei Basiji, che cooperano in questi giorni nella repressione delle proteste di piazza. Quasi come un contrapeso stamani il procuratore della Repubblica di Isfahan, nell’Iran centrale, Mohammad Reza Habibi, ha detto che le persone arrestate per i disordini in corso nel Paese potrebbero essere condannate a morte. Il magistrato, ha spiegato che il codice penale islamico prevede la pena di morte per coloro che creano danneggiamenti e incendi, considerandoli Mohareb”. Il termine ‘Mohareb’ in arabo significa ‘Nemici di Dio’. Anche Habibi ha affermato che i promotori dei disordini sono legati a gruppi anti-rivoluzionari e ai nemici stranieri. Nel corso degli incidenti che si stanno verificando nel Paese è stata coinvolta anche l’ambasciata francese a Teheran attaccata stamani da un gruppo di manifestanti. Mentre nel corso della partita di calcio disputata a Seul tra Iran e la Corea del Sud, valevole per la qualificazione ai mondiali, alcuni giocatori iraniani sono scesi in campo con braccialetti e polsini verdi, il colore che domina le proteste di piazza a Teheran. Tutto quello che sta accadendo significa una sola cosa che in Iran si sta formando una storia nuova, non è ancora una vera e propria rivoluzione ma è solo un abbozzo ma comunque è qualcosa di importante. Un’abbozzo che sembra aver preso di sorpresa tutti. Di sicuro il più sorpreso è stato il gruppo al potere nel Paese, che si è ritrovato chiaramente di fronte a qualcosa d’inatteso. Come inatteso è stato il fatto di ritrovare su due quotidiani iraniani pubblicate le foto di una manifestazione dei sostenitori pro Moussavi, fatto inconsueto. Uno è l”Etelat’, il cui direttore è designato dal leader supremo del Paese, l’Ayatollah Ali Khamenei, che ha pubblicato in prima pagina due grandi foto della manifestazione dell’opposizione e di quella pro-regime. L’altro è il quotidiano conservatore moderato ‘Teheran Emrouz’ che ha pubblicato le foto di ambedue i cortei nella sua prima pagina. Il fatto non ha mancato di meravigliare gli iraniani e non solo, stupiti di come quella stessa stampa di regime che per anni ha costruito verità e fatto propaganda pro regime ora si dimostri così liberale e proprio quando in Iran sta emergendo una forza sicuramente più progressista della grigia dittatura clericale al comando ormai da 30 anni. Segno questo forse di una dittatura che in quest’occasione si mostra debole e incapace di portare a termine il passaggio elettorale in maniera convincente. Qualcosa non ha funzionato. Forse l’annuncio dei risultati è stato dato troppo in fretta e il risultato è sembrato incredibilmente esagerato ed ha scatenato la protesta. Una rivolta che non è una novità per il fatto di esserlo ma per la sua natura. In passato erano stati gli studenti a dare impulso alle rivolte iraniane ora invece, la sua natura è di carattere più universale ‘abbracciata’ da tutti i ceti sociali del Paese. Al grossolano errore di valutazione nel divulgare gli esiti del voto, dettato dalla presunzione tipica di chi è abituato ad esercitare il potere senza incontrare resistenza, si è associato anche una violenta repressione messa immediatamente in campo dal potere, che però non è riuscita a fiaccare la protesta. Per la prima volta dalla parte dei manifestanti si sono schierati personaggi di spicco dell’apparato statale e del clero e delle elite economiche. Però quello che più risalta agli occhi del mondo è che per la prima volta c’è un rifiuto pubblico delle decisioni del Leader Supremo che dopo aver salutato pubblicamente la vittoria di Ahmadinejad come una benedizione, ha dovuto poi accettare ceh ci fosse un controllo dei risultati elettorali. Una situazione questa che l’ha messo in evidente dificoltà. Khamenei per la prima volta, è stato contestato nella sua autorità sia nelle piazze sia all’interno delle stesse istituzioni clericali, nelle quali sembra scattata la conta tra i suoi fedeli e quanti lo vedrebbero volentieri in pensione, è stato fatto anche il nome di un eventuale sostituto: l’Ayatollah Montazeri. Fatto ancora più importante era dalla cacciata della Scià Reza Pahlevi, che non si parlava pubblicamente del capo dello stato come di un dittatore. E’ opinion ecomune che la ‘Protesta Verde’ potrà essere fermata solo con un bagno di sangue. Però anche su questo le opinioni sono discordanti. Non è detto che il regime degli Ayathollah abbia la forza e la convenienza di andare ad un confronto brutale su larga scala in qunato gli occhi del mondo sono puntati su di loro. E’ chiaro che è in atto una frattura all’interno del potere iraniano, sono in corso dei tentativi di golpe e di contro-golpe ‘istituzionali’ sull’onda della spinta offerta dalla manifestazioni di piazza promosse dai coraggiosi iraniani stanchi di un trentennio di dittatura clericale, e che avevano colto in queste elezioni l’ultima occasione possibile per una svolta. Una riprova della spaccatura dell’elite iraniana risiede nel fatto che lo stesso leader dell’opposizione Mousavi è uno dei quattro candidati, su oltre quattrocento, ai quali gli Ayatollah hanno permesso di presentare la sua candidatura. Un uomo che per 8 anni è stato il primo ministro di Khatami. Come anche lo stesso Khatami e Rasfanjani, che lo stanno appoggiando, non sono certo estranei al regime. Ancor di più sembra che un confronto sia in atto anche all’interno della polizia e dell’esercito. Tutto questo fa sperare che in Iran possa avvenire una transizione del potere che conduca alla democrazia.

Ferdinando Pelliccia

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