Archive for Aprile, 2008

Apr 27 2008

Storia del Giro d’Italia

Un secolo di Giro d’Italia

Quando Coppi e Bartali mangiavano pane e acciughe e la Carovana dormiva nei conventi… ricordi dalla corsa rosa del mitico patron Vincenzo Torriani

di Simonetta M. Rodinò

Parlare di Giro d’Italia è imprescindibile dalla mitica figura che lo organizzò per 47 anni: Vincenzo Torriani (1918-1996, patron del Giro dal 1948 al 1992). Nell’immaginario collettivo ancora oggi, dopo 91 edizioni, è sempre lui il “patron”: il nome con cui fu definito paragonandolo all’organizzatore del Tour de France, la grande manifestazione francese, ” Evento là di portata nazionale, tanto che le strade su cui passano i corridori erano e sono chiuse al traffico; non così in Italia”, spiega il figlio Gianni Torriani, coordinatore fino al 2006 della Carovana pubblicitaria del Giro.

Vincenzo Torriani

Vincenzo Torriani (foto di Fabrizio Delmati)

Conosco i figli di Vincenzo da quando bambina, durante le vacanze mi univo a loro nelle partite di calcio, sulla strada davanti alle nostre case in campagna.

Confesso che allora m’innervosiva lo sosta forzata dai giochi quando suo padre ci richiamava al silenzio per seguire, davanti alla televisione, le tappe del Tour. Ma mi aggregavo: imparai che i professionisti su due ruote si definiscono corridori e non ciclisti.

Quando Vincenzo, braccio destro di Armando Cougnet, comiciò nel 1947, il suo ruolo era onnicomprensivo: “Oggi le mansioni sono suddivise tra Rcs Sport e Rcs pubblicità, mentre allora era solo lui la figura delegata dalla Gazzetta, proprietaria del Giro, e le responsabilità erano molteplici”, continua Gianni. Compiti che prevedevano non solo organizzare tappe, soggiorni, spostamenti, coordinamento dei mezzi al seguito, ma anche richiedere autorizzazioni e permessi, in tempi in cui la tecnologia non era di supporto. “I suoi riferimenti erano le persone di fiducia che incontrava nei sopraluoghi e con cui intesseva relazioni. Le sue pedine le muoveva col telefono, a qualsiasi ora”.

Marco Pantani

Come nel caso di una sua telefonata a un sindaco del sud alle sei di mattina con la risposta insonnolita che gli comunicava che il marito era alla prima Messa… Il giorno dopo un mazzo di fiori arrivò alla signora. Lavorava tutto l’anno con una struttura di cinque o sei persone e durante il Giro non risparmiava energie dandosi da fare nei momenti cruciali: spalò la neve, buttò sul ciglio della strada, sulla salita del Gavia, un’auto che impediva il passaggio della corsa (aveva stipulato un’apposita assicurazione) e ottenne di avere montate le passerelle di legno a Venezia per far arrivare una tappa in piazza San Marco.

Personalità forte, Torriani: “Non era facile lavorare con lui. O eri d’accordo o era lo scontro. Aveva una marcata aggressività, ma anche una dote: sbottava ma sapeva riconciliarsi subito”, confida il figlio.

Cosa è cambiato negli anni? “Il 1994 è stato lo spartiacque - afferma Sergio Meda, responsabile ufficio stampa Rcs Sport -: la gestione televisiva passò a Mediaset che diede una grande accelerazione portando il Giro nelle case anche alla mattina e conquistando il pubblico femminile. Una dinamicità mantenuta poi dalla Rai quattro anni dopo quando riprese la conduzione”. Il ciclismo divenne molto popolare grazie al fenomeno Marco Pantani che nel 1998 vinse il Giro e il Tour; poi, si sa, gli avvenimenti precipitarono e la gente cominciò a perdere fiducia ritenendo che tutti i corridori si dopassero, mentre aveva inizio una sorta di ‘caccia alle streghe’. “Non ci sono più - prosegue Meda - i grandi dualismi, come Merckx e Gimondi; oggi esistono troppo gare e il ciclismo si è parcellizzato. Alcuni professionisti si preparano solo per determinate corse”.

Fausto Coppi

Concorda Torriani: “Il ciclismo è un evento mediatico senza pari: tre settimane in cui la tv dà visibilità, spostando l’attenzione rispetto ai tempi pionieristici in cui c’erano solo collegamenti radiofonici. Il panorama si è poi arricchito di troppi appuntamenti con il conseguente affaticamento dei professionisti, che non possono essere sempre al top. Ecco che dovendosi ‘aiutare’ qualcuno ricorre al doping. Per fortuna mio padre non ha vissuto questo dramma, ma l’avrebbe affrontato con grinta”.

Fausto Coppi, Gino Bartali

Una celebre immagine di Fausto Coppi e Gino Bartali (©Liverani - Omega Fotocronache)

Certo agli inizi era tutto diverso. Testimone dei gloriosi anni ‘50 è Fiorenzo Magni, l’eterno rivale della coppia Bartali-Coppi. Vincitore di tre Giri d’Italia 1948/1951/1955 e tre giri delle Fiandre 1949/1950/1951 - da cui l’appellativo “Il Leone delle Fiandre”.

Per Gianni Bugno, vincitore della Milano-Sanremo 1990; del Giro d’Italia 1990 e dei Campionati del Mondo 1991/1992, “non solo i mezzi e la comunicazione sono modificati, ma è cambiato il modo di correre in bici. Una volta si era ‘solisti’ e la squadra contava fino a un certo punto; oggi invece si lavora in un gruppo compatto e sono i gregari che aiutano il capitano a raggiungere la meta; d’altronde noi eravamo in 50 corridori, oggi sono 200 e mentre noi dovevamo fare i conti con i minuti, i tempi si sono ristretti e adesso si contano i secondi”.

Gianni Bugno

Gianni Bugno con la maglia campione del mondo

Ma qual era e qual è il rapporto tra corridori? “C’era molto rispetto”, risponde Magni; “Coppi e Bartali avevano una relazione verace e vivace ma erano come fratelli. Non si sentivano dichiarazioni negative come oggi spesso i corridori rilasciano. La tv ha modificato il modo di presentarsi al mondo. Noi avevamo la radio e i giornali e nel ‘54 la televisione non era in presa diretta”.

Eddie Merckx

“Durante la gara si fa molta fatica”, aggiunge Bugno; “Quello che conta sono le gambe: è uno sport in cui si soffre. Quando si è in bici si capisce l’avversario, per cui la cortesia la si dà sempre. Certo se devo passare la boraccia prima bevo io e poi la offro. Il rispetto comunque è immutato”.

Ci si frequenta fra corridori? “Non più; ormai nelle squadre ci sono anche stranieri e si vive tutti lontani. Ci si incontra solo negli allenamenti“.

Ma il ciclismo resta sempre uno sport apprezzato dal pubblico per i suoi aspetti a volte eroici, per la non violenza e per le emozioni di un attimo solo tra i colori delle maglie e il fruscio dei tubolari.

Fiorenzo Magni

Fiorenzo Magni al Giro del 1956 con la clavicola rotta
corre con una fascia legata al manubrio e stretta fra i denti

“In quegli anni le strade erano sterrate e bianche - ricorda ancora Torriani-. Non c’erano i mezzi di oggi; non avevamo i pullman e le auto al seguito. Eravamo dei primitivi. Non c’erano gli alberghi di lusso e andavamo a dormire, soprattutto nel sud, in istituti religiosi. Non avevamo i problemi attuali; non sempre il benessere aiuta. Insomma meglio pane e acciughe che pane e bistecche. Prima ci si accontentava, ora abbiamo tutto e vogliamo sempre di più. Ma non si può fermare lo sviluppo”.

Tratto da: [Affari Interni, www.libero.it]

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Apr 26 2008

Fotografia Europea Reggio Emilia 2008

Published by Marcello De Giorgio under News

Fotografia

Fotografia Europea Reggio Emilia 2008

La terza edizione di Fotografia Europea apre con una festa lunga cinque giorni, che dal 30 aprile al 4 maggio coinvolge la città di Reggio Emilia per dar vita ad una ricca proposta di incontri, eventi e spettacoli, oltre alle numerose esposizioni. Artisti, fotografi e protagonisti del mondo della cultura si confrontano intorno al tema conduttore scelto per l’edizione 2008 – il corpo nella fotografia e nell’immaginario contemporaneo – e animano un programma di appuntamenti che vuole intrecciare forme dell’esperienza, della creazione e del pensiero.

Fotografia Europea Reggio Emilia 2008

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Apr 26 2008

Shakespeare in versione coatta “Giulietta, quella grande gnocca…”

Published by Marcello De Giorgio under News

Spettacoli & Cultura

Tratto da: [http://www.repubblica.it]

Lo scrittore Martin Baum in un libro ha “tradotto” nello slang dei giovani 15 opere

“I Montecchi e i Capuleti erano sempre lì a scannarsi a Verona”

Successo a Londra tra i giovanissimi, ma piace anche ai genitori

L’autore confessa: “Mi ha aiutato mio figlio di tredici anni”

LONDRA - “Verona era zona combattuta tra i Montecchi e i Capuleti. E siccome erano sempre lì a scannarsi eccetera, il principe di Verona gli aveva detto di darsi una calmata o qualcuno gli avrebbe fatto un c. così”. Così incomincia “Romeo and his fit bitch Jools2″ , tradotto “Romeo e quella gran gnocca di Giulietta”, la versione in gergo chav (giovanile e coatto) della tragedia di Shakespeare, riscritta da Martin Baum, un 48enne del Dorset che in un nuovo libro ha tradotto in slang una serie di opere del Bardo.

Oltre alla storia di “Romeo e la sua gang” che si “imbuca” alla festa dei Capuleti dove conosce Giulietta, a essere riprodotti nel linguaggio di strada dell’Inghilterra del 21esimo secolo, sono stati diversi altri testi di Shakespeare, da “Tanto rumore per nulla”, diventato “Tanto rumore per un cacchio”, a “I due gentiluomini di Verona”, in slang “I due tipi di Verona”, fino a “Macbeth”, trasformato in “Macbeff”, (come viene pronunciato in gergo).

Secondo quanto riporta oggi il Sun, il Shakespeare chav sta avendo un gradissimo successo tra i ragazzini, oltra a fare ridere più di un genitore. “Sono uno scrittore e un autore di satire. Amo i classici e ho deciso così di riscrivere alcune delle opere di Shakespeare”, ha dichiarato Baum, confessando di essersi fatto aiutare dal figlio 13enne Josh, più aggiornato sullo slang giovanile. “Credo che se una cosa serve a introdurre i ragazzi a Shakespeare allora si tratta di una cosa buona. Ne ho scritte 15 finora e adesso spero di realizzare un secondo libro con altre ancora. Ma la prossima sfida sarà con Dickens”.

Tratto da: [http://www.repubblica.it]

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