Inviamo una cartolina alle più alte cariche dello Stato in cui scriviamo semplicemente: “Salviamo i 10 marinai italiani del ‘Buccaneer’”
Dall’11 aprile scorso ci sono 10 marinai italiani nelle mani di pirati somali che per liberarli chiedono un riscatto. La somma richiesta era di 30milioni di dollari però ora è scesa a 2milioni di dollari.
Ecco i nomi dei 10 marittimi italiani sequestrati dai pirati nel Golfo di Aden:
Mario Iarlori, comandante, iscritto alla Capitaneria di porto di Ortona (Chieti); Mario Albano, primo ufficiale di coperta, iscritto alla Capitaneria di Porto di Gaeta (Latina); Tommaso Cavuto, secondo ufficiale di macchina, iscritto alla Capitaneria di Porto di Ortona (Chieti); Ignazio Angione, direttore di macchina, iscritto alla Capitaneria di Porto di Molfetta (Bari); Vincenzo Montella, marinaio, iscritto alla Capitaneria di porto di Torre del Greco (Napoli); Giovanni Vollaro, marinaio, iscritto alla Capitaneria di porto di Torre del Greco (Napoli); Bernardo Borrelli, marinaio, iscritto alla Capitaneria di porto di Torre del Greco (Napoli); Pasquale Mulone, marinaio, iscritto alla Capitaneria di Porto di Mazara del Vallo (Trapani); Filippo Speziali, marinaio, iscritto alla Capitaneria di Porto di San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno); Filomeno Troino, cuoco, iscritto alla Capitaneria di Porto di Molfetta (Bari).
E’ normale che in situazioni simili qualsiasi Paese avrebbe adottato misure idonee a far fronte ad ogni evenienza e si sarebbe adoperato per accordarsi con i ‘banditi’ anche scendendo a patti. Cosa questa che è stata fatta finora proprio dall’Italia, al tempo dei sequestri delle due Simone, della Sgrena, di Mastrogiacomo e altri ancora. La situazione attuale invece è di stallo per l’inconsueta intransigenza mostrata dalle parti. Da un lato i pirati che non ne vogliono più saperne di trattative e mediazioni ma vogliono solo i soldi, è trascorso più di un mese. Dall’altro lato il governo italiano che , stranamente, ne chiede una liberazione incondizionata e senza riscatti. Quello che si è delineato è una sorta di inspiegabile immobilismo sia dei militari sia della diplomazia italiana. Non è chiaro perchè l’Italia non ci provi a riportare vivi a casa i propri connazionali con le ‘buone’ o con le ‘cattive’. La vita dei 10 marinai è appesa ad un sottilissimo filo che è teso e oscilla fra le tentazioni di un blitz militare, dagli esiti incerti, e la flebile speranza di una trattativa che ormai è impantanata e intorbidita da ambigui ultimatum e da diverse forme di sciacallaggio. Oggi sembra che intorno a questa vicenda sia calato un assordante silenzio. Un silenzio non solo istituzionale ma anche dei media. Un tempo una storia del genere avrebbe riempito le prime pagine dei giornali e i telegiornali e le stazioni radio vi avrebbero dedicato ampi servizi, come la Tv dei talks shows, e poi per le strade, nelle piazze, si sarebbe cercato di mobilitare l’opinione pubblica. Il dramma degli uomini del rimorchiatore italiano ‘Buccaneer’ sembra che si sta consumando nell’indifferenza generale. Nel frattempo le loro famiglie sperano di riabbracciarli presto al loro rientro in Italia sani e salvi. Nelle rare telefonata ricevuta dai familiari degli ostaggi, i prigionieri chiedono di ‘fare presto’ e il tono della voce è di chi è terrorizzato dall’esperienza che sta vivendo. Sollecitiamo il governo, lo stato italiano a fare il possibile per salvare i marittimi italiani all’inizio sarà una sola voce poi due e alla fine si diventerà un coro. Un coro assordante che dovrebbe riuscire a smuovere l’attuale immobilismo.
Mobilitiamoci noi tutti e inviamo alle più alte cariche dello Stato una cartolina scrivendoci semplicemente:
“Salviamo i 10 marinai italiani del ‘Buccaneer’”. Invito tutti a farlo e forse questa iniziativa riuscirà a risvegliare gli animi e a condurre ad una positiva soluzione dell’intera vicenda.
Lo Staff di dgtvonline