mag 20 2008
Los Angeles Times: il Terrorista che (noi Stati Uniti) Tolleriamo
Tratto da: [http://www.mentecritica.net/]
Così come i pirati, si suppone che anche i terroristi siano hostis humani generis – ovvero “nemici di tutta l’umanità”. Quindi, perché l’amministrazione Bush sta consentendo ad uno dei più famosi terroristi al mondo di passeggiare liberamente in giro per gli Stati Uniti?
Sto parlando di un uomo che probabilmente è stato – fino all’ 11/09 – il terrorista di maggior successo dell’emisfero occidentale. Si ritiene che egli sia la mente dietro all’attentato che nel 1976 causò l’esplosione di un’aereo civile, provocando la morte delle 73 persone a bordo, inclusi i membri della squadra nazionale giovanile cubana di scherma. Egli ha anche ammesso di essere responsabile del lancio di una serie di bombe che, nel 1997, colpirono alcuni hotel e locali notturni. Oggi quest’uomo vive illegalmente negli Stati Uniti, ma i più importanti membri dell’amministrazione Bush, proprio gli uomini che hanno dichiarato la guerra al terrore solo pochi anni fa, non sembrano essere terribilmente infastiditi da questo fatto.
Sto parlando di Luis Posada Carriles. Non è un nome familiare per molti cittadini americani, ma per molti latino americani Posada è un nome oltraggioso quanto lo è Osama Bin Laden per gli Stati Uniti.
Il cubano Posada fu addestrato dalla CIA alla “Scuola degli Americani” nel 1961. Dal Venezuela più tardi egli pianificò con successo l’attentato terroristico del 1976 contro la linea aerea cubana (apparentemente la CIA sapeva tutto). Egli fu arrestato per questo crimine ma riuscì a fuggire dalla prigione Venezuelana prima di subire il processo.
Successivamente Posada aiutò Ollie North nella fornitura illegale di armi ai Contras Nicaraguensi, tentò più volte di assassinare Fidel Castro e tenne le fila di una serie di attentati terroristici ad alcuni hotel turistici dell’Havana. Alcuni recenti documenti declassificati del governo statunitense suggeriscono che, per buona parte della sua “carriera”, Posada rimase in stretto contatto con la CIA.
Nel 2005 Posada entrò illegalmente nel suolo statunitense. Alcuni gruppi che si battono per i diritti umani ed i governi Cubano e Venezuelano hanno tentato di ottenere l’estradizione per le sue attività terroristiche, ma per diversi mesi l’amministrazione Bush negò la presenza di Posada negli Stati Uniti.
Il 17 Maggio 2005, il Miami Herald svergognò l’amministrazione Bush pubblicando in prima pagina un’intervista con Posada (il quale sorseggiava il suo drink gusto pesca nel suo balcone in Florida, raccontava le sue letture preferite e commentava allegramente di come all’inizio pensasse che il governo statunitense lo stesse cercando, salvo poi capire che il governo non aveva nessun interesse a scovarlo). Solo dopo quest’intervista l’amministrazione arrestò Posada – ma solo con l’accusa di immigrazione clandestina, non con accuse collegate ai suoi trascorsi terroristici.
Dal 2005 ad oggi l’amministrazione Bush sembra aver fatto qualsiasi cosa in suo potere per “frenare” le accuse di immigrazione clandestina contro Posada, gestendo il caso in maniera così palesemente negativa da spingere la corte federale, esasperata dalla situazione, a dichiarare di “non avere alcuna scelta” se non quella di ritirare le accuse. Anche se un giudice aveva precedentemente ordinato la deportazione di Posada, egli non può essere legalmente estradato verso il Venezuela perché la corte ha concluso che in quel paese potrebbe essere torturato.
Quindi, per ora, Posada è un uomo libero – anche se l’amministrazione ha prove sufficienti per arrestarlo per il suo ruolo negli attentati del 1976 e del 1997. Per questi reati Posada potrebbe essere tranquillamente detenuto secondo quanto stabilito dalla Sezione 412 del Patrioct Act, che prevende la detenzione obbligatoria per tutti gli stranieri sospettati di terrorismo.
L’approccio dell’amministrazione al caso Posada contrasta fortemente con quello tenuto che la stessa amministrazione ha nei confronti dei sospetti terroristi di Al Qaeda. Con questi ultimi l’amministrazione non perde tempo con cavilli legali. Gli stranieri sono stati illegalmente “tradotti” verso nazioni dove hanno subito torture, interrogatori in segrete prigioni della CIA per poi essere inviati a languire a Guantanamo, qualche volta con debolissime prove a loro carico. Addirittura cittadini americani sospettati di attività terroristiche sono stati marchiati come “combattenti nemici illegali” e privati di tutti i loro diritti costituzionali. Quindi perché l’amministrazione punta i piedi nell’arrestare ed accusare Posada?
Le prove contro di lui non sono certamente in discussione. Nel 1998, per esempio, egli ha “orgogliosamente ammesso di essere l’autore degli attacchi terroristici” al New York Times, “descrivendoli come atti di guerra il cui scopo era azzoppare un regime totalitario privandolo dei guadagni e degli investimenti provenienti da turismo straniero”. Egli minimizzò le perdite civili come “tristi” ma assicurò al reporter che riusciva a dormire “come un bambino” (*).
Se queste parole vi sembrano familiari, probabilmente lo sono. Abbiamo sentito le stesse insensibili giustificazioni al terrorismo da parte di Bin Laden e Khalid Shaikh Mohammed.
Il fallimento dell’amministrazione nell’impegno a perseguire Posada è un espediente politico ipocrita. Un processo potrebbe esporre pubblicamente la CIA ai suoi passati misfatti, rischiando così di alienare la fiducia degli esili Cubani della Florida, che hanno votato in blocco per l’attuale amministrazione.
Dopo l’11/09 la frase “un terrorista è un’altro combattente per la libertà” ha perso molto del suo fascino. Ma anche se nessuno lo ammetterà mai apertamente, quest’idea continua ad avere un certo numero di sostenitori all’interno dell’amministrazione Bush.
(*) In uno degli attentati compiuti da Luis Posada Carriles all’Havana rimase ucciso un imprenditore italiano, Fabio di Celmo, questa pagina (in lingua spagnola) ricorda la sua morte, più di quanto abbia fatto lo stato italiano. Il padre, Giustino di Celmo, l’uomo che regge la foto di Fabio di Celmo nell’immagine qui sopra, attende inutilmente da anni che sia fatta giustizia per suo figlio.
Tratto da: [http://www.mentecritica.net/]
Ho voluto riportare questa testimonianza (che mi pare molto significativa) perché sia inserita nel panorama della “disinformazione coatta lottizzata”che impera nella stampa italiana.
Marcello De Giorgio.












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