mag 13 2008
Ecco come naufraga un progetto…
Ecco come naufraga il progetto “Milano Wireless”. L’inchiesta di Affari su Metroweb e…
Tratto da: [http://canali.libero.it/]
Collegarsi a Internet in mezzo a un parco? Sarà impossibile. Leggere le email in metropolitana? Sarà impossibile. Controllare il proprio conto in banca mentre si aspetta il tram? Sarà impossibile. A voler essere ironici, le tre domande potrebbero essere il leitmotiv di una “pubblicità regresso”. Ovvero, come le promesse, a Milano, rimangono tali. Il servizio wifi doveva essere uno dei fiori all’occhiello del progetto vincitore dell’Expo2015. E invece è un fiore già appassito, una promessa mancata che però i cittadini, un po’ confusi da un articolo imprevedibile del Corriere della Sera, non conoscono nei dettagli. Affari, grazie a carte esclusive, può ricostruire le tappe di una storia incredibile, nella quale le veline e i comunicati stampa illudono i milanesi ignari della verità.
QUESTIONE DI FIBRA – “Stiamo lavorando per voi”. Cartello tipico di qualche anno fa. Milano sventrata, operai dappertutto. “Cableremo la città”, dicevano gli amministratori, Albertini in testa. E giù a magnificare le meraviglie della fibra ottica: televisione via cavo, internet ad alta velocità, e via di seguito. L’intera operazione di cablaggio era gestita da Metroweb, una società controllata dalla municipalizzata Aem (oggi A2A, dopo la fusione con Asam di Brescia). I milanesi sono gente paziente. Aspettano la fibra per tutti. E sopportano i disagi.
OTTICHE DIVERSE – Intanto l’amministrazione comunale, e dunque i cittadini, sostengono le enormi spese di cablaggio con le loro tasse. Fin quando Letizia Moratti decide di vendere tutto: “Queste tecnologie sono superate e non più strategiche”, spiega il primo cittadino. A comprarsi Metroweb è una newco, la Burano spa, controllata al 23,53% da Aem e al 76,47% da Sccp fibre, holding lussemburghese partecipata da Stirling (74%), ma anche da tre misteriose società offshore (la 63 Charitable di Bermuda, Naikooks delle Isole Vergini e Merlin di Guernsey). Sul prezzo si scatena la battaglia. 32 milioni di euro sembrano veramente pochi per una dotazione infrastrutturale preziosissima. Il Comune si difende sostenendo che nella vendita è compreso il diritto a una parte della banda ad uso completamente gratuito per 10 anni.
I DOCUMENTI – In effetti, il 2 ottobre 2006, in un documento riservato del quale Affari è in possesso, Aem scrive alla Stirling, a SSCP Fibre e a Burano (gli acquirenti), ponendo come clausola che “la fibra ottica di proprietà di Metroweb venga resa disponibile al Comune di Milano (fermo in ogni caso che la gestione e la manutenzione della fibra medesima rimarrà di esclusiva competenza di Metroweb) nella misura massima del 15 percento del numero di fibre ottiche ad oggi disponibile”. E ancora: “Che il Comune di Milano, esclusivamente per scopi non di lucro, possa beneficiare dell’utilizzo della fibra ottica di Metroweb ad uso gratuito nella misura massima sopra indicata per un periodo di 10 anni a decorrere dalla Data di Esecuzione”. Insomma, il 2 ottobre il diritto di usare gratuitamente Metroweb c’è. Ma occhio alle date, 17 giorni dopo è cambiato tutto.
IL COMUNICATO – “Formalizzata la cessione al fondo Stirling la cessione del controllo di Metroweb”. Sotto questo titolo, il 19 ottobre 2006, un comunicato stampa ribadisce il concetto: “Nell’ambito degli accordi sottoscritti è stato inoltre riservato al Comune di Milano per 10 anni l’utilizzo a titolo gratuito fino al 15 percento delle fibre ottiche attualmente disponibili”. L’amministrazione è stata di parola, dunque.
Peccato che, lo stesso giorno, vengono firmati anche i patti parasociali. E là, magicamente, la fibra ottica gratuita sparisce. Ma appare, al punto 3.9, la spiegazione degli “Impegni del Socio di Maggioranza in relazione alla rete di proprietà Metroweb”. Fibra gratis? Macchè. “Per tutta la durata del presente Patto il socio di maggioranza si impegna nei confronti di Aem a rendere disponibile – ai migliori prezzi di mercato (…) la rete di proprietà di Metroweb”. Gratis? No, ai migliori prezzi di mercato. E non per tutto: “in relazione ai servizi che dovessero essere offerti alla comunità, quali ad esempio la salute, il telesoccorso, il lavoro, la sicurezza e l’educazione a distanza (…)”. La Moratti e l’assessore Rossi Bernardi sapevano? Sembra di no. Tanto che il progetto “Milano Wireless” si basa proprio su quella banda gratis (che però gratis non è) e sulla promessa di garantire l’accesso alla Rete, non solo il telesoccorso e le lezioni a distanza.
(Telecom? Il wireless è un ostacolo…)
Il progetto viene presentato, l’opposizione e la maggioranza non sanno che nei patti parasociali non c’è traccia di gratuità. E infatti la verità emerge proprio quando, un anno dopo, il progetto naufraga. Prima viene inserito nel dossier Expo. Poi viene radicalmente modificato: non potrebbe essere altrimenti. Anche perché, nel frattempo, emergono lotte di potere diverse. Se veramente si potesse navigare dappertutto gratis Telecom ne avrebbe un danno enorme. Tutti telefonerebbero con Skype, con buona pace dell’ex monopolista. In più, le società che vendono fibre ottiche a caro prezzo non avrebbero di che gioire (nessuno comprerebbe più i loro pacchetti). Tanto più che, a fronte dei 32 milioni pagati da Stirling per Metroweb, Telecom qualche tempo dopo ne dà 50 proprio a Stirling per “affittarsi” la rete Metroweb. Insomma, un ottimo affare per gli acquirenti. Meno per Milano dove l’accesso a Internet è già stato limitato. Con buona pace dei comunicati stampa.
Tratto da: [http://canali.libero.it/]
E’ mai possibile che in Italia quando le cose sono troppo belle per essere vere, non sono vere? (MDG)









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