giu 04 2009

ADRANO – VELENI NEL SIMETO, INQUINATA ACQUA PER L`IRRIGAZIONE.

Published by Marcello De Giorgio at 11:24 under Ambiente

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Le spettacolari gole del Simeto fanno di questo secondo fiume siciliano, per estensione e portata d’acqua, un raro esempio di nicchia ecologica fluviale e lacuale che comprende specie faunistiche rare e macchia mediterranea di eccezionale bellezza. Il fiume si snoda per oltre 113 chilometri dai monti Nebrodi, dove origina fisicamente, al mare dove insiste una superba oasi orientata protetta tra le più straordinarie d’Europa. Il fiume, negli anni, è stato oggetto di violazioni gravissime. Di attacchi alla natura non più incontaminata che hanno provocato danni incalcolabili all’ecosistema umido e a quello attiguo che sfiora gli alvei e prosegue oltre sino ai terreni coltivati. Nel Simeto hanno scaricato di tutto: dall’amianto al mercurio-cromo, dalle cere ai reagenti chimici, dai residui della lavorazione di opifici e oleifici in particolare agli scarti di fabbriche che costruiscono materiale per l’edilizia sino ai rifiuti speciali tossici e nocivi se non radioattivi. Insomma un meraviglioso corso d’acqua che ha ridotto la sua portata, negli anni, di oltre il 40% non solo per problemi di inquinamento ma per le ripetute captazioni abusive del prezioso liquido che hanno trasformato il fiume in un ruscello spesso melmoso e maleodorante.

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Ad Adrano, in provincia di Catania, accade un fatto che ha davvero dell’incredibile. La società Acoset che gestisce il depuratore ubicato a sud del grosso centro agricolo etneo, di fatto pulisce soltanto i reflui di un solo quartiere assoggettando a tariffa intera il servizio non reso a gran parte della collettività locale. Insomma il depuratore, comunque già vecchio e di progettazione obsoleta, filtra acque nere e reflui urbani in minima parte e scarica le acque trasformate nel Simeto senza ulteriori sistemi di filtrazione. Come se non bastasse, a valle, il fiume viene investito da una gran portata di acque schiumose che da un corso d’acqua laterale, sfociano nel centro del letto fluviale avvelenando suolo, sottosuolo e faglie acquifere nonché la fauna ittica un tempo presente in notevole quantità. Di chi è la colpa di questo autentico scempio ecologico?:”… Senza dubbio della miopia delle istituzioni ai vari livelli – dice la professoressa Angela Anzalone, 49 anni, insegnante di scuola media – che non valorizzano un territorio invidiabile come questo e un fiume che ha una lunga storia e che a noi siciliani ha dato molto in termini di sopravvivenza e di cultura. L’assenza di vigilanza ha trasformato la vasta area in una sorta di terra di nessuno dove è possibile fare qualsiasi cosa. Senza un’appropriata educazione ambientale non sarà possibile tutelare appieno il prezioso liquido e proteggere il fiume dalle speculazioni e dall’inquinamento. Di contro il problema dell’acqua, fiume a parte, è causa di scarso approviggionamento idrico a fronte di bollette salate che pagano la gran parte dei cittadini di Adrano con l’aggiunta dei balzelli previsti per la costruzione delle fogne e dell’allacciamento al depuratore, sino a qualche tempo fa dichiarati anticostituzionali. Una nuova sentenza, invece, prevede che le aziende possano pretendere le tasse a fronte di un servizio reale o per un progetto su accantonamento dei capitali. I nostri soldi, e sono milioni di euro, che fine hanno fatto? Chi scarica veleni dentro il fiume?…”.

La coraggiosa insegnante ha denunciato i fatti alla magistratura mentre il consigliere comunale Giuseppe Palazzotto, 35 anni, architetto, ha iniziato con le verifiche e i controlli ricevendo soltanto risposte evasive e complici silenzi:”… La situazione è gravissima e riguarda l’inquinamento fluviale mai così alto – conclude l’architetto Palizzotto – ho chiesto ai tecnici le mappe degli allacciamenti al depuratore con le planimetrie dell’intero territorio. Ad oggi ho ricevuto soltanto una planimetria priva di firme e timbri…”. Intanto una cicogna, da ben quattro anni, continua a nidificare ad un tiro di schioppo dalle nauseabonde schiume che avvelenano le acque etnee. Il pennuto, quando ha sete, svolazza tra i campi e beve l’acqua pulita che trova nelle masserie. Nessuno l’ha più vista, come un tempo, bagnarsi sul fiume. Sa che morirebbe all’istante.

Jo Condor

(Fonte : http://www.leielario.it)

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