giu 07 2009
Elezioni in Libano
Elezioni legislative in Libano. Una corsa all’ultimo ‘voto’ tra l’opposizione guidata da Hezbollah e sostenuta da Iran e Siria e l’attuale maggioranza parlamentare filoccidentale
Oggi in Libano si vota per il rinnovo del parlamento, unicamerale ed eletto ogni 4 anni. Elezioni legislative che potrebbero segnare la fine delle tensioni e violenze scoppiate nel 2005 e che hanno investito il Paese trascinandosi fino ad oggi. A confrontarsi ci sono la coalizione filoccidentale identificabile come ‘le Forze del 14 Marzo’ e quella guidata da Hezbollah e sostenuta da Iran e Siria identificabile come le ‘Forze dell”8 Marzo’. La prima, che vinse le elezioni del 2005, non è altro che un’alleanza di partiti sunniti, drusi guidati da Walid Jumblat e maroniti con le Falangi di Amin Gemeayl, coalizzata intorno alla figura di Saad Hariri figlio ed erede politico del compianto Rafiq Hariri e al suo movimento ‘al-Mustaqbal’, Il Futuro, che riunisce i sunniti. Il suo nome è l’evocazione della data in cui, dopo l’assassinio dell’ex premier Rafiq Hariri avvenuto nel mese di febbraio di quell’anno, manifestazioni di massa a Beirut portatono al ritiro delle truppe siriane dal Paese dopo 29 anni di ‘tutela’ politico-militare.
militari libanesi che pattugliano le strade mentre si vota
La coalizione invece nota come ‘Forza dell’8 Marzo’, oggi all’opposizione è guidata da Hezbollah, a sua volta rievoca la data di un’altra manifestazione organizzata a Beirut, sempre nel 2005. Essa non è altro che una coalizione composta da Hezbollah di Hasan Nasrallah, Amal del presidente del Parlamento Nabih Berri, la Libera corrente patriottica del cristiano Michel Aoun e Marada con i cristiani guidati da Suleiman Franjieh. Al vincitore di questa tornata elettorale spetterà eleggere il nuovo premier e formare il nuovo governo, scelta questa che in passato però ha spesso portato instabilità e violenza nel Paese. Un’eventuale vittoria dell’opposizione filo-siriana rischia di far piombare il Libano in una condizione di isolamento internazionale. Pertanto è chhiaro che i risultati del voto non avranno ripercussioni solo sulla situazione interna politica del Paese dei Cedri, ma avranno anche un peso significativo nella definizione delle dinamiche regionali.Con il voto di oggi le diverse entità confessionali libanesi puntano a dividersi i poteri in un Libano dove il presidente è maronita, il premier è sunnita e il presidente dello stesso Parlamento è sciita.
sulle elezioni in Libano 2009 vigilano osservatori internazionali
Quel parlamento che vede suddivisi, per legge, i suoi 128 seggi in maniera proporzionale tra le diverse confessioni. Per la comunità cristiana, 34 sono dei maroniti, 14 dei greco-ortodossi, 8 dei cattolici, 6 degli armeni e 2 di altre minoranze. Dei seggi della comunità musulmana, 27 sono degli sciiti e altrettanti dei sunniti, 8 dei drusi e 2 degli alawiti. Per il voto poi la complicata legge elettorale del Libano divide il Paese in 26 distretti. Risalgono al 2005 le ultime elezioni legislative nel Paese. In quell’occasione, l’attuale maggioranza parlamentare riuscì a conquistare 72 seggi in parlamento mentre l’opposizione costituita dalle ‘ forze dell’8 marzo ne conquistò 35 e il blocco del generale cristiano Michel Aoun ne ottenne invece 21. Da allora 4 esponenti politici delle ‘Forze del 14 Marzo’ sono stati assassinati riducendo di fatto a 68 i seggi controllati dalla coalizione filoccidentale. Nel febbraio del 2006 poi, prima del conflitto scoppiato tra i miliziani sciiti libanesi di Hezbollah ed Israele, le ‘Forze dell’8 Marzo’ e il blocco di Aoun si sono alleati costituendo di fatto un gruppo misto all’opposizione forte di 56 seggi. A fare la differenza sarà il voto dei cristiani. Il vero scontro è infatti, tra i candidati fedeli a Michel Aoun, alleato di Hezbollah, e quelli fedeli ai suoi rivali Samir Geagea e Amin Gemayel, membri della coalizione attualmente in maggioranza nel parl amento. Sulla regolarità delle operazioni di voto vigilano circa 200 osservatori internazionali. In particolare quelli della Missione di osservatori dell’Ue guidata da Jose Ignacio Salafranca e del ‘Centro Jimmy Carter’ fondata dell’ex presidente americano.
Jimmy Carter capo osservatori internazionali in Libano
Alla vigilia del voto lo stesso Carter si è detto di non avere timori sullo svolgimento delle elezioni, ma di temere sull’accettazione o meno dei risultati da parte di alcune componenti politiche del Paese. A vigilare sulla sicurezza, in tutto il Paese, sono stati dispiegati mezzi blindati e circa 50mila soldati e poliziotti, che pattugliano le strade e sostano davanti ai 1.753 seggi, aperti nelle 26 circoscrizioni per permettere ai circa 3,2 milioni di libanesi di votare. Si sta registrando una massiccia affluenza alle urne. Si dovrebbe superare abbondantemente il 50 per cento. I risultati del voto dovrebbero essere resi noti domani.
Ferdinando Pelliccia











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