giu 25 2009

I pensieri europei di Beppe Grillo

Published by Marcello De Giorgio at 17:15 under Pensieri

di  Moris Gasparri

Il titolo della nostra rubrica su LimesOnline – Esiste l’Europa? – è suggestivo e richiama a continui spunti di riflessione. Stavolta proviamo ad utilizzarlo per riprendere un tema già accennato in varie occasioni, ovvero il ruolo dei “suscitatori” del dibattito pubblico sui destini dell’europeismo. Via con la domanda brutale: esiste l’Europa aldilà delle opinioni dei Mario Monti, dei Giuliano Amato, dei Giulio Tremonti, dei Tommaso Padoa Schioppa e delle Emma Bonino, solo per citare alcuni tra i commentatori principali e più autorevoli delle vicende europee nel nostro paese?

Beninteso, i pareri e le competenze degli esperti – soprattutto di quelli che hanno vissuto dall’interno le istituzioni comunitarie – sono importanti, essenziali. Rossana Deplano nel nostro documento La scommessa dell’Europa globale (pp. 27-31) ha però mostrato in maniera molto efficace i limiti ed i pericoli di un confinamento nello specialismo dei temi europei, ed i nomi da noi citati per quanto abituati al confronto pubblico rientrano in questa categoria. Con che voce parla l’Europa di chi non ha mai messo piede a Bruxelles o Strasburgo, di chi non ha mai letto una direttiva, di chi non sa cosa siano il “triangolo istituzionale” e la “fase ascendente”, ovvero la stragrande maggioranza dei cittadini europei? A questa domanda è difficile rispondere. E’ per questo motivo che il post che ieri Beppe Grillo ha dedicato all’Europa sul suo celebre blog è degno d’interesse, perché questa volta ad esporre le sue argomentazioni è un “outsider” che nei suoi ragionamenti politici indossa spesso e volentieri i panni dell’uomo della strada (in questo caso con una finzione, perché Grillo è stato spesso ospite al Parlamento europeo), quasi sempre estremizzandone fino al risentimento alcuni stati d’animo.

Ora, ci sono davvero poche tangenze tra noi che pensiamo che la politica istituzionale conti e sia importante (il che non vuol dire essere soddisfatti del suo stato attuale nel nostro paese, e difatti su molti aspetti non lo siamo) e chi invece come il comico genovese da anni grida alla sua dissoluzione, in nome di una fantomatica restituzione al popolo della sovranità “usurpata” dai suoi rappresentanti. Però molte volte la levata di scudi contro l’antipolitica rischia di essere un richiamo opportunistico, un esonero dal confronto. Anche chi ne contesta radicalmente la legittimità dei suoi attori fa infatti parte, se non altro per ragioni dialettiche, dello “spazio della politica” che gli osservatori sono chiamati ad analizzare. Per cui, al netto di pregiudizi e diffidenze, proviamo a passare in rassegna le critiche principali mosse da Grillo alle istituzioni europee, cercando di prenderle sul serio, anche nella loro confusionaria frammentarietà. E di ricavarci qualche riflessione, a partire dalle posizioni espresse nella nostra Campagna d’Europa.

I pensieri europei di Grillo si aprono con la geopolitica, riproponendo la vexata quaestio sui confini dell’Europa. “Si sta aprendo all’Ucraina a est, alla Bielorussia, a Israele, alla Turchia. Cos’è questa Europa? Eurasia? Eurafrica? Che cosa sta diventando?” Posizione condivisibile, che esprime una preoccupazione viva nel dibattito europeo. Basti pensare al disaccordo sull’ingresso della Turchia nella UE, osteggiato da Sarkozy con la motivazione perentoria che la Turchia è Asia, non Europa. Oppure, come abbiamo mostrato nel nostro ultimo paper, al dibattito sorto attorno al tema EuRussia che rischia di trovare un punto di collasso nelle posizioni “russofobe” di molti dei paesi dell’Europa centro-orientale, in un potenziale conflitto la cui risoluzione è materia di grande politica. La geografia è un tema serio, che condiziona l’agire politico. Questa consapevolezza sembra mancare nel dibattito fra i leader europei.

Grillo attacca poi Mario Mauro – l’europarlamentare capogruppo della delegazione del PDL in lizza per la presidenza del Parlamento europeo – definendolo “inesistente” e “zerbino dello psico-pedo-nano” Berlusconi. Definire Mario Mauro con questi epiteti è un falso politico di prima grandezza, un atto di disonestà intellettuale, aldilà della condivisione o meno della sua appartenenza partitica. Perché significa ignorare il percorso decennale di Mauro all’interno del PE, la sua autorevolezza unanimemente riconosciuta, la sua presenza continua al lavoro nelle commissioni ed in aula. Tutto questo in controtendenza con uno “stile italiano” che a Strasburgo ci ha reso tristemente noti per i livelli di assenteismo e turnover tra i più alti.

Chi comanda in Europa? Per Grillo il Parlamento europeo “non conta quasi niente”. Errore grave. Si tratta di un’affermazione giusta se per “contare” si intende la percezione delle opinioni pubbliche continentali circa il ruolo di questa istituzione. Ma ogni osservatore attento sa dell’importanza crescente del PE. Non solo per i dossier che il Parlamento vota in codecisione (e quindi modifica) su un numero di materie sempre più vasto, come ricordava l’altro giorno il Sole 24 Ore. Ma per il ruolo politico sempre più centrale che il Parlamento sta assumendo nella nuova fisionomia istituzionale europea, soprattutto come difensore dello “spirito sovranazionale” (ne avremo presto una prova in occasione della nomina del prossimo presidente della Commissione). Per cui quella di Grillo su questo punto è cattiva demagogia e basta.

Le direttive che prendiamo dal Parlamento? Non ce n’è una che abbiamo portato a termine. Loro fanno le direttive, noi non le rispettiamo e paghiamo le multe”. Qui c’è molta verità, ma non tutta la verità. Il problema del recepimento, su cui siamo intervenuti più volte, esiste. Il Trattato di Lisbona aumenta la deterrenza, accorciando i meccanismi invero farraginosi con cui gli Stati membri vengono sanzionati dalla Corte di giustizia europea e dalla Commissione. Su questo punto il tema centrale è la responsabilizzazione del sistema-Paese nel suo insieme. Spesso infatti le infrazioni sono causate da errori amministrativi dei livelli di governo locali, dovuti alla scarsa formazione tecnica dei dipendenti della pubblica amministrazione.

Il deficit d’informazione. Qui Grillo esprime una verità sacrosanta, su cui non si può non concordare. “Ci vogliono persone che siano lì e ci informino su dove fanno a finire tutti i soldi, alla lira. Ci deve essere un responsabile in Italia. Allora, abbiamo bisogno di informazione, informazione. Sennò l’Europa non c’è. Non c’è niente”. In queste parole è racchiuso molto del senso della nostra battaglia culturale sui temi europei. Ad esempio, Chiara Mazzone sta curando per Lo Spazio della Politica un’inchiesta su come le città italiane in questi anni hanno speso (non speso, o speso male) i fondi comunitari destinati alle regioni, per quali progetti e per quali realizzazioni. Il problema vero, più che il controllo a livello europeo (dove esiste da qualche anno un’apposita agenzia antifrode – l’OLAF – voluta da Romano Prodi durante la sua presidenza della Commissione) è il monitoraggio in Italia, una questione sollevata recentemente anche da una lunga indagine della Corte dei Conti che punta l’indice contro le malversazioni sui fondi europei presenti in molte regioni italiane.

(Fonte : http://www.lospaziodellapolitica.com)

Add This! del.icio.us Digg Facebook Furl Google Google Reader Mister Wong Ask.com MyStuff Ask.com Yahoo! MyWeb Netscape Segnalo Technorati Blinklist Blogmarks BlogMemes BlueDot BlogLines co.mments Connotea de.lirio.us Diigo DZone FeedMeLinks Folkd.com Fleck icio.de IndianPad Leonaut Plugin by Dichev.com

No responses yet

Trackback URI | Comments RSS

Leave a Reply