Lug 31 2008
Scie chimiche in sardegna
…e questo è solo un video, visitando http://www.youtube.com/user/loryyy69, c’è tanto, tanto di più…
Meditate gente, meditate!
Marcello De Giorgio.
Lug 31 2008
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Meditate gente, meditate!
Marcello De Giorgio.
Lug 31 2008
Intervento di GIORGIO TUFARIELLO(Consigliere Comunale PD a Casalecchio di Reno).
Decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112
“Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione Tributaria”
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 147 del 25 giugno 2008 - Suppl. Ordinario n.152/L
Titolo IV
PEREQUAZIONE TRIBUTARIA
Capo I
Misure fiscali
PEREQUAZIONE TRIBUTARIA
Art. 81.
Settori petrolifero e del gas
29. E’ istituito un Fondo speciale destinato al soddisfacimento delle esigenze prioritariamente di natura alimentare e successivamente anche energetiche dei cittadini meno abbienti.
30. Il Fondo e’ alimentato:
a) dalle somme riscosse in eccesso dagli agenti della riscossione ai sensi dell’articolo 27 del presente decreto;
b) dalle somme dovute allo Stato a titolo di acconto delle aliquote di prodotto della coltivazione di idrocarburi ai sensi del comma 9 secondo periodo, del presente decreto;
c) dalle somme versate dalle cooperative a mutualità prevalente di cui all’articolo 2, commi 25 e 26;
d) con trasferimenti dal bilancio dello Stato;
e) con versamenti effettuati a titolo spontaneo e solidale da parte di società ed enti operanti in specie nel comparto energetico.
31. Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze di concerto con il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali sono stabilite le modalità di utilizzo del Fondo per la erogazione di aiuti eccezionali in presenza di effettive situazioni di bisogno.
32. In considerazione delle straordinarie tensioni cui sono sottoposti i prezzi dei generi alimentari e il costo delle bollette energetiche, al fine di soccorrere le fasce deboli di popolazione in stato di particolare bisogno e su domanda di queste, e’ concessa ai cittadini residenti che versano in condizione di maggior disagio economico, individuati ai sensi del successivo comma, una carta acquisti finalizzata all’acquisto di tali beni e servizi, con onere a carico dello Stato.
33. Entro trenta giorni dall’entrata in vigore del presente decreto, il Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, disciplina, nei limiti delle risorse disponibili a legislazione vigente:
a) i criteri e le modalità di individuazione dei titolari del beneficio di cui al comma 32, tenendo conto dell’età dei cittadini, dei trattamenti pensionistici e di altre forme di sussidi e trasferimenti già ricevuti dallo Stato, della situazione economica del nucleo familiare;
b) l’ammontare del beneficio unitario;
c) le modalità e i limiti per la fruizione del beneficio.
Alla carta sociale per i più poveri vanno 200 milioni di euro, pari a meno del 10% del gettito atteso, e soltanto nel 2009 (La Repubblica, 12/07/08), a fronte di maggiori entrate tributarie, con la “Robin Tax”, pari a circa 5 miliardi di euro. Il Ministro Tremonti ha identificato in questi articoli del DL uno strumento volto a sostenere il potere d’acquisto delle categorie più deboli: una “carta sociale prepagata” del valore di 400 euro annui da utilizzare per la spesa alimentare e le bollette energetiche., che dovrebbe essere distribuita a 1,2 milioni di beneficiari (pensionati al minimo). Ha contestualmente affermato che questo progetto “ci rende eticamente molto fieri”.
Commenti a questi articoli del DL
Tiziano Treu (Europa, 24/06/08) afferma che la Card per gli anziani (tessera per i poveri) è pura demagogia: un’iniziativa che farebbe arrossire il più incallito dei paternalisti!
Hominibus - Movimento di opinione per l’affermazione della democrazia reale – (25/06/08) dice che, con questa “Carta” (definita una “pia elargizione”), Robin Hood-Tremonti se ha inventata un’altra delle sue, mettendo in evidenza l’ipocrisia del Ministro quando afferma che la “Carta” sarà inviata con la pensione agli aventi diritto “nella più assoluta riservatezza”. Ma quale ulteriore umiliazione infliggerà ai nostri pensionati l’esimio Tremonti, in una società come la nostra in cui essere poveri è già umiliante? Quanti di loro se la sentiranno di andare al negozio di pane e latte o di alimentari e pagare con la “tessera di riconoscimento di povertà”, cercando di evitare le occhiate di compassione degli altri avventori?
E chi ci garantirà che i commercianti non aumenteranno i prezzi facendo poi gli sconti, con il risultato che per i pensionati non ci sarà alcun vantaggio?
E chi ci guadagnerà dalla gestione amministrativa (qualche banca di quelle che Robin-Tremonti dice di voler togliere per dare ai poveri?).
E cosa costerà in termini di burocrazia a tutti i commercianti che dovranno poi richiedere i rimborsi?
Ma non era molto più semplice istituire per questi pensionati una sorta di “quattordicesima” di 400 euro da pagare nel mese di luglio di anno (così, dico io, come ha fatto il precedente Governo Prodi, decisione purtroppo a pochi italiani ben nota!)
Famiglia Cristiana (29/06/08), definendo “deludente” il DL e facendo riferimento alla “carta per gli anziani”, la definisce una notizia scoppiettante e demagogia pura. Con provvedimenti assistenziali, la carità diventa legge, diventa “carità di Stato”. Con 30 euro al mese si cambia la vita dei poveri? Allora valgono molto di più i pacchi della Caritas o della Conferenza di S. Vincenzo.
Maurizio Ferrera (Corriere della Sera 3/07/08), dopo averci ricordato le forti perplessità sull’efficacia del progetto manifestate da Sindacati, Associazioni, Partiti d’opposizione, ci ha invitato a riflettere su un’esperienza non troppo dissimile già da tempo in corso negli Stati Uniti: il cosiddetto “Food Stamp Program” che assorbe l’1% della spesa federale e che copre 26 milioni di americani che vivono al di sotto la soglia di povertà, in modo particolare bambini, gestanti, persone fragili o malate. L’importo varia in base al reddito ed alla composizione della famiglia e la somma media per beneficiario è di circa 1.000 dollari l’anno. Una famiglia molto povera di 4 persone residente a New York (la città che ha il costo della vita più alto) può però ricevere fino a 6.500 dollari. La misura (da alcuni criticata per la sua impostazione un po’ “paternalistica”) costituisce una vera e propria garanzia di sicurezza alimentare e nutritiva di base per gli americani poveri.
Sono due per Ferrera le caratteristiche dello schema americano che meritano di essere attentamente meditate e prese come esempio per il nostro Governo: la prima è l’universalità per tutti i poveri, non solo per gli anziani. Da tempo, infatti, l’ISTAT segnala che in Italia sono soprattutto quelle numerose e che la povertà colpisce in particolare i bambini. Non avrebbe quindi molto senso limitare la carta sociale ai soli pensionati al minimo, come invece sembra essere nelle intenzioni del Governo. La seconda caratteristica è che i Food Stamps sono solo uno dei tanti programmi defecali e statali di sostegno ai redditi più bassi. Contrariamente a quanto si pensa, negli USA esiste una “rete di sicurezza economica” (la così detta Safety net) che prevede crediti d’imposta, sussidi temporanei per famiglie in difficoltà, integrazioni al reddito dei non attivi, sussidi di disoccupazione. Si tratta di un Welfare severo, con molti controlli. Ma l’Italia non dispone di un modello sociale degno di un Paese UE: avvicinarsi almeno un po’ agli standard americani sarebbe già un bel passo avanti.
Per Ferrera, l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è un ennesimo pannicello caldo. In questo caso ci sarebbe ben poco di cui essere fieri, non solo dal punto di vista etico, ma anche sul piano dell’ambizione e della coerenza programmatica di questo Governo.
Beatrice Draghetti (Presidente Provincia BO) parla di “poveri istituzionalizzati” e mette in evidenza l’approccio assistenzialista del provvedimento che, tra l’altro, non è rispettoso dei diritti previsti nella Costituzione (si passa dai diritti a delle concessioni).
La situazione attuale e correlazioni con la povertà
Il Rapporto ISTAT
Il guadagno = Il 50% delle famiglie italiane vive con meno di 1.900 € al mese
In difficoltà una famiglia su tre
Il 15% delle famiglie non arriva a fine mese (crisi della “quarta settimana”), il 66% non risparmia. Nella “quarta settimana” vi è un boom di prestiti, che hanno raggiunto il 53% dei crediti erogati, per fare fronte a spese di ogni genere e non per acquistare una macchina, la TV e mobili per la casa (questo è propriamente il credito al consumo).
Il 9,4% delle famiglie ha difficoltà con le bollette, le più care in Europa dopo la Danimarca (gli italiani pagano 5 miliardi l’anno di imposte: sulle tariffe, che nell’ultimo anno e mezzo sono aumentate del 14,7%, le imposte pesano per il 13,7%, mentre gli “oneri di sistema” incidono per il 7,9%)
Le rate dei mutui pesano sempre di più sui bilanci delle famiglie (dal 2004 al 2007 sono saliti da 469 € a 559 € al mese)
La disuguaglianza dei redditi è superiore alla Media UE (in 7 anni i salari hanno perso il 13% rispetto alla media UE)
Il carovita
L’inflazione (L’imposta sui poveri, Luigi Spaventa – la Repubblica, 1/07/08) mai così alta negli ultimi 12 anni ( + 3,8 rispetto a giugno 2007, + 4% in Europa) è più veloce nel Mezzogiorno (+ 1% di fronte al Nord). Il Mezzogiorno è più simile a Lettonia, Portogallo e Lituania. Un forte impatto sul potere d’acquisto delle famiglie e sulle imprese è stato causato da rincari di Petrolio e Cereali. Sono saliti soprattutto i prezzi al consumo del pane (a giugno + 13%), della pasta ( + 22,3%), dei trasporti, dell’elettricità e dei combustibili = 1 litro di benzina sfiora quota € 1,60 (a causa del continuo fluttuare del prezzo del petrolio = 143 dollari al barile, che incide sulle Borse, sulla finanza e sull’economia reale). Così dicasi del gasolio (+ 31,1%). Il tutto corrisponde ad un maggior costo annuale per le famiglie italiane di 1.500 euro, di cui 310 relativi a benzina e gasolio. Alle famiglie con due figli l’inflazione toglie 130 euro al mese!
La casa
La casa pesa sul bilancio delle famiglie povere per il 31,1% e delle ricche per l’8,5%
La crescita
In 10 anni il PIL in Italia è cresciuto dell’1,4% contro il 2,5% della UE
Produzione
A maggio la produzione ha subito una brusca frenata, un calo del 6,6%, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
L’occupazione è aumentata ma la produttività è molto debole: da questa combinazione scaturisce un peggioramento della capacità competitiva.
I salari
I salari sono fermi a 15 anni fa: sono aumentati del 4,7% dal 1995, mentre l’inflazione è cresciuta del 24%!!!. A maggio, in Italia, le retribuzioni contrattuali, sia orarie che per dipendente, sono aumentate del 3,3% su base annua: assai meno nel settore privato, assai più nella Pubblica Amministrazione
Gli anziani
Nel 2051 l’Italia sarà un Paese per vecchi, vi sarà infatti il grande boom degli over 85 (“grandi vecchi”) che risulteranno triplicati rispetto ad oggi (8 italiani su 100 avranno un’età veneranda!). Gli anziani saranno quasi il doppio di quelli attuali (oltre 20 milioni cioè contro meno di 12).: 1 residente su 3 avrà quindi oltre 65 anni.
L’immigrazione
L’immigrazione annua si assesterà sui 200.000 ingressi l’anno. Nel 2051, dei 61,5 milioni di abitanti previsti (contro gli attuali 59,1), quasi 11.000 saranno immigrati (17,3% della popolazione contro l’attuale 5%). Il nostro Paese attualmente è quello europeo con la più bassa quota percentuale di immigrati. Di fronte a questo scenario reale, è necessario quanto prima che, sin dalla scuola, venga favorita una cultura multirazziale. Ci dobbiamo attrezzare mentalmente per questi fenomeni ineludibili (per ragioni economiche). Si verificheranno altresì rilevanti trasferimenti interni da Sud a Nord.
La ricerca della Cgia di Mestre (La Repubblica, 13/07/08)
Dai trasporti pubblici alle bollette, ecco il boom dette tariffe: + 40%
Dal 2000 ad oggi il costo dei servizi è cresciuto il doppio degli stipendi. La crescita media del 40% è superiore al tasso d’inflazione, cresciuto del 21,2% nello stesso periodo di 8 anni e mezzo.
Rifiuti urbani = + 42,2%; Luce = + 35,4%; Acqua e gas = + 37,7%; Autostrade = + 27,8%
IL Rapporto sui Diritti Globali 2008
(promosso in collaborazione con Cgil, Arci, Cnca, Gruppo Abele e Antigone)
Italia più povera, precaria e meno solidale
“Cresce sempre più il senso di insicurezza della popolazione, la precarietà del lavoro, la sfiducia del futuro e la paura di perdere il benessere e la qualità delle proprie condizioni di vita” (Guglielo Epifani).
Lavoro sempre più precario, flessibilità è sinonimo di precarietà.
Lavoratori a termine: nel 2007 = 2.269.000
Lavoratori a tempo parziale: nel 2007 = 2.421.000 – In entrambi i casi vi era una maggioranza di donne
Presenza femminile nel sommerso: nel 2007 = 1.350.000 unità
Instabilità: 3.400.000 (il 18% non è occupato da meno di un anno)
Salari: sono cresciuti meno dell’inflazione. Il 32% delle donne ed il 60% dei lavoratori precari guadagnano meno di 1.000 € al mese.
Povertà
Gli italiani si percepiscono più poveri o comunque a rischio povertà: il32% parla di un peggioramento economico <8nel 2007 erq il 25,7%) e per il 13,7% si tratta di un cambiamento negativo molto significativo soprattutto nel Nord Est. <tra i beni percepiti come i più colpiti ci sono: benzina, alimentari, casa e trasporti
Morti bianche
1.000 morti sul lavoro l’anno; 900.000 infortuni
Immigrazione e lavoro
1 azienda su 5 fa ricorso agli immigrati per lavori “dequalificanti, faticosi e manuali”. Gli stranieri arrivano in Italia sani e, anche a causa delle condizioni lavorative, rischiano di ammalarsi.
Sicurezza
L’Italia risulta essere un Paese relativamente sicuro: gli omicidi corrispondono a 1,19 ogni 100 mila abitanti. Più sicuri rispetto al resto d’Europa anche per quanto riguarda i reati di strada. Rimane però ancora netto il divario tra percezione della minaccia ed effettività dei fenomeni criminali.
Immigrazione e sicurezza
I reati compiuti dagli immigrati pesano sul panico sociale, ma gli stranieri sono invece spesso vittime di violenza: del 16% degli omicidi, del 24% degli stupri, del 5,7% degli scippi, del 12,3% delle rapine in casa,del 9,9% delle storsioni.
Spese militari
L’Italia è all’8° posto della classifica per la spesa militare. Nel 2007 sono stati spesi 29,9 miliardi di euro. Nel 2008 la spesa è stata aumentata di 2 miliardi.
Indagine Ocse (Outlook sull’occupazione, 3/07/08)
Buste paga italiane più basse del 22%
Salari
L’Ocse fotografa il crollo dei salari: le buste paga italiane sono più basse del 22% in termini di potere d’acquisto tra i Paesi dell’Ocse e di quasi il 14% in Eurolandia. Gli italiani guadagnano poco, meno della media tra i 30 Paesi dell’Ocse, meno di quelli europei. La retribuzione media di un italiano, in termini di potere d’acquisto, è di 29.844 dollari l’anno contro i 38.252 della media Ocse e i 34.651 della media dei Paesi dell’Euro-zone. I nostri salari medi reali sono diminuiti dello 0,2% nel 2006 (*1,1% media Ocse), dopo essere aumentati dello 0,8% nel periodo 1995-2000.
Produzione
Uno studio recente dell’Ocse, che raccoglie diversi indicatori di produttività, mostra impietosamente che il nostro Paese è quello in cui la produttività del lavoro, comunque misurata, è cresciuta di meno dal 2001 in poi. Di qui le ragioni del declino relativo dell’Italia, la discesa del nostro reddito per abitante al disotto della media dell’Unione Europea, di quella a 19, non a 15! Ma se la produttività non cresce, non c’è trippa per gatti! Di conseguenza, le parti (lavoratori ed imprenditori) fanno fatica a chiudere i Contratti Nazionali di Lavoro sono aperti, col risultato che più del 50% dei lavoratori dipendenti oggi ha il proprio contratto scaduto (dati Istat). Per l’economista Tito Boeri (la Repubblica 16/06/08) da qui discende la grande importanza che riveste la riforma degli assetti contrattuali su cui si sta faticosamente cercando un accordo. Si tratta di dare più peso alla contrattazione collettiva azienda per azienda.
Tale riforma servirà anche a rendere meno drammatico il problema del precariato (vedi dopo) che comporta oggi non solo instabilità dell’impiego, ma anche salari bassi.
Occupazione
La disoccupazione, a causa della crisi della finanza mondiale, è destinata a crescere del 9% alla fine del prossimo anno. Ci sarà così 1 milione di disoccupati in più nel 2008 ed altri 2 nel 2009. L’Italia è in fondo alla classifica per il tasso di occupazione (peggio di noi solo Ungheria, Polonia e Turchia. Registra altresì una delle performance peggiori per l’occupazione femminile (facciamo meglio solo di Messico e Turchia). Solo Grecia e Polonia vanno peggio di noi quanto all’occupazione dei giovani.
Gli italiani, però, lavorano di più della media Ocse: nel 2007 hanno lavorato in media 1.824 ore, 10 in più del 2006, contro una media Ocse di 1.794 ore l’anno.
A pesare sui dati italiani è stata anche la massiccia regolarizzazione di lavoratori immigrati degli ultimi anni, che sta contribuendo a modificare il nostro mercato del lavoro, provocando forti aumenti della quota di lavoro a bassa qualifica sulla media dei salari nazionali.
Nel 2007 il tasso di disoccupazione è sceso dal 6,8 dell’anno precedente al 6,1%. Ma alla fine del 2008 dovrebbe arrivare al 6,2% e poi al 6,5% nel 2009. Tra i giovani (15-24 anni) tocca il 20,3%. E in media i neo diplomati italiani impiegano tre anni a trovare il loro primo lavoro, un anno in più della media dei Paesi dell’Europa a 15.
Circa il tasso di occupazione, l’anomalia italiana sta soprattutto nel divario tra uomini e donne: i primi sono al 70,7%, mentre le seconde (che guadagnano anche il 18% in meno degli uomini) crollano al 46,6%, ben lontano da quel 57,4% che costituisce la media Ocse e da quel 59,1% che è la media dell’Europa a 15.
Condizioni di lavoro
Peggiorano perché l’intensità del lavoro è aumentata di 28 punti percentuali, l’incremento maggiore tra i Paesi UE. Dalla seconda metà degli anni Novanta, i problemi mentali legati al lavoro come stress, insonnia e crisi d’ansia sono aumentati del 3,2%.
Manovra finanziaria, DPEF e promesse non mantenute
La Finanziaria 2009, tramite un decreto ed un o più disegni di legge, vale 13,1 miliardi di euro solo per il prossimo anno e prevede un orizzonte di intervento fino al 2011 quando, per restare in linea con le richieste dell’Europa, l’aggiustamento al Bilancio dovrà arrivare ad un totale di 34,8 miliardi di euro.
I tagli di spesa più significativi previsti ammontano a quasi 2 miliardi di euro agli Enti Locali, 1 sulla Sanità, 1 sul Pubblico Impiego, il resto alla Sicurezza ed alla Scuola (- 100.000 insegnanti), ai Ministeri ed altri che riguardano investimenti infrastrutturali al Sud, il trasporto pubblico locale (€ 353), il fondo per inclusione degli immigrati (da 100 milioni di euro a 5), il fondo per la lotta alla violenza sessuale (azzerato) - (Newsletter Donata Lenzi 9/07/08).
Tra le entrate, da sottolineare la stangata fiscale su banche, assicurazioni e petrolieri (Robin Tax).
Tasse
Le promesse fatte in campagna elettorale (Berlusconi, Ancona – 2/4/08), di ridurre la pressione fiscale sotto il 40% del PIL nei prossimi anni, non saranno mantenute. Nel DPEF, infatti, il Governo prevede che la pressione fiscale non potrà calare, rimanendo così attestata sul 43%
Abolizione dell’ICI: porta un beneficio politico al Governo centrale facendo finta di diminuire le imposte e mettendo in difficoltà e soggezione i bilanci degli Enti Locali, mentre proclama il federalismo. Per il Ministro ombra dell’Istruzione Mariapia Garavaglia, la detassazione dell’ICI, lungi dall’essere la soluzione di ogni problema, rischia, grazie a scriteriati tagli al bilancio, di arrecare danni all’intero sistema Italia (- 48 milioni in 3 anni al Fondo orinario per le Università e – 27 milioni per Conservatori ed Accademie).
Detassazione degli straordinari e dei premi aziendali
Prevista per soli 6 mesi (!!!), per l’economista Tito Boeri (L’Unità 31/05/08) per aumentare il potere d’acquisto di stipendi e salari sarebbe stato meglio aumentare le detrazioni sul lavoro dipendente. Viceversa si è preferito detassare gli straordinari con una norma ingestibile, la più complicata della storia repubblicana, un incubo per gli imprenditori che sono costretti a tenere una contabilità separata per ogni singolo lavoratore. Per di più, i maggiori benefici saranno per le imprese. La detassazione, per ora, è riservata solo ai lavoratori del settore privato che nel 2007 non abbiano superato 1 30 mila euro di reddito. toccherà soprattutto chi ha salari superiori alla media (cedolare del 10% per redditi fini a 30.000 euro e per sconti fino a 3.000 euro), mentre escluderà i nuovi contratti part-time. Tale detassazione cera di aiutare i “penultimi”, ma riguarda una platea francamente ancora troppo ristretta di possibili beneficiari
La Robin Tax
E’ la stangata su petrolieri, banchieri, assicuratori e cooperative (art. 82), ma con misure che possono rivelarsi una partita di giro che rischia di tradursi in un aumento dei costi per il consumatore (Tiziano Treu – Europa, 24/06/08). Ed è proprio per evitare che l’aumento della tassazione prevista da questa tassa venga traslato sulle bollette dei consumatori finali che scende in campo l’Authority (autorità per l’energia), che si avvarrà della collaborazione della Guardia di Finanza.
Resta l’addizionale Ires del 5,5% per le società del settore petrolifero e dell’energia elettrica, ma sono soppresse le royalty a carico degli estrattori.
Il Decreto Fiscale
Il Governo taglia credito d’imposta a danno del Sud
Il Decreto Fiscale (art. 2) in discussione al Senato prevede pesanti restrizioni introdotte dal Governo rispetto al così detto “credito d’imposta”. L’attuale Governo smantella così le riforme realizzate dal precedente Governo Prodi a sostegno dello sviluppo e dell’occupazione. 26 senatori del PD (con la condivisione degli esponenti del Pdl Costa e Ferrara) hanno presentato un pacchetto di emendamenti ad Decreto Fiscale “per ristabilire l’originaria opportunità per le imprese meridionali di usufruire del credito d’imposta”. La scelta dell’attuale Governo è grave, soprattutto se si considera il taglio di quasi 2 miliardi di euro per le opere infrastrutturali in Sicilia ed in Calabria.
Piano Casa (Art. 11 DL 112/08)
Le modifiche apportate al Piano Casa – Art. 11 DL 112/08 (maxiemendamento del Governo), secondo Vasco Errani sottrarranno alle Regioni 550 milioni di euro.
Sanità
In base alle previsioni del DPEF, secondo Vasco Errani le Regioni dovrebbero rinunciare a 7 miliardi di euro nei prossimi 3 anni, con seri rischi per i cittadini, a cominciare dai meno abbienti!
Il Piano prevede una manovra soft per il 2008, ma dal 2009 cominceranno i guai: ticket sanitari anche a carico delle categorie ora esenti, soprattutto per le Regioni in deficit (Ministro Sacconi, 13/07/08); riduzione dei posti letto ospedalieri, taglio del personale sanitario. L’incremento del Fondo Sanitario Nazionale viene in pratica dimezzato, niente soldi per il rinnovo dei contratti della sanità. Il tutto senza tener conto dell’incremento demografico: più di 40.000 persone ogni anno dovuto all’arrivo degli immigrati.
Quoziente familiare
Secondo Famiglia Cristiana (29/06/08) la Finanziaria del Governo è “deludente”. Il Piano a sostegno delle famiglie, a partire dai primi atti finanziari del Governo, così come avevano preannunciato Roccella e Giovanardi, è carta straccia. Gli inerventi a favore delle famiglie sono marginali e parziali. Non si parla di “quoziente familiare” che era indicato nel programma di Governo come unica vera scelta politica impegnativa a favore del Paese
Bonus bebè
Il bonus immediato di 1.000 euro per i neonati (promesso da Berlusconi a Uno mattina il 15/4/08), finalizzato a rilanciare la crescita demografica, non è mai stato discusso durante le sedute del Consiglio dei Ministri che hanno già avuto luogo.
Abolizione bollo auto e moto
Promessa da Berlusconi a Matrix l’11/4/08. Finora nessuna decisione è stata presa. Solo dal bollo auto lo Stato incamera 5,6 miliardi di euro l’anno.
Alitalia
Il 14 aprile scorso a Porta a porta Berlusconi aveva previsto una soluzione italiana entro un mese da quella data. Per Alitalia. Oggi la cordata ancora non c’è, mentre AirFrance è stata scartata. In questi 3 mesi l’Alitalia ha perso 90 milioni di euro (3 milioni al giorno). Migliaia di dipendenti hanno davanti a loro la concreta realtà di trovarsi nella lista di esubero e di perdere il posto di lavoro.
Risorse per la Sicurezza
Una circolare interna dello scorso 13 giugno del Ministero dell’Interno sospende “gli accreditamenti” per la manutenzione ordinaria degli immobili demaniali e privati adibiti a Caserme dei Carabinieri e della Polizia di Stato. Nel programma elettorale del Pdl si legge:” Sicurezza e tutela del cittadino sono priorità assolute e saranno affrontate on interventi urgenti”. Tra questi si promette l’”aumento progressivo delle risorse per la sicurezza” Viceversa, si prevedono tagli di oltre 1 miliardo
Inflazione programmata
La fissazione dell’inflazione programmata all’1,7% è, secondo Tiziano Treu (Europa, 24/06/08), una provocazione giustamente rigettata dai Sindacati. Questo sarebbe un modo per ridurre la spesa del Pubblico Impiego, ma anche dei salari dei lavoratori. Con queste premesse non si aiuta certo, ma si ostacola, il difficile compito di riformare la struttura contrattuale (vedi prima Boeri).
La ricetta del governatore della Banca d’Italia Mario Draghi
Tasse
la pressione fiscale in Italia negli ultimi due anni è aumentata di 2,8 punti percentuali ed è arrivata “appena al di sotto del valore massimo registrato nel 1997, al culmine degli sforzi per entrare nei parametri di Maastricht”. “Per la crescita del Paese è urgente il taglio delle tasse per le famiglie e le imprese”, tramite un percorso quinquennale di riduzione di alcune importanti aliquote d’imposte che porti la pressione fiscale al 40% del PIL (vedi prima Tasse). E’ contestualmente necessario abbattere il debito.
Draghi si esprime negativamente sulla Robin Tax e sulla prevista Banca del Sud (dubbi anche da parte della Corte dei Conti). In altre parole il Governatore conferma quello che l’Opposizione denuncia da tempo: alla fine saranno i più deboli a pagare di più (vedi prima Treu). La tassa ricadrà totalmente dalle Banche sui clienti.
Salari
Il Piano triennale di Berlusconi e Tremonti ha un limite imperdonabile (denunciato dal PD): ignora la “questione salariale”, che resta una vera emergenza nazionale.
I salari sono fermi a 15 anni fa (vedi prima). Però i costi del lavoro per le imprese italiane sono cresciuti del 30%, contro il 20% di Francia e di nulla in Germania.
“L’aumento dei prezzi – ha spiegato il Governatore – ha portato in un anno ad una riduzione del reddito disponibile e frenerà del 2% i consumi entro l’anno. Da qui la stentata crescita della produttività, la mancata discesa dell’elevata imposizione fiscale, l’effetto dell’inflazione e quindi la stagnazione della nostra economia”.
Un aumento più rapido di salari e stipendi nominali non è il rimedio (che rischierebbe un’inflazione di origine interna). La risposta potrebbe invece rinvenirsi nella politica tributaria, più precisamente in una riduzione dell’onere tributario sui redditi più bassi, per restituire almeno in parte la perdita del potere d’acquisto provocata dall’inflazione importata (Luigi Spaventa, La Repubblica 1/07/08).
Famiglie e giovani
“La spesa delle famiglie italiane è frenata dalla bassa progressione del reddito disponibile”, cioè gli stipendi sono troppo bassi, soprattutto per quanto riguarda “i redditi più bassi”.
I protagonisti della rinascita devono essere i giovani, “oggi mortificati da un’istruzione inadeguata, da un mercato del lavoro che li discrimina a favore dei più anziani, da un’organizzazione produttiva che troppo spesso non premia il merito e non valorizza le capacità”.
Scuola
Poveri discriminati! Gli studenti del Sud sono discriminati rispetto a quelli del Nord, soprattutto se provenienti da famiglie povere o in condizioni economiche modeste. E’ il divario fotografato dallo studio pubblicato pochi giorni fa dalla Banca d’Italia, condotto da Pasqualino Montanaro e che mette a confronto le principali indagini internazionali sulla Scuola, da quelle dell’Ocse alla Timss e Invalsi. Gli svantaggi nell’apprendimento dei meno abbienti (comprensione del testo, matematica, scienze, problem solving) sono evidenti soprattutto nei primi anni di scuola. I nostri giovani sono in grave ritardo rispetto ai coetanei degli altri Paesi. Per Draghi “siamo un Paese sostanzialmente diviso anche per quanto riguarda la possibilità di offrire pari opportunità di apprendimento nelle diverse zone del Paese ed è quindi necessaria una svolta, vista l’importanza del capitale umano nella crescita e nello sviluppo sociale”.
Il sondaggio di Renato Mannheimer
Però per gli italiani la priorità sono i prezzi (Corriere della Sera, 22/06/08)
Tra chi sottolinea l’urgenza di un’iniziativa sui prezzi, sia elettori di centrodestra che di centrosinistra, vi è specialmente il 32% delle persone più anziane (a cui Tremonti cerca di rispondere con la Card), possessori di titoli di studio meno elevati, operai, casalinghe, residenti al Sud: insomma, le fasce sociali più deboli. Si tratta grossomodo di un terzo degli italiani che versa in questo momento in condizioni molto difficili, spesso drammatiche.
Il sondaggio di Ipr Marketing per La Repubblica (3/07/08)
Le priorità degli italiani? Salari e pensioni
Gli italiani intervistati (69%) non hanno dubbi: le vere priorità-emergenze sono i salari, le pensioni, il costo della vita (la spesa, il mutuo, … ) e ritornare ad avere potere d’acquisto.
Il 37% è poi preoccupato per la situazione lavorativa: la disoccupazione e la sicurezza sul lavoro vengono subito dopo le preoccupazioni economiche.
Il 33% avverte inoltre il problema della sicurezza (prevalentemente elettori del centro destra).
Omissis …
“Dopo anni di dissipazione, superficialità ed incoscienza, abbiamo di fronte un cammino decisamente lungo in cui dovremo fare qualche sacrificio, abbandonare qualche abitudine, esporci a qualche rischio. Meglio rendercene conto subito, che cullarci (e lasciarci cullare) nell’ennesima illusione” (Luca Ricolfi – La Stampa 29/05/08).
Nuove povertà
Se ne parla ormai da diversi anni: abitualmente in questa definizione in senso lato, con una connotazione non solo economica ma soprattutto etico-culturale, si includono diverse categorie di povertà non più tradizionali:
Disagiati
Persone che non vivono una situazione di degrado e pauperismo, ma si trovanocomunque in difficoltà nel sostenere la propria vita all’interno di un sistema che espelle chi non è in grado di autoorganizzarsi e garantirsi un insieme di relazioni stabili nel lavoro, nella scuola, nella famiglia, nella società.
I Servi Sociali registrano la domanda d’intervento per nuovi bisogni generati dal disagio:
giovani mai occupati (inoccupati) o in fase di istruzione post obbligo in difficoltà a mantenere il rapporto con le Istituzioni scolastiche oppure con una prima precaria occupazione;
adulti con difficoltà psico-relazionali di vasta gamma (casa, lavoro, salute) a seguito della perdita di reti relazionali a cui appoggiarsi (famiglia, amici);
donne sole o con figli minori, cittadine italiane o immigrate, separate e/o allontanate e/o maltrattate;
handicappati che vivono la lorodisabilità con disagi crescenti per l’assenza di una città, di case, di luoghi di lavoro esenti da “bariere” non solo architettoniche;
tossicodipendenti non più tradizionali (per assunzione di eroina, cocaina e derivati dell’oppio), ma per uso di nuove droghe sintetiche “di tendenza” o falsamente “socializzanti”;
Poveri
Persone che, nonostante il generale arricchimento della società, si trovano in assenza di beni materiali per le più svariate ragioni
Esclusi
Persone espulse dal complesso sistema sociale, a seguito del proprio personale percorso di vita, che difficilmente troveranno un’occasione di reintegro: clochard o barboni, senza fissa dimora
Immigrati e minoranze etniche
Persone con difficoltà di ogni tipo nell’integrazione in una società diversissima da quella di provenienza (problemi linguistici, religiosi, culturali, della ricerca dei beni materiali essenziali, ecc.).
Rom
L’ordinanza del Ministro Maroni prevede l’identificazione ed il censimento dei bambini e della bambine presenti nei campi nomadi attraverso la rilevazione delle impronte digitali.
Pochi giorni fa il PD di Bologna (tra i firmatari anche Beatrice Traghetti) e la Consulta per l’infanzia Gianni Rodari hanno chiesto al Prefetto di Bologna di indirizzare al Ministro la richiesta di revocare l’ordinanza sopra citata, richiamandosi alla Convenzione ONU per i diritti del fanciullo dell’89 e dalla Carta di Nizza perché il provvedimento viola ogni diritto di uguaglianza dei bambini e degli adolescenti ed introduce una grave discriminazione basata unicamente sull’etnia e l’identità culturale. E’ basandosi su tale impostazione che pochi giorni fa il Parlamento europeo a larga maggioranza si è espresso contro le impronte ai Rom, confermando tutti i nostri dubbi.
Gli anziani (vedi prima Rapporto ISTAT)
Piaga trasversale a tutte le classi di età (anche se anziani e giovani ne sono i più colpiti), la solitud ine è un indicatore significativo della presenza di nuove povertà, che incide sulla possibilità di devianza fino al limite dell’espulsione dalla società.
Attualmente (vedi Casalecchio di Reno) circa il 30% delle famiglie è composta da persone sole (di rado per una scelta di vita). La suddivisione demografica della popolazione anziana a Bologna indica che circa il 30% degli anziani vivono da soli.
Vivendo la solitudine ed il senso dell’emarginazione, le ricadute in termini di qualità della vita, di felicità incidono direttamente sulla qualità della salute della persona stessa, con effetti immediati sull’innalzamento dei bisogni sociali e sanitari.
In una cultura dominante che esalta la logica dell’individualismo, dell’efficientismo e della produzione, risulta evidente che la cessazione del momento produttivo biologico (paternità/maternità) e lavorativo (pensionamento), accompagnata da una diminuzione dell’attività fisica, dal calo delle capacità mentali, da dipendenza da terzi e, in alcuni casi, da invalidità, scatena profonde crisi esistenziali caratterizzate dal “vuoto di ruolo” ed esclusione. In tale contesto pare calzante l’invito della prof.ssa Vera Negri Zamagni di ripensare al concetto di lavoro, evitando una stretta connessione con una professionalizzazione esercitata per una retribuzione monetaria, bensì vedendolo e vivendolo come strumento per un’autorealizzazione, per migliorare la propria capacità espressiva e le proprie relazioni sia in seno alla famiglia, sia nell’associazionismo, sia nella vita pubblica. Contemporaneamente, come suggerisce la Presidente della Provincia Beatrice Draghetti, bisogna ripartire aiutando concretamente la famiglia, nucleo fondamentale di ogni società e protagonista della vita sociale, luogo dello sviluppo della persona, della solidarietà, degli affetti, della coesione sociale, luogo dove affermare il valore che ogni età porta con sé, favorendo così il dialogo intergenerazionale e riscoprendo la saggezza dei vecchi, importante scuola di vita (Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, 222)
Nei modi sopra indicati si eviterebbe la perdita o l’emarginazione dell’anziano, una delle più importanti risorse e delle principali ricchezze di ogni società evoluta, dispensatore di sapienza, testimone di speranza, operatore di carità (Card. Giacomo Biffi) e si tradurrebbe nei fatti un’appropriata affermazione di Goethe: non si cammina solo per arrivare, ma anche per vivere mentre si cammina.
Gli anziani non autosufficienti
A Bologna città risiedono oltre 100.000 abitanti con più di 65 anni, più del 30% dei quali supera gli 80 anni e costituisce il bacino d’utenza di una grave malattia: la non autosufficienza (10.000/ 12.000 persone). Recentemente la Vice Sindaco di Bologna con delega ai Servizi Sociali Adriana Scaramuzzino ha sottolineato l’impegno dell’Amministrazione Comunale per cercare di eliminare le Case di riposo per le strutture protette, poiché è dimostrato che mantenere l’anziano il più a lungo possibile presso la propria abitazione gli allunga e gli migliora la vita.
Nell’anno in corso la Regione Emilia Romagna, ponendo al centro del nuovo Stato Sociale la persona con i suoi bisogni e le sue sofferenze, ha stanziato 311 milioni di € per sostenere le persone non autosufficienti (anziani = 150.000 e disabili) e le loro famiglie con assegni di cura (18.400), assistenza domiciliare (87.400 famiglie), interventi per abbassare le rette delle residenze assistenziali (609), unitamente ad altri nuovi stanziamenti (ne potranno usufruire mezzo milione di persone in più) destinati a cure odontoiatriche e protesiche: il tutto al fine di migliorare le cure, ma anche la qualità della vita.
La Costituzione della Repubblica Italiana (art. 3)
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fattola libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
La povertà nel Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa (stralcio)
5)
Tanti fratelli bisognosi attendono aiuto, tanti oppressi attendono giustizia, tanti disoccupati attendono lavoro, tanti popoli attendono rispetto: è possibile che, nel nostro tempo, ci sia ancora chi muore di fame? Chi resta condannato all’analfabetismo? Chi manca delle cure mediche più elementari? Chi non ha una casa in cui ripararsi? Lo scenario della povertà può allargarsi indefinitamente se …
81)
La Dottrina Sociale comporta pure un compito di denuncia che si fa giudizio e difesa dei diritti disconosciuti e violati, specialmente dei diritti dei poveri, dei piccoli e dei deboli …
89)
La Rerum Novarum espone come rimedio agli errori che provocano il male sociale la Dottrina cattolica sul lavoro, omissis, sul diritto dei deboli, sulla dignità dei poveri e sugli obblighi dei ricchi, sul perfezionamento della giustizia mediante la carità …
105)
La Chiesa … invita a riconoscere in chiunque, prossimo o lontano, conosciuto o sconosciuto, e soprattutto nel povero e nel sofferente, un fratello per il quale Cristo è morto
158)
La Dottrina Sociale, in considerazione del privilegio accordato dal Vangelo ai poveri
183)
Nostro Signore ci avverte che saremo separati da lui se non soccorriamo nei loro gravi bisogni i poveri e i piccoli che sono suoi fratelli (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1033)
184)
La Chiesa insegna a soccorrere il prossimo nelle sue varie necessità e profonde nelle nella comunità umana innumerevoli opere di misericordia corporali e spirituali: tra queste opere, fare l’elemosina ai poveri è una pratica di giustizia che piace a Dio … (Catechismo della Chiesa Cattolica, 2447)
246)
La solidarietà familiare può assumere il volto del servizio e dell’attenzione a quanti vivono nella povertà e nell’indigenza, agli orfani, agli handicappati, ai malati,, agli anziani, a chi è nel lutto, a quanti sono nel dubbio, nella solitudine o nell’abbandono; una solidarietà che si apre all’accoglienza, all’affidamento o all’adozione; che sa farsi voce di ogni situazione di disagio presso le Istituzioni, affinché intervengano secondo le loro specifiche finalità
257)
Il lavoro va onorato perché fonte di ricchezza o almeno i condizioni di vita decorose e, in genere, è strumento efficace contro la povertà …
297)
L’immigrazione può essere una risorsa, anziché un ostacolo per lo sviluppo. Nel mondo attuale, in cui si aggrava lo squilibrio fra Paesi ricchi e Paesi poveri …
359)
Non bisogna dimenticare il dovere della carità, cioè il dovere di sovvenire col proprio “superfluo” e, talvolta, anche col proprio “necessario” per dare ciò che è indispensabile alla vita del povero (Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Centesimus annus, 36)
449)
La povertà pone un drammatico problema di giustizia. Si caratterizza per una crescita ineguale e non riconosce ad ogni popolo “l’uguale diritto a sedersi alla mensa del banchetto comune” …
564)
I cultori della scienza economica, gli operatori del settore e i responsabili politici devono avvertire l’urgenza di un ripensamento dell’economia, considerando, da unna parte, la drammatica povertà materiale di miliardi di persone …
565)
Per i fedeli laici l’impegno politico è un’espressione qualificata ed esigente dell’impegno cristiano al servizio degli altri (Paolo VI, Lett. Ap. Octogesima adveniens). Il perseguimento del bene comune in uno spirito di servizio; lo sviluppo della giustizia con un’attenzione particolare verso le situazioni di povertà e sofferenza … sono gli orientamenti a cui i cristiani laici devono ispirare la loro azione politica.
L’uguaglianza nel Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa (stralcio)
153)
La radice dei diritti dell’uomo, infatti, è da ricercare nella dignità che appartiene ad ogni essere umano (Gaudium et spes, 27 –1966). Tale dignità, connaturale alla vita umana e uguale in ogni persona, si coglie e si comprende innanzitutto con la ragione …
164)
Dalla dignità, unità e uguaglianza di tutte le persone deriva innanzitutto il principio del bene comune, al quale ogni aspetto della vita sociale deve riferirsi per trovare pienezza di senso …
194)
Il messaggio della Dottrina Sociale circa la solidarietà mette in evidenza il fatto che esistono stretti vincoli tra solidarietà e bene comune, solidarietà e destinazione dei beni, solidarietà e uguaglianza tra gli uomini e i popoli, solidarietà e pace nel mondo (Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Sollicitudo rei socialis).
355)
Nel ridistribuire le risorse, la finanza pubblica deve seguire i principi della solidarietà, dell’uguaglianza, della valorizzazione dei talenti e prestare grande attenzione a sostenere le famiglie, destinando a tale fine un’adeguata quantità di risorse (Pio XII, Radiomessaggio per il 50° anniversario della Rerum novarum).
442)
Gli Organismi internazionali devono, inoltre, garantire quell’uguaglianza che è il fondamento del diritto di tutti alla partecipazione al processo di pieno sviluppo, nel rispetto delle legittime diversità (Giovanni Paolo II,, Lett. Enc. Sollicitudo rei socialis)
Quale modello di Welfare?
Il radicamento sul territorio
Radicamento sul territorio vuole dire, prima di tutto, percepire i grandi cambiamenti sociali, culturali, persino antropologici che hanno camminato in questi anni (Giorgio Ruffolo, La Repubblica, giugno ’08).
Il riformismo
E’ tutto il riformismo che deve ripensare sé stesso, innovare rispetto ad un tempo recente in cui è sembrato talvolta subalterno, persino più della destra, al pensiero unico del mercato globale come via automatica e obbligata al progresso. La difficoltà di proporre idee nuove per problemi nuovi del presente, ma restando fedele ai valori di socialità, solidarietà, giustizia che sono la ragione sociale del riformismo è il nocciolo dell’attuale crisi d’identità e di consenso del centrosinistra (Roberto Della Seta e Francesco Ferrante – Europa, 26/06/08).
Un Welfare da riformare
(vedi Innovazione sociale Welfare a Bologna - La città solidale – Conquiste Ed.)
Come, con chi e con quali mezzi promuovere le necessarie innovazioni e riforme e la crisi di “senso” del Welfare?
Di fronte alle cause ed ai percorsi di impoverimento sopra descritti, alle povertà antiche e nuove attuali, alle povertà assolute e relative è evidente che occorre armonizzare ad un livello più efficiente, presente e diffuso un mix tra le Istituzioni pubbliche (incluse le loro articolazioni come i quartieri), il Privato sociale e le tante forme della sussidiarietà civile. Ed è proprio in relazione al problema dell’efficienza che si è così espresso Luigi Campiglio: “Uno degli aspetti più rilevanti del Welfare e della sua riforma riguarda, in modo tutto particolare, l’efficienza nel fornire ai cittadini i servizi essenziali. Molti problemi e crisi nascono dalle sacche di inefficienza oltre che da questioni politiche. I sistemi di Welfare devono essere altresì istituzioni dinamiche, capaci di rispondere in tempi brevi al mutare delle caratteristiche e dei problemi delle società: una concezione statica del Welfare è condannata all’inefficienza”.
Incidenza della spesa sociale sul PIL
Nell’Unione europea, l’Italia si colloca nel gruppo dei Paesi con incidenza inferiore alla media (Svezia al 1° posto) relativamente alla spesa per prestazioni di protezione sociale. In particolare, l’Italia occupa il penultimo posto in Europa relativamente alla quota di spesa per la funzione famiglia. Quella famiglia che era agenzia di socializzazione primaria che, in passato, riusciva ad esplicare i propri compiti perché divisa per ruoli e per funzioni al proprio interno (vedi prima Anziani – Draghetti)
Una delle precondizioni per affrontare in modo adeguato i problemi fin qui considerati è un sostanziale cambiamento di indirizzo, con un conseguente riposizionamento dei principali soggetti sia pubblici che privati e del Terzo settore . Tale specifica esigenza, nel segno di una sussidiarietà orizzontale fondata su autentiche soggettività, è particolarmente avvertita da quanti si ispirano all’umanesimo cristiano ed alle culture più sensibili alle tematiche del personalismo e della comunità in un contesto di più servizi alle persone e di una più esigente solidarietà.
Alcuni fattori condizionanti
La famiglia e le politiche familiari al centro del nuovo Welfare
La famiglia come agenzia di socializzazione primaria che, in passato, riusciva ad esplicare i propri compiti perché divisa per ruoli e per funzioni al proprio interno (vedi prima Anziani – Draghetti).
Nel nostro sistema fiscale si continua in un difetto d’impostazione, scegliendo l’individuo anziché la famiglia come fondamentale unità impositiva (Campiglio).
Il problema va comunque ben oltre la semplice questione di taluni servizi sociali. Esso riguarda i problemi morali, culturali, sociali e di assistenza finanziaria che, nel loro insieme, possono dare vita ad una nuova politica per la famiglia, essenziale per unordinato sviluppo della nostra società civile. La famiglia è una straordinaria risorsa, anche economica, per la società. Non tenerne conto significa accettarne e provocarne il suo inevitabile declino.
La partecipazione dei cittadini: i “nuovi” quartieri
Il quartiere deve essere una parte di tutta la comunità cittadina, cioè “ un tessuto vivo di persone, di famiglie, attività radicate sul territorio, finalizzato a raggiungere, nell’insieme, un adeguato livello della qualità della vita … contribuendo ad evitare il crescente degrado urbano, la frammentazione, l’anonimato, la chiusura e la incomunicabilità che caratterizzano sempre più la vita delle nostre città (Giuseppe Gervasio).
Senza un quartiere così concepito, di una realtà cioè tesa a favorire lo sviluppo di rapporti tra persone, famiglie e formazioni sociali per promuovere motivi di aggregazione e di iniziative comuni e per rapportare i servizi alle reali necessità del territorio e della popolazione, sembra ben difficile la realizzazione di quella sussidiarietà orizzontale cui fa riferimento in termini così significativi l’art 3 del T.U.E.L.
Interessante, a questo proposito, la proposta del prof. Pier Paolo Donati attorno al “dono”, necessaria risorsa per il bene comune della città e per realizzare il principio di sussidiarietà (senza un minimo di gratuità la relazione sociale non potrebbe venire all’esistenza, né vivere)
La politica della casa
I tipi di disagio più evidenti, in parte sopra evocati, riguardano in particolare:
famiglie a basso reddito lontani dai canoni d’affitto e di mercato;
famiglie a redditi intermedi che richiedono un sostegno per potere affrontare l’onere dell’affitto;
immigrati: difficoltà economiche e diffidenze nei loro confronti;
anziani;
studenti provenienti da fuori regione;
giovani coppie;
nuclei monogenitoriali con minori
Merita un approfondimento il Piano Casa previsto dall’art. 11 del Dl 112/2008.
Le Fondazioni e le loro iniziative
Le Community Foundation
Le Fondazioni di Comunità
La revisione dell’ISEE
Di fronte, comunque, ad un futuro poco roseo per gli Enti Locali e ad una coperta troppo stretta che viene tirata da tutte le parti, ritengo che si debba andare in tempi ragionevolmente brevi verso una riforma dell’attuale Stato sociale.
Bisogna rivedere l’uso dell’ISEE (Indicatore Situazione Economica Equivalente), lo strumento che regola l’accesso agli Asilo nido comunali, alle Scuole Materne statali, alle mense scolastiche, ai trasporti scolastici, all’assegno per il terzo figlio, alle case popolari, al contributo per l’affitto, all’assistenza domiciliare, al diritto allo studio e determina il pagamento delle rette nelle strutture protette, l’accesso alle cure odontoiatriche, all’assegno di cura etc. L’uso dell’ISEE (appropriato per i poveri) deve essere adeguato nel decidere non solo chi accede al servizio ma anche quanto paghi di tariffa, né può essere progressivamente abbassata la soglia per avere diritto al servizio stesso (attualmente intorno ai 10.000 € l’anno), con esclusione e penalizzazione dei ceti medio-bassi dove entrambi lavorano. Si alimenta così il risentimento sociale (ed anche le finte separazioni).
Sono necessarie nuove politiche per favorire l’inclusione degli immigrati, per le famiglie e per sostenere il lavoro delle donne. Il Governo Prodi ha stanziato 800 milioni di € in tre anni per la costruzione di nuovi Asili nido. Ma, come ci ha ricordato recentemente l’on. Donata Lenzi (PD), gli Asili nido sono stati inventati cento anni fa dalle donne per permettere alle donne stesse di andare a lavorare: non devono costituire quindi una politica assistenziale a sostegno dei poveri ma, finchè non si riesce a rispondere a tutte le richieste, devono avere come primo criterio di selezione la condizione lavorativa. E’ in quest’ottica che ho molto apprezzato la recente dichiarazione del Presidente della nostra Regione Vasco Errani: la sicurezza deve essere combattuta prima di tutto con l’integrazione e la prevenzione e la Regione E.R. compirà uno sforzo straordinario per la costruzione di Asili nido e di Case popolari: rispondendo a tutti, si eviterà una guerra fra poveri, quando ad esempio un immigrato abbia più punti in graduatoria di un operaio italiano con moglie e figli.
Alcune proposte di Massimo Battisti (Il Mosaico, n. 34/2008)
Case dei lavoratori
Propone la predisposizione di strutture (alberghi popolari o case dei lavoratori) in grado di accogliere a prezzi accessibili persone fragili ed a rischio che attraverso il lavoro cercano di resistere alla deriva dell’emarginazione.
Last Minute Market
Chiede che venga sostenuto ed incoraggiato il Progetto “Last Minute Market”, nato da tempo dalla Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna, unitamente ad alcune grandi catene di distribuzione commerciale e dalle principali associazioni di volontariato. Tale Progetto consente il recupero di quei prodotti che non sono più destinati alla vendita, ma ancora perfettamente consumabili, a favore delle fasce più deboli della popolazione. Si creano in questo modo sul territorio diversi tpi di benefici: sociali, ambientali, economici, relazionali, educativi.
Strumento-lavoro e formazione
Chiede altresì che venga perseguito con la massima decisione, e la responsabilità di investire di ogni Amministrazione, ogni forma di sostegno alla formazione professionale ed al lavoro per le persone svantaggiate. Le Cooperative sociali di tipo “b” devono sempre più attrezzarsi per essere soggetti credibili ed autorevoli all’interno di questo scenario, con criteri organizzativi e di produzione orientati ad una maggiore efficienza ed efficacia.
Questione Rom
Facendo riferimento ad una delle criticità più sofferte che anche in questi giorni riempie le pagine dei giornali (questione Rom) ed agli insediamenti che convivono con le nostre comunità da tanti anni, auspica la nascita di una forma di coordinamento che possa mettere a confronto le esperienze più significative e soprattutto creare delle modalità di gestione coerenti.
Partendo dal presupposto che non sono popolazioni che possiamo mettere su Marte, propone la predisposizione di un piano di interventi riguardanti salute, lavoro e scuola che, con il tempo, mirino sempre più ad una loro partecipazione attiva, soprattutto con un forte coinvolgimento dei minori,che rappresentano la vera scommessa del futuro.
Lug 31 2008
Un Diario collettivo di segnalazioni e testimonianze dei lettori per aiutare
le istituzioni a completare il catasto delle aree bruciate nelle aree più
preziose e a rischio incendi
La lotta contro il fuoco non è solo nelle mani di chi è impegnato in ‘prima
linea’ sul territorio ma è anche in quelle di tutti i cittadini che possono
attivarsi in un serrato controllo sociale e aiutare le istituzioni nel
faticoso lavoro di lotta agli incendi e completare la Mappa dell’Italia
andata in fumo.
Per questo il WWF ha lanciato da oggi e per tutta l’estate una grande
mobilitazione web in collaborazione con il sito di Repubblica, l’
Incen-Diario, un Diario collettivo dove raccogliere dati e informazioni
sugli incendi avvenuti soprattutto nelle aree più pregiate del nostro
Belpaese e danneggiate spesso dal fuoco, selezionate dal WWF e visibili sul
sito www.wwf.it. Queste aree, dalle Alpi Apuane alla maremma tosco-laziale,
dal Cilento al Pollino, dalle Madonie in Sicilia ai boschi del Sulcis in
Sardegna sono 17 Hot-spots più preziosi per la ricca biodiversità presente e
coincidono anche con i luoghi più frequentati nel periodo estivo. Cittadini
dunque come sentinelle web del fuoco per le quali la vacanza diventa anche
un’occasione per aiutare l’ambiente andando a scovare racconti,
testimonianze e recuperare i propri ricordi su incendi ai quali si è
assistito personalmente o segnalare gli interventi antincendio più efficaci
di cui si è avuta esperienza.
Il WWF segnala che appena la metà dei Comuni italiani ha realizzato il
catasto degli incendi sul proprio territorio, uno strumento fondamentale di
prevenzione contro il consumo del suolo e altre attività, tra cui la caccia
e il pascolo, vietate nelle aree bruciate. L’anno 2008 deve diventare l’
‘anno X della prevenzione’ per non impoverire ulteriormente il nostro
patrimonio naturale più prezioso. L’IncenDiario vuole essere uno strumento
di sostegno alle istituzioni ma anche di pressione sulle amministrazioni più
‘lente’ attraverso una lettera che i cittadini possono scaricare dal sito
WWF e inviare al proprio Comune. Si potrà così sollecitare la realizzazione
del catasto incendi visto che su buona parte del nostro territorio, infatti,
sono ancora inattivi i vincoli derivanti dalla catalogazione del terreno
percorso dal fuoco.
Ufficio stampa WWF Italia - tel.06-84497.377,373, 213, 463, 216
SCRIVI IL TUO ‘INCEN-DIARIO SU : www.wwf.it